La guerra civile contro il RefeRenzum e i comizi a pagamento

La guerra civile contro il RefeRenzum e i comizi a pagamento

di Christian Francia  –

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Marco Travaglio spara al Premier cazzaro

L’Italia, secondo la sua peggiore tradizione, è dilaniata da mesi sul solito argomento di distrazione di massa: il referendum.

Guelfi e ghibellini si fronteggiano e si combattono sul SÌ e sul NO come se da una tale guerra civile potesse sortire un vincitore e un vinto, un esito positivo e uno negativo.

La verità, come sanno i più avveduti, è ben diversa: la Storia insegna da tempo che le guerre non sono più capaci di risolvere conflitti ma servono solo ad alimentare l’economia della morte che campa con gli armamenti, le truppe, le guerriglie infinite, la macelleria umana. Allo stesso modo gli spazi della democrazia non servono più a decidere il destino di un popolo ma solo a farlo giocare alle opposte tifoserie mentre le questioni centrali vengono risolte nelle stanze dei bottoni non rappresentative (la Commissione Europea non eletta da nessuno, le Trilateral, i Gruppi Bilderberg, le Massonerie internazionali, le banche d’affari come le J.P. Morgan e le Goldman Sachs, e via discorrendo).

In questa ottica, nonostante la riforma costituzionale sia stata dettata riga per riga proprio dalla J.P. Morgan, è ovvio che il RefeRenzum sulle modifiche costituzionali conta meno di niente ai fini del miglioramento delle condizioni di vita degli Italiani, perché sono i numeri e le statistiche a descrivere come l’attuale Presidente del Consiglio sia inequivocabilmente un grande figlio di puttana.

Basti dire che il nostro debito pubblico ha sfondato ogni record storico sotto il governo del giglio magico, attestandosi su quasi 2.300 miliardi di euro, cifra che indica come le politiche governative sono state fatte come al solito a debito, facendole pagare ai nostri figli, e l’Italia non fallisce ancora soltanto perché c’è ancora uno di nome Draghi che tiene a zero i tassi di interesse. Ma fino a quando? Non appena i tassi si alzeranno di un solo punticino percentuale ci toccherà pagare 23 miliardi di euro in più all’anno di interessi sul debito pubblico, e si noti che l’attuale legge finanziaria che si appresta alla discussione parlamentare ammonta ad euro 27 miliardi.

Ciò vuol dire che siamo tecnicamente morti e in balia degli investitori che posseggono il nostro debito. Ma Renzi è un tale idiota da aver contribuito ad accrescere l’economia in nero italiana, la quale si stima sottragga alle casse dello Stato ben 140 miliardi di euro annui solo di tasse, cioè quasi il 10% del PIL complessivo.

L’evasione fiscale abbandonata a se stessa, unita ai condoni continui come l’ultimo appena presentato sebbene travestito con i soliti anglicismi (Voluntary Disclosure 2), consente ai delinquenti di divertirsi da morire, tanto che la manovra finanziaria viene a buon diritto accusata di trasformare l’Italia in un ente delinquenziale in quanto consente il riciclaggio di Stato poiché chiede ai cittadini di far emergere i contanti nascosti sotto il materasso (i quali sono ovviamente quasi tutti frutto di illeciti) in cambio di una simbolica tassazione.

In tal modo da un lato si bastonano le persone oneste che pagano quanto dovuto all’erario fino all’ultimo centesimo, e dall’altro lato si conduce la Nazione verso quella che gli osservatori più attenti definiscono la “Messicanizzazione” dell’Italia, in quanto è noto che in Messico una fetta rilevante della popolazione vive nell’evasione delle regole e nell’illegalità più totale (sebbene persino il Messico abbia tasse molto più basse delle nostre, una spesa pubblica molto più contenuta della nostra, un rapporto debito-PIL che è un terzo del nostro e la disoccupazione che è un terzo della nostra).

