Redditi bassi e povertà: l’Abruzzo nella merda fino al collo

Redditi bassi e povertà: l’Abruzzo nella merda fino al collo

di Christian Francia  –

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Il reddito medio nelle Regioni italiane nel 2015

Allarme rosso: l’Abruzzo sprofonda sempre di più. Dopo la cura Chiodi che lo ha sfibrato e dopo le amorevoli coccole dell’attuale governatore D’Alfonso, la popolazione abruzzese è allo stremo, fiaccata e indebolita oltre ogni immaginazione.

L’ISTAT ha appena fotografato lo stato economico del Paese nel suo annuale “Rapporto sul benessere 2015” che evidenzia una forbice sempre più ampia tra Nord e Sud, visto che il reddito medio pro capite di un cittadino del Mezzogiorno è il 37% in meno rispetto ad un lavoratore del Settentrione.

Lo stipendio medio di ciascun abruzzese è piantato sulla cifra di 15.908 euro, cioè circa 2.000 euro di meno a testa rispetto alla media nazionale di reddito che si attesta sui 17.826 euro.

Ma il reddito medio degli abruzzesi è di parecchio inferiore anche rispetto a quello dei lavoratori di tutto il Centro Italia, che è calcolato in 18.652 euro (quasi 3.000 euro di più).

Quindi non solo siamo meno ricchi della media degli italiani e anche della media degli abitanti del Centro Italia, ma soprattutto – guadagnando meno – continuiamo ad impoverirci, ad aumentare il gap con le Regioni che stanno meglio, a sprofondare nella miseria.

Anche a non voler gettare la croce addosso alla classe politica regionale, è impossibile non constatare come siano tutti altamente inadeguati al compito di dirigere le politiche economiche, le politiche del lavoro, le politiche industriali, i fondi europei di sviluppo, le risorse governative e gli stanziamenti del bilancio regionale. Tutti nessuno escluso, a partire dal parolaio Luciano D’Alfonso e a finire all’ex Giunta regionale di mandrilli, distintasi per le spinte pelviche ma non per la spinta all’economia.

Il tasso di occupazione nazionale della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni è pari al 60,5%, mentre quello dell’Abruzzo è fermo al 58,6%, cioè a dire il 2% in meno rispetto alla media italiana. Siamo messi malissimo e nessuno fa niente per migliorare le cose. D’Alfonso dovrebbe vergognarsi, dimettersi e fuggire fuori regione. E invece sta lì, pontifica, sorride, ride, si sganascia dalle risate sulla sua poltrona di comando e di distribuzione di incarichi pubblici.

La sfiducia degli abruzzesi è alle stelle. Se quella degli italiani nei confronti delle istituzioni è altissima, quella dei corregionali è addirittura più alta: nei confronti dei Partiti la fiducia nazionale ha un voto infimo di 2,5 (quella abruzzese 2,3); nei confronti del Parlamento la fiducia nazionale ha un voto di 3,7 (quella abruzzese 3,6); nei confronti del sistema giudiziario la fiducia nazionale ha un voto di 4,3 (quella abruzzese 4); nei confronti delle Istituzioni locali la fiducia nazionale ha un voto di 3,9 (quella abruzzese 3,6). Ciò vuol dire che le istituzioni funzionano peggio da noi che nel resto d’Italia, con buona pace degli ottimisti e delle grancasse governative.

Ma è sul versante della povertà che si leggono le cifre più inaccettabili e più vergognose che insolentiscono il buon senso: oltre 4,5 milioni di italiani versano in condizione di assoluta povertà (cioè il 7,6% della popolazione).

La quota di cittadini a rischio di povertà nel 2015 è salita al 19,9% (nel 2014 era al 19,4%), ma in Abruzzo tocca addirittura il 21,7%, cioè quasi il 2% in più rispetto al resto d’Italia (e con l’aggravante delle vicine Regioni centrali che hanno invece un dato meno preoccupante al 16,1%).

In pratica quasi un quarto degli abruzzesi corre il pericolo di dover vivere senza le occorrenze minime per una vita dignitosa.

Il numero dei NEET, cioè i giovani che né lavorano e né studiano, in Italia si attesta al 25,7%, ma in Abruzzo è ovviamente maggiore (26,9%), al pari di tutti gli altri indicatori.

E infine il dato più penoso, quello dell’età media della popolazione, che nel 2015 si è abbassata da 82,6 anni a 82,3 anni.

Insomma, cari abruzzesi, siamo più poveri, guadagniamo di meno, siamo sfiduciatissimi, e campiamo non solo peggio ma pure di meno.

Chi vuole adesso può anche bestemmiare, ma non le divinità (che non esistono), bensì i parlamentari, i consiglieri regionali, i sindaci e i poltronisti che siedono nello sciame delle società pubbliche e parapubbliche.

One Response to "Redditi bassi e povertà: l’Abruzzo nella merda fino al collo"

  1. Anonimo   16 dicembre 2016 at 12:20

    Ecco…Non la funivia…

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