L’APOCALISSE DELLA NEVE E DEL TERREMOTO: quando il sonno della politica genera mostri (e produce morti)

L’APOCALISSE DELLA NEVE E DEL TERREMOTO: quando il sonno della politica genera mostri (e produce morti)

di Christian Francia  –

L'hotel Rigopiano dopo la tragedia
L’hotel Rigopiano dopo la tragedia

È l’Apocalisse: l’intero Abruzzo vive l’ennesima catastrofe che il destino cinico e infame ha mandato giù dal cielo tramite una nevicata di eccezionale intensità, aggiungendo con puro sadismo una serie di terremoti che sommano altri danni, altro panico, altro terrore, altre morti.

La conta dei cadaveri è solo iniziata (due morti di freddo a Poggio Umbricchio), le situazioni di emergenza nelle quali versano centinaia di migliaia di abruzzesi – privi da quattro giorni di energia elettrica, di acqua, di riscaldamento, di viveri, di medicinali e di cure mediche – formano il quadro di una tragedia senza precedenti nella nostra regione.

Molti anziani sono in situazioni critiche poiché murati vivi dalla neve nelle loro abitazioni; molti malati cronici, mamme e bambini piccoli sono bisognosi di cure immediate e non possono nemmeno chiamare aiuto con i propri telefoni irraggiungibili o totalmente scarichi.

Isola del Gran Sasso, la condizione delle strade
Isola del Gran Sasso: la condizione delle strade

Il dramma più grande lo viviamo a Rigopiano, dove l’omonimo hotel è stato inghiottito da una valanga così immensa che i soccorritori impiegheranno giorni per recuperare le decine di dispersi (molti dei quali per immensa fortuna sopravvissuti). Ma se fosse esistita una Carta delle valanghe (che la Regione Abruzzo non hai mai voluto adottare a dispetto di Regioni limitrofe), l’hotel non avrebbe potuto essere edificato in quel posto, come hanno denunciato ingegneri esperti del ramo, e ci saremmo evitati molti morti che vanno ascritti all’incuria di Stato.

Tutte le autorità invitano a spegnere le polemiche, a non strumentalizzare le criticità evidenti che sono in corso, ma proprio adesso è il momento in cui – con i fari del mondo puntati sulla tragedia – si devono trarre insegnamenti duraturi per il futuro che cambino drasticamente il costume italiano di gestione non delle crisi, bensì della prevenzione delle stesse.

Nel terzo millennio, in un Paese che è una potenza industriale mondiale, non è accettabile che qualunque evento atmosferico possa produrre l’interruzione dell’energia elettrica per quattro giorni consecutivi (e forse più).

Arsita, una turbina libera la strada dalla neve
Arsita: una turbina libera la strada dalla neve

Ad oggi ci sono ancora circa cinquantamila utenze senza energia, con le persone al freddo e al buio. È evidente che la rete elettrica ha gravi problemi manutentivi, oppure l’Abruzzo è stato sciaguratamente considerato come un territorio qualunque del sud, esente dalle problematiche che nelle regioni alpine sono ben note e per questo gli inverni e le abbondanti nevicate non cagionano affatto disagi di sorta (meno che mai i disagi incredibili a cui assistiamo da giorni).

A nulla giovano i ghirigori verbali del presidente della Regione Luciano D’Alfonso, il quale strombazza di ingenti risarcimenti da corrispondere a cura delle società di gestione delle reti elettriche e fornitori di energia, perché è lampante come vi sia stata una falla gigantesca nel sistema di gestione e prevenzione delle emergenze.

Occorrerà una approfondita indagine sulle cause del blackout affinché non abbia più a ripetersi e affinché l’Abruzzo possa guardare con serenità al proprio domani, così come avviene in Trentino, nell’Alto Adige, nel Friuli, in Val d’Aosta, in Piemonte, in Lombardia.

Perché se è vero che Enel e Terna hanno messo in campo migliaia di operatori con uno sforzo encomiabile viste le condizioni proibitive nelle quali devono lavorare e risolvere i problemi, è altrettanto vero che la rete dell’energia elettrica è obsoleta e totalmente inidonea a sopportare nevicate intense (dato che la temperatura non è nemmeno eccessivamente bassa).

Se non è la politica a doversi far carico della protezione civile della popolazione, se non è il Ministero dello Sviluppo Economico a doversi far carico dell’adeguatezza delle reti di distribuzione di energia su tutto il territorio nazionale, allora ditemi voi a cosa serve lo Stato e quali diritti costituzionali pensa di poter garantire ai cittadini (primo fra i quali quello alla salute, messo a grave rischio proprio dalla prolungata assenza di elettricità, cui si aggiunge la viabilità compromessa e il sistema di comunicazioni che è saltato).

