Tempesta in un bicchier d’acqua: La psicosi sull’inquinamento delle fonti del Ruzzo (ovvero quando un topolino partorisce una montagna grande quanto il Gran Sasso)

Tempesta in un bicchier d’acqua: La psicosi sull’inquinamento delle fonti del Ruzzo (ovvero quando un topolino partorisce una montagna grande quanto il Gran Sasso)

di Christian Francia  –

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Un topolino ha partorito una montagna di inutili allarmismi

Falso allarme. È soltanto un falso allarme. Solo la conoscenza dei fenomeni e degli accadimenti può evitare il diffondersi di paure e psicosi collettive, quindi i silenzi e le omissioni rischiano di fare più danni alla società di quanti ne faccia un presunto incidente che probabilmente nemmeno è stato un incidente.

Ma andiamo per ordine. Negli anni ’70, durante lo scavo del traforo del Gran Sasso, si scoprì un serbatoio sotterraneo gigantesco che se da un lato provocò un disastro ambientale immane causando l’abbassamento della falda acquifera di ben 600 metri, dall’altro lato si rivelò una immensa fonte di ricchezza perché quella sorgente ancora oggi fornisce 900/1.000 litri al secondo, rappresentando oltre il 60% del fabbisogno idrico della provincia di Teramo (e servendo pure la provincia di L’Aquila).

A quel tempo l’intelligenza e la lungimiranza di un grande amministratore pubblico, il rosetano Pio D’Ilario, scomparso meno di due mesi fa, consentì di acquisire direttamente all’acquedotto del Ruzzo quella immensa fonte di captazione nelle viscere del Gran Sasso che ancora oggi rappresenta lo scrigno dell’acqua pura che sgorga dai nostri rubinetti (detto per inciso: fino a quando ci fu la Democrazia Cristiana il Ruzzo era economicamente ricchissimo, invece gli ultimi venti anni a guida centrosinistra/centrodestra hanno scavato un debito mostruoso nella società acquedottistica teramana).

È evidente quindi la centralità e l’importanza dell’approvvigionamento idrico del Gran Sasso, sotto al quale come è noto insistono i Laboratori nazionali di fisica nucleare che rappresentano il centro di ricerca sotterraneo più grande e importante del mondo.

Negli oltre trenta anni di attività dell’LNGS si può dire che la coesistenza fra le strutture scientifiche e l’ecosistema Gran Sasso non abbia prodotto particolari criticità, grazie ai sistemi di sicurezza presenti, tranne il famoso incidente dell’agosto 2002, quando si verificò uno sversamento accidentale di trimetilbenzene nel pozzetto comunicante con la rete delle acque bianche (nell’ambito dell’esperimento denominato Borexino).

In questi giorni abbiamo appreso due notizie: la prima è che i sistemi di sicurezza dell’acquedotto funzionano bene ed hanno impedito qualsiasi contaminazione dell’acqua potabile con i solventi utilizzati nei Laboratori; la seconda è che invece esiste una grossa falla nel sistema di comunicazione istituzionale, per mezzo della quale si alimentano ingiustificate paure nella popolazione.

Infatti, sebbene lo scorso settembre 2016 furono rilevate tracce di diclorometano (un solvente utilizzato anche nell’industria alimentare per rimuovere vernice e grassi) nelle captazioni di acqua del versante aquilano, tracce ben al di sotto dei limiti consentiti dalla legge, il silenzio e le deficienze comunicative hanno consentito che un topolino partorisse una montagna di inutili allarmismi.

