Mille giorni di governo Renzi: Al suo confronto Berlusconi è stato Franklin Delano Roosevelt

di Christian Francia  –

Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Venti anni di antiberlusconismo gettati letteralmente nel cesso. Venti anni a contrastare il satiro di Arcore, a dimostrare che fosse incapace, in malafede, corrotto, mafioso, piduista, autore delle vergognose leggi ad personam, insomma l’unico vero cancro per la democrazia italiana.

E poi accade questo.

Che il 16 novembre è stato il quinto anniversario della deposizione dell’ex cavaliere dalla Presidenza del Consiglio, un giorno che ricordo fra i più felici della mia vita. Quel 16 novembre 2011 l’Italia riacquistò dignità, si liberò dal giogo di un centrodestra cinico e malefico e guardò al futuro con tutte le speranze di chi è appena uscito da una condizione di minorità.

Ma questi cinque anni si sono incaricati di dimostrare che forse forse, anzi senza nemmeno forse, sicuramente oggi staremmo meglio se Berlusconi fosse rimasto in sella. Perché le condizioni sono talmente peggiorate che quella che allora ci appariva come una tragedia collettiva oggi ci sembra letteralmente il paradiso.

E non credo sia un caso che il Berlusca sia stato l’ultimo Premier espresso da un voto popolare.

Dopo di lui ci sono stati tre governi architettati da uno stalinista figlio di puttana, un veterocomunista che nel 1956 appoggiò la repressione sovietica dell’Ungheria: Sto parlando ovviamente di Giorgio Napolitano, un altro cancro della Repubblica che non si riesce ad estirpare e al quale paghiamo un lauto stipendio ininterrottamente dal 1953.

Il governo cosiddetto tecnico di Mario Monti ha spellato vivi gli Italiani (con la scusa di essere tecnico, basti citare la legge Fornero); il governo di Enrico Letta è stato costruito in laboratorio dopo le elezioni del 2013 non vinte dal PD di Bersani, e infine il governo di Matteo Renzi che giusto oggi compie mille giorni di vita (lo festeggiamo anche noi del Fatto Teramano con la romantica canzone di Claudio Baglioni).

Ci hanno raccontato la storiella di Monti che avrebbe salvato l’Italia da una deriva di tipo greco; ci hanno propinato la storiella di Letta come male minore e medicina necessaria per non ripiombare del caos e alla fine ci siamo sorbiti pure il calice amaro del cazzone fiorentino, finto scout ma vero figlio di puttana, che ci ha raccontato tutte le balle di questo mondo con il suo rampante giovanilismo (che poi è il solito vecchiume di poltronisti ed incompetenti, sebbene anagraficamente giovani).

La finanza internazionale, con la clava dello spread, prese a bastonate il nefando governo Berlusconi, il quale si dimise nonostante il Parlamento di servi assetati di soldi e potere non lo avesse mai sfiduciato.

Ma la speculazione finanziaria è misera cosa rispetto ai freddi numeri dell’economia reale che fotografano sia il crepuscolo del berlusconismo al termine del 2011 e sia il crepuscolo del renzismo al termine del 2016.

A leggerli, viene voglia di rimettere indietro le lancette dell’orologio di cinque anni, e vien voglia di riprenderci pure le olgettine, il bunga bunga e tutto l’armamentario del bordello messo in piedi dall’ex cavaliere.

Se potete, cercate di mantenere la calma.

DEBITO PUBBLICO

Nel 2011 era a 1.908 miliardi di euro (pari al 116% del PIL), mentre nel 2016 ha battuto numerosi record assoluti toccando i 2.212 miliardi (con un rapporto Debito/PIL pari al 132,3%, cioè 16,3% in più rispetto a cinque anni fa e 304 miliardi di euro in più in valore assoluto).

PRESSIONE FISCALE

Nel 2011 la pressione fiscale era al 41,6%, mentre oggi è al 43,4% (quindi ufficialmente è aumentata dell’1,8%). Ma la sempre attenta CGIA di Mestre ci indica che tale cifra ufficiale è edulcorata grazie al calcolo del PIL sommerso, un trucchetto senza il quale la pressione fiscale reale dovrebbe essere stabilita nella percentuale del 49%.