Adesso sono arrivati tremila uomini dell’esercito, ma troppo tardi perché se il sisma non era previsto (sebbene in questa fase storica sia obbligatorio doverci convivere), la neve al contrario era prevedibile e prevista, per cui sarebbe stato necessario oliare per tempo la macchina organizzativa della prevenzione, mentre abbiamo fatto una figuraccia planetaria se solo si considera che persino la sala emergenze allestita in Prefettura a Teramo è stata evacuata e trasferita al Parco della Scienza, senza contare che i numeri telefonici attivati per l’emergenza sono quasi sempre irraggiungibili.

Non è possibile che interi Comuni, intere Frazioni, interi borghi e un universo di case sparse siano totalmente isolati per quattro giorni consecutivi, perché se questo accade la mancanza di mezzi adeguati per liberare le strade dalla neve è evidente, la carenza di elisoccorsi adeguati è lampante, l’inefficienza della Protezione Civile è sotto gli occhi di tutti.

Crognaleto sommersa dalla neve
Crognaleto sommersa dalla neve

A ciò si aggiungano i crolli di case, di capannoni, di stalle e strutture produttive che hanno ceduto sotto il peso della neve e del ghiaccio e con l’aggiunta ulteriore delle scosse ripetute di terremoto.

La verità è che i soccorsi sono partiti in ritardo e senza l’adeguatezza di mezzi che la situazione eccezionale avrebbe richiesto, cosicché al termine di questa odissea ci sarà pure la contabilità dei danni causati non dalla neve, non dal terremoto, bensì dall’ingiustificabile perdita di tempo nel ripristino delle utenze domestiche, delle comunicazioni, della viabilità.

Del resto, nessuno comprende delle scelte idiote come quella di nominare commissario alla ricostruzione non già un abruzzese, non già un laziale, non già un marchigiano, bensì un pessimo ex presidente della Regione Emilia Romagna targato PD come Vasco Errani, nomina effettuata al solo scopo di trovargli una poltrona nonostante le ombre che gravano sulla sua vita politica, con conseguente inevitabile inefficienza nel coordinamento delle forze impegnate nelle aree terremotate.

All’ondata del maltempo fa seguito l’ondata di indignazione e di rabbia dei cittadini e degli utenti che hanno sperimentato le difficoltà di comunicazione delle emergenze, l’assenza del riscaldamento domestico, la carenza idrica, la difficoltà degli ospedali e la paralisi della distribuzione di carburante e dei beni di prima necessità nei Comuni sommersi dalla nevicata.

Civitella del Tronto sepolta dalla neve
Civitella del Tronto sepolta dalla neve

Altro dato su cui riflettere è la dichiarazione di impotenza delle Autorità civili, l’invocazione dell’esercito come extrema ratio conseguente all’incapacità conclamata dei Comuni, privi di pale e turbine, ma anche all’incapacità della Protezione Civile che dovrebbe essere meglio organizzata sul territorio, specie se l’emergenza è a poche decine di chilometri da Roma.

L’elenco dei disservizi è scandaloso e scandalosamente prolungata è l’impossibilità di scaldarsi, di lavarsi e di telefonare da parte di una fetta consistente della popolazione. Il famoso sistema-regione del quale si faceva vanto Luciano D’Alfonso ha mostrato il suo vero volto: quello dell’inefficienza.

C’è un’emergenza sanitaria, molti dispersi, gente isolata della quale non è possibile conoscere le condizioni e in questo marasma i sindaci si sono arresi, riducendosi a semplici bacheche facebook dove riversare tutta la frustrazione accumulata e dove essere bersagliati dalla rabbia dei parenti di coloro che sono in difficoltà.

La mancanza di coordinazione di Enti e apparati dello Stato è desolante in una regione dove la neve è un evento regolarmente in programma, per cui una classe dirigente responsabile dovrebbe fare mea culpa della mancanza di programmazione e predisposizione dei piani di intervento con largo anticipo.

Campli, case sepolte dalla neve
Campli: case sepolte dalla neve

Quanto allo stato del manto stradale, si sono aperte ovunque delle voragini spaventose nell’asfalto che penalizzano la transitabilità e denunciano il pessimo stato di manutenzione del patrimonio viario abruzzese.

Né va dimenticato che alle nostre latitudini è diffuso in maniera capillare il fenomeno del dissesto idrogeologico, il quale andrà inesorabilmente a peggiorare sotto l’aspetto delle frane e dei cedimenti che si susseguiranno sotto il peso della neve e del ghiaccio, senza contare gli allagamenti che le piene dei fiumi porteranno a valle.

E va da sé che il dissesto da un lato viene aggravato dalla mancanza di manutenzione e dall’altro viene causato direttamente dalla mancanza di manutenzione.

