Il colle dell’Annunziata a Fano Adriano

di Sergio Scacchia  –

Ho sempre un invito per voi a indagare tra le maglie della memoria, per recuperare un patrimonio storico e artistico, spesso dimenticato. La montagna, tra scosse e abbandoni, rischia di smarrire la sua identità. Sta a noi non farla morire.

L’Abruzzo, a dispetto della terra che si muove, è una regione bellissima dove il passato ha lasciato segni importanti ovunque. Gran parte di essi sono negli interni delle chiese che ormai sono in gran parte, chiuse e disastrate.

Come dice il filosofo Benedetto Croce, in Italia non possiamo disconoscerci come cristiani.

Il terremoto dell’aprile 2009 ha distrutto parte di questi segni. Nei 49 comuni toccati dal sisma di allora, insistevano più di cinquecento chiese che testimoniavano la nostra civiltà cristiana. Ora con il nuovo sisma che da agosto scorso ci tiene in scacco, le chiese interdette non si contano neanche più.

Eppure in montagna ci sono ancora eroi aggrappati alle loro pietre, uomini duri e forti che popolano quest’Abruzzo minore, che conquistano giorno per giorno la loro esistenza senza garanzie e sicurezze.

La strada sale lentamente, abbandonata la via Maestra del Parco, affrontando con curve strette un paesaggio severo tra valli scoscese e boschi. Il Gran Sasso sembra entrarti negli occhi. Le superbe guglie cristalline sono proiettate nel cielo.

Tutto così bello, da dimenticare un terremoto che ogni giorno lancia messaggi inquietanti. Un sisma però, può gettar giù case, ma non può vincere queste pietre secolari che formano il cuore degli Appennini.

Le montagne sembrano rincorrersi, accartocciandosi una sull’altra, i boschi sono una tavolozza di giallo rosso che cambia continuamente aspetto in questo fine autunno seducente dal cielo azzurro.

Arrivo di buon mattino in paese che non c’è quasi nessuno in giro. Una donna è intabarrata in una sciarpa azzurra su cui poggiano degli occhiali spessi. La voce sottonasale tradisce i postumi di un raffreddamento mal curato. Mi guarda sospettosa da dietro le sue lenti. Risponde a mezza bocca alle mie richieste di informazioni. Cortese lo è di certo, ma anche simile a un ghiacciolo.

La strada che porta a Pietracamela è franata in alcuni punti, mi dice. Niente da fare! Questo terremoto continua imperterrito a seminare danni. Ormai la montagna teramana è a rischio desertificazione.

Tossicia ancora aspetta i fondi del sisma del 2009, Colledara ha circa 150 sfollati e diverse zone rosse, Castelli non ha più botteghe agibili per i maestri ceramisti, Pietracamela ormai è quasi completamente abbandonata. Fra questi paesi montani soffre anche la splendida Fano Adriano.

Circa l’80% della popolazione è non residente e da queste parti difficilmente torneranno. La paura è troppa. Dei pochi locali almeno una dozzina sono sfollati. Il turismo invernale è ormai compromesso.

La mia meta è il Colle San Marcello o dell’Annunziata, che si staglia a 1000 metri di altitudine, sopra il borgo montano. Lo raggiungo prendendo il bivio in piazza con la denominazione della chiesa.

Davanti agli occhi gli imponenti Monte Corvo e Intermesoli. All’altro lato le piramidi naturali dei Monti Gemelli. Sullo sfondo si stagliano la possente rocca di Civitella e la montagna dei Fiori tra delicate sfumature rosato lilla che danno l’idea di un mazzo di fiori di campo dentro un vaso a colori. E poi le misteriose alture dei Sibillini, dove imperversa un sisma che pare non smettere mai. La vallata è punteggiata da minuscoli borghi come Senarica, Intermesoli, Tottea, Nerito, quasi tutti abbandonati ora che la paura della terra tremante è ormai psicosi.

Quasi dimenticavo che siamo qui perché su questo colle si erge la deliziosa chiesina dedicata all’Annunciazione dell’Angelo alla Vergine.

Tornando a ritroso nel tempo, già prima del 100 a.C. vi erano degli abitanti che adoravano i loro dei inerpicandosi fin quassù per cercare di espiare colpe pregando più vicini al cielo.

