Cellino Attanasio: Nel feudo degli Acquaviva

Cellino Attanasio: Nel feudo degli Acquaviva

di Sergio Scacchia  –

La barbetta da fauno dell’uomo di mezza età si sporge dal belvedere su un finimondo di colline simili a un mare reso pazzo da improvvisi cambi di vento. La distesa di gobbe gialle di stoppie e marrone autunnale dei filari di vite, è difficile da rendere più bella.

Eppure dal medioevo l’uomo c’è riuscito, rivestendo il cocuzzolo dell’altura più pronunciata, con il borgo incastellato di Cellino Attanasio, arrampicato proprio in cima al colle. Qui l’armonia delle testimonianze artistiche e monumentali, sono immerse nel silenzio della campagna che regala momenti di laboriosità contadina e cultura agreste millenaria.

È bellissimo dal belvedere guardare in fondo l’azzurro dell’“Hadriaticum Mare” già annotato nelle prime carte geografiche, sulla sesta Tabula di Tolomeo e menzionato da Eratostene. Qui passavano le vie del sale, del grano, dell’olio, del vino e Dio solo sa quanti altri commerci preziosi di spezie e seta, ambra e oro.

Il nostro mare e le nostre colline potrebbero raccontare le storie di migliaia di fortunati imperi. Nella Bibbia, Nuovo Testamento, ai capitoli 27 e 28 si racconta di una distesa d’acqua molto più estesa dell’attuale Adriatico, che arrivava fino a Creta verso oriente e in Sicilia a occidente, toccando Tunisia e Malta. Lo Ionio era addirittura un golfo e Ancona era uno dei porti principali non meno importante di Alessandria e del Pireo.

Che pace qui a Cellino! Quando il vento soffia dalla costa rosetana, senti il respiro della terra. Nell’aria frizzante dell’autunno, le narici percepiscono quasi come voce, l’umore asprigno delle viti che emana dalla bella campagna intorno.

Questa è la culla ideale per vini, oli, frutta e ortaggi che contribuiscono a sviluppare una cucina tradizionale sapida, gustosa e varia. Il tizio silenzioso sembra guardare giù verso una delle tante distese dove si muovono lentamente punti bianchi di pecore accompagnate dallo scampanio dei cani pastore.

Da questa sommità si gode uno spettacolo. Le colline ammantano Cellino delle tinte di stagione sapientemente dosate da un grande Creatore: gialle in estate, scure in autunno dopo l’aratura, bianche d’inverno per la neve e verdissime in primavera.

Il paese spicca come diadema. Lo potete immaginare dalle belle foto di Eleonora, una ragazza che ama il suo paese profondamente anche se: “Da noi non succede mai nulla ….”.

Qui diventa lampante come la conservazione di una bella Italia dipenda dalla volontà precisa dei suoi abitanti. Anche al viaggiatore più distratto non può sfuggire la suggestione di quest’antico villaggio.

Le colline dai rigogliosi pergolati di viti contribuiscono non poco a completare l’immagine della cinta turrita. La possente torre è l’avamposto di un mondo, dove ogni pietra racconta storie antiche.

Il manufatto cilindrico in laterizio, dai merli guelfi purtroppo non originali che si rincorrono uno dopo l’altro, domina il paesaggio. Alcuni monconi di mura di una seconda torre sono ciò che resta della fantastica cortina muraria innalzata dopo che l’antico feudo degli Acquaviva fu piegato nel tardo quattrocento, cadendo sotto i colpi di maglio di un assedio senza precedenti.

Matteo di Capua, al servizio degli Aragonesi, combatté contro il duca di Atri, Giosia Acquaviva che aveva osato sfidare i potenti, rifugiandosi, disperato, nel borgo.

Da poco questo notevole esempio di architettura militare medievale è stato oggetto d’interventi per scongiurare problemi di staticità. Anche qui il terremoto sta mettendo a dura prova le case e i monumenti. Ci si sente comunque trasportati in un’altra epoca dove tutto era più semplice, genuino.

Cellino Attanasio, infatti, è discreta, Si arrocca con le sue case sin dall’XI secolo, anche se i numerosi rinvenimenti archeologici raccontano di esistenze ben più lontane.

La visita al paese potrebbe durare una manciata di minuti date le ridotte dimensioni, però se si opta per una lunga sosta, si viene ripagati eccome! Si gode dei netti cambiamenti di luce nelle varie ore del giorno, si percorrono vicoli che a ogni angolo aprono scorci su facciate ornate di fiori, donne che cuciono o chiacchierano fuori l’uscio di casa, bimbi che giocano.

Guardando attentamente negli angoli più reconditi si scoprono portoni in pietra locale, alcuni con piccole sculture d’immagini sacre a proteggere la famiglia che vi abita. Un tempo, agli ingressi, si scolpivano figure apotropaiche e grottesche maschere destinate ad allontanare spiriti maligni.

