Contro le donne: Storia e critica del più antico pregiudizio

Contro le donne: Storia e critica del più antico pregiudizio

di Maria Cristina Marroni  –

contro-le-donne-di-paolo-ercolani-copertina
La copertina del libro, edito nel 2016 da Marsilio

“Cos’è che perpetua, nei secoli e nei continenti, l’odio verso la donna?

Risposta: la sua debolezza, perché è quella di tutti”

(André Glucksmann, “Il discorso dell’odio”)

Quando penso all’immagine plastica dell’indipendenza femminile mi viene in mente un balletto di danza classica: il corpo fragile di Odette che volteggia libero e leggero, dominando lo spazio e il tempo. Un corpo solo al comando: quello della prima ballerina, incarnazione della levità e della luminosità. È proprio così che immagino le donne lottare nel tempo: con una determinazione silenziosa contro il destino segnato, che le voleva perdenti in partenza.

È facile rintracciare i giudizi di valore sputati nel corso del tempo contro le donne: puttana, brutta o virago. Spesso questi attributi sono stati usati proprio per rovinare la reputazione di donne di valore.

Thomas Bernhard ripeteva: “Quando una donna diventa troppo forte, all’uomo vien voglia di ucciderla”. Proprio per sopprimere la sua autonomia si è sentita la necessità di indebolirla.

Lee Miller, fotografa surrealista e poi reporter di guerra, si rammaricava che in lei, dotata di una bellezza eterea, scorgessero solo un angelo, quando in realtà lei si sentisse un demonio.

Per Picasso le donne si dividevano in due categorie: dee o zerbini. Le prime pian piano gli venivano a noia, delle seconde approfittava fino alla nausea.

presentazione-libro-ercolani-tortoreto-agosto-2016-6
Il filosofo Paolo Ercolani (foto Stefano Uberti)

Il filosofo Paolo Ercolani affronta nel suo ultimo lavoro, Contro le donne, edito da Marsilio, il pregiudizio misogino attraverso una stimolante analisi, cercando una soluzione di carattere sociale e filosofica.

Due cose colpiscono subito in questo saggio: la prima è il titolo, volutamente provocatorio, e la seconda è che l’autore sia un uomo, filosofo per indole, oltre che per studi. In questo modo Ercolani si muove contro quella che può essere definita un’“etica della riserva indiana” o “dell’impermeabile”, che secondo la filosofa americana Martha Nussbaum è “la tendenza a ritenere che soltanto chi appartiene a un gruppo particolarmente oppresso possa scrivere e forse anche leggere correttamente le esperienze di quel gruppo”.

Per rintracciare l’origine della misoginia è necessario risalire molto indietro nel tempo, anzi “Il pregiudizio sulle donne appare non solo come il più antico e radicato, ma anche quello più in grado di superare le differenze etniche e culturali nonché le distanze geografiche”.

In alcuni autorevoli testi della cultura antica cinese si insiste sulla totale dipendenza della donna rispetto allo sposo: “Quando una donna passa dalla casa paterna a quella dello sposo, perde tutto, perfino il nome. Essa non ha più nulla in proprio: ciò che essa porta, ciò che essa è, la sua persona, tutto appartiene a colui che le si dà come sposo”. Inoltre dentro casa lei non sarà altro che “un’ombra e un semplice eco” (L. H. Fincher, Leftover Women: The Resurgence of Gender Inequality in China, 2014).

Paradossalmente uno dei nodi che legano la tradizione pagana e quella cristiana è proprio quello della “difettosità consustanziale e irrimediabile di cui la donna sarebbe portatrice”. Secondo Platone (Timeo) la comparsa delle donne sulla Terra “è il frutto di una reincarnazione di quegli individui maschili che hanno mostrato pusillanimità (deiloì) e commesso ingiustizie (ádikoi) nella vita precedente”. Quindi una mera reincarnazione di uomini usciti male.

Più tardi anche San Tommaso, riprendendo Aristotele, apostroferà la donna come “maschio mancato o menomato” (mas occasionatus), la cui sottomissione all’uomo è dovuta a causa del raziocinio che è presente nell’uomo e assente, invece, nella donna.

Nella mitologia pagana sono presenti molti luoghi comuni contro la donna, ma pieni ne sono anche la tragedia greca e la filosofia.

