Brucchi, D’Alfonso, Renzi e Gentiloni: incapaci e bambinoni

Brucchi, D’Alfonso, Renzi e Gentiloni: incapaci e bambinoni

di Christian Francia  –

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Il governo Gentiloni: 17 membri su 19 sono gli stessi del governo Renzi (i “nuovi” sono solo la Finocchiaro e la Fedeli)

A partire dal nuovo governo “Genticloni” che è meravigliosamente identico al precedente (come se non fosse successo niente il 4 dicembre e come se la bocciatura referendaria coincidesse con la promozione in blocco dell’operato dei renziani), scendendo alla squallida Giunta regionale abruzzese guidata da Luciano D’Alfonso, per arrivare alla putrida Giunta comunale di Teramo del sindaco Maurizio Brucchi, il dato comune e il filo conduttore è uno solo: trattasi di un branco di incapaci.

Renzi ha perso perché non ha mantenuto le promesse e sia lui che la Boschi si sono autocondannati ad un infinito calvario perché continuano a non mantenerle: avevano detto che avrebbero smesso con la politica se avessero fallito, ma era la solita bugia che tradiva il solito modo di fare italiano, si dice una cosa ma si fa quella opposta.

D’Alfonso ha perso la sua sfida regionale per lo stesso motivo, l’aver tradito le promesse di migliorare le condizioni di vita dei cittadini abruzzesi, i quali sono sempre più senza lavoro, ricevono un’assistenza sanitaria pessima (come sancito dalle classifiche ufficiali) e vengono amministrati senza criterio e senza qualità da parolai che esternano in continuazione il nulla che hanno nella testa.

Il governatore fa pena quando chiede ai sindaci di “piegare la postura” (nel senso di presentargli progetti finanziabili e cantierabili), oppure di fargli avere delle progettazioni “semilavorate”, per il semplice motivo che sono tutte questioni tecniche che la legge demanda espressamente ed esclusivamente alla macchina burocratica e dirigenziale.

Non mi stancherò mai di sottolineare che il compito della politica – nell’attuale ordinamento giuridico – è quello di fornire gli indirizzi, non già quello di dare attuazione ai piani e ai programmi. Ciò vuol dire che la politica stabilisce se si debba fare o meno un ponte, una strada, un edificio, una funicolare, e nel caso decida di dover fare un’opera stanzia nei bilanci le risorse necessarie. Punto.

Diventa poi onere della struttura tecnica, ovvero dei dirigenti e dipendenti, realizzare le progettazioni e dare esecuzione agli appalti nei modi e termini di legge.

La perniciosa commistione fra i poteri di indirizzo e quelli di gestione è una malattia atavica che ci portiamo appresso assieme al nostro vizio clientelare che ha riempito i pubblici uffici di raccomandati (il più delle volte incapacissimi).

È quello il tasto dolente: che sovente, pur nella buona volontà di chi comanda, risulta impossibile porre in essere servizi e opere perché c’è il moloch della burocrazia che tutto inghiotte e tutto paralizza. Ma è solo una scusa.

giovanni-falcone-dove-comanda-la-mafia-al-governo-si-sono-dei-cretiniLa verità è che i politici non vogliono punire e licenziare gli incapaci per due motivi: il primo è che ce li hanno messi loro dentro agli uffici; il secondo è che i dipendenti pubblici sono lo zoccolo principale dell’elettorato clientelare che aspetta sempre un piacere (più o meno lecito) dal potente di turno (un premio, una promozione, una scrivania dove si lavora meno, uno stage per la moglie, la fidanzata, il figlio, il nipote, l’amante, ecc.).

Ecco il gatto che si morde la coda: i politici fondano il loro consenso sulla feccia della società e la feccia della società si tutela votando il politico clientelare che in cambio di voti se ne frega sia del meglio che della meritocrazia (leggi: Paolo Tancredi, Paolo Gatti, Tommaso Ginoble, Giulio Sottanelli, Antonio Razzi, Sandro Mariani, ecc.).

Se si considera il Comune di Teramo, l’esempio si fa lampante: non si sono mai fatti gli appalti obbligatori per legge e quando si sono fatti sono stati fatti male.

Da due anni è scaduto il già illegittimo affidamento alla Te.Am. S.p.A. per il servizio di igiene urbana (che ci è costato 12 milioni all’anno negli ultimi cinque anni), eppure ancora non si riesce a fare l’appalto, ancora non si riesce a dare attuazione ai principi di trasparenza e imparzialità, ancora non si riesce ad affidare il servizio alla società migliore che pratichi i prezzi più bassi.

