Il nuovo libro di Domenico Dara: Appunti di meccanica celeste

Il nuovo libro di Domenico Dara: Appunti di meccanica celeste

di  Giovanna Albi – 

Copertina Libro
Copertina Libro

Sono una lettrice appassionata e provo anche a scrivere, ma ben di rado tra gli scrittori contemporanei rimango imbrigliata nella trama si dà perdere l’uso della parola, irretita dalla forza dei personaggi che mi intessono intorno una rete sensazionale da cui non so e non voglio liberarmi.

Dacché conosco il postino di Domenico Dara la mia percezione del mondo letterario italiano è cambiata, perché il protagonista di Girifalco è di una poeticità irrepetibile nella sua eterna sospensione nel vuoto che cerca di riempire imitando le grafie altrui, con la sua determinazione a modificare il destino della gente indaffarata nelle beghe del quotidiano e nelle fughe amorose.

Ecco il destino in Dara necessita di una riflessione, non c’è l’homo faber fortunae suae, ma l’uomo nudo, senza maschera, esposto alle eterne vicissitudini di una vita che nel caos ritrova la sua “stella danzante”.

Grecofilo è Dara in questa percezione della vita, in cui tutto può mutare in un nanosecondo, lasciandoci senza fiato sul ciglio del burrone sempre pronto ad aprirsi in voragine sotto i nostri piedi impotenti. Eppur nella sospensione si agita la speranza che qualcosa debba e possa mutare perché l’uomo di Dara è alla ricerca del miracolo, della maglia nella rete che stringe, sebbene sia accompagnato da una sottile malinconia che credo sia la cifra dei romanzi di questo autore, ormai divenuto un caso letterario.

Dopo il postino cos’altro ci poteva regalare Dara? Un nuovo libro che, se possibile, supera il primo, “Appunti di meccanica celeste”, edito da Nutrimenti nell’ Ottobre 2016.

Stesso paese, Girifalco, stesso destino di sospensione che attraversa la vita di sette personaggi tutti magicamente caratterizzati nella dimensione onirica di una Macondo della Magna Grecia dove rimaniamo in bilico come sulla rete di un acrobata, costruita con maestria con un tessuto dialettale punteggiato di parole estremamente scelte e forbite, dove nulla avviene linguisticamente per caso, ma tutto è studiato fin nei minimi dettagli.

Se tutto sfugge nella vita, la lingua contiene e ci trattiene dal baratro con una struttura potente che davvero convince e non ha sbavature né contraddizioni.

A tenere il filo della storia un pazzo che crea musica dalle foglie, la secca, una donna senza fertilità, inaridita nel cuore, un filosofo stoico che trova nell’amore per il fratello l’unica ragione di vita, un epicureo che cerca tutto se stesso nella carne delle donne con cui può dar forma al suo dio Priapo, una venturata che diventa una dannata per il suo eccesso di fortuna, una sventurata che cade nella disperazione più assoluta, e un figlio senza padre.

Tutti personaggi attraversati dal destino, tutti segnati dalla ventura o dalla malasorte, tutti tristi in fondo, tutti insani, tutti risentono di quella velata melanconia che riconosco in Domenico Dara anche come persona oltre che come scrittore.

L’opera irretisce perché sa di lacrime e sangue , di vita vera, non costruita a tavolino , ma vissuta sulla pelle di chi scrive e incanta quando parla , perché il pubblico sa che ha davanti un uomo vero, non mascherato, non accademico, che forse ha conosciuto il buio della caverna per vederci meglio e non confondere più la realtà con i fantasmi della mente.

Domenico Dara
Domenico Dara

La follia la fa da padrona nell’opera di Dara perché egli conosce il confine sottile che divide la “sanità” dalla “follia”, e i suoi protagonisti sono in bilico tra le due dimensioni col rischio sempre presente di scivolare nel nulla per non tornare più.

Ma il miracolo c’è: un giorno arriva a Girifalco un circo vero, che è la metafora della creativa fantasia, un circo di acrobati e trapezisti che scombina le carte del destino e cambia la vita per sempre ai sette protagonisti, secondo il principio sofocleo che in un sol giorno tutto può cambiare e riportare in vita ciò che parrebbe morto .

Perché la via è mutamento e anche il più minuto dettaglio può invertire il corso di una intera esistenza, quindi un circo con i funambolismi di un acrobata può cambiare il destino dell’intera umanità, metaforicamente rappresentata dal paese di Girifalco, tratteggiato con un realismo magico degno di Marquez.

Non è dato sapere fino a che punto i destini mutano e se il percorso è irreversibile, né se si cambia in meglio o in peggio, quello che è certo è che la terra trema sotto i personaggi di Dara e nulla è definitivo, ma in costante movimento. Il che fa tremare i polsi al lettore che si sente carambolato nell’opera, circuito dalle parole, che rotolano, girano, si agitano con levità, si rincorrono, si trovano e infine si scovano in un tessuto emozionale che è un miracolo letterario.

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