L’aumento delle temperature e il successivo lo scioglimento di neve e ghiaccio aggraverà la situazione anche sul versate della rete idrica che subirà ulteriori perdite e rotture, come già annunciato dal Presidente del Ruzzo che ha preferito mettere le mani avanti rispetto al verificarsi matematico dei prossimi eventi dannosi e delle prossime interruzioni nell’erogazione dell’acqua.

L’Abruzzo cade a pezzi e si mostra per quello che è: una regione nelle condizioni del Dopoguerra dove un assessore del Comune di Castelli si è fatto 35 chilometri a piedi per venire a Teramo a gridare aiuto per i suoi concittadini: “A Castelli gli animali sono tutti morti, ora stanno morendo le persone. Voglio che diciate a gran voce che se qui non viene nessuno la gente muore”.

Si è svegliato dal letargo pure quel poveraccio di Mario Mazzocca, il sottosegretario del prescritto governatore nonché membro del defunto partitino SEL, il quale – da delegato alla Protezione Civile – dopo lo sbadiglio ha dichiarato: “È arrivato il tempo che l’ENEL metta mano con serietà e sollecitudine a quegli investimenti su cui si era impegnata con l’emergenza nevosa del marzo 2015. Anche Terna deve darsi da fare perché un simile blackout non si verifichi più. La Regione non resterà inerte”.

Ma come, dopo due anni dalla precedente emergenza chi gestisce la delega alla Protezione Civile ancora si dilunga a chiedere investimenti? E fino ad ora cosa ha fatto? Come si è assicurato che non avvenissero ulteriori disastri che puntualmente sono avvenuti? Quali azioni ha messo in campo per prevenire? Per pianificare? Per programmare?

Mazzocca non ha fatto un cazzo di niente: non ha denunciato, non ha fatto causa, non ha inchiodato Autorità e società alle loro responsabilità, non ha previsto vie di uscita alternative. In pratica il ritratto dell’impotenza, anzi meglio: il ritratto politico e amministrativo del cazzo moscio.

Valle Castellana, la neve ha raggiunto i tre metri
A Valle Castellana la neve ha raggiunto i tre metri

Su Luciano D’Alfonso non ho più parole da spendere, se non segnalare che il Presidente della Regione Abruzzo parla come coloro non sono più compos mentis. Leggete le sue parole da cabaret: “Ho ascoltato e seguito per due notti di seguito i cittadini anche su Facebook. Ho dato personalmente seimila risposte”.

Orbene, se fosse vero quello che dice il Presidente, ammesso e non concesso che non abbia dormito per due giorni e sia stato attivo permanentemente senza nemmeno andare al bagno, in due giorni e due notti, cioè in 48 ore, D’Alfy avrebbe dovuto leggere messaggi e rispondere con la media di una risposta ogni 25 secondi. A nome della popolazione disagiata e disperata, mi assumo l’onere di mandare affanculo il governatore e con lui il suo ego ipertrofico che è più grande dell’intero territorio regionale.

Con gentaglia simile al comando il ritorno al medioevo è matematico, poiché non esiste alcun programma pluridecennale di cambiamento di mentalità, di ricostruzione globale antisismica, di prevenzione permanente, di riassetto idrogeologico. Ci si limita a farsi intervistare dai reggi microfono che ascoltano passivamente qualsivoglia puttanata proferita dalle bocche fetide dei politicanti locali e nazionali.

L’opera di prevenzione consiste nel limitare le emergenze ad ipotesi infinitesimali; la ricostruzione consiste nel mutuare quella avviata negli anni ’70 in Friuli dopo un sisma devastante, tanto che il patrimonio immobiliare di quella regione può ancora oggi definirsi ineccepibile, così come in parte avvenuto in Umbria a Norcia (che ha retto bene alle scosse del 2016).

Altra falla si riscontra nel sistema degli allevamenti, numerosissimi in una regione come la nostra che ha una millenaria tradizione pastorale, visto che si sarebbero potute prevedere in poco tempo stalle e silos resistenti al freddo. Invece l’insipienza ci condanna all’estirpazione delle nostre stesse ataviche radici culturali, un’estirpazione che mette in ginocchio l’intero tessuto economico non solo pastorale, ma anche agricolo, agrituristico e artigianale, con tutte le sue implicazioni.

Ma non esiste capacità di concentrare gli sforzi politici per la messa in sicurezza del territorio, non esistono risorse certe né tempistiche adeguate che diano priorità di intervento alle zone più a rischio, ben sapendo che i lavori fatti a regola d’arte richiedono tutto fuorché la fretta, cioè quella che hanno i governanti per passare all’incasso del consenso elettorale prendendo per il culo i cittadini.

