L’America si attacca al Trump e rottama il sistema, i partiti e i giornali

L’America si attacca al Trump e rottama il sistema, i partiti e i giornali

di Christian Francia  –

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Donald Trump satireggiato nei cessi

Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti. L’America si è buttata fra le braccia del suo Berlusconi, un uomo a metà fra Beppe Grillo e Matteo Salvini.

La notizia non è buona perché parliamo di una persona incolta e brutale (come del resto lo sono i citati tre politici nostrani), ma sotto altro profilo è una notizia ottima per molti aspetti:

L’establishment USA è stato rottamato senza pietà, a partire da Obama (che è stato il primo Presidente a fare una massiccia campagna elettorale, violando la storica imparzialità dell’uscente ed evocando l’apocalisse se avesse vinto un eversore pericoloso e inaffidabile), passando per le banche, le borse, le multinazionali, i poteri forti, la finanza mondiale, gli imprenditori, il web, Hollywood, l’intero Star system e quell’odioso familismo amorale di cui la Clinton è il simbolo assoluto visto che da oltre 40 anni la sua famiglia occupa poltrone ed esercita il potere;

– Il Partito Repubblicano, cioè quello di Trump, è stato raso al suolo dal nuovo Presidente che lo ha umiliato e marginalizzato;

– Il 99% dei media americani si sono schierati per Hillary Clinton, così come i sondaggisti che fino alle ore tre di questa mattina ancora davano Hillary vincente all’85%, dimostrando una cosa semplice semplice: i giornali non rappresentano più la realtà ma soltanto coloro che li pagano, perciò non sono più credibili e non influenzano più nessuno, nemmeno le persone semplici e meno attrezzate culturalmente (stesso discorso vale per i giornali italiani).

Matteo Renzi è stato l’unico politico europeo talmente idiota da fare un tifo sfacciato per la Clinton, in tal modo inserendo l’Italia nella lista dei Paesi meno affidabili per gli USA. Dopo la Brexit e dopo il voto americano, il NO al referendum costituzionale del 4 dicembre è ormai una certezza perché è un fatto notorio in tutto il mondo occidentale che chi sta male vota contro chi comanda.

Anche da noi tutti i giornali e tutti i politici e opinionisti davano Hillary per vincente (ripetendo a pappagallo ciò che leggevano sulla stampa USA). Tutti tranne uno: Dagospia, cioè l’unico sito di informazione che da un anno pronosticava la plausibilità del candidato Trump.

Alla notizia del nuovo inaspettato 45° Presidente americano le Borse sono subito crollate, i cambi sono impazziti, ma la rivoluzione perfetta è oramai compiuta: un gigantesco vaffanculo si è alzato dalla gente, dai lavoratori, dalla classe media, dai poveracci, dai diseredati. E adesso l’eco di quel vaffa terrorizza quelli che stanno bene, gli Stati ricchi, le cittadelle del potere costituito, le multinazionali, le persone agiate.

Nonostante il suo stesso partito gli fosse palesemente ostile, Trump ha realizzato un filotto che per un repubblicano non si vedeva dal 1928: Vincere la Casa Bianca, ottenere la maggioranza alla Camera e pure al Senato.

Donald ha vinto contro tutto e contro tutti, mettendosi dalla parte dei cittadini incazzati, della middle class impoverita, contro un sistema politico marcio e in larga parte corrotto, che lo ha bersagliato implacabilmente attraverso tutti i giornali e le televisioni schifosamente faziosi.

Trump non è solo un outsider ma un politico totalmente nuovo e senza esperienza (persino Reagan aveva fatto otto anni il governatore prima di salire alla Casa Bianca), la qual cosa terrorizza anche i politicanti di casa nostra che da una vita sono abbarbicati ai loro privilegi.