CONSUMI

Nel 2011 i consumi furono 1.328 miliardi di euro, mentre nell’Italia che ha cambiato verso di Renzi sono indietreggiati ai 1.312 miliardi di euro del 2016.

DISOCCUPAZIONE

Nel 2011 la disoccupazione era all’8,4%, poi si è impennata al 10,5% nel finale del governo Monti, per giungere allo splendido 11,7% del settembre 2016. E non parliamo del Sud, dove la disoccupazione è esplosa in cinque anni dal 13% al 19%.

E sempre in riferimento all’ultimo quinquennio potremmo aggiungere:

– la povertà che è cresciuta enormemente in tutte le fasce della popolazione;

– il disagio sociale dilagante;

– i diritti scippati ai lavoratori che oggi sono vittime dei datori di lavoro (e succubi dei voucher);

– gli investimenti che sono crollati;

– il settore delle costruzioni che è in ginocchio;

– la lotta alla corruzione che continua a non esistere;

– l’evasione fiscale che non è stata minimamente intaccata;

– la spending review che è stata sempre promessa e mai fatta davvero (due commissari nominati dal governo per organizzare la revisione della spesa e poi stranamente allontanati per avere fatto ottime proposte in merito: Carlo Cottarelli prima e Roberto Perotti poi);

– la sanità che è stata depotenziata e i milioni di Italiani che dichiarano di non potersi curare per problemi economici.

Indovinate un po’ chi ha governato in questi cinque anni? Indovinato: il Partito Democratico, grazie all’appoggio determinante del buon vecchio centrodestra moderato, cioè di larga parte di Forza Italia e del Popolo delle Libertà.

1.000 giorni da incubo questi ultimi, con il peggior governo della storia patria guidato da un Presidente votato da nessuno che ha la propria forza nella debolezza degli avversari (Forza Italia dilaniata fra governativi e antigovernativi, la Lega inginocchiata da venti anni di servaggio berlusconiano, Fratelli d’Italia senza credibilità in quanto guidato da una donna che fu ministro del ventennio di Arcore).

La priorità di questo Paese è spedire il PD all’opposizione prima che la bancarotta morale già in atto finisca di realizzare anche la bancarotta economica di quello che una volta veniva chiamato il Belpaese.

E incredibilmente gli Italiani si sono accorti, facendosi i conti in tasca, che le sparate iperottimistiche del governo sono solo fumo negli occhi, tanto che a Palazzo Chigi hanno visto materializzarsi lo spettro della refrattarietà dell’elettorato agli shock provenienti dall’esecutivo.

Renzi ha messo in campo provvedimenti gratificanti per milioni di cittadini, come gli interventi sulle pensioni e le quattordicesime a più di due milioni di pensionati, la cancellazione del vampiro Equitalia, i bonus, la campagna mediatica sul merito della riforma costituzionale, la visita in pompa magna alla Casa Bianca da Obama, eppure niente, gli effetti sui sondaggi non si sono visti, dato che il trend di crescita del NO è sempre in ascesa (tra i 4 e gli 8 punti di vantaggio).

Sembra che la narrazione renziana non faccia più presa su nessuno e che la credibilità del governo sia oramai perduta per sempre. Matteo è in preda alla disperazione e sta tentando di convertire tutto il suo ottimismo in un corpo a corpo contro qualche nemico, ma non ha trovato di meglio che prendersela con l’Europa, la quale ha preso il posto dei vecchi “gufi” contro i quali si scagliava nel lontano inizio del suo governo.

L’Europa è certamente egoista e burocratica, ma è un nemico che non può fungere da capro espiatorio per tutte le insipienze e le incapacità messe in campo in questi lunghissimi mille giorni, anche perché l’altro ieri la Commissione europea è stata così gentile da promuovere le spese eccezionali per il terremoto e per i migranti, comprendendo pure il via libera per le scuole tante volte indicate dal capo del governo come richiesta da accontentare imprescindibilmente.

