Marco Chiarini: un politico buffone alla corte di un sindaco pagliaccio

Marco Chiarini: un politico buffone alla corte di un sindaco pagliaccio

di Christian Francia  –

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Marco Chiarini ha fatto la fine del fiammifero: come politico si è bruciato in un tempo brevissimo

 

Prima i fatti, poi la mia opinione.

Poco più di quattro mesi fa il sindaco di Teramo nominava assessore comunale alla Cultura Marco Chiarini, un disoccupato che fino a pochi mesi prima si guadagnava da vivere con lo stipendio pubblico da Co.Co.Co. che gli passava l’Istituto Zooprofilattico di Teramo per fare l’illustratore e il graphic designer, qualifiche assenti nel suo curriculum.

Chiarini al tempo era già consulente a pagamento del Comune di Teramo, il quale gli aveva affidato fiduciariamente incarichi improbabili per uno come lui che ha fatto studi di regia cinematografica.

Chiarini si era precedentemente distinto per un particolare grado di piaggeria nei confronti di Maurizio Brucchi, il sindaco peggiore della storia aprutina, al presumibile fine di rendersi appetibile per nomine ed incarichi remunerati con soldi pubblici, cosa che puntualmente si è verificata.

Chiarini non ha mai chiarito pubblicamente come abbia ottenuto gli incarichi all’IZS, lasciando ampio margine ai dubbi del caso sulla legittimità degli stessi.

Ad ogni buon conto, Chiarini ha accettato l’incarico assessorile nel giugno 2016, pur sapendo di essere un assessore senza portafoglio, in quanto il Comune non aveva stanziato un solo euro in bilancio nel capitolo Cultura. Pur tuttavia, Chiarini era consapevole di godere di uno stipendio annuo da 27.000 euro, pur non potendo gestire nessuno stanziamento.

Chiarini, fino a prova contraria, è il mandante diretto o indiretto dell’affidamento fiduciario ad una società notoriamente tacciata di essere molto vicina al consigliere regionale Paolo Gatti – la Neo Comunicazione – dell’incarico di organizzare gli Stati Generali della Cultura, per un importo presumibile di 26.000 euro (dei quali 23.000 finanziati dalla Fondazione Tercas).

Gli Stati Generali, appena conclusisi, si sono rivelati un completo fallimento a detta di tutti gli osservatori presenti, tanto che i quotidiani hanno rendicontato pure la delusione dell’assessore stesso.

Oggi, all’indomani della chiusura degli Stati Generali, Marco Chiarini ha rassegnato le proprie dimissioni da assessore per i seguenti motivi:

1) “Mi ritrovo nuovamente schiacciato in un meccanismo amministrativo che non facilita il raggiungimento dei miei obiettivi di Assessore”. Perché nuovamente? Quali altre volte in soli quattro mesi – e con le ferie estive di mezzo – Chiarini è stato schiacciato dai meccanismi amministrativi?

2) “Non trovo più le condizioni per proseguire”. Ah no? Per quali motivi?

3) “Credo, invece, di poter offrire alla cittadinanza un servizio migliore stando fuori da quel sistema di cui ora sono molto critico e deluso, avendo tentato inutilmente di intervenire dal suo stesso interno”. Chiarini è deluso dal sistema, ma a chi si riferisce in particolare? Sarebbe un dovere chiarirlo, visto che lo stipendio glielo abbiamo pagato noi fino ad oggi.

4) “Un clima e un sistema di abitudini consolidate che mi hanno prosciugato tutte le energie, impegnandomi in incombenze secondarie invece che lasciarmi sviluppare riflessioni e azioni strategiche. Tra tutte mi riferisco all’inconcepibile, per me, situazione di scontri e attacchi interni alla maggioranza che hanno minato periodicamente le mie certezze, il mio modo di intendere il mandato e il rapporto con i colleghi del Consiglio Comunale. Le polemiche sui giornali sul mio lavoro, i commenti sagaci o critici sui social network sono nulla in confronto a questo, anzi, credo che ne siano una conseguenza”. Chiarini punta il dito contro gli scontri interni alla maggioranza, per cui in assenza di ulteriori precisazioni non si può che dedurne una responsabilità generalizzata di assessori e gruppi consiliari di maggioranza i quali di fatto si sbranerebbero fra di loro infischiandosene del bene pubblico.