I Milioni spesi per la raccolta del percolato nella disgraziata discarica La Torre sono sempre stati spesi con illeciti affidamenti diretti, idem dicasi per il verde pubblico e per una infinità di commesse.

Ma laddove il Comune, incalzato quasi in solitaria dalla consigliera di “Teramo 3.0”, ha svolto quei pochi bandi pubblici per affidare gli appalti, ha incassato una serie di bocciature dal TAR da fare paura.

Del resto, se da dodici anni Teramo è l’unico capoluogo di provincia ad avere l’unico dirigente tecnico non di carriera ma di nomina fiduciaria del sindaco (dal 2004 al 2014 l’architetto Mariotti e dal 2014 ad oggi l’ingegner Bernardi), la colpa di una macchina amministrativa deficitaria è unicamente di Gianni Chiodi prima e di Maurizio Brucchi poi (insieme a quei campioni del mondo dei consiglieri di maggioranza).

Stesso discorso è da farsi per la macchina amministrativa regionale: elefantiaca (duemila dipendenti, escluse le ASL) e totalmente incapace di produrre il benché minimo servizio ai cittadini. Se a tutto questo si aggiunge che governatori come D’Alfonso hanno infarcito gli uffici di segreterie personali e di peracottari, buoni solo per sparare cazzate sui social e fare la propaganda al vuoto pneumatico di una maggioranza ignorantissima, mentre i Fondi Europei (centinaia di milioni di euro) restano lì a marcire intanto che il ceto produttivo abruzzese muore dissanguato dalla crisi permanente, ecco che il quadro è completo.

La questione della funicolare fra il centro di Teramo e l’Università di Colleparco è paradigmatica: l’idea non è figlia di una sentita esigenza, bensì il parto di menti malate che non vivono con i piedi per terra. A cosa serve di grazia creare un collegamento dispendiosissimo se nessuno si reca a Colleparco? Se non ci sono studenti frequentanti ma soltanto pendolari che vengono sì e no una volta al mese? Se l’università conta a malapena seimila studenti in tutto, dei quali parecchi iscritti a facoltà che nemmeno hanno sede a Colleparco?

Del resto, la famigerata Casa dello studente costruita 30 anni fa dalla Regione giace sola e abbandonata a Coste Sant’Agostino quale monumento allo sperpero e alla miopia. Non è dunque difficile immaginare la stessa sorte per la funicolare.

Il problema dell’Università risale all’osannato Antonio Tancredi che la fece estirpare dal centro città per collocarla su una collina franosa (i maligni dicono che i terreni sui quali fu costruita fossero di suoi parenti e/o prestanome), per cui oggi i suoi figli e figliocci del centrodestra che si strappano le vesti farebbero bene a tacere.

L’associazione “Teramo 3.0” fece una raccolta firme già nel 2013 per chiedere che l’Università potesse rientrare in centro e in particolare nell’ex manicomio: occasione che oggi è ancora più ghiotta, visto che il Masterplan contiene un finanziamento di 35 milioni di euro per ristrutturare l’enorme complesso dell’ospedale psichiatrico a Porta Melatina. Non perdiamo questa opportunità: se ne gioverebbe l’ateneo, ma soprattutto la città e il tessuto sociale ed economico.

E se rettore e governatore cinguettano all’unisono che i dieci milioni di euro per la funicolare sono vincolati a progetti per la mobilità sostenibile, altrimenti verranno irrimediabilmente persi, sarà bene fare una riflessione e una proposta.

La riflessione è che i progetti inseriti nel Masterplan non andavano calati dall’alto, bensì proposti e discussi nelle assemblee cittadine, condivisi e approvati pubblicamente. Altrimenti oggi dovremmo constatare che ci troviamo di fronte ad un ricatto: o si accettano le decisioni adottate d’imperio dal duo D’Amico-D’Alfonso (Luciano & Luciano), oppure ci si attacca al tram. E ciò sarebbe democraticamente inaccettabile.

La proposta è semplice: si utilizzino i dieci milioni per un’opera davvero fondamentale, ovvero la realizzazione della Teramo-Mare ciclabile, vera arteria di comunicazione, di trasporto, di congiunzione fra il centro cittadino e i quartieri di Piano D’accio, di San Nicolò a Tordino, il centro commerciale, lo stadio comunale, i Comuni di passaggio fino allo sbocco sull’adriatico a Giulianova.

E dato che i soldi sarebbero molto più che sufficienti per quest’opera strategica, si potrebbe iniziare a realizzare pure la famigerata Variante Nord che dovrebbe decongestionare il traffico cittadino verso i quartieri a Nord (San Benedetto, Colleatterrato, Villa Mosca, Colleparco, Scapriano, Piano della Lenta).

