Il Lavoro è il vero terremoto italiano che travolge nove milioni di persone

Il Lavoro è il vero terremoto italiano che travolge nove milioni di persone

di Christian Francia  –

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Uno scherzetto di Halloween è già pronto per Matteo Renzi

Ieri la terra è tornata a tremare tra le Marche e l’Umbria e anche i teramani sono ripiombati nella paura. Molti hanno dormito nelle automobili o sono scappati nelle case al mare.

Scuole e università sono chiuse e la sensazione continua ad essere di pericolo costante, non tanto per le prossime scosse di terremoto, quanto per l’inerzia delle istituzioni che cazzeggiano ad libitum e non si assumono mai la responsabilità di chiudere gli edifici insicuri, di mappare quartieri e case, di censire gli immobili uno ad uno dotandoli di apposita carta di identità contenente l’esatta quantificazione del rischio al quale è esposto il fabbricato (ovviamente non lo farà mai nessuno, perché in tal modo si deprezzerebbero tutti gli immobili con danni enormi per l’economia, perciò preferiamo rischiare la pelle piuttosto che imitare il Giappone, laddove un terremoto di intensità 6.0 fa ridere i polli).

In queste occasioni diventa d’obbligo fare riflessioni a 360 gradi sulle nostre condizioni di vita.

Domanda: È matura, dopo tre anni di governo Renzi, una discussione sull’efficacia delle politiche governative?

Io dico di sì e sostengo che Renzi sia inequivocabilmente un grandissimo paraculo perché ha pensato costantemente al suo tornaconto elettorale (con i condoni mascherati, con i bonus e le mance date ad alcune categorie sociali), ma non ha mai pensato al bene della collettività nel lungo periodo, non ha avuto visione e lungimiranza, rimandando ai posteri il pagamento di un debito pubblico sempre più mostruoso (e mai così ingente), rinviando alle calende greche le clausole di salvaguardia che incombono sul nostro sistema fiscale e che minacciano l’innalzamento senza fine dei balzelli, rimandando sine die un piano strategico di difesa dai rischi sismici e idrogeologici, con ricostruzione del territorio e salvaguardia del patrimonio storico-artistico.

Ma con quale faccia qualunque italiano ancora può pensare di dargli fiducia? Ormai i pochissimi che ancora elogiano Renzi sono ridotti a due categorie: gli opportunisti sempre sul carro del vincitore (i Luciano D’Alfonso, le Manola Di Pasquale, i Luciano D’Amico, i Tommaso Navarra); oppure la feccia della società (ignoranti, reietti, pecore, incolti, moderati, governativi, criminali, cinici, bruti, lecchini, servi, lacchè).

Le bugie e le falsità governative sono talmente tante che è impossibile smentirle tutte. Ad esempio il governo esulta per aver recuperato 14 miliardi di euro all’evasione fiscale nel 2015 (avendo in tal modo stabilito un record storico), ma mente spudoratamente.

È sufficiente leggere i dati forniti dal professor Raffaello Lupi, Ordinario di Diritto Tributario presso l’Università di Tor Vergata, per smascherare Pinocchio.

I famigerati 14 miliardi di imposte recuperate sono solo un bluff perché la metà, cioè sette miliardi, non sono vero recupero di economia sommersa o di lavoro nero, bensì pagamento ritardato di imposte da parte di coloro che avevano già dichiarato di doverle quelle tasse, ma poi non avevano avuto i mezzi per onorare i loro debiti con il fisco.

Per cui quei debiti erano già noti in quanto i contribuenti stessi avevano correttamente denunciato i loro redditi e le relative tasse da pagare che però non avevano potuto versare per evidenti carenze di liquidità. Conteggiare tali sette miliardi nelle statistiche del recupero dell’evasione è da veri imbroglioni.