Adesso l’Europa ha acconsentito ai nostri desiderata, eppure Renzi non ha nemmeno ringraziato e continua a digrignare i denti nella speranza di convincere gli Italiani refrattari a dargli fiducia nelle urne referendarie.

Ma non c’è niente da fare: la Caporetto renziana è fissata per il 4 dicembre, mentre Claudio Baglioni continua a cantare i 1.000 giorni fra lo scout fiorentino e gli Italiani: “Chi ci sarà dopo di te…”.

P.S.: Non può essere un caso che persino Dante Alighieri collochi coloro che votano Sì al referendum direttamente nell’Inferno e precisamente nel canto dedicato ai traditori (“del bel paese là dove ’l sì suona” – Inferno, canto XXXIII, verso n. 80).

renzi-mille-giorni-di-governo
1.000 giorni di devastazione sociale dell’Italia

11 Responses to "Mille giorni di governo Renzi: Al suo confronto Berlusconi è stato Franklin Delano Roosevelt"

  1. pac   18 novembre 2016 at 11:12

    Che magnifica penna

  2. Anonimo   18 novembre 2016 at 12:17

    Magistrale.
    Mi auguro solo che gli abitanti della “serva italia”…….” bordello” lo abbiano capito.

  3. Antonio M.   18 novembre 2016 at 12:56

    Vi invito a leggere con attenzione.
    “Per Agatha Christie, scrittrice inglese: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”.

    E l’art. 192, comma 2, c.p.p., sancisce che: “l’esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi a meno che questi non siano gravi (indizi che abbiano un elevato grado di persuasività, in quanto resistenti alle obiezioni), precisi (indizi ampiamente provati) e concordanti (indizi che si orientano verso una medesima conclusione)”.
    Poiché i tre indizi sono sufficienti a creare una prova, Adusbef ed i portavoce del M5S, che hanno presentato esposto a Procura di Roma il 12 ottobre 2016 ipotizzando anche il reato di alto tradimento, hanno rintracciato almeno 10 solidissimi indizi, per suffragare e testimoniare la ‘manina’ di JP Morgan nella modifica della Costituzione, che essendo ‘troppo socialista’, intralcia l’agire economico dei banchieri di affari, che vorrebbero imporre l’egemonia della finanza di carta e del denaro dal nulla, su sistemi democratici fondati sulla sovranità popolare, condizionando il Governo Renzi ad approvare leggi liberticide dei diritti e delle conquiste dei lavoratori, a cominciare dal Jobs Act.

    I fatti, accertati dalle cronache giornalistiche (es. Franco Fracassi e Luca Ciarrocca), e mai smentiti. Scrive il quotidiano britannico “Daily Mirror”: «Renzi è il Blair italiano non solo nelle intenzioni politiche, ma anche nelle alleanze economiche. Un esempio? La JpMorgan». Riforma delle Province, riforma del Senato, riforma del lavoro, riforma della pubblica amministrazione, riforma della Giustizia, riforma del consiglio dei ministri, riforma elettorale. La Costituzione italiana, quella votata dopo la vittoria sul fascismo e la fine della seconda guerra mondiale, quella pensata per impedire una futura svolta autoritaria nel Paese deve essere stravolta, come deciso dal presidente del consiglio Matteo Renzi, recependo i suggerimenti di JpMorgan.

    1) Primo Indizio: Firenze, 1 giugno 2012. Scrive Franco Fracassi: la banca d’affari statunitense organizza una cena a palazzo Corsini a Firenze. Il padrone di casa Jamie Dimon (amministratore delegato della JpMorgan) invita l’allora sindaco della città Renzi e il già ex primo ministro, e da quattro anni consulente speciale della banca, Tony Blair. Le cronache registrano l’avvenimento, ma non il contenuto della cena conviviale.