In quasi tre anni di governo Matteo Renzi avrebbe dovuto riaffermare la primazia della legge e valorizzare le risorse umane che abbiamo ancora in gran numero, cosa che non è stata fatta visto che il nostro sistema scolastico fa schifo, le nostre università sono fanalini di coda nelle classifiche mondiali e il prosperare dell’illegalità e della criminalità nella vita economica e amministrativa è un fatto evidentissimo.

Bisognava indirizzare la narrazione governativa sul senso del dovere, sull’orgoglio dell’appartenenza, sul lavoro quotidiano che paga sempre, sulla spending review mai fatta; e invece domina un’antropologia suicida da furbetti che se la sfangano rinviando alle calende greche gli aumenti dell’IVA, le clausole di salvaguardia, il pagamento dei debiti, mentre il declino è oramai strutturale e siamo avviati da 25 anni sulla strada dell’abbassamento sistematico del nostro tenore di vita.

A tale proposito, mi sembra importante citare le parole di un uomo che non ho mai stimato, l’ex premier ed ex commissario europeo Mario Monti, il quale fa sembrare Renzi un matusalemme (oppure un Sandro Mariani o un Luciano D’Alfonso che dir si voglia).

Monti respinge un metodo di governo con il quale si è lubrificata da tre anni l’opinione pubblica con bonus fiscali, elargizioni mirate o altra spesa pubblica (…) votare Sì al referendum significherebbe votare Sì al tenere gli italiani dipendenti da questo tipo di provvidenza dello Stato. Sarebbe un Sì a non mantenere con loro un rapporto da cittadini adulti o maturi nei confronti dello Stato (…) a me risulta impossibile dare il mio voto a (…) quel metodo di governo che a mio giudizio è il vero responsabile dei mali più gravi dell’Italia: evasione fiscale, corruzione, altissimo debito pubblico.

Monti seppellisce Renzi nel trapassato prossimo della Prima Repubblica: “è il trionfo di tecniche di generazione del consenso che più vecchie non si può (…) trovo negativo avere tenuto in piedi con l’uso del denaro pubblico queste deformazioni del rapporto degli italiani con la classe politica (…) È la via più facile coltivare il consenso anche con il bilancio dello Stato. Perciò “i problemi dell’Italia non dipendono tanto dalla forma costituzionale e dalla legge elettorale, ma da alcuni connotati fondamentali: l’evasione, la corruzione e una classe politica che usa il denaro degli italiani di domani come una barriera contro la propria impopolarità.

In un colpo solo Mario Monti tratteggia un clientelismo da terzo mondo messo in atto da poveracci del calibro di Renzi, D’Alfonso, Paolo Gatti, Sandro Mariani, Paolo Tancredi e via scendendo.

Più i cittadini si affidano alle mance regalate dagli sfigati che comandano, più fanno la fila nelle loro segreterie personali, più restano attaccati alle raccomandazioni, più fanno i furbi ed evadono, più corrompono e si fanno corrompere, più l’Italia scivolerà giù nell’inferno della povertà e della disperazione, come infatti sta accadendo visto che l’ultimo rapporto della Caritas racconta come ci siano più poveri nelle fasce giovani che in quelle anziane.

E questo è divenuto talmente un Paese per vecchi che l’attuale manovra finanziaria del giovane Renzi stanzia 7 miliardi per le pensioni e gli anziani, mentre elargisce solo 500 milioni per i giovani, dimostrando la miopia di un furbetto che sa come sia necessario comprarsi il voto dei vecchi (che ancora vanno alle urne), ma è inutile sperare nel consenso dei giovani che sono lontani anni luce dalla politica e non vanno più a votare (peggiorando sempre più la loro condizione proprio perché non rappresentano una clientela per i politici).

Intanto la corruzione dilaga ad ogni livello, con la Polizia – è notizia di pochi giorni fa – che scopre tariffari veri e propri dove si mette nero su bianco che il costo per corrompere la classe politica ammonta al 5% dell’appalto, mentre il costo per corrompere i burocrati è del 2% dell’appalto.

