Castellalto: Balcone d’Abruzzo

Castellalto: Balcone d’Abruzzo

di Nino Pace  –

Castel Vetere
Castel Vetere (Castellalto nel medioevo)

Il reportage domenicale di Sergio Scacchia su Castellalto mi ha ricordato il paesaggio di questo luogo incantato che racchiusi in un quadro dipinto nel 2012 insieme ai miei alunni della scuola elementare di Castellalto, con la collaborazione dell’altra insegnante, Anna Maria Sciamanna; quadro intitolato “Castellalto: Balcone d’Abruzzo” che donammo al Comune il 02/04/2012 in occasione della rappresentazione teatrale “La morte di Cesare” avvenuta presso la sala consiliare comunale.

Castellalto, oltre a essere un luogo bellissimo (sembra di vivere su una nuvoletta), è anche un sito importantissimo per la storia pre-romana.

Secondo lo storico Valerio Casadio, gli insediamenti romani si sovrapposero su quelli italici e precisamente sui “Castella” di origini sabine/sabellico/pretuziane; tale ipotesi è confortata anche dai ritrovamenti in Bellante, Penna Sant’Andrea e dal Bronzetto di Ercole a Casemolino di Castellalto (il culto di Ercole è in ambito sabellico connesso con la pastorizia e la transumanza), accostabile anche al dio Giove Ammone.

“Castella” dunque era il nome che i Sabini usavano dare ai villaggi fortificati, costruiti in terra e legno sulle alture del Sannio.

Molto probabilmente Castellalto era un avamposto espressione della civiltà sabina, molto più avanzata di quella picena esistente nella vicina Interamnia.

In epoca successiva, infatti, e precisamente durante la dominazione romana a li “Castella” si lavorava il ferro, a differenza di Interamnia dove si lavoravano le terracotte e perciò la grande strada romana, che partiva da Amiternum (zona Pile dell’Aquila) e costeggiava il fiume Vomano, collegava sicuramente Interamnia ma anche li “Castella”.

Lavorando sempre sulle ipotesi fatte da Casadio, pare che a li “Castella” ci fosse una via chiamata “fonte del latte” e da questo possiamo dedurre una presenza di allevamenti ovini e caprini organizzati.

I villaggi costruiti in alta collina rivestivano importanza fondamentale per gli uomini primitivi, in quanto potevano avvistare subito i nemici, ma avevano altrettanti disagi rispetto ai villaggi che sorgevano sulle sponde dei fiumi; primo fra tutti la mancanza di acqua, e ciò ci fa pensare che i castellani avessero già studiato e messo in opera il sistema delle cisterne per la raccolta, la chiarificazione e la conservazione delle acque piovane.

La lavorazione delle pietre morbide (rame, zinco) e delle pietre dure (ferro) avveniva nel modo seguente: si scavava una grossa buca nel terreno, la si riempiva di legna (nell’alta collina c’era abbondanza di legname), sopra si metteva il pezzo di roccia, si dava fuoco alla legna e si copriva accuratamente la buca.

Nino Pace
Nino Pace

Il fuoco ardeva per giorni e si sviluppava una temperatura molto alta che liberava il minerale dagli altri componenti così che dopo alcune settimane sulle ceneri rimanevano i masselli di ferro pronti per la battitura presso le officine.

Una cultura sviluppatasi oltre tremila anni fa che ha prodotto una civilizzazione molto evoluta in epoca romana.

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