Ritorno al futuro: Dopo la Seconda rispunta la Prima Repubblica

Ritorno al futuro: Dopo la Seconda rispunta la Prima Repubblica

di Christian Francia  –

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Un futuro agghiacciante

Non è come pensate: nel 2017 non ci sarà il ritorno di Massimo D’Alema, di Clemente Mastella (che peraltro non è mai andato via visto che fa il sindaco di Benevento), di Ciriaco De Mita (che pure lui fa il sindaco di Nusco a 89 anni), di Andreotti che per fortuna è morto (sennò sarebbe ancora in sella).

Niente di tutto questo. La prospettiva è ben più agghiacciante: si profila un ritorno in grande stile di una legge proporzionale che ricostituirà una maggioranza permanente di forze politiche collaborative (PD, Forza Italia, NCD, Scelta Civica, Popolari, UDC, Socialisti, ALA, Verdiniani, Centro Democratico e frattaglie varie).

Dalla parte delle opposizioni ci sarà da un lato il Movimento 5 Stelle, chiuso ad ogni possibile alleanza e quindi tagliato fuori dalla possibilità di governare (perché in Italia nessuno mai ha raggiunto da solo il 51% dei consensi in epoca repubblicana); dall’altro lato ci sarà la destra di Salvini e Meloni e pure la sinistra dura e pura che non accetterà di confluire nella melma del Partito Democratico e cespugli annessi.

Questo nuovo sistema bloccato, che non prevede alternanza, durerà presumibilmente per i prossimi 50 anni, con una sola differenza: il mezzo secolo democristiano ha accompagnato il boom e la seguente prosperità economica dell’Italia, mentre il prossimo mezzo secolo né demo e né cristiano accompagnerà il declino economico dell’Italia che subirà una “messicanizzazione” del sistema (cioè a dire un’assimilazione al Messico, laddove come è noto gran parte della popolazione vive nell’evasione delle regole e nell’illegalità più totale).

Questa è l’unica prospettiva immaginabile (sebbene non auspicabile) che ci consegna l’appena concluso 2016 (anno bisesto, anno funesto!). Me ne sono convinto da tempo, seguendo la cronaca politica, ma se ne deve essere convinto anche Matteo Renzi dopo il cazzotto ricevuto dai quasi venti milioni di NO al referendum, ma se ne deve essere convinto anche Berlusconi, ma se ne devono convincere anche gli elettori del M5S che con la bandiera dell’onestà (che purtroppo non andrà mai di moda per il semplice motivo che mai lo è stata di moda) ci si impiccheranno da soli, poiché è noto che a voler fare i duri e puri troverai sempre qualcuno più puro che ti epura.

È fin troppo facile prevedere che i grillini si scanneranno da soli sull’autoimposto limite dei due mandati (ce li vedete a tornarsene tutti a casa, i Di Maio e i Di Battista, fra soli sei anni e mezzo? Ce le vedete a tornarsene tutte a casa, le Appendino e le Raggi, fra soli quattro anni e mezzo?): Chi chiederà di eliminare il divieto verrà sbranato vivo dagli ortodossi, in un clamoroso rito collettivo di autocannibalismo.

Ma il M5S si scannerà da solo anche sull’autoimposto divieto di alleanze: farà la fine del PCI autorelegandosi all’opposizione permanente, in un crescendo di astio, di rancori, di frustrazioni che consumeranno il consenso raggiunto.

E non basta. Il M5S si taglierà i coglioni da solo sull’autoimposto obbligo di dimissioni in caso di avvisi di garanzia: tutti i sindaci e gli amministratori locali cadranno sotto i colpi della magistratura, sbertucciati dagli organi di informazione e dileggiati dai ladri che affollano gli altri partiti.

L’ostentata diversità ontologica e l’ostentata superiorità morale dei grillini ne provocherà la morte per dissanguamento, nel probabilissimo caso in cui il movimento non si snaturi e cambi completamente pelle, normalizzandosi e strutturandosi come un normale partito.

Questo scenario non dev’essere così campato in aria se anche una delle più acute giornaliste italiane, Flavia Perina, ha tratteggiato le medesime previsioni in un suo brillante articolo da poco apparso sul sito de “linkiesta.it”.

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Sarebbe stato meglio castrarlo…

Leggetevelo con calma e, nel caso siate persone perbene, piangete a calde lacrime; ma nel caso più probabile voi siate dei figli di puttana, fregatevi le mani perché vostro è il regno dei cieli, vostra è la Terra, vostra è l’Italia “vituperio delle genti”.

“BENTORNATA PRIMA REPUBBLICA, CE LA SIAMO CERCATA

Dice: non hanno capito niente del messaggio degli elettori. Dico: hanno capito tutto. E in particolare hanno capito che il Piano A, quello del Partito della Nazione che metteva insieme il mondo e batteva l’antipolitica ai ballottaggi, è sfumato.