Come è possibile che le inquietudini dell’America siano state tanto clamorosamente ignorate da migliaia di testate e di emittenti televisive in tutto il globo? Come è stato possibile girare la faccia al cambiamento epocale che percorre il popolo americano? Come è stato possibile costruire a tavolino un vincitore annunciato, vestirlo di sondaggi pilotati e truccati, annunciare la fine del mondo se non avesse vinto?

Domande che i lecchini di casa nostra dovrebbero farsi, perché anche da noi i sondaggi sul referendum danno il Sì e il No testa a testa, quando pure le pietre vedono che il No è al 65% (mentre il Sì è al 35%).

I giornali dovrebbero saper separare i fatti dalle opinioni, i dati dagli auspici, e invece corrono dietro ai loro teoremi, ai loro desideri, facendo da grancasse delle convenienze politiche dei loro editori.

E se pure il New York Times si è messo a fare paragoni fra Trump e Hitler, rifiutandosi di vedere che Donald si stava trasformando nel simbolo del sentimento di protesta americano, allora è chiaro che non esiste più la libera stampa, non esiste più non dico l’imparzialità (che aborro) ma almeno l’onestà intellettuale.

Trump ha scelto un linguaggio forte, uno stile aspro, una linea comunicativa diretta e brutale, mentre Hillary tesseva la sua tela “democristiana” fallendo miseramente.

Donald è l’unico Presidente della storia a non aver mai avuto nemmeno un incarichetto politico di secondo piano, mentre Hillary occupa poltrone consecutivamente dai primi anni settanta (per non parlare del marito) ed è già stata candidata alla Casa Bianca.

E se è vero che Trump è misogino (quanto lo è Berlusconi e quanto lo è pure la Clinton), è altrettanto vero che sia anche un democratico sui temi etici e non è certo un razzista, come ha dimostrato l’elettorato multirazziale americano che ha votato un nero afroamericano per otto anni prima di eleggere lui.

Ancora una volta gli USA impartiscono un insegnamento al mondo occidentale: Chi sbaglia paga, chi non sa migliorare la vita dei cittadini va a casa, chi impoverisce i ceti medi perde, chi costruisce una occupazione precaria senza tutele e senza diritti per i lavoratori viene punito, chi si incancrenisce nella conservazione di un sistema di potere arido e corrotto (che pensa solo alla propria autoconservazione) va a fare in culo.

5 Responses to "L’America si attacca al Trump e rottama il sistema, i partiti e i giornali"

  1. Giulia Francia   9 novembre 2016 at 14:24

    Ottimo!!!!!

  2. Toro Seduto   9 novembre 2016 at 15:11

    Amen

  3. Arrigo della Gherardesca   9 novembre 2016 at 15:52

    Mi sembra di essere molto d’accordo. Va precisato che il Donald è stato sostenuto da una vasta rete di privati che hanno creato migliaia di blog, Siti,, video, piccole TV locali di controinformazione, che per esempio io ho seguito con grandissimo interesse . La vittoria di tantissimi piccoli David contro i Golia dei Mainstream Media. Una democrazia permessa dalla rete.

  4. Antonio M.   9 novembre 2016 at 15:55

    Invidio il popolo americano che ha potuto votare per eleggere democraticamente il proprio Presidente. Noi abbiamo un abusivo, bugiardo, non votato da nessuno, che ci è stato imposto e che sta cambiando vergognosamente la Costituzione insieme a Verdini che di fatto è entrato in maggioranza di governo.

    Non ci sarà il quorum per cui andate a votare. #IoVotoNo al referendum della schiforma costituzionale. Deve andare a casa dopo il voto.
    https://www.facebook.com/WIlM5s/videos/778951565538519/

    Questa è la libertà di informazione del nostro paese. Pochi giorni fa. Una vergogna.
    https://www.facebook.com/saramarcozzi.M5S/videos/1120880964698936/

    Sindaco di Teramo Christian Francia.

  5. sigma   9 novembre 2016 at 20:05

    FRANCIA TI VOGLIAMO SINDACO. CANDIDATI!

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