Eppure è del tutto normale che negli ultimi sei mesi si siano registrate oltre 45.000 scosse nell’Italia Centrale, e questo perché il nostro è il Paese geologicamente più attivo del Mediterraneo, ma nonostante tutto la cultura del rischio non è stata né poco né punto assimilata, tanto che continuiamo ad evocare un fatalismo che trova negli organi di informazione la grancassa mediatica e sottende l’ineluttabilità delle sciagure provocate da una natura matrigna.

È infantile ostinarsi a guardare il proprio ombelico, rifiutando lo sguardo lungo che è prerogativa degli statisti, non dei prescritti come D’Alfonso che conoscono più gli arresti giudiziari che hanno subito, rispetto alle modalità atte ad arrestare gli effetti deleteri di fenomeni del tutto naturali quali i terremoti.

Dovremmo anche ringraziare per le nostre fortune: ad esempio il fatto che le faglie dalle nostre parti sono abbastanza contenute, per cui i sismi non superano praticamente mai la magnitudo sette della scala Richter, specie dal lato teramano del massiccio del Gran Sasso.

Ma gli abruzzesi sono asini e cocciuti: ci si ostina a non costruire come si dovrebbe, a non manutenere gli edifici come si dovrebbe, così che ad ogni goccia di pioggia si contano i danni, si invocano finanziamenti dal governo nazionale e dall’Europa, finanziamenti che dopo arrivano e nessuno sa spiegare in cosa vengano utilizzati (qualcuno ricorda i balconi delle nuove case costruite da Berlusconi e Bertolaso a L’Aquila nel 2010 e oggi già marciti e cadenti? Perché nessuno sbatte in galera i responsabili di quelle vergogne?).

È desolante che ad ogni evento atmosferico si verifichino tragedie che non capitano in nessuno dei Paesi civilizzati, sebbene tanti luoghi siano soggetti a cataclismi ben più gravi, ripetuti e consistenti.

Occorre la costruzione di una nuova cultura dell’attenzione e della cura, come accaduto agli inizi del secolo scorso in America e in Giappone, due Paesi che subiscono terremoti infinitamente più catastrofici dei nostri, due Nazioni laddove c’è stata una rivoluzione nel modo di pensare che ha prodotto sicurezza e stabilità sia nel modo di costruire gli edifici che nei comportamenti da adottare durante gli eventi sismici, al punto da non doversi preoccupare affanno di terremoti anche del nono grado della scala Richter.

Sebbene grandi eventi sismici siano accaduti anche in Italia agli inizi del ’900, purtroppo da oltre un secolo continuiamo a prenderci per il culo da soli, senza mai affrontare davvero i problemi, in un infantilismo di Stato che viene subìto passivamente da una popolazione senza amor proprio.

Ed è desolante che ad ogni terremoto si debbano contare le vittime, ripetere funerali di Stato con le Autorità che abbracciano i parenti e gli sussurrano all’orecchio che lo Stato gli è vicino, quando è vero l’esatto contrario: cioè che lo Stato se ne frega di loro, se ne frega di tutti tranne che dell’autoconservazione delle caste politiche, parapolitiche, giornalistiche, religiose, imprenditoriali, massoniche, mafiose, tutte orgogliosamente unite contro il popolo bue.

6 Responses to "L’APOCALISSE DELLA NEVE E DEL TERREMOTO: quando il sonno della politica genera mostri (e produce morti)"

  1. Leda Santosuosso   20 gennaio 2017 at 18:50

    grande, come sempre!

  2. Anonimo   20 gennaio 2017 at 18:58

    L’Abruzzo è stato messo in ginocchio da questa classe politica totalmente inadeguata, ma evidentemente degna di questo popolo. Il terremoto (non prevedibile) e l’abbondante nevicata (prevedibile in pieno inverno) , hanno messo a nudo le falle gigantesche della macchina dei soccorsi. Agli operatori vanno gli elogi per il loro impegno fuori dal comune, rischiando la propria vita per salvarne altre, con mezzi inadeguati e per pochi euro di stipendio.Tutto il disagio subito è inaccettabile e non giustificabile in alcun modo. Dovete solo vergognarvi.

  3. Wikisnow   21 gennaio 2017 at 13:30

    Ci aspettiamo anche che, per mostrare tutta la lorointelligenza. adesso diranno che se si costruisce la teleferica (funivia), a Teramo non ci sarà più bisogno di macchine spazzaneve.

  4. Tricheco Spiaggiato   21 gennaio 2017 at 14:08

    Mente certa gentaccia millantava di raggiungere luoghi isolati a causa della neve, facendosi selfie sulle motoslitte pagate coi soldi pubblici, altri scavavano con le mani per salvare la gente. UOMO DI MERDA!!!

  5. Blade Runner   21 gennaio 2017 at 19:55

    Quest’articolo, con la sua devastante pacatezza, sfiora il mirabile!

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