Lungo i meandri dell’abitato diventa impossibile per il visitatore non amare profondamente quell’incredibile unione di quotidianità e senso comune del bello semplice. Un luogo pigro, tranquillo ma nello stesso tempo energico e vivo, un palco di antiche emozioni.

Siamo lontani mille anni luce dal groviglio strombazzante che si scioglie tra le vie di un centro che non contiene vicoli di un paradiso turistico. È la tranquillità, il valore aggiunto.

Cellino Attanasio, antico feudo degli Acquaviva, non è soltanto un paese con una storia sontuosa, testimoniata da una cinta muraria potenziata da torrioni che fa intuire l’importanza strategica nei secoli.

Tanto meno questo borgo incastellato ha, nel paesaggio che si dipana tra la valle del Vomano e quella del Piomba in uno spettacolo che dal mare porta fin sulle vette della catena del Gran Sasso, il suo punto di forza.

Quello che più di ogni altro rende Cellino da visitare è la chiesa madre di Santa Maria La Nova, autentico scrigno di meraviglie, posto alla fine del viale Luigi di Savoia che si apre su di una veduta spettacolare con mezzo Abruzzo teramano agli occhi del visitatore. E badate bene che questa chiesa di origini trecentesche, la cui torre campanaria fu inglobata poi alla sua prima edificazione, potrebbe essere un tesoro di più grandi proporzioni se non fosse stata spogliata e alcune delle sue opere fossero state lasciate lì, dove erano originariamente collocate.

Parlo di un prezioso trittico che presenta La Vergine in Trono tra gli Angeli, la Crocifissione e i santi Giovanni Battista, Caterina e San Giacomo, oggi custodito presso il Museo Nazionale d’Abruzzo all’Aquila. E ancora un capolavoro di Jacobello del Fiore, quello del Polittico del Duomo di Teramo. Il raffinato pittore di origini veneziane, nella chiesa di Cellino aveva concepito un’altra di queste tavole preziose, opera oggi custodita ancora in questo museo aquilano.

E non finisce qui. All’interno di questo luogo sacro, era stata rinvenuta anche una doppia tela opera del grande artista del ‘400, Andrea Delitio che ha regalato un delirio di immagini nel presbiterio della cattedrale di Atri.

Qualcosa è rimasto a rendere interessante la visita alla parrocchiale di Cellino. Un bel tabernacolo quattrocentesco in pietra attribuito ad Andrea Lombardo che avrebbe creato il fantastico portale di S. Antonio a Tossicia, qualche dipinto, una colonna scolpita per il cero pasquale del trecento con il suo serpeggiare dei tralci di vite.

Credo però che il tesoro da non perdere sia il magnifico portale quattrocentesco del napoletano Matteo Capro, attivissimo e quotato artista che in circa dieci anni ha lasciato opere immortali sparse in tutto Abruzzo.

La scena dell’Annunciazione nella lunetta è una maiolica geniale che scrutata attentamente fa riflettere sulla portata e sull’importanza dell’avvenimento. Sono bellissimi i leoni stilofori che reggono le colonne tortili e i giochi di pietra che contornano l’ingresso. Importante è anche lo stemma gentilizio della potente famiglia Acquaviva che campeggia sulla parte superiore. Un luogo di rigoroso impianto ecclesiastico, elegante e bello.

E poi, nel cuore delle case, superata la piazza dedicata al naturalista Rubini, è doveroso raggiungere lo slargo di Sant’Antonio, dove si affaccia la chiesa dedicata al santo di Assisi, Francesco, inglobata singolarmente alla struttura di un altro torrione forse più antico dell’attuale cinta.

L’uomo con l’elegante cappello, come appartenesse a un altro tempo, mi saluta con rispetto, togliendo il copricapo dalla testa. È il simbolo di un’Italia dimenticata, il segno di una tradizione fatta di educazione e rispetto che solo il cuore di un’antica provincia può conservare.

Arrivare a Cellino Attanasio

Dall’autostrada Adriatica A14 (da nord: direzione Ancona; da sud: direzione Pescara), uscire a Roseto degli Abruzzi, proseguire sulla SS150 in direzione di Montorio al Vomano, attraversare Castelnuovo Vomano, continuare sulla SP23 in direzione di Cellino Attanasio.

Da Pescara

Percorrere la SS16 in direzione di Chieti, continuare in direzione dellautostrada A14, uscire a Roseto degli Abruzzi, proseguire sulla SS150 in direzione di Montorio al Vomano, attraversare Castelnuovo Vomano, continuare sulla SP23 in direzione di Cellino Attanasio.

Da Chieti

Percorrere la SS81, imboccare l’autostrada A14, uscire a Roseto degli Abruzzi, proseguire sulla SS150 in direzione di Montorio al Vomano, attraversare Castelnuovo Vomano, continuare sulla SP23 in direzione di Cellino Attanasio. 

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