BECCACECI: Fine dell’istituzione enogastronomica teramana per antonomasia

BECCACECI: Fine dell’istituzione enogastronomica teramana per antonomasia

di Christian Francia  –

La storia dell’accoglienza e della ristorazione della famiglia Beccaceci inizia alla fine dell’ottocento a Giulianova con una stazione di posta per cavalli e la relativa locanda sulla Nazionale adriatica.

Poi un vero e proprio ristorante della ferrovia e infine, dal 1960, lo storico ristorante in via Zola, dove hanno mangiato intere generazioni in quel luogo di culto che è stato una religione laica della cucina marinara e un tempio dove parlare, confessarsi, concludere affari, innamorarsi, festeggiare, pagare scommesse perdute, lasciarsi andare a lussuriosi baccanali, emozionarsi.

Oggi, 8 gennaio 2017, quel tempio ha chiuso per sempre le sue porte ai fedeli del pesce e del vino, e noi del Fatto Teramano vi abbiamo celebrato l’ultima messa con il calice in mano, l’occhio lucido e la malinconia nel cuore, quel magone – o come dicono i francesi “cafard” – che ti salta addosso nei momenti di trapasso da un’epoca ad un’altra.

Perché oggi si chiude definitivamente un’epoca, quella dei ristoranti storici di qualità che già aveva visto chiudere a Teramo “Il Duomo” e “L’antico Cantinone” (aperto nel 1906), e che oggi vede spegnersi le luci della istituzione della cucina di pesce nel medio Adriatico.

Probabilmente nella nostra provincia non vedremo per lungo tempo un locale che metta al primo posto la qualità del servizio, la qualità delle materie prime, la qualità della cantina, l’attenzione premurosa al fattore convivialità.

Andrea Beccaceci, proprietario e anima del ristorante, da gran signore qual è chiude una storia ultrasecolare con calviniana leggerezza e con un grande sorriso, conscio che ogni meraviglia costruita dall’uomo, ogni istituzione, ogni tradizione famigliare ha un suo inizio e una sua fine, un suo alfa e un suo omega, da vivere con intensità e senza rimpianti, specie se si è dato il meglio di sé per offrire piacere e godimento a infinite migliaia di avventori che hanno costruito letteralmente il mito Beccaceci.

Andrea ha accettato una nuova sfida e sta per volare a Londra per un nuovo prestigioso incarico da manager della ristorazione italiana, per cui il suo cognome continua a portare in alto il vessillo delle capacità abruzzesi, trasferendo all’estero un patrimonio di conoscenze e di competenze che ci mancheranno da morire, non appena avremo finito di elaborare il lutto.

Ma bisogna fare i conti con la realtà, e la realtà ci dice che l’eccellenza enogastronomica ha dei costi che l’Italia di oggi non può più permettersi a livello capillare, e una provincia di periferia come Teramo sconta l’impoverimento di quella classe medio-borghese che per decenni ha dato un senso a Beccaceci.

Del resto, affinché le istituzioni del territorio possano continuare a vivere e a prosperare è necessario che siano circondate da amore, da passione, da interesse, da affetto, da consapevolezza della ricchezza che esse racchiudono e rappresentano.

Ma oggi i teramani non hanno più quei sentimenti e quei valori che ci hanno resi grandi e che hanno riempito le nostre vite.

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One Response to "BECCACECI: Fine dell’istituzione enogastronomica teramana per antonomasia"

  1. ernesto albanello   9 gennaio 2017 at 22:25

    Mi permetto di considerare che la classe medio borghese che dava un senso all’eccellenza eno gastronomica di un ristorante come Beccaceci, apparteneva al circondario di Giulianova, che poteva anche comprendere l’intera provincia di Teramo. Erano tempi in cui non c’era ancora una autostrada a 6 Km. che d’un balzo ti trasferiva a Roma, ad Ancona, a Bari.
    Beccaceci era considerato un ristorante al top che non aveva eguali da Cattolica a Manfredonia, se vogliamo considerare la costa adriatica. Oggi per un ristorante di un livello simile, le persone si spostano, forse non solo per un pasto prelibatissimo, ma anche per uno spettacolo che sia di forte richiamo. Allora diciamo che è venuto meno tutta una cornice attorno a Beccaceci e, forse, il ristorante stesso avrebbe potuto assumere un ruolo trainante e ciò non è avvenuto.

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