Tra le ipotesi affascinanti che potremmo formulare c’è che l’antico nucleo dell’odierna “Fano” può essere identificata con la mitica e vetusta città di “Pitino”, tanto citata da Plinio. Nei suoi scritti, posizionava questo abitato “di là dal fiume Novano”.

La Cona dell’Annunziata è molto più che affascinante. Peccato sia chiusa per paura di possibili crolli, nel caso di una nuova potente scossa tellurica.

Per me non c’è questo problema. La piccola chiesa pare sicura. Conserva dei muri di grossi blocchi di arenaria locale che un tempo appartenevano a un tempio pagano. Era una sorta di ara votiva a una divinità agreste.

Purtroppo molti resti sono stati divorati dal tempo e dall’incuria degli uomini. Il posto dovette essere anche romitorio. Si legge in alcuni testi antichi che molti religiosi si ritirarono su questo colle per vivere in solitudine e in preghiera.

Una leggenda, poco nota, racconta di un misterioso quadro, oggi scomparso, la cui venuta in questa chiesa è avvolta dal mistero. La storia è affascinante: in questo luogo strategico, da cui si domina la vallata del Vomano, sembra esistesse nel medioevo una struttura fortificata. Uno straniero portò fin qui un dipinto a olio rappresentante la Vergine.

Maria dipinta era di rara bellezza, in tunica amaranto, con un manto verde che scendeva sulla spalla sinistra. La Madre di Dio era seduta sulle nuvole con in grembo il Bambino nudo. In basso una teoria di anime era in attesa di purgarsi. Il quadro sembra realizzasse miracoli a chi, con animo puro, vi si accostava. Molti ritennero che alcune guarigioni fossero state realizzate grazie a questa tela miracolosa.

Il quadro scomparve misteriosamente durante la seconda guerra mondiale. I fedeli giurarono che la tela non fu rubata ma che si celò di colpo agli occhi di tutti.

La piccola chiesa custodisce anche numerosi ex voto di grazie ricevute che, precauzionalmente, sono stati spostati in paese.

Una visita a questo tempio immerso nella natura può far vivere attimi dai ritmi antichi, in splendida solitudine, in una realtà inventata per chi ha voglia di parlare con Dio.

Ridiscendendo dal colle c’è da concentrarci sul bel paese di Fano Adriano, martoriato dalle scosse.

Dalla terrazza del Belvedere, al Parco della Rimembranza, che si affaccia sulla rocciosa vallata del Vomano, scorgendo il monte sulla cui sommità si trova, arroccato, San Giorgio, si capisce perché questo è definito uno dei comuni più belli del Gran Sasso teramano.

Una visita alla cinquecentesca chiesa di San Pietro, varrebbe proprio la pena. Ha un portale che merita attenzione e un interno di rara bellezza, dove si ammira un pregevole soffitto ligneo e un organo del settecento in buone condizioni. Anch’essa però è sbarrata.

Regalatevi una bevuta dell’acqua diuretica e leggermente acidula che sgorga dall’antica fonte della Cannelecchia, che esperti datano intorno al 1300. Bere ogni giorno per almeno un mese quest’acqua a digiuno, sembra abbia il potere di disintossicare le vie biliari.

Fermandovi al bar, in trattoria o da qualche pastore per comprare il formaggio, sarà facile intuire che la gente di questi posti ha un modo schietto e genuino di relazionarsi al viaggiatore di passaggio.

Inevitabile il nostro solito lauto banchetto in uno dei tanti locali della zona: consiglio, per esperienza personale, la “Tana del lupo” sulla strada per Poggio Umbricchio, dove si mangia veramente bene spendendo il giusto.

Tra strozzapreti, boscaiola con funghi, scottadito di castrato di montagna, il weekend sarà indimenticabile.

2 Responses to Il colle dell’Annunziata a Fano Adriano

  1. Berardino

    12 dicembre 2016 at 0:22

    Quella del quadro scomparso è leggenda o merita un approfondimento? Per quanto mi riguarda, visto che sono un appassionato di ricerche storiche, proverò ad indagare. Grazie della bella narrazione, cordiali saluti, Berardino Nisii Fano Adriano

  2. Berardino Nisii

    13 dicembre 2016 at 15:26

    Da informazioni ricevute, dicono che è scomparso un quadro di San Marcello che si trovava dentro la chiesa dell’annunziata, è stato asportato tagliando la tela e lasciando la cornice.

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