Come una valanga, nel silenzio più totale:

– dapprima si è deciso prudenzialmente di impedire la captazione delle acque da un pozzetto di derivazione;

– quindi il Ruzzo ha dovuto necessariamente integrare il mancato prelievo dal Gran Sasso (di circa 100 litri al secondo) tramite l’utilizzo del potabilizzatore di Montorio al Vomano (previa richiesta alla Regione Abruzzo della dichiarazione del cosiddetto “Stato di emergenza idrica” obbligatoriamente propedeutico all’autorizzazione alla captazione delle acque da potabilizzare);

– nonostante le ripetute analisi certificassero la perfetta qualità delle acque captate dal medesimo pozzetto e il Ruzzo reiterasse la richiesta di tornare a captare normalmente da quella fonte, per eccesso di prudenza si è impedito il ritorno alla normalità;

– indi, necessariamente, il Ruzzo ha chiesto alla Regione il prolungamento dello “Stato di emergenza idrica” onde continuare a captare le acque da potabilizzare a Montorio (fino al ritorno alla normalità), vedendosi altresì costretta la società acquedottistica a chiedere ai Laboratori di Fisica Nucleare il risarcimento dei maggiori costi sopportati a causa nel processo di potabilizzazione.

Come si vede, un protocollo di normalissima prudenza e precauzione in casi del genere.

E invece il silenzio protrattosi per mesi, seguito da un non motivato comunicato della Regione Abruzzo di pochi giorni fa nel quale si parla di “dichiarato stato di emergenza idrica nel Teramano” a seguito di “disposizione cautelativa emessa dalla ASL di Teramo per le acque provenienti dai laboratori del Gran Sasso”, ha giustamente allarmato i media e conseguentemente gettato nel caos la popolazione.

Pressappochismo e incompetenza, come sempre, producono più danni rispetto ai sinistri che la realtà normalmente ci riserva.

5 Responses to "Tempesta in un bicchier d’acqua: La psicosi sull’inquinamento delle fonti del Ruzzo (ovvero quando un topolino partorisce una montagna grande quanto il Gran Sasso)"

  1. Cittadino di Teramo   21 dicembre 2016 at 16:32

    Ma che dite? Come fate a dire che i sistemi di controllo del Ruzzo hanno funzionato? Avete capito come è andata? Hanno scoperto l’inquinamento sulla captazione del laboratorio andando sul posto, prelevando un campione misurando e poi mettendo a scarico. Nel frattempo sono passati 2 giorni e l’acqua inquinata e’ finita nei rubinetti delle case. Chissà quando avevano fatto il precedente campionamento e chissà cosa sia successo nel frattempo? Un mistero. Il Ruzzo dovrebbe avere un impianto di controllo automatico sulla captazione del laboratorio ma sembra non abbia funzionato. Nessuno ne parla. Ma dove sono questi limiti ampiamente sotto quelli di Legge? E’ stato pubblicato il documento della ASL di Teramo che in mancanza di limiti di Legge si riferisce a una raccomandazione dell’istituto superiore di sanità. Le misure riportano una concentrazione di diclorometano doppio di quello massimo raccomandato. Chi li dovrebbe dettare i limiti? Il Ruzzo? L’infn. Articolo veramente ridicolo e di pura propaganda.

  2. Anonimo   22 dicembre 2016 at 10:23

    Ma che cazzo dici cittadino teramano…propaganda a noi??? Uhauhauhauha ridicolo tu…

  3. Cittadino Teramano   22 dicembre 2016 at 11:49

    Ma che cazzo dici tu anonimo?! perché non correggete le puttanate scritte nell’articolo che sono riprese dai comunicati stampa dei nostri enti, grandi campioni di professionalità e trasparenza. Chi diffonde comunicati di altri senza neanche preoccuparsi di verificare se il contenuto diffuso è vero fa solo propaganda e fa solo giornalismo ridicolo, anche se ritiene di essere un grande giornalista.

  4. il paladino   23 dicembre 2016 at 16:18

    Caro Francia questa volta hai “toppato”.

  5. Tommaso   3 ottobre 2017 at 19:19

    Ciao, sei l’unica voce di Teramo completamente indipendente, ma questa volta non condivido l’articolo. Ho molta stima in te. Non ti inquinare.

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