Abruzzo, un Natale di desolazione (cittadini-rane e politici-scorpioni)

Abruzzo, un Natale di desolazione (cittadini-rane e politici-scorpioni)

di Christian Francia  –

rana-e-scorpione-suicidiamoci
Le rane abruzzesi annegano insieme ai politici scorpioni

Siamo sempre lì: In Abruzzo non c’è lavoro, non c’è prospettiva, non c’è futuro. È questa la triste realtà. Non ineluttabile, ovviamente, bensì contingente e strettamente legata all’incapacità della classe dirigente.

Ai tempi di Remo Gaspari uno come Sandro Mariani avrebbe servito la porchetta in un chiosco sulla nazionale, oggi è il capogruppo del partito di maggioranza nel Consiglio Regionale d’Abruzzo. Non bisogna aggiungere altro.

Negli anni ’80 uno come Luciano D’Alfonso sarebbe stato estromesso da qualsiasi partito per la sua spregiudicatezza e la sua inconcludenza, oggi si crede Napoleone e tutti lo lasciano giocare allo statista.

Ai tempi di Antonio Tancredi suo figlio Paolo non avrebbe potuto nemmeno passare lo straccio nella sede della DC, oggi è l’unico Deputato di Teramo.

Trenta anni fa gente come Giulio Cesare Sottanelli e Tommaso Ginoble avrebbe attaccato i manifesti di notte, oggi i due scienziati rosetani fanno i nababbi in Parlamento a spese nostre.

E non vado oltre con le storielle dei politici mandrilli teramani, i quali hanno coperto di vergogna questa città dinanzi all’Italia intera per aver utilizzato soldi pubblici per il sollazzo dei loro lombi infuocati.

Con una classe politica di simili campioni è matematicamente impossibile risalire la china, superare qualsiasi crisi, disegnare una possibile traiettoria di sviluppo. Ed è per questo che la meglio gioventù abruzzese è obbligata ad andare all’estero, mentre tutti assistono passivamente all’emigrazione coatta dei giovani più preparati.

L’economista Giuseppe Mauro (Docente all’Università d’Annunzio di Pescara) ci ricorda periodicamente come il dramma del lavoro sia la tragedia dell’Abruzzo.

1) Rispetto al periodo precedente la crisi (cioè fino al 2008) la nostra regione ha perso 27.000 posti di lavoro, pari al 5,2% del totale dei lavoratori, rispetto all’1,6% della media italiana. Ciò vuol dire che in Abruzzo la diminuzione dei lavoratori è stata più che tripla, a dimostrazione che il sistema regionale non funziona né poco né punto.

2) I nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato – nell’ultimo biennio – sono diminuiti in Abruzzo del 24% a differenza dell’Italia dove la diminuzione è stata solo del 6,5%; mentre i voucher sono cresciuti del 145% in Abruzzo e del 127,9% in Italia. Ciò indica inequivocabilmente che il nostro sistema è più debole di quello medio nazionale.

3) Il tasso di disoccupazione giovanile in Abruzzo è più che raddoppiato rispetto al 2008, raggiungendo il 48%. Come si fa a sperare che i nostri migliori cervelli non fuggano a gambe levate dalla loro terra? Mauro aggiunge: “Infine, non va trascurato il tasso di emigrazione dei giovani laureati (circa il 30%) che abbandonano la regione con un andamento da primato, anche se il confronto avviene con le regioni del Mezzogiorno”.

L’economista impugna la frusta e scudiscia l’insipienza dei politici che ho sopra citato: “Nella fase attuale, purtroppo, gli elementi critici prevalgono sugli aspetti positivi. La più importante debolezza è che non riescono a emergere comportamenti sistemici volti a sanare il deficit di innovazione, capaci cioè di coinvolgere i principali attori del sistema abruzzese, dalle imprese all’università sino alla classe politica.

L’innovazione non sembra avere caratteristiche diffuse, non si estende sull’intero tessuto economico, ma appare confinata su poche grandi espressioni imprenditoriali e su nicchie di medie imprese. Ma non ci potranno essere adeguati stimoli al fenomeno innovativo se il merito non viene collocato al primo posto quale criterio fondamentale per l’inserimento nel mercato del lavoro. Il merito è indispensabile per creare qualità, innovazione e sviluppo e per impedire che “la meglio gioventù” lasci l’Abruzzo.

Si corre il rischio di assistere passivamente non solo alla partenza dei giovani più preparati ma anche e soprattutto all’impoverimento progressivo della regione sul piano del dinamismo e della produttività. La carenza meritocratica ha come unico effetto di condurre a un allontanamento dell’Abruzzo da quelle realtà che investono in risorse umane e nei giovani talenti. In un’economia che vuole essere competitiva non ci può essere più spazio per criteri basati sul principio di appartenenza, di contiguità politica o offuscati dalla rete di conoscenze”.

Ma quello di Giuseppe Mauro purtroppo è soltanto “flatus vocis”, sono parole gettate in pasto ai maiali.

Infatti, la nostra classe politica non è semplicemente afflitta da clientelismo e dal morbo della raccomandazione, bensì ha una tara genetica che la accomuna allo scorpione della famosa “Favola della rana e dello scorpione”.

Per chi non la conoscesse, la favola è brevissima: Uno scorpione, non sapendo nuotare, chiede un passaggio ad una rana per poter attraversare un fiume, ma la rana dapprima rifiuta temendo di essere punta durante il tragitto. Al che lo scorpione la convince sostenendo che se la pungesse anche lui annegherebbe e morirebbe insieme a lei. La rana allora accetta e permette allo scorpione di salirle sulla schiena, ma a metà strada la punge condannando entrambi alla morte. La rana annegando chiede allo scorpione il perché del suo gesto e questi risponde: “È la mia natura”.