Ma dentro quella cifra ci sono pure 3 miliardi frutto di “contestazioni interpretative” (tipo la Apple che contesta l’applicabilità di talune norme fiscali) cui non sono attribuibili nemmeno dieci centesimi derivanti dall’economia sommersa.

Di nero vero, di reale recupero dell’evasione, c’è meno di due miliardi (sui 14 sbandierati dal governo), ma occorre sottolineare come la Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia costino ai contribuenti ben tre miliardi di euro l’anno.

Per cui i presunti sforzi per punire gli evasori rendono addirittura meno di quanto ci costano le strutture preposte al recupero. Paradossalmente ci converrebbe smantellare il Fisco e lasciare che le tasse si paghino in base ad una libera scelta dei contribuenti, così da ottenere un miliardo in più di quanto abbiamo in cassa perché la baracca ci costa più di quanto recuperiamo ai ladri e ai furbetti.

Questo giusto per chiarire quanto sia stronzo quel mascalzone che sta a Palazzo Chigi.

Ma il dramma principale che affligge l’Italia è un altro. Il tumore maligno sta tutto nella tragedia del lavoro, nella sua assenza, nel suo sfruttamento, nella sua precarizzazione, nella sua perdita di diritti.

Il cittadino senza diritti e senza lavoro, oppure lavoratore sfruttato, perde dignità, autonomia, amor proprio, sicurezza, fiducia nel futuro, e quindi si deprime, si scoraggia, si dispera, si suicida, si sente inutile, sfascia la famiglia, non fa figli, si rassegna, scivola ai margini della società, cede alla furbizia, si arruola nella criminalità organizzata, diventa un pericolo per sé e per la società.

Pochi ricordano che il 23 luglio 1993 venne firmato un protocollo sul lavoro tra quelle fogne chiamate sindacati (Cgil, Cisl e Uil), quella cloaca di interessi privati chiamata Confindustria e il Governo Ciampi.

Quel patto epocale per il Paese sulla politica dei redditi e dell’occupazione, sugli assetti contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo, prevedeva una moderazione salariale in cambio di sviluppo e nuovi diritti: dopo 23 anni possiamo constatare amaramente che la moderazione salariale c’è stata, mentre lo sviluppo non c’è stato per nulla e i diritti dei lavoratori sono sensibilmente diminuiti grazie soprattutto a quel letamaio del governo Renzi (che avrebbe dovuto essere di sinistra e quindi rappresentante privilegiato dei poveri e dei lavoratori).

C’è un’altra bomba pronta ad esplodere nel 2018, e non è quella elettorale, bensì quella della fine dei tre anni di decontribuzione stabiliti dal governo per il 2015, 2016 e 2017. Infatti nel 2018 centinaia di migliaia di lavoratori vecchi e nuovi rischiano di perdere il posto e sarà quello lo tsunami umano che si abbatterà sulle elezioni politiche con la forza di un uragano.

Il governo si vanta del fatto che la disoccupazione complessiva sia all’11,5% e quella giovanile al 39,2%. Ma qualcuno crede davvero che i numeri reali siano questi? Intanto fra i lavoratori vengono conteggiati pure quelli che prendono un voucher ogni morto di papa, per cui considerare occupato chi raggranella cento o duecento euro al mese è una beffa ridicola.

Occorre poi non prenderci in giro da soli: l’area del disagio occupazionale raggiunge in realtà ben 9 milioni di persone:

3 milioni sono i disoccupati ufficiali (il famoso 11,5% del tasso ufficiale di disoccupazione);

2,5 milioni sono le persone con contratto a scadenza, che stanno “come d’autunno sugli alberi le foglie” (citazione da Ungaretti);

500.000 sono i cassintegrati (che il lavoro evidentemente non ce l’hanno);

1,5 milioni sono i rassegnati, cioè persone che non lavorano e non lo cercano nemmeno più il lavoro, pur essendo in età produttiva, perché sono sicuri di non riuscire a trovarlo;

1,5 milioni sono i lavoratori part-time involontari, cioè a dire che sono costretti a lavorare meno dell’orario pieno pur volendo lavorare a tempo pieno.