Il sindaco ha chiesto a Chiarini di “congelare” le sue dimissioni e di fare ulteriori riflessioni nelle prossime 72 ore, per valutare una eventuale prosecuzione dell’incarico.

Sin qui i fatti. Adesso le mie considerazioni al riguardo.

Intanto, se Chiarini fosse davvero deluso e non se la sentisse di proseguire, non si capisce cosa potrebbe accadere di veramente decisivo in 72 ore per fargli cambiare idea, considerato che lui stesso ha parlato di un “sistema”, cioè a dire una macchina con metodi cristallizzati che è immutabile nel breve periodo.

Già per questo motivo, il fatto che il sindaco lo abbia chiamato e lo abbia convinto ad ulteriori riflessioni denota che sia in atto una messinscena, perché – ove ciò non fosse – Chiarini avrebbe dovuto declinare ogni ulteriore riflessione in quanto la serietà e la coerenza dovrebbero impedirgli di fare figuracce, e questo perché se un uomo matura una decisione e la mette per iscritto comunicandola a tutti, perderebbe la faccia se in 72 ore fosse disposto a tornare sui suoi passi senza che nessun accadimento concreto abbia mutato le carte in tavola (e modificato quel “sistema” che è la causa delle dimissioni).

Il solo fatto di accettare un periodo di riflessione evidenzia l’incoerenza del personaggio il quale, non appena annunciato al mondo di aver rimesso il mandato assessorile, si mostra flessibile a rimangiarsi la parola.

Del resto, se un uomo accetta di farsi pagare 27.000 euro l’anno di soldi pubblici per gestire una materia con zero euro in bilancio, è evidentissimo che si tratti di un soggetto che necessita di uno stipendio per mettere insieme il pranzo con la cena, oppure è un avido che pur di mettersi i soldi in tasca è disposto a ballare sul palco senza calzamaglia, senza scenografia, senza luci e senza regia.

Se questa ricostruzione è plausibile Chiarini non ha mai rassegnato le proprie dimissioni, ma ha soltanto messo in scena una presa di posizione dura nei confronti dei suoi avversari interni alla maggioranza, facendo vedere che è disposto all’estremo sacrificio pur di mantenere la propria dignità, la propria coerenza e i propri inderogabili principi ispiratori.

Ma occorre poco tempo per fargli tana: se il ragazzo è persona seria conferma le dimissioni e in tal caso sono disposto a chiedergli pubblicamente scusa; nel caso invece se le rimangiasse ci troveremmo di fronte ad un quaquaraquà che muta opinione a seconda di come varia il tempo, prende decisioni irrevocabili e poi le ritratta come una banderuola al vento il cui unico punto fermo è lo stipendio assessorile che gli garantisce la pagnotta nonostante l’impossibilità oggettiva di realizzare qualcosa di buono per la città di Teramo.

I segnali della farsa ci sono tutti:

a) un noto comico teramano aveva anticipato già ieri le dimissioni di Chiarini, per cui la sceneggiata era già nota e prevedibile;

b) la scelta di tempo è troppo anomala, ad appena un giorno dalla chiusura degli Stati Generali, nella confusione delle idee messe in campo e con gli addentellati che devono ancora realizzarsi nei prossimi mesi;

c) la genericità dei motivi della rottura, senza indicare nomi e cognomi dei responsabili;

d) il fulmine a ciel sereno che sarebbe stato comprensibile solo con una ben più dettagliata lettera contenente tradimenti o idiosincrasie, non quel politichese sciatto che Chiarini ha fatto in fretta ad imparare;

e) quelle dimissioni protocollate, ma seguite subito dopo da una giornata di lavoro assessorile incompatibile con l’addio.

