Mussolini e le donne

Mussolini e le donne

di Nino Pace  –

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Benito Mussolini e la sua amante Claretta Petacci

Quando si evoca la figura di Benito Mussolini nell’immaginario collettivo femminile compare il vero maschio italiano, il “toro da monta” (l’uomo che dopo i 50 anni riusciva ad avere un rapporto sessuale al giorno), in quanto tale nomea fu pubblicizzata e lui stesso usava pavoneggiarsene.

Famosi sono i suoi ritratti a torso nudo, per mettere in risalto il corpo muscoloso, a cavallo o tra i trebbiatori di grano.

Lo scrittore Franco Rovere, con il suo libro intitolato “Vita amorosa di Claretta Petacci”, edito nel 1946, ridimensiona un po’ il fenomeno.

Il Duce pare dedicasse solo mezz’ora del pomeriggio alle donne, interrompendo il suo faticoso lavoro a palazzo Venezia di Roma, rilassandosi in una saletta adiacente il suo studio.

Della mezz’ora, tra i convenevoli, il caffè, svestirsi e vestirsi, possiamo ipotizzare che rimanessero pochi minuti per l’atto sessuale vero e proprio, ma lui credeva di soddisfare le partner (soleva dire a Claretta: “abbiamo trovato la continuità giornaliera e l’intesa”).

Della capacità di procreare del “Capo del Fascismo”, “padre” della Patria al pari dei Savoia, non ci sono dubbi; si va da Albino Benito avuto dalla prima moglie (emarginato in quanto personaggio scomodo) ai figli regolari avuti dalla moglie, Rachele Anna Guidi, ad altri figli naturali per un totale pare di una decina.

Per quanto riguarda l’amore sentimentale per le donne, si parlò molto della passione di Benito per Margherita Grassini coniugata Sarfatti (una ricca ebrea, prima socialista turatiana e poi interventista e fascista) la quale, essendo una delle maggiori esponenti del Futurismo, lo spinse a prendere il potere (“o marci su Roma o muori” gli ripeteva in continuazione Margherita).

Pochi tuttavia sanno che la donna con cui ebbe una relazione di lunghissima durata (12-13 anni, anche durante la relazione con Claretta, mandando su tutte le furie quest’ultima) fu una matrona romana: Romilda Ruspi sposata Mingardi.

Un po’ avanti con l’età, pare che le sue morbide rotondità riuscivano a dare al Capo dello Stato quella sicurezza che forse non aveva ricevuto dall’affetto materno durante l’infanzia.

Romilda seppe interpretare il suo ruolo di amante senza rivendicare nulla dall’uomo così potente. Alla nascita di un figlio (di cui ignoriamo l’identità), pare frutto della loro relazione, sembra che Mussolini abbia regalato alla Ruspi un appartamento e 15.000 lire in contanti.

Il rapporto con la ventiquattrenne Clara Petacci (siamo nel 1936) nasce dall’avvicinamento della ragazza al Duce per quel fascino che i leader esercitano sulle donne in quanto appagano il loro bisogno ancestrale di garanzia di poter crescere la prole con maggiore sicurezza.

Claretta, di certo, non era una santa e proprio Rovere ci descrive l’ambiente “libertino” in cui vivevano le figlie Petacci e il loro fratello Marcello; data la sua giovane età la Setacci ricordava a Benito la sua primogenita Edda, focosa e cocciuta come il padre, e perciò la considerava un po’ figlia e un po’ amante; la coccolava e la prendeva (Mussolini usava il termine “prendere” con il significato di “accoppiamento”).

Nino Pace
Nino Pace

Non avendo una cultura che le permettesse la sopravvivenza, ma al contrario solo sensibilità e idealismo, l’unica possibilità che aveva era seguire il “crepuscolo del dio” per poter completare il quadretto da consegnare alla storia intitolato: “Il Capo e la Sua Donna si sono accoppiati per l’eternità”; e così volle finire a tutti i costi a Giulino di Mezzegra e quindi il giorno dopo penzolare insieme al Suo Lui a Piazzale Loreto in Milano.

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