Il Bel Paese là dove il NO suona

Il Bel Paese là dove il NO suona

di Christian Francia  –

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Matteo Renzi e la moglie Agnese abbandonano Palazzo Chigi

È difficile scrivere dopo un orgasmo. E se il detto latino dice che “post coitum omne animal triste”, questa volta è vero il contrario: il post coitum referendario è gioia infinita, è allegria irrefrenabile.

Non già perché “ha rivinto la Repubblica” come ha scritto quel gigante chiamato Marco Travaglio.

Non già perché abbiamo salvato tutti insieme la Costituzione dall’agguato di un governo incolto, arrogante e bugiardo.

Non già perché abbiamo mandato a giocare a tressette Matteo Renzi al baretto di Pontassieve.

Non già – come ha giustamente scritto Mario Giordano – perché “Finisce la stagione delle balle assortite, del wannamarchismo eletto a metodo di governo, dell’arroganza come sistema, dell’occupazione dell’etere, della montagna di bugie.

No. La felicità è incontenibile perché le urne hanno detto che anche la pazienza dei coglioni ha un limite.

Sono decenni che misuro l’insipienza dell’elettorato, il disgregarsi della sua fibra morale, la creduloneria negli uomini della provvidenza, il cinismo asociale, l’egoismo e il clientelismo pervasivi.

Se l’Italia declina da 25 anni non è certo perché ci manchino le risorse per prosperare, ma soltanto perché gli Italiani sono vittime di un cupio dissolvi.

Per questo mi ha stupito il ruggito delle pecore, il risveglio dei coglioni. Ancora una volta i sondaggi non hanno azzeccato, perché davano il no vincente di tre o quattro punti, quando in realtà sono stati venti i punti percentuali di scarto. Un risultato che non ha precedenti sia per imponenza e sia per l’affluenza altissima (quasi il 70%, un bel dieci per cento in più rispetto alle famigerate Europee del 2014).

Marco Travaglio, il vero leader vincitore della campagna referendaria, ha scritto: “ha rivinto la Repubblica. E con un distacco abissale, plebiscitario”. Il Fatto Quotidiano si è ritrovato solo a difendere la Costituzione, per il tradimento di buona parte del mondo intellettuale, culturale e artistico, ma ce l’ha fatta. “La Costituzione, grazie a una provvidenza laica che si serve anche di alleati insospettabili e persino impresentabili, si è salvata un’altra volta. E ha salvato tutti noi. Anche chi voleva rottamarla”.

L’altissima affluenza segnala che si è trattato di un voto politico a tutti gli effetti, di uno sfratto all’inquilino di Palazzo Chigi, il quale ha peccato del più ingenuo dei peccati di gioventù: l’arroganza.

Infatti, l’assenza di avversari credibili ha illuso Renzi di essere indispensabile e insostituibile, facendogli credere che la sua legge elettorale lo avrebbe rafforzato, così come il lavacro referendario avrebbe cristallizzato nella storia la sua impronta riformatrice.

Ma l’onda del NO si è sollevata non guardando le televisioni o leggendo i giornali, tutti fuori dal mondo, bensì guardando dentro ai propri portafogli, laddove le famiglie del ceto medio impoverito hanno le ragnatele al posto dei contanti, laddove i giovani senza lavoro hanno le ragnatele, gli operai e i cassaintegrati hanno le ragnatele, i precari dei voucher e dei diritti scomparsi hanno le ragnatele.

Lucia Annunziata ha affondato il coltello: “Questo massiccio rifiuto schianta la gioiosa macchina da guerra di Palazzo Chigi, la meravigliosa narrativa del governo che funziona si rivela una fragile bolla bucata dall’amarezza dello scontento di chi invece non pensa affatto che le cose vadano bene”.

La narrazione del governo si è rivelata per quello che è: una finzione. E gli Italiani hanno messo una croce sul loro malcontento per una economia che va malissimo e che tre anni di Renzi non solo non sono riusciti a migliorare, ma che hanno addirittura peggiorato.

