Siracusa: La Grecia d’Occidente

di Sergio Scacchia  –  paesaggioteramano.blogspot.it

Vento, soffio, respiro, tutto racchiuso in un termine di origine greca: Anemos. Rimembranze scolastiche: è il principio da cui, secondo gli antichi, nascono pensieri, sentimenti e coscienza morale dell’uomo.

Ragazzi, non avevo mai visto un frassineto, dovevo arrivare fino in Sicilia per poterlo ammirare. Qui, nel silenzio, c’è come un fluido che muove l’universo.

La nostra guida ha un nome classico, Antonino, anche se mi sarei aspettato semmai un Calogero. Parla dei frassineti rimasti, come di musei a cielo aperto. Spiega, col più classico degli accenti siculi, che nell’isola, di queste colture ne sono rimaste davvero pochine. Era un patrimonio forestale ragguardevole, su terreni marginali e scoscesi, lavorati a fatica ma con passione. Oggi solo tre, massimo quattrocento ettari sono in piedi: nel palermitano di Pollina e Castelbuono e nel siracusano, in questa minuscola porzione di terra a pochi chilometri dall’isola dell’Ortigia.

È autunno e da poco i frassinicoltori hanno finito di incidere le cortecce dei tronchi per estrarre un liquido. Lo fanno in estate per prelevare una sorta di resina che, esposta al sole torrido siciliano, diventa rappresa e a forma di stalattite biancastra: è la mitica manna.

Ripenso al deserto, al lungo viaggio quarantennale del popolo eletto di Dio, alla disperata ricerca della Terra Promessa. Antonino spiega che la manna non deve entrare a contatto con la corteccia. Ci vuole abilità ed esperienza per conservarla pura. Servirà come blando purgante, regolatore intestinale, sedativo della tosse, dolcificante per diabetici.

Negli anni ’50 la raccolta di questo magico liquido vischioso era l’attività prevalente delle famiglie, soprattutto di quelle stanziate sulle Madonne, e questo fino al secondo dopoguerra. Oggi solo qualche vecchio raccoglie manna e a tempo perso.

L’Ortigia e Siracusa sono luoghi di bellezza inestimabile. La città di Archimede esiste dal 734 a.C., ma ci pensate? Era l’anno in cui i Corinzi, quelli che in seguito saranno destinatari di alcune accorate lettere di San Paolo che cercava di evangelizzarli, la fondarono sulle rocce esposte ai venti dello Ionio. Uomini di mare e d’avventura.

Oggi, a distanza di due millenni, la città di Aretusa, può vantare il prestigioso riconoscimento dell’Unesco di patrimonio dell’umanità, sia per le qualità paesaggistiche e naturalistiche che per l’enogastronomia e l’artigianato. Se vedeste quanta bellezza nelle creazioni dei pupi, nelle meraviglie di papiro e nei ricami dei tessuti.

Si, perché Siracusa custodisce mirabilmente il suo passato. Cicerone, non a caso, la definì “la più grande e la più bella delle città greche”, mettendola al pari di Atene, Cartagine e la stessa Roma, come suggestiva capitale di cultura per ogni tempo.

La mia tappa è l’isolotto di Ortigia, collegato alla terraferma attraverso tre ponti: il Piccolo, con i resti dell’arsenale greco, il Grande con un panorama da urlo, e il recente dedicato a Santa Lucia.

Che poesia fermarsi davanti ai resti del più antico tempio dorico in pietra dell’intero occidente. Era una meraviglia dedicata al dio Apollo. Davvero Siracusa è la capitale storica, spirituale, culturale e religiosa della Grecia d’Occidente.

Attraverso a testa in su l’antica via del Littorio, oggi corso Matteotti, per giungere al cuore del centro storico. Mi fermo per un caffè nel bar in piazza. Decido di regalarmi un classico cannolo siciliano. Ammiro questo luogo dell’anima.

Come di consueto nella mia testa parte la molla della fantasia. Immagino altri tempi. Vedo una scena in città grandiosa. Un colpo d’occhio indimenticabile. La folla, straripante, che inonda come un fiume in piena strade, alberghi, pensioni. Torme infinite di pellegrini che intonano salmi di lode, canti d’ascensione. Mirabilmente e inaspettatamente, musulmani, cristiani, ortodossi, convivono negli stessi spazi vitali.

Per un singolare scherzo del destino, immagino la Pasqua ebraica che coincide sia per il mondo cattolico che per le chiese ortodosse. I figli di Maometto invece, ricordano l’ascensione al cielo del profeta inviato da Allah. Maometto, sulla sua giumenta alata al Buraq, era salito oltre le nuvole, accanto al suo Dio.