    2) Secondo Indizio: New York, 10 giugno 2013. Luca Ciarrocca, fondatore e direttore del Wall Street Italia, rende noto un documento di 16 pagine scritto in inglese della banca di Affari JP Morgan, dal titolo: “Aggiustamenti nell’area euro” e pubblicato in data 28 maggio 2013.. Dopo che nell’introduzione si fa già riferimento alla necessità di intervenire politicamente a livello locale, a pagina 12 e 13 si arriva alle Costituzioni dei Paesi europei, con particolare riferimento alla loro origine e ai contenuti: Riforma delle Province, riforma del Senato, riforma del lavoro, riforma della pubblica amministrazione, riforma della Giustizia, riforma del consiglio dei ministri, riforma elettorale. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)». Riassumendo, la JPMorgan consiglia di superare le costituzioni antifasciste, che assegnano l’idea d’uno Stato dove i poteri legislativo, esecutivo, giudiziario appartengano a organi diversi e con i cittadini tutti eguali davanti alla legge. La Costituzione italiana, votata dopo la vittoria sul fascismo e la fine della seconda guerra mondiale, pensata per impedire una futura svolta autoritaria nel Paese deve essere stravolta. L’Italia ‘paese periferico’, del grande impero globalizzato edificato dalla finanza criminale e dai nuovi ‘padroni-predoni del Mondo’.

    3) Terzo Indizio. Londra, 1 Aprile 2014, ambasciata italiana. Renzi diventato da meno di 2 mesi presidente del Consiglio, il terzo non eletto dagli italiani dopo Mario Monti ed Enrico Letta, vola a Londra per una cena, con l’ambasciatore italiano Pasquale Terracciano. Matteo Renzi e Tony Blair discutono in privato. Il 3 aprile Blair rilascia un’intervista a Repubblica”, dal titolo: “Renzi mio erede, con la sua corsa alle riforme cambierà l’Italia”. «I momenti di grande crisi sono anche momenti di grande opportunità. In tempi normali sarebbe difficile per chiunque realizzare un programma ambizioso come quello delineato dal nuovo premier italiano. Ma questi non sono tempi normali per l’Italia. Renzi comprende perfettamente la sfida che ha di fronte. Se facesse solo dei piccoli passi rischierebbe di perdere la spinta positiva con cui è partito. Perciò c’è una coerenza tra il suo programma di riforme costituzionali e le riforme strutturali per rilanciare l’economia. E la crisi può dargli l’opportunità per compiere quei cambiamenti che sono necessari al Paese, ma che finora non sono mai stati fatti per le resistenze di lobby e interessi speciali». In un’altra intervista, rilasciata al quotidiano britannico “The Times”, sempre Blair ha detto: «Il mutamento cruciale, delle istituzioni politiche, neanche è cominciato. Il test chiave sarà l’Italia: il governo ha l’opportunità concreta di iniziare riforme significative». Ricapitolando. Blair ha confermato il suo appoggio a Renzi sulla strada delle riforme. Ma come abbiamo ricordato non è più il politico che parla. Oggi il fu leader dei laburisti riceve uno stipendio di milioni di dollari l’anno per fare da consulente a una delle più importanti banche d’affari del mondo (seconda solo alla Goldman Sachs), denunciata dalla Casa Bianca di essere stata la «responsabile della crisi dei subprime», che ha poi scatenato la crisi economica mondiale;

    4) Quarto Indizio. Roma 6 luglio 2016. Renzi, dopo aver invitato ad investire su MPS a ‘Porta a Porta’ il 22 gennaio 2016 perché: “Oggi la banca è risanata, e investire è un affare”, riceve a pranzo in data 6 luglio a Palazzo Chigi, quando il numero uno mondiale di Jp Morgan, Jamie Dimon, ha convinto Matteo Renzi a dargli carta bianca sulla partita Mps, ordinando al Ministro Padoan di rimuovere l’a.d Fabrizio Viola.