“Non credevo che potessero odiarmi così tanto. Un odio distillato, purissimo” ha detto Matteo ai suoi collaboratori, dimostrando di vivere fuori dalla realtà, dove la vita è difficile e degrada di giorno in giorno, dove le persone non riescono a pagarsi il riscaldamento domestico, dove la povertà ha raggiunto livelli da Paese involuto.

I politicanti al governo si sono ostinati a non capire che con gentaglia come Maria Elena Boschi (ignorante e arrogante, oltre ai conflitti di interesse familiari), la Madia (più che un Ministro, un soprammobile), Poletti (che fa ridere i polli e i polletti), Gentiloni (un dinosauro) e via discorrendo, non è possibile combinare niente di buono perché manca la materia prima: cioè la qualità delle persone, lo spessore culturale, la visione politica.

In Abruzzo la bomba referendaria è esplosa con una virulenza ancora maggiore rispetto al resto del Paese: Se in Italia il distacco è stato del 20% (60% di NO contro il 40% di SÌ), in Abruzzo il distacco è stato addirittura del 30% (65% di NO contro il 35% di SÌ).

Una mazzata mortale soprattutto per il lecchino numero uno di Renzi, cioè a dire Luciano D’Alfonso, il quale ha dovuto incassare un ulteriore 10% di NO espressamente a lui dedicato. Il governatore ha pensato di usare la lingua per ingraziarsi Matteo e poter ascendere al soglio ministeriale, ma ha dovuto constatare che le stronzate che dice e scrive, tipo quella sui posti di lavoro in aumento, hanno fatto infuriare gli abruzzesi che restano cornuti, ma non ci stanno ad essere pure mazziati.

Ma davvero D’Alfonso credeva che con gentaccia come il capogruppo PD in Regione Sandro Mariani si potesse combinare qualcosa di buono?

Ma davvero è stato possibile per D’Alfonso nominare un delegato alla Cultura come Luciano Monticelli che sta alla cultura come Dracula alla luce del sole?

Ma davvero è possibile far gestire oltre 400 milioni di euro del Fondo di Sviluppo Rurale 2014-2020 ad un assessore totalmente incapace come Dino Pepe? (E infatti il fondo è completamente fermo sin dall’insediamento dell’attuale governo regionale).

Ma davvero qualcuno pensa che costoro riescano a migliorare le pessime condizioni della nostra martoriata Regione?

A Teramo i NO (19.366) hanno quasi doppiato i SÌ (10.938), a dimostrazione che non solo la gente sta male e non ce la fa più a sentirsi raccontare puttanate tutti i santi giorni dai megafoni governativi, ma soprattutto a dimostrazione che il PD non ha più nessuna credibilità.

I bracci destro e sinistro di Luciano D’Alfonso nel teramano sono Luciano D’Amico e Manola Di Pasquale.

Il primo è l’ennesimo parolaio che gode con un microfono davanti alla bocca, ma alla prova dei fatti tiene il piede in due scarpe, visto che è rettore dell’Università di Teramo nonché presidente della TUA S.p.A., la società unica di trasporto abruzzese, con il risultato di gestire in modo pessimo entrambe, considerato il mortorio che si respira nel nostro desertificato Ateneo e i guai che attraversa il trasporto pubblico regionale.

La seconda è colei che ha fatto toccare il record negativo al PD alle scorse elezioni comunali del 2014 (16,5%) imponendo la sua candidatura, poi si è fatta nominare illegittimamente quale presidente dell’IZS e si è distinta per avere affibbiato – a coloro che pochi giorni fa riempivano la piazza teramana del M5S per il NO referendario – l’offesa gratuita di “disoccupati e nulla facenti” (l’errore ortografico è tipico di Manola, nota strupratrice del vocabolario della lingua italiana).

Manola non ce la fa proprio a starsi zitta e spara cazzate senza soluzione di continuità: questa mattina ha scritto: “L’Italia ha scelto di non cambiare”.

È vero il contrario: l’Italia ha scelto di cambiare presidente del Consiglio, di cambiare gli attentatori della Costituzione, di cambiare gli stupratori della legalità come Luciano D’Alfonso, di cambiare un governo regionale incolto e incapace, di cambiare una intera classe dirigente del PD che è impresentabile sotto ogni aspetto, iniziando dagli assessori regionali per finire con i rappresentanti comunali.