In definitiva, quello che resta è che l’Amministrazione è dilaniata davvero al proprio interno, con gli squali che la compongono che non vogliono morire e sono disposti anche a mangiarsi fra di loro pur di sopravvivere.

In tal senso Dodo Di Sabatino ha detto pubblicamente a Paolo Gatti che è giunta l’ora che “si renda conto che la politica rischia di consegnare Teramo all’antipolitica”.

Traduzione dal politichese all’italiano: guarda che se continuiamo a scannarci fra di noi poi rischiamo davvero di far vincere i grillini, e se succedesse dovremmo andarcene a casa senza stipendi pubblici e senza incarichi ben remunerati.

Ma fino al giorno del giudizio potete stare certi che Chiarini resterà attaccato alla sua poltrona assessorile, da buon politico buffone nominato da un sindaco pagliaccio, sebbene oramai la sua credibilità sia azzerata e la sua carriera nella pubblica amministrazione fosse già scritta nel titolo che gli rimarrà appiccicato addosso: “L’uomo fiammifero” (bruciato in una brevissima stagione nell’inferno della politica locale).

6 Responses to "Marco Chiarini: un politico buffone alla corte di un sindaco pagliaccio"

  1. Antonio M.   25 ottobre 2016 at 14:01

    Per chi volesse oggi dinanzi a Montecitorio è chiamato a manifestare il popolo italiano per il dimezzamento degli stipendi ai parlamentari (tranne i 5stelle che già lo fanno senza nessuna legge!). Alle ore 16 si vota.
    P.s. Francia sindaco!

  2. Anonimo   25 ottobre 2016 at 15:08

    ma la neo comunicazioni ha tutti appalti con enti e cose varie, chi sono? nomi e cognomi?

  3. Antonio M.   25 ottobre 2016 at 15:59

    Ora in diretta dalla camera. Dimezzatevi lo stipendio. Vergogna d’Italia.
    http://www.beppegrillo.it/2016/10/renzinonnasconderti_vieni_alle_votazioni_del_dimezzamento_degli_stipendi.html

    si risparmierebbero 87 milioni di euro all’anno a partire da subito, altro che la porcata della riforma costituzionale. DIMEZZATEVI LO STIPENDIO (il m5s già lo fa senza bisogno di alcuna legge!!) CI SONO MILIONI DI POVERI !!! VERGOGNA

  4. sigma   25 ottobre 2016 at 19:23

    Lo osservo da anni e purtroppo devo riconoscere che Francia ha fatto una radiografia chirurgica…ma può essere che nessuno ha un minimo di dignità?

  5. Francesco Di Sabatino   26 ottobre 2016 at 9:07

    Verissimo che Marco Chiarini sia un buffone.
    Infatti la consigliera Marroni ieri mattina ha spiegato in conferenza stampa che le dimissioni sono «immediatamente efficaci e irrevocabili» in base al Testo unico degli enti locali, per cui Brucchi sarebbe stato ignorantissimo nel sostenere l’ipotesi del «congelamento delle dimissioni».
    Essendo stato tanato, Brucchi ha dovuto spiegare che le dimissioni semplicemente non esistono al protocollo, per cui non sono mai state presentate o formalizzate.
    Quindi è dimostrato l’assunto del presente articolo: questa vicenda è una sceneggiata dove c’è un buffone che si dimette senza dimettersi davvero, e un pagliaccio che respinge le dimissioni che non può respingere solo perché le dimissioni non esistono.
    FATE PENA, SIETE RIDICOLI.

  6. Antonio M.   26 ottobre 2016 at 15:26

    Buffoni si nasce!
    Votateli ancora.
    https://www.facebook.com/WIlM5s/videos/877094315724243/

    https://www.facebook.com/AngeloTofaloM5S/videos/969931526452646/

    Sentite questa cosa consiglia ad una pensionata! Senza vergogna.
    https://www.facebook.com/attivista5stelle/videos/1193626334037948/

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