    5) Quinto Indizio. Siena, 8 settembre 2016. «Alla luce delle perplessità espresse da alcuni investitori in vista del prossimo aumento di capitale e d’accordo con la Presidenza del Consiglio, riteniamo opportuno che lei si faccia da parte». E’ il racconto che Fabrizio Viola fa ai consiglieri d’amministrazione di Mps della telefonata ricevuta dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Giovedì 8 settembre il cda di Montepaschi avrebbe dovuto riunirsi per un aggiornamento sul piano di messa in sicurezza dell’istituto. Viola, amministratore delegato della banca dall’aprile del 2012, si presenterà a sorpresa dimissionario. Di fronte a una ventina di testimoni (consiglieri, collegio sindacale più i dirigenti ammessi al consiglio), Viola spiega le ragioni della sua decisione: la telefonata ricevuta dal ministro, l’analoga telefonata ricevuta dal presidente Massimo Tononi, il contesto nel quale sono maturate. Anche Tononi si dimetterà. E come risulta dagli articoli di Giorgio Meletti il 15 settembre 2016 sul Fatto Quotidiano dal titolo: ‘Me lo ha ordinato Renzi”, e Ferruccio del Bortoli, sul Corriere della Sera il 2 ottobre 2016, “Una opaca vicenda bancaria”, sullo sfondo le tensioni ripetute con Jp Morgan, la banca d’affari Usa, consulente di Mps dal giugno 2016, che in tutta la vicenda ha assunto un ruolo sempre più preponderante. «Diciamo che sono entrati in banca senza bussare», ha raccontato uno dei più stretti collaboratori dell’ex ad Viola. Roma: 2 ottobre 2016: Un’opaca vicenda bancaria

    6) Sesto indizio. New York, 13 ottobre 2016. Moody’s: “Con il no al referendum rischi per l’aumento di capitale di Mps”. La vittoria del no al referendum costituzionale potrebbe creare problemi all’aumento di capitale di Mps e a quelli che le altre banche più deboli in Italia. “Ci sono rischi per gli aumenti delle banche più deboli che devono ricapitalizzarsi in tempi rapidi”, ha detto Carlo Gori, vice president di Moody’s e analista senior sulle banche dell’area Emea, indicando in Mps, Carige, Bpvi e Veneto Banca le banche che potrebbero risentire dell’esito referendario. Una vittoria del no potrebbe “ridurre la fiducia degli investitori e rendere gli aumenti più difficili”.

    7) Settimo indizio: Siena: 25 ottobre 2016. Mps, l’aumento di capitale dipende dal Sì al referendum. Mps tifa per il Sì al referendum, condizione obbligata per avviare il 7 o l’8 dicembre l’aumento di capitale da 5 miliardi, passaggio chiave per il salvataggio.. Perchè se il 4 dicembre dovesse vincere il No, i mercati, come hanno messo in evidenza numerosi analisti, si ritroverebbero in piena fibrillazione. E con la tempesta non si va da nessuna parte, come ha fatto capire l’amministratore delegato della banca, Marco Morelli, ex JP Morgan presentando il piano industriale. Morelli ha infatti vincolato l’avvio dell’operazione per la ricapitalizzazone alla clausola della ‘market condition’. “Il lancio dell’aumento di capitale, è subordinato alle condizioni di mercato: sarà lanciato solo se ci sarà un clima positivo altrimenti sarà rinviato”. Già Goldman Sachs, una delle banche d’affari più grandi e influenti del mondo, aveva diramato un’analisi in cui sottolinea che la vittoria del No renderebbe difficile il successo dell’aumento di capitale perchè gli investitori preferirebbero aspettare il riassestamento del quadro politico. Poi è arrivata l’agenzia di rating Moody’s che ha avvertito: se prevalgono i voti contrari al quesito referendario allora si “ridurrà” la fiducia degli investitori e gli aumenti di capitale delle banche italiane più deboli, Mps in primis, diventeranno “più difficili”. Il carico da novanta è arrivato dagli analisti di Credit Suisse: la principale implicazione dell’insuccesso del Sì, potrebbe essere rappresentato dal ritardo dell’aumento di capitale. Black Rock, un fondo Usa che gestisce 4.600 mld di dollari, che ha acquisito importanti partecipazioni in società italiane, è azionista delle Agenzie di rating.

