Torino la esoterica

di Sergio Scacchiapaesaggioteramano.blogspot.it

Lo scenografico capolavoro del barocco che ho davanti è davvero qualcosa di immortale. Sono a Stupinigi, qualche chilometro dal centro di Torino, in quella palazzina di caccia considerata una delle più raffinate regge d’Europa tra le residenze sabaude, commissionata al fedele architetto Juvarra da Vittorio Amedeo II nel settecento. Fu realizzata per accogliere gli ospiti di alto livello che si cimentavano in battute di caccia al cervo. Altri tempi.

Ma quanta originalità in questa struttura, quanta bellezza negli appartamenti privati del Re e della Regina, quanta armonia e gusto del bello! Insieme alla Venaria Reale e al castello di Moncalieri, questa palazzina aristocratica dal corpo centrale ellittico da cui si dipanano quattro bracci a croce di Sant’Andrea, è uno dei cardini del sistema residenziale e difensivo sabaudo, patrimoni Unesco dell’Umanità.

Che bella Torino! Vie eleganti, piazze corollate da ali di portici, ariosi viali, blasonati palazzi. Un insieme urbanistico letteralmente reinventato fra il Seicento e l’Ottocento per dare alla città la dignità di capitale d’Italia, ducale e poi anche reale, dopo il trasferimento del quartier generale dei Savoia da Chambery proprio qui nella città piemontese.

È segreto il cuore di Torino. Difficile lambirlo, capirlo o vederlo. Non ci sono luoghi comuni per definire adeguatamente questa città che sfugge alle definizioni, spiazza i visitatori anche quelli più disincantati, con sorprese ad ogni angolo. Qualcuno definisce questa perla del Piemonte, un’aristocratica città che nulla o poco ha di italiano e molto di francese. Altri la definiscono sabauda, chi invece l’altezzosa prima capitale dell’Italia unita, o regno delle architetture nobiliari.

Il signor Arturo Vitali è felice di accompagnarci in giro per la sua città. È un omino piccolo di statura ma grande nella sua immensa cultura e amore del bello. Lo conobbi d’estate al mare di Roseto e mi offrii di fagli da cicerone per carpire qualche bellezza d’Abruzzo. Non vedeva l’ora di ricambiare. Veramente un compagno di viaggio ideale, curioso, instancabile, divertente e pieno di risorse.

Esperienza unica sedere nel caffè di Camillo Benso conte di Cavour, dello scrittore Melville e Mark Twain affascinati dai portici.

“Niente banalità amico mio” – mi dice mentre sorseggiamo la fantastica cioccolata nel locale dove amava trascorrere del tempo il grande Vittorio Emanuele II – “vi faccio conoscere io il cuore di Torino”. E lo fa davvero, diavolo di un uomo, ci porta tra le suggestioni di Torino magica, ci racconta di una città sospesa tra illusioni e realtà.

Prima tappa, la misteriosa Piazza Statuto, punto chiave della Torino esoterica. “Lo sapevate” – ci dice – “che, insieme a Praga e Lione nelle loro nazioni, Torino è la capitale italiana della magia bianca? E che, insieme a Londra e San Francisco, forma un terribile triangolo di magia nera?”. Cavoli…debbo cominciare a preoccuparmi? Io sapevo solo che Torino era la prima capitale dell’Italia unita!

Nacque proprio dalla festa del suo centenario di capitale, nel 1961, la nuova Torino, quella del maquillage collettivo che interessò tutti i punti cardine della città: Palazzo Reale, Palazzo Madama, Palazzo Carignano, quello del primo Parlamento, fino alle facciate delle case in un restauro gigantesco che man mano si è armonizzato con una modernità inedita e geniale.

E così sono nati nuovi simboli di modernità accanto a certezze come la Mole Antonelliana: il Palazzo a vela lungo l’argine del Po e accanto al museo dell’Automobile; il Palazzo del Lavoro di Pier Luigi Nervi con i sedici pilastri a ombrello; il grattacielo di Intesa San Paolo con intorno l’avveniristico quartiere e la superlativa stazione ferroviaria di Porta Susa, le numerose funivie per salire sulla collina sopra il fiume con navette monorotaie per farsi trasportare fin sopra Superga, a onorare il luogo del Grande Torino.

Sotto la mole del grande Antonelli sono nati luoghi incredibili: cinema, radio e televisione, automobile, alta moda. Non lontano c’è il Lingotto, stabilimento che ha tenuto a battesimo 80 modelli Fiat, dalla Topolino alla Balilla, fino alle incredibili macchine Lancia, oggi centro multifunzionale concepito dall’architetto genovese Renzo Piano come uno dei più avveniristici d’Europa.

No, decisamente, non sapevo quasi nulla di questo posto incredibile che oggi non è più la calvinista, antica capitale dell’auto, ma una metropoli europea della cultura, “una città piena di vita, capace di stupire il mondo”, come scriveva anni fa il New York Times quando la città ospitava, fiera, le Olimpiadi Invernali e i Saloni Internazionali del Gusto e del Film Festival.

Arturo ci prende gusto. Racconta che Torino ha ospitato personaggi misteriosi, alchimisti, maghi. Due nomi tra i molti per capire: Cagliostro e Nostradamus.

Piazza Statuto è il cuore nero. Una leggenda racconta che qui passava spesso Friedrich Wilhelm Nietzsche. Uno strano personaggio che lo odiava, gli fece un maleficio e il poveretto diede di pazzo proprio nel centro della piazza e tra grida e danze falliche arrivò fin nella via di Carlo Alberto dove aveva casa al numero sei. Fu ricoverato a lungo alle Molinette, reparto psichiatrico.