Questi mi sembrano essere i progetti più utili per la mobilità cittadina. Pensiamoci con serenità, ma consci delle opportunità da non lasciar fuggire per colpa di miopi idiosincrasie politiche o partitiche.

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Il nuovissimo logo del PD

Quanto al governo inguardabile di Paolo Gentiloni, il nocciolo della questione democratica del Paese è sempre quello delle incapacità, nocciolo messo a nudo anche da quel vecchio conoscitore della politica di Luigi Bisignani: Il limite del renzismo, cioè la squadra che l’ex presidente del Consiglio aveva intorno, potrebbe essere lo stesso del neonato governo Gentiloni. E se a questo si aggiunge la riconferma anche dei ministri più deludenti, la strada da ieri sera sembra davvero sull’orlo del precipizio. A Palazzo Chigi, dal segretario generale ai capi Dipartimento, sono tutti convinti di rimanere ai loro posti. Il neo premier ha un solo modo per dare una scossa: circondarsi di giuristi ed economisti che abbiano esperienza e sappiano davvero far funzionare la macchina dello Stato, e ritrovare così armonia con i corpi intermedi snobbati e maltrattati dal precedente esecutivo. Non si può continuare a governare avendo contro l’alta dirigenza ministeriale, la Corte costituzionale, il consiglio di Stato, l’avvocatura e la Corte dei conti. Occorre quindi che il nuovo inquilino di Palazzo Chigi spezzi la rete di comando renziana che ha portato a scrivere in modo approssimativo la maggior parte dei provvedimenti, per questo sonoramente bocciati o disattesi: dalla cosiddetta «Buona scuola» dell’unico ministro dimissionato (Stefania Giannini) alle follie della ministra Marianna Madia. Riuscirà un uomo tanto garbato a far capire al suo talent scout Renzi che occorre un metodo nuovo, con documenti che circolino sul serio tra i Ministri e non siano solo slide affastellate a caso?”.

La palude italica si nutre di incapacità politica mescolata ad incapacità amministrativa, sia a livello nazionale che a livello regionale e locale. Invertire la tendenza è possibile attraverso una sola parola: qualità. Con la qualità e le competenze professionali si possono vincere sfide ed elezioni, realizzare opere utili e fornire servizi di alto livello alla cittadinanza.

Ogni altra strada è perdente, è declino, è tramonto, è fallimento, è Brucchi, è Chiodi, è D’Alfonso, è D’Amico, è Renzi, è Gentiloni.

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Governo Gentiloni: Squadra che perde non si cambia

2 Responses to "Brucchi, D’Alfonso, Renzi e Gentiloni: incapaci e bambinoni"

  1. Antonio M.   14 dicembre 2016 at 16:42

    Ho votato convintamente NO come 20 milioni di italiani per salvare la Costituzione e con essa il futuro del mio Paese. La stessa Costituzione che volevano dustruggere e su cui questi signori hanno giurato pocanzi senza vergognarsi. Il Popolo Sovrano li ha fermati. Malgrado ciò vengono premiati sbeffeggiando la loro bocciatura. Provate a pensare a questo Paese se avesse vinto il SI cos’altro avrebbero potuto fare. Si sono auto promossi dopo aver mandato a picco una intera nazione, umiliando milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà, distrutto il tessuto sociale, la scuola, il lavoro. Tutto. Sono ancora li. Ridono di gusto. Increduli forse anche loro di come cio’ sia possibile senza che nessuno faccia niente. Il voto del Popolo non conta. Ministri che devono rappresentarci nel mondo senza conosce la lingua inglese o che millantano lauree mai prese. Non in mio nome.

    Un alto ufficiale della guardia di finanza, degno servitore dello stato, è stato costretto a dimettersi per aver indagato sulle slot machine per un danno allo stato di milioni di euro! Questa è l’Italia che vogliamo evidentemente.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/13/slot-machine-laboccetta-corallo-tulliani-e-la-resa-dei-conti/3257246/

  2. Piergiuseppe   14 dicembre 2016 at 19:14

    Caro Cristian, io apprezzo molto quello che tu fai per noi.
    Sappi che non sei solo.
    L’importante e’ trovare il modo di aprire la breccia,perche’ la cosa che io desidero di piu’ al mondo e’ quella di prendere a calcinculo questi politicanti maledetti che tu ogni giorno ci descrivi nei tuoi articoli.
    Io sono certo di una cosa:- E’ solo questione di tempo!-

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