    8) Ottavo Indizio. Milano, 1 novembre 2016. Per aumento di capitale e prestito ponte del MPS, l’esclusione di una offerta alternativa messa in piedi da Corrado Passera, ex ad di Banca Intesa ed ex ministro del Governo Monti, al quale è stato negato l’accesso ai documenti: «Abbiamo chiesto di poter validare con i vertici della Banca le nostre ipotesi di lavoro al momento basate su dati pubblici e di poter approfondire alcuni temi fondamentali per qualsiasi investitore, prima di tutto la qualità del portafoglio crediti», ha detto Passera nella lettera di rinuncia, che si chiude, quindi con un rammarico. «La banca e i suoi amministratori hanno deciso di puntare tutto su una unica alternativa e mi auguro, non solo nell’interesse della Banca, ma dell’intera Italia, che questa strategia, alquanto rischiosa, porti comunque ai risultati sperati. Ci siamo proposti alla banca e a voi membri del consiglio di amministrazione due volte, sempre in maniera costruttiva e amichevole, per contribuire a trovare soluzioni su un dossier così importante e delicato. La risposta della Banca è stata inequivocabile e ne siamo molto dispiaciuti». Tutto questo senza che le Autorità Vigilanti e l’Anac (foglia di fico funzionale alla propaganda del Governo Renzi), non siano intervenute per obbligare MPS, a fornire i documenti richiesti da Passera, non solo per le minimali regole di trasparenza, ma nell’interesse di risparmiatori, lavoratori e nel futuro di una banca, che dopo aver disseminato morti sul suo cammino, come David Rossi ‘suicidato’, ombre e sospetti di favoritismi amorali (se non di natura penale).

    9) Nono indizio: Siena 3 novembre 2016. E’ scritto nero su bianco nel documento all’assemblea degli azionisti sull’aumento di capitale dell’istituto di credito convocata per il 24 novembre: “I riscontri ottenuti dalle banche del consorzio” di collocamento evidenziano la “sostanziale indisponibilità manifestata dagli investitori istituzionali ad assumere importanti decisioni di investimento relative a società italiane prima di conoscere l’esito del referendum costituzionale”. La salvezza del Monte dei Paschi di Siena passa dal referendum costituzionale del 4 dicembre. E’ scritto nero su bianco nella relazione all’assemblea degli azionisti sull’aumento di capitale dell’istituto di credito convocata per il 24 novembre: un’operazione legata all’esito del voto sulla riforma della Carta. Il motivo direttamente dalle parole utilizzate nel documento ufficiale: “I riscontri ottenuti dalle banche del consorzio” di collocamento evidenziano la “sostanziale indisponibilità manifestata dagli investitori istituzionali ad assumere importanti decisioni di investimento relative a società italiane prima di conoscere l’esito del referendum costituzionale“. Quanto riportato nella relazione, era stato anticipato da Goldman Sachs. Che però aveva fatto un passo ancora più avanti. Secondo gli analisti della banca d’affari Usa coinvolta nella ricapitalizzazione dell’istituto senese, la vittoria del no metterebbe a rischio l’ennesimo salvataggio di Mps. In pratica, quindi, non approvare la riforma dell’esecutivo significherebbe mandare in fumo i risparmi di milioni di cittadini. Nessuna nota invece sulle responsabilità del governo.

    10) Decimo Indizio: Roma, 4 novembre 2016. Ministro economia Padoan: “I mercati temono che si interrompa l’azione di politica economica. Lo spread sale per timore fine Governo”. Le manovre per manipolare gli spread in attesa del referendum del 4 dicembre 2016, confermato perfino dall’imprudente ministro Pier Carlo Padoan, prova lampante interessi di Agenzie Rating, banche affari, potenze economiche, mafio-massonerie internazionali, a manipolare i mercati per tentare di tenere in vita con l’ossigeno un governo impopolare, che dopo aver espropriato i risparmiatori per salvare le banche; saccheggiato ed impoverito le famiglie con una pressione fiscale da rapina; sottratti i diritti col Jobs Act ai lavoratori, li fa manganellare dalla polizia per impedire ogni forma di protesta, in ossequio agli ordini di JPMorgan e della grande finanza criminale, per svilire e rendere la Costituzione, uscita dalle lotte partigiane, un inutile orpello funzionale interessi banchieri e svolte autoritarie. Nutriamo l’ottimistica speranza, suffragata dal riscontro nelle piazze, su bus, metro, nei mercati, nelle Università e sui luoghi di lavoro che il popolo strangolato, offeso ed impoverito, i risparmiatori espropriati da un governo che salva le banche ed utilizza i manganelli per reprimere il sacrosanto dissenso delle vittime, i lavoratori derisi ed umiliati dal Jobs Act, costretti con l’Ape a contrarre un mutuo ventennale e costose polizze vita per andare in pensione dopo 40 anni di duro lavoro, i giovani indebitati e da futuro ipotecato dal debito pubblico arrivato a 2.212,6 mld di euro (+ 102 mld di euro con Renzi), impediranno che la Costituzione, nata dalle lotte partigiane e scritta nell’unità dei partiti (dai monarchici ai comunisti), possa essere modificata da burattini e cortigiani manovrati da banche di affari e finanza criminale, buffoni di corte e voltagabbana, servili saltimbanchi, in gita negli Usa da Obama, come premio fedeltà per le loro miserabili capriole.