Ecco, allo stesso modo, è del tutto inutile discutere e argomentare con l’attuale classe politica, con i Paolo Tancredi e i Paolo Gatti, perché costoro portano impressi nel loro DNA “i criteri basati sul principio di appartenenza e di contiguità politica, nonché la rete di conoscenze”.

È semplicemente nella loro natura comportarsi così, per cui il triste destino dell’Abruzzo è segnato da questo angoscioso circolo vizioso in base al quale più i cittadini impoveriscono e più si aggrappano alle raccomandazioni e alle conoscenze, marginalizzando la meritocrazia che è l’unica strada per lo sviluppo.

Buone Feste di desolazione a tutti gli abruzzesi, l’11,2% dei quali verte in situazioni di povertà, dato naturalmente superiore alla media nazionale. Le Caritas provinciali aiutano i bisognosi con le mense, i pacchi viveri, il vestiario, il pagamento delle bollette, le visite mediche, sopperendo con la forza del volontariato alla solitudine nella quale la popolazione in difficoltà è stata abbandonata dalle istituzioni.

La desolazione durante le festività è più pungente, più amara, perché la crisi acuisce il disagio, perché le paure (terrorismo, terremoto, incertezza del futuro) provocano più angoscia, perché pure il miliardario Silvio Berlusconi si è accorto dell’imprescindibilità del reddito di cittadinanza, perché pure la destra ha ammainato la bandiera del “meno tasse” per sventolare quella del “più lavoro” (bandiera che a sinistra non sventola più da tanti anni).

Il pessimismo domina ed ha cancellato ogni speranza: Siamo ritornati ad una Italia come Paese di emigranti con quasi 5 milioni di connazionali che risultano trasferiti all’estero (ma molti non sono nemmeno censiti perché non si iscrivono all’anagrafe degli Italiani residenti all’estero).

E in Abruzzo si respira la fetida aria del medioevo, piena di paura e di rassegnazione, con tanti che non possono nemmeno permettersi l’agognato calore famigliare del clima festivo, per l’impossibilità economica di ricongiungersi ai parenti emigrati.

Ma come la rana della favola, è questa la natura degli abruzzesi e dei teramani: farsi infinocchiare da un branco di incapaci e incolti, annegando tutti insieme nell’arretratezza e nel declino inarrestabile. 

2 Responses to "Abruzzo, un Natale di desolazione (cittadini-rane e politici-scorpioni)"

  1. ANONIMOUS   28 dicembre 2016 at 23:49

    L’articolo descrive perfettamente i nefasti esiti della “falsa rivoluzione” consumata a partire dal lontano 1993.
    La Pseudo “classe politica” subentrata alla vecchia, priva di “scuola”, senza cultura politica, senza cultura amministrativa, con la sola voglia di occupare i posti di comando ha portato al progressivo impoverimento del Paese. Impoverimento in tutti i sensi, dalla svendita, agli “amici”, dei gioielli di Stato ad una “classe politica” ignorante, impreparata e spocchiosa, priva di contatto con il paese anche a causa della chiusura dei luoghi di confronto: i partiti politici.
    L’unica medicina per questo paese è oramai la presa di coscienza del fallimento, sia economico che politico, ed il ritorno del “cittadino” protagonista.
    Come? Vedo solo un sistema: il rotear delle braccia che prendono a ceffoni i mancati “porchettari” e “passastraccio” della scena politica Abruzzase, la cacciata dei parassiti di sistema e l’inserimento di facce nuove, persone preparate e meritevoli.Non conta l’età, contano l’onestà, la preparazione ed il buon senso ovvero quello che manca all’attuale personale politico.
    Bisogna che il popolo faccia autocritica e si renda conto che ha prodotto dei “mostri” che è necessario disarcionare e cacciare a pedate nel sedere.

  2. ernesto albanello   29 dicembre 2016 at 16:45

    Però una buona volta finiamola di fare una analisi della situazione deprimente in cui galleggiamo e intraprendiamo un percorso alternativo: quello del governo ombra ad esempio. La democrazia ci regala una classe politica inadeguata (di destra e di sinistra) che ha però il vantaggio di esercitarsi in ipotesi fallimentari ( i fatti lo dimostrano) con un tempo tutto a disposizione per queste operazioni negative se non controproducenti, in quanto lautamente pagati. Nessuno che faccia la riflessione che remunerazioni elargite per una produttività sotto zero, in una qualsiasi impresa privata che deve fare fatturato, figurerebbero nella lista del libro nero e i destinatari di simili emolumenti, messi immediatamente alla porta. Allora, se parliamo di meritocrazia, tiriamo una linea che separi nettamente le professionalità colluse dalla competenze estromesse: facciamo un elenco di onesti meritevoli e competenti che costituiamo governi ombra che ricostruiscano un sistema regione all’altezza di questa denominazione. Troviamo operatori economici, imprenditori e sponsor che ne hanno le scatole piene di questa ignavia eretta a sistema e cambiamo registro. HO l’impressione che in alcuni casi l’alternanza di forze politiche alla guida di una regione che non hanno dato prova di avere formule salvifiche non rappresenti una terapia azzeccata. Occorre aprire un forum dove competenti e meritevoli, ognuno per la propria area di competenza, se vogliono bene all’Abruzzo, liberino questo territorio dalle inettitudini attraverso documenti che equivalgano a formule per una rinascita di questo territorio.

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.