In particolare Eschilo, nella tragedia I Sette contro Tebe, mette in bocca ad Eteocle una condanna senza appello contro le donne: “Vi domando, bestie insopportabili che non siete altro: credete forse che sia questo il modo migliore per salvare la vostra città? Credete di fare coraggio ai vostri guerrieri accerchiati dentro alle mura, prostrandovi in tal modo davanti alle statue degli dèi della città, strillando e sbraitando come esseri detestabili da chiunque abbia cervello? Mai e poi mai, nella sorte avversa ma anche in quella buona, voglio avere a che fare con la genìa delle donne! La donna! Quando si sente forte è intrattabile, è di una prepotenza impossibile; quando invece ha un qualche timore è un malanno ancora più grande: la donna procura danno alla casa e alla città!”.

Ancora San Paolo parla di sottomissione delle mogli ai mariti en pantí, in tutto: “La donna impari in silenzio con piena sottomissione. Non permetto ad alcuna donna di insegnare o di dominare sull’uomo; voglio invece che stia in silenzio”.

Per Nietzsche, nel cui pensiero la misoginia appare una delle rarissime costanti, con il matrimonio “gli uomini scendono alquanto, mentre le donne vengono alquanto innalzate”, perché la donna con il suo spirito docile opera “involontariamente contro l’intimo impulso eroico dello spirito libero”, ovvero il maschio, danneggiato proprio dalla sua debolezza.

Per Schopenauer  “le donne sono adatte a curarci ed educarci nell’infanzia, appunto perché esse stesse sono puerili, sciocche e miopi, in una parola tutto il tempo della loro vita rimangono grandi bambini”.

Anche Kant si esprime in modo assai sprezzante quando scrive che le donne colte “adoperano i libri pressappoco come l’orologio, che esse portano per far vedere che ne hanno uno, sebbene esso sia fermo o non vada col sole”.

Per superare dunque questo radicato e trasversale pregiudizio, Ercolani propone di valorizzare il ruolo della donna in un più ampio progetto di neo-umanesimo, ovvero “la resistenza rispetto alla spinta fortissima di istanze (mercato, tecnica, certi assolutismi religiosi, un determinato femminismo post-modernista) che lavorano di fatto per la costruzione di un mondo post-umano. Purtroppo l’uguaglianza formale si può rivelare insufficiente: essa va normata attraverso disposizioni specifiche”.

Per il passaggio da una visione “androcentrica” a “umanocentrica” della società, in cui si riconosca una visione integrale dell’uomo, sono fondamentali due aspetti: l’educazione, quella familiare e quella scolastica, e la politica. La prima deve contribuire “a estirpare abiti mentali dogmatici, tradizionalisti e sostanzialmente responsabili della formazione e perpetuazione del pregiudizio misogino”; la seconda deve orientarsi “ad affermare la questione femminile come momento fondamentale del conflitto sociale e della lotta di classe e, di conseguenza, considerare l’effettiva e completa emancipazione della donna come una conquista coerente con una società che tuteli l’uguaglianza e la libertà di tutti”. Non sarà un compito semplice.

presentazione-libro-ercolani-tortoreto-agosto-2016-8
Maria Cristina Marroni (foto Stefano Uberti)

Purtroppo è di pochi giorni fa la notizia che il presidente uscente della Fidal (Federatletica) Alfio Giomi, di nuovo candidato all’incarico, abbia dichiarato che il compito di presidente federale non sia adatto a una donna: “La vita di una donna, magari madre e moglie, è difficilmente compatibile con l’attività federale al massimo livello proprio per la mole di lavoro”.

E non mi soffermo sulla questione misogina che infiamma la campagna elettorale americana in queste settimane. È evidente come sia ancora lunga la strada da percorrere per cancellare le reminiscenze, le tradizioni, le tare ataviche che ci portiamo dietro e che abbiamo dentro.

Ma il libro di Ercolani si pone come una pietra miliare che ci indica a che punto siamo, quanta strada abbiamo percorso e quanta ancora ne rimane da fare.

Difficile da estirpare il pregiudizio misogino, come l’erba cattiva.

2 Responses to "Contro le donne: Storia e critica del più antico pregiudizio"

  1. Francesco Di Sabatino   29 ottobre 2016 at 15:37

    Ringrazio molto per gli spunti, questo blog è sempre aquilino.

  2. Maria Cristina   29 ottobre 2016 at 15:50

    Grazie mille a Lei per averci onorato della lettura.

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.