In totale fanno nove milioni di persone in età produttiva che navigano in un mare di merda e che si barcamenano con le pensioni dei nonni, con l’aiuto dei genitori (spesso vivendoci ancora insieme), con l’unico vero ammortizzatore sociale rappresentato dalla famiglia.

È necessaria una rivoluzione etica che metta al centro le disuguaglianze e le riduca, altrimenti si annuncia un’epoca rivoluzionaria in tutto il mondo.

Perché da troppo tempo vige una liberalizzazione selvaggia dove domina la legge del più forte, il mors tua vita mea, dove è del tutto assente un’economia per l’uomo (mentre avviene l’esatto contrario: l’uomo schiavo dell’economia) e questa situazione sta distruggendo il mondo sia dal punto di vista del clima che dal punto di vista dei rapporti umani.

Questa è la verità riconosciuta da tutti gli studiosi e dagli osservatori liberi e indipendenti, ma che continua inspiegabilmente ad essere ignorata da una politica sorda e cieca incarnata da vigliacchi figli di puttana (ogni riferimento al PD renziano e ai forzaitalioti dell’ultimo ventennio è fortemente voluto).

La rivoluzione sta crescendo e la rabbia esploderà nelle urne delle elezioni politiche del 2018, poi speriamo che i nuovi governanti sappiano imprimere una svolta, fare una rapida inversione ad U e iniziare a combattere le disuguaglianze e il disagio, ridare diritti certi ai lavoratori e reddito di cittadinanza a tutti, restituire dignità alle persone e tranquillità alle famiglie.

Ma non c’è da sperarci troppo.

Per quanto ci riguarda continueremo a fare i ribelli, i quali – a differenza che in una rivoluzione, la quale è per definizione di massa – sono coloro che si ribellano individualmente insorgendo contro l’autorità, sono i velleitari, gli idealisti, gli ingenui forse, coloro che rifiutano obbedienza e sottomissione, coloro che non subiscono passivamente costrizioni né imposizioni esterne, coloro che oppongono resistenza e non si lasciano vincere.

Siamo sognatori e utopisti? Forse. Ma crediamo in quello che pensiamo e ci comportiamo di conseguenza, cosucce che una volta definivano il galantuomo.

In ossequio a questi valori mandiamo tutti i giorni a fare in culo Matteo Renzi (come e più ancora di come abbiamo fatto con Berlusconi), mandiamo a fare in culo il PD (come e più ancora di Forza Italia), mandiamo a fare in culo il prescritto governatore dell’Abruzzo, mandiamo a fare in culo il sindaco di Teramo, perché sono al di là di ogni ragionevole dubbio dei nemici della società che lavorano per gli oppressori e contro il popolo che dovrebbero rappresentare, difendere e aiutare.

E il vaffanculo è solo l’antipasto di quello che dovrà succedere, se tutto non dovesse cambiare.

4 Responses to "Il Lavoro è il vero terremoto italiano che travolge nove milioni di persone"

  1. Antonio M.   27 ottobre 2016 at 18:50

    Caro Christian, riesci sempre a superare te stesso in maniera ineguagliabile. Sei un purosangue donato a questa terra teramana, linfa vitale per una società civile degna di tale nome. Il tuo coraggio, la tua competenza, la tua brillante cultura spero sia messa a frutto dai teramani nell’acclamarti ad essere il Sindaco di questa città!
    Essere un ribelle non ha prezzo!

  2. Anonimo   28 ottobre 2016 at 14:14

    Purtess scarogne?

  3. Leda Santosuosso   28 ottobre 2016 at 15:08

    grande, come sempre…
    e allora un gran bel VAFFA a tanti!
    🙂

  4. Anonimo   30 ottobre 2016 at 21:19

    E’ certo… port scarogne…

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