Perché se a Teramo l’opposizione al sindaco Maurizio Brucchi è composta da gente come il segretario comunale del PD Maurizio Angelotti, da gente come Manola, da consiglieri comunali incapaci e incancreniti sulle loro sterili poltroncine, allora il sindaco avrà ancora lunga vita politica per manifesta incapacità degli avversari.

Del resto, noi lo andiamo dicendo da lunghi anni che è il centrosinistra il vero cancro del Paese, perché che il centrodestra fosse cinico ed egoista, consumista, iperliberista e moltiplicatore di diseguaglianze lo sapevamo, ma che lo fossero ancora di più gli ex amici del popolo, i sedicenti figliastri di Enrico Berlinguer, quelli che portavano i vessilli della povera gente, dei lavoratori, delle fasce deboli, questo è davvero inaccettabile.

Adesso il popolo ha parlato: fuori dai coglioni. Ne prendano atto, oltre a Renzi, pure Luciano D’Alfonso e l’accolita di incapaci che stuprando sovente le leggi il governatore ha piazzato su ogni possibile poltrona.

Perché parafrasando Dante Alighieri, nonostante il pecorame italico e il gregge abruzzese, questo è ancora “il Bel Paese là dove il NO suona”.

17 Responses to "Il Bel Paese là dove il NO suona"

  1. Leda Santosuosso   5 dicembre 2016 at 16:49

    confermo l’allegria irrefrenabile !!!
    quando hai fatto il callo alle sconfitte una volta che vinci non ti sembra vero!
    e i rosiconi stanotte erano in tanti!
    ahahahahah

  2. Antonio M.   5 dicembre 2016 at 17:01

    Il Popolo ha rivendicato la sua Sovranità. Questo governo è dissociato totalmente dalla realtà. Oltre al bugiardo seriale c’è il ministro dell’economia che non sa rispondere alla domanda di quanto costa un litro di latte o un litro di benzina! Cosa vergognosamente inaccettabile mentre il Paese muore giorno dopo giorno con 9 milioni di persone che non possono accedere alle cure per mancanza di soldi, la disoccupazione giovanile dilagante, fabbriche che chiudono, persone che si impiccano. Dovete andare a casa a cercare un lavoro pagati con i voucher, così le statistiche sull’occupazione aumentano!!!!
    Dopo il plebiscito popolare di cui la vera vittoria è dei giovani che per l’80% hanno votato NO allo strupro della Costituzione, si esigono ELEZIONI DEMOCRATICHE SUBITO.

  3. Dario   5 dicembre 2016 at 17:34

    Condivido tutto, anche i punti e le virgole. Spero ne prendano atto anche i nostri governanti in regione e si dimettano in massa.
    P.S. Dino Pepe non ha fatto vincere il Si neppure a Torano Nuovo il che la dice lunga sullo spessore politico del soggetto.

  4. Salutiamo Dino Pepe   5 dicembre 2016 at 17:56

    Torano Nuovo:
    NO 554 voti (57,5%)
    Sì 410 voti (42,5%).
    Grande l’assessore regionale!!!!!!

  5. E salutiamo pure Sandro Mariani   5 dicembre 2016 at 18:02

    Campli:
    NO 2.385 voti (63,5%)
    Sì 1.369 voti (36,5%)
    Grandissimo il capogruppo regionale del PD!!!!!!

  6. E salutiamo pure Luciano Monticelli   5 dicembre 2016 at 18:06

    Pineto:
    NO 4.905 voti (61,9%)
    Sì 3.018 voti (38,1%)

  7. E salutiamo pure Tommaso Ginoble   5 dicembre 2016 at 18:10

    Roseto degli Abruzzi:
    NO 8.515 voti (61,5%)
    Sì 5.340 voti (38,5%)
    Straordinario il deputato rosetano del PD!!!!!!

  8. Anonimo   5 dicembre 2016 at 18:37

    Per la cronaca… Sottanelli si è speso molto più di Ginoble nel tentativo di avere visibilità…..un figurone!