Come trascurare poi lo strano e inquietante suicidio del grande Cesare Pavese nel 1950, che si imbottì di barbiturici nella sua stanza di hotel nella piazza dedicata a Carlo Felice. Fu inspiegabile perché il fattaccio avvenne proprio al culmine della sua notorietà, quando aveva già pubblicato i suoi “Dialoghi con Leucò” e gli splendidi “Bella estate” e “La luna e i falò” che tanta ammirazione gli diedero in giro per l’Europa.

“Piazza Statuto ospitava” – racconta il Vitali – “i patiboli delle pene capitali. Ne sono saltate di teste nei secoli in questo luogo!”. Oggi la piazza è splendida, circondata com’è di portici, austeri, dimore nobiliari e la fontana che celebra la grande opera del traforo del Frejus nelle Alpi. Eppure, se alzi lo sguardo in alto puoi scoprire mascheroni inquietanti a guardia dei balconi e angeli poco rassicuranti a ricordare i vari Lucifero che si aggirerebbero di notte in questo luogo che a me appare fantastico.

Piazza Castello è di una eleganza infinita, impreziosita da portici e palazzi di alto spessore architettonico. Ovunque si respira aria aristocratica. Nella vicina piazza San Carlo, salotto della Torino bene, sono belle le due chiese gemelle che chiudono il lato meridionale, dedicate a San Carlo e a Santa Cristina. Ricorda vagamente piazza del Popolo di Roma.

Il nostro cicerone è fantastico. Ci scorta lungo le fascinose strade dell’antico decumano romano, raccontando di fatti, luoghi e personaggi della città. Il quadrilatero romano sarebbe il luogo dei segreti. E se piazza Statuto è cuore nero perché posta ad ovest, lì dove tramonta il giorno, la stele Beccaria segnerebbe il passaggio del 45esimo parallelo, che fa di Torino proprio il centro della magia. Sarebbe questa la Porta dell’inferno, il confine tenue tra Bene e Male. Meglio scegliere il Bene.

Mi avvio al Duomo, attiguo al bel palazzo Chiablese, dimora di Carlo Felice e dei Duchi di Genova. Immaginate che delusione trovare una copia, pur fedelissima della Sindone. Interrogo, stizzito, il parroco, il quale con sorriso disarmante mi ricorda che l’antica tela d’Olanda che, secondo il credo, avvolse il corpo di Gesù appena deposto dalla croce, è troppo importante per farne una ostensione perenne. La espongono in determinati momenti dell’anno e con gran spiegamento di Forze dell’Ordine. Questo, amici miei, è un giallo che affascina fedeli e non. Pare fosse stata ritrovata in Turchia orientale e poi portata a Costantinopoli. Dopo lunghe peripezie, la tela venne nelle mani dei Savoia ed Emanuele Filiberto la portò a Torino all’inizio del 1500.

Dal sagrato del Duomo si scorgono tracce di mura romane, la cavea e l’orchestra del Teatro, fino alla Porta Palatina che delimitava il Castrum, due torri poligonali di trenta metri che, nel Medioevo divennero fortezza.

Il tempo vola! Prima di impiegare lunghe ore alla scoperta del misterioso Museo egizio, vanto di Torino che ospita migliaia di turisti provenienti da ogni parte del globo, scivoliamo lungo il Po, nei quartieri aristocratici del lungo fiume.

Adesso è una Torino silenziosa sotto la sagoma della collina di Superga con la sua basilica: il parco del Valentino con il suo castello, l’orto botanico, le piste ciclabili, residenze da sogno, un borgo medievale ricostruito. Veramente qualcosa di bello da vivere in tranquillità!

Qui l’aria buona ha fatto bene a grandi intellettuali, ci dice ancora il nostro Vitali. Pare che Vittorio Alfieri nel 1775 percorresse i viali alberati dicendo: “la via Po fatta a trotto fa buona la salute”. Qui passeggiavano negli anni ’50 tre amici come il romanziere Umberto Eco, il filosofo Gianni Vattimo e il giornalista Furio Colombo.

Troppe cose da fare per i pochi giorni a disposizione. E dobbiamo anche visitare la Sacra di San Michele, il monastero del decimo secolo dedicato all’angelo battagliero, a picco sulla val di Susa.

Vorrei anche visitare il mitico stadio della mia Juventus! Ci sarebbe da salire in collina per godere della vista meravigliosa del cono del Monviso da cui nasce proprio il fiume più grande d’Italia o l’ardita guglia del Cervino e fino al Monte Bianco e al Monte Rosa, i colossi d’Europa. Proprio in mezzo a quei giganti passò nel 218 a.C. un certo Annibale con i Mauri e i Numidi, elefanti e cavalli. Sempre lì, nel 49 prima di Cristo le legioni di Giulio Cesare si avviarono fino al Rubicone. E sempre in mezzo a quelle montagne eterne, mille anni dopo, transitarono pellegrini e partirono i Crociati.

Storia su storia a Torino, fino ai Savoia spazzati via dai francesi, Napoleone Bonaparte e il Risorgimento, le cospirazioni carbonare, il Mazzini, Garibaldi, Cavour.

In altre stagioni più calde, qui sul Po ci si potrebbe imbarcare su piccoli “bateaux mouches” per una gita sul fiume di oltre dieci chilometri con tanto di degustazione sull’esempio del lungo Senna parigino. D’altronde non dicono che Torino sia una piccola Parigi?

No, davvero Torino merita di più!

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