Immagino Siracusa come grande capitale delle religioni, un insieme di palazzi, piazze, salite ripide, scalinate interminabili simili a stoffe multicolori che si dipanano a fatica fin sulla spianata del luogo sacro, proprio qui. È il sogno architettonico di una città aperta a tutti, da consumare, da vivere.

In realtà nella piazza c’è il grande vociare di gruppi di studenti in visita, famiglie con pargoli e coppie intente a fotografare con lo smartphone. Tra i palazzi d’epoca s’incastra mirabilmente la Cattedrale, il simbolo della città, divenuta da tempio dorico dedicato ad Atena a chiesa barocca, in una sorta di viaggio a ritroso nel tempo.

Qui tutto parla di Santa Lucia, la patrona di Siracusa, e del suo martirio. Dove fu seppellito il suo corpo venne eretto un tempietto ottagonale, ancora oggi definito Il Sepolcro, di rara valenza artistica.

Il barista intanto mi ha notato. Ha capito il mio interesse per la sua città e mi dice sorpreso: “Come, lei non va ad ammirare Caravaggio?”. Incredibile! C’è un dipinto del Caravaggio esposto in città, il mio pittore preferito e io non ne sapevo niente! Quant’è facile cadere nell’ignoranza!

È custodito nel palazzotto gentilizio che chiude la piazza. All’interno la sensazione è quella di ritrovarsi sospesi nel tempo. Una suggestiva mistura di elementi minimalisti fanno da cornice al dipinto in fondo alla sala.

Il “Seppellimento di Santa Lucia” è la prima opera del genio il quale, appena sbarcato a Siracusa all’indomani della sua fuga da Malta, volle ringraziare la santa per essersi salvato dal mare. Era l’ottobre del 1608 e il dipinto fu terminato proprio il 13 dicembre, festa della patrona. Subito dopo il grande pittore si trasferì a Messina. Fu un’esecuzione rapida, eppure che grandezza di chiaroscuri, che potenza di colori! Mi impediscono di fare foto. Sono costretto a comprare un libercolo dove poter fotografare l’opera.

Il viaggio sino alle origini più antiche di Siracusa termina nel parco archeologico di Neapolis. Ci arrivo che è appena finito il temporale e il cielo è una sorta di blu melanzana che pian piano diventa pallido e tendente al bianco.

Che fantastica avventura è la vita! Guardi il cielo e il suo blu è sempre e solo blu. Poi, ti prendi la briga di guardare meglio. Accarezzi con gli occhi il paesaggio e scopri i blu grigi, i blu scuri, i blu impolverati, i blu lavanda. Peccato che, allontanatomi dai rumori della città, dalla sua esuberanza, mi sono caduti addosso gli strepiti, il vociare confuso dei tanti turisti che a migliaia, ogni giorno, riempiono il parco.

I greci qui diedero a questo ultimo dei cinque quartieri della Pentapoli, il nome di “nuova città”. L’anfiteatro romano è splendido con la sua arena circondata dai resti della cavea. Inusuale anche la visita all’Orecchio di Dionisio, anfratto misterioso nella roccia, nome che fu dato proprio dal Caravaggio durante la sua visita.

Mi affaccio lungo la terrazza calcarea delle Latomie, le antiche cave di pietre da cui venivano estratti materiali per costruire gli edifici. La piana costiera digrada verso Ortigia. È il tramonto di un giorno che è stato indimenticabile. Tutto riesce a toccarti il cuore. Quella strana carnalità che sento nell’aria forse è Dio che mi siede accanto.

Info

Sono partito da Bologna con Ryanair verso Catania. Ci sono due voli al mattino, tutto a prezzi convenienti.

Da Catania a Siracusa è una sola ora di viaggio.

Il parco archeologico della Neapolis ha un ingresso al costo di 8 euro. Tel. 093166206

Un interessante museo è quello del papiro in viale Teocrito n. 66. Tel. 093122100. Troverete la storia del papiro e una interessante raccolta di antichi papiri risalenti al XV secolo.

Simpatico il Museo dei Pupi con la storia e la tradizione dei pupi siciliani.

Ipogeo, bellissimo percorso sotterraneo tra pozzi e resti di antiche cisterne. Il luogo di riparo dai bombardamenti nell’ultima guerra. Piazza Duomo, ore 9-13 e week 19-22,30.

Il Caravaggio lo ammirate nell’area Soprintendenza Beni Culturali in piazza Duomo n. 14. 

2 Responses to Siracusa: La Grecia d’Occidente

  1. Toro Seduto

    6 novembre 2016 at 18:31

    Ah, la Sicilia…

  2. Antonio

    6 novembre 2016 at 18:43

    Sicilia, bedda!

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