  9. Antonio M.   5 dicembre 2016 at 19:11

    “PROCESSO PETTINARI CONTRO D’ALFONSO

    Martedì 6 dicembre ore 12,00 Tribunale Civile di Pescara.
    Nuova udienza del processo civile che mi vede contrapposto al Presidente della Regione D’Alfonso che mi ha citato a giudizio chiedendomi 200 mila euro di risarcimento danni perché, a suo dire, avrei leso la sua immagine nel denunciare il caso della Palazzina acquistata dalla ASL di Pescara al triplo dell’importo pagato dal precedente proprietario .

    Domani sfileranno i testimoni di D’Alfonso : Paolucci , Mattoscio ecc

    Ormai facciamo paura e vorrebbero ostacolare la nostra corsa ma non ci riusciranno . Siamo più forti di prima .”

    P.s. http://www.beppegrillo.it/m/2016/12/la_soluzione_del_movimento_5_stelle_per_la_legge_elettorale_spiegata_bene.html

  10. MASSIMO RIDOLFI   5 dicembre 2016 at 20:12

    Un grande poeta, ma davvero Grande, insiste per lasciare un suo commento, preziosissimo, sul risultato referendario.

    Prego, Maestro:

    https://www.youtube.com/watch?v=gkrnK0igAP0

  11. Anonimo   5 dicembre 2016 at 20:21

    Non vi illudete che si tirino fuori dai coglioni.
    Ma nel frattempo godiamoci questo avvenimento.
    Ci hanno preso per cretini ma, questa volta, abbiamo inchiappettato il cerchio magico.

  12. maria   5 dicembre 2016 at 21:09

    A Monticelli è stata assegnata la delega alla cultura! !! Proprio a lui che non è scolarizzato! !! Roba da matti!!!

  13. Aniello De Filippo   5 dicembre 2016 at 21:30

    Dunque dopo l’infausta definizione di “disoccupati e nulla facenti” secondo l’ex candidato Sindaco di Teramo “L’Italia ha scelto di non cambiare”. Che acume politico!
    Quanta percezione della realtà in cui vive!
    Ma non è che sulle poltrone queste persone vengono materialmente incollate per cui perdono il senso del tempo, dello spazio e della vita intorno a loro?
    Verificate: se portano degli strappi al sedere la mia tesi è fondata!
    Mi sorge un dubbio: vuoi vedere che sono solo i segni lasciati dai tanti calci in c..o che hanno preso per metterceli su quelle poltrone?
    Indagate gente, indagate…

  14. Anonimo   6 dicembre 2016 at 9:33

    Il PD può piacere o no, non è questo il problema.
    Due anni fa, su altro blog, invitavo ad una riflessione, con un esempio forse un po’ crudo, (la fase finale del serpente che ingoia un grosso rospo)
    sulla reale possibilità che un “potere” stesse tentando di fagocitare il PD.
    Il post non fu pubblicato.
    La vittoria schiacciante del NO, tra l’altro, forse ha impedito ( o ritardato) quel processo.
    Non è che gli italiani si son ricinta la testa con quel famoso elmo di scipio?

  15. Anonimo   6 dicembre 2016 at 14:19

    Di Pasquale due.
    Ho appena letto le dichiarazioni della Di Paquale sul voto.
    Super apprezzabili…extra condivisibili, per questo spero sia nuovamente designata alle elezioni a sindaco di Teramo.
    Eventualmente sfidando Gianguido D’Alberto alle primarie.
    Per favore, esaudite questo mio desiderio.
    Ma non sarebbe ora che il buon Minosse, ove esista, le tappasse la bocca.

  16. Anonimo   10 dicembre 2016 at 16:30

    Condivido,condivido,condivido ma fuori i nomi di chi dovrebbe rappresentarci a Roma e a Teramo

  17. ALBERTO   20 febbraio 2017 at 13:59

    NON ILLUDIAMOCI.
    IL NOSTRO AMICO BOY SCOUT NON MOLLERA’ L’OSSO TANTO FACILMENTE

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