E tocca acconciarsi al Piano B dove un Partito Democratico intorno al 30 per cento dei consensi, se riesce a conservare la maggioranza relativa – missione non impossibile – può fare accordi dopo il voto, e governare per cinquant’anni, come fece la Dc, senza l’obbligo e le insidie di inseguire le ubbìe dell’elettorato, senza la necessità di autoemendarsi, senza dover decapitare nessuno. E nel paradiso fatato del piano B ci sarà posto per tutti, come a suo tempo ci fu per i Cariglia e per i Prandini, e un Ministero della Marina Mercantile non si negherà a nessuno: che sia Ala, o i mitici Conservatori Riformisti, o il misterioso Ppa-Moderati, o uno dei dieci sottogruppi del Gruppo Misto, posto che riescano in qualche modo a rientrare in Parlamento.

La permanenza al governo della Boschi e di Lotti, quello che Pierluigi Battista ha chiamato il Giglio Continuo, si spiega solo così. Con la deliberata scelta di fregarsene delle conseguenze, perché a questo punto i voti persi sono persi, e non c’è voglia di sudare per riconquistarseli, e la coerenza chissenefrega.

Figuriamoci se è il caso di preoccuparsi della malafigura di una promessa fatta in tv e poi tradita, o della promozione del principale consigliere del Capo bruciato dal referendum. Quel che conta è mantenere il controllo del processo che porterà alla nuova legge elettorale. Mandarlo in porto con efficienza.

Nel paradiso immaginario del Piano B si troveranno a loro agio anche i grillini, come in fondo lo fu il PCI per cinquant’anni di governi democristiani: una opposizione temibile, stabilmente sopra il 25 per cento dei consensi, con un sacco di deputati e senatori, spazi televisivi, piazze, ma interdetta al governo da una versione moderna del Fattore K.

E alla coppia Salvini-Meloni toccherà il ruolo che fu del MSI: fuori dall’arco costituzionale, ma alla bisogna utilizzabili come taxi quando servirà qualcosina nel voto segreto o nei lavori di Commissione.

Fantapolitica? Vedremo. Ma obiettivamente non c’è altra chiave di lettura immaginabile per spiegare le scelte del PD, che di tutto sembra preoccupato fuorché di recuperare il terreno palesemente perso nel Paese.

Che sia Matteo Renzi o un altro a beneficiare di questo salvifico Piano B non è poi così importante. L’importante per i Democratici, credo in tutte le loro componenti, è mandarlo in porto. Gli elementi per farlo ci sono: un centrodestra alla canna del gas, che spera solo nel proporzionale per riportare in Parlamento un po’ di gente; un Movimento Cinque Stelle trincerato nel gioco dei duri e puri, e quindi ininfluente; 84 parlamentari nei gruppi misti tra Camera e Senato che aspettano solo una promessa per consegnare il loro voto a qualsiasi soluzione li tenga in gioco.

E la ciliegina sulla torta, l’argomento politico con cui si difenderà il ritorno alla Prima Repubblica, è già chiaro in queste ore: avete bocciato il Referendum? Avete bocciato l’Italicum? Non lamentatevi. Ve la siete cercata.

C’è chi dice che quel modello, il modello Prima Repubblica, non può funzionare senza grandi risorse da distribuire, senza le elargizioni che segnarono l’età d’oro DC. In realtà l’anomalia tutta italiana su cui si fonda la persistenza di quella formula ha poco a che vedere con i soldi e molto con il successo di modalità di opposizione radicale che per la loro stessa natura non possono credibilmente candidarsi a governare, e quindi costruire uno schema di alternanza al potere come esiste in gran parte del mondo libero.

Se oggi esistesse un centrodestra competitivo, non avremmo avuto ne’ il Piano A – quello dell’immaginario e fallito Partito della Nazione – ne’ il Piano B, ma un normale conflitto politico, con l’obbligo di tutti di cercare il consenso anziché aggirarlo utilizzando le alchimie delle leggi elettorali. Ma il centrodestra non c’è, c’è il Cinque Stelle, non alleabile e non candidabile. E con i se non si fa né la storia né la cronaca. Quindi, ecco qui. Bentornati nel magico mondo dei Cariglia e dei Prandini”.

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La mamma dei Berlusconi è sempre incinta…

One Response to "Ritorno al futuro: Dopo la Seconda rispunta la Prima Repubblica"

  1. Blade Runner   2 gennaio 2017 at 22:01

    Avete votato no.
    Ve la siete cercata.
    Christian, scrivi.
    Ma non rompere.
    😉

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