    di Elio Lannutti (Presidente Adusbef), Daniele Pesco, Alessio Villarosa, Dino Alberti, Roberta Lombardi (Portavoce M5S Camera dei Deputati).”
    Amen.

  4. Leda Santosuosso   18 novembre 2016 at 15:25

    e pensare quanto hanno massacrato tutti Antonio Di Pietro quando diceva che caduto Silvio dovevamo tornare alle urne?! non era meglio?!

  5. elio casoli   18 novembre 2016 at 20:00

    condivido l’analisi e i numeri ma fintanto che puntiamo il dito contro degli uomini di paglia e non accusiamo apertamente chi trae profitto da questa situazione pietrificando delle condizioni di sopraffazione secolari togliendo ogni tipo di libertà e di pensiero. è possibile ascoltare un dialogo televisivo tra renzi e de mita quando è apertamente noto che gli avellinesi per ogni attività che desiderano intraprendere devono avere il placet o fare il baciamano al democristiano di ferro? ed è soltanto uno piccolissimo esempio!

  6. ANONIMOUS   19 novembre 2016 at 0:16

    Penso che per trovare qualche governo decente si debba risalire, senza dubbio, a prima del ’93, cioè prima della “FALSA RIVOLUZIONE” compiuta dalle raffinate menti di personaggi che detenevano potere finanziario e mediatico contemporaneamente. Sono riusciti, da perfetti burattinai, a manovrare alcune marionette come D’Alema e Di Pietro, gente che tra qualche anno verrà dimenticata dai più per il “nulla assoluto” che hanno lasciato.
    Traduzione:
    ARIDATECE IL CAF!

  7. Leda Santosuosso   19 novembre 2016 at 10:29

    ringrazio Antonio M. Molto interessante quanto ci ha segnalato!

  8. Giulia Francia   19 novembre 2016 at 16:11

    Stupendo!

  9. Anonimo   19 novembre 2016 at 19:45

    Antonio M, visto che sei così informato, parlaci dei “derivati” su cui è stato messo il segreto di stato.
    Si, avete capito bene, il SEGRETO DI STATO sui titoli ( tossici?) acquistati dalle banche.
    Quanti miliardi ci costano all’anno?
    Viva la repubblica delle banane.

  10. Kit Karson   19 novembre 2016 at 22:20

    Il 4 dicembre è ancora lontano, c’e una campagna mediatica da far paura in favore del si,se si parla in generale di referendum la maggior parte non sa cosa si deve votare,perche ha altri cazzi in testa ed è stanca …
    E per ultimo ma sarebbe la prima cosa importante da capire che i sondaggi sono falsati,che sono stati studiati apposta per convincere chi sarebbe intenzionato a votare NO a lasciar perdere il 4 dicembre di recarsi A VOTARE perche è una Vittoria a tavolino, ma non è cosi’.
    Io penso che voi tutti del fatto quotidiano siate per il SI,quindi PASSIAMO PAROLA,tutti a votare NO il 4 DIC per continuare a votare in futuro .Convinciamo i piu ottusi …..

  11. Anonimo   30 giugno 2017 at 13:47

    alora

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