Il tutto in barba alle Autorità AntiCorruzione nominate dal governo come specchietto per le allodole, ma che non hanno ridotto di un euro il costo esorbitante di una corruzione sistemica (perché, come dice Davigo, in Italia conviene delinquere, tanto le leggi in vigore non mandano in galera nemmeno un corrotto reo confesso).

Ed è altrettanto evidente che conviene evadere le tasse, visto che nelle patrie galere stazionano solo 260 persone per reati fiscali, un record che nemmeno nel microscopico Lussemburgo possono vantare.

renzi-e-dalema-ritorno-al-futuroIn questo disastro di povertà diffusa, dove è necessario gestire il declino con lunghi decenni di rieducazione civica e un governo che dia il buon esempio invece che varare un condono dopo l’altro, trasformandosi nel padrino del riciclaggio, ci tocca confrontarci tutti i giorni con lo spettacolo stucchevole del referendum, con trasmissioni dove continuiamo a sorbirci i D’Alema, i Bersani, i Prodi, i Monti, i Brunetta, tutti i dinosauri che vorremmo vedere al Museo degli orrori ma che purtroppo continuano ad ammorbare la vita pubblica, rendendo agevole il compito di Renzi di sembrare giovane e innovativo rispetto a loro, quando invece è lui ad essere più vecchio e democristiano dei decrepiti arnesi della Prima Repubblica.

E siccome la politica è assente e i partiti sono sepolti, la classe giornalistica deve supplire al compito eminentemente civico non solo di informare l’opinione pubblica, ma anche di indirizzarla verso la verità, l’onestà, la giustizia, tutti valori che restano vegeti solo sulla carta.

E per fortuna che esiste Il Fatto Quotidiano e il suo direttore Marco Travaglio, il quale da sempre tiene ben ferma la barra dei valori della legalità, della sincerità e della coerenza, sputtanando ad ogni pie’ sospinto politicanti e furbetti che affollano il nostro martoriato Paese.

Travaglio sarà a Teramo questa sera per il suo spettacolo teatrale sul NO al referendum e subito gli sgherri del PD locale gli sono saltati addosso a causa del prezzo del biglietto ammontante a 12 euro.

Purtroppo gli innamorati hanno un difetto: non vedono la realtà dei fatti e per loro l’innamorata è la donna più bella del mondo circonfusa di luce (pure se è un cesso). I piddini vivono la fase adolescenziale dell’innamoramento per Renzi, che sottende l’innamoramento per le loro poltrone e per i loro stipendi pubblici: vedasi Luciano D’Alfonso che ambisce a diventare ministro, Sandro Mariani che vuole campare di politica in eterno, Manola Di Pasquale che sguazza nella sua poltrona retribuita da noi, Tommaso Navarra idem, e via discorrendo fino ai pesciolini più piccoli tipo Maurizio Angelotti che non meriterebbe nemmeno menzione se non fosse il ridicolo ed insignificante segretario comunale del Partito Democratico di Teramo.

A prescindere dal fatto che mi risulta che Travaglio non percepirà un solo euro dallo spettacolo di questa sera (i cui proventi andranno al Premio Borsellino, cioè a dire a Leo Nodari, per cui semmai Travaglio è vittima inconsapevole di foraggiare certi personaggi teramani), se anche dovesse percepire soldi non solo non vedo lo scandalo, ma lo ritengo una cosa buona e giusta.

Non mi sembra che nessuno si scandalizzi del fatto che i quotidiani li paghiamo in edicola, perché è buono e giusto retribuire la libera informazione che è la colonna portante dell’opinione pubblica. Meno corretto è magari dare denari pubblici a giornali di partito che suonano la grancassa del loro padrone in modo acritico e vergognoso, ma come è noto Il Fatto Quotidiano non percepisce alcun finanziamento pubblico, campando solo dei propri abbonamenti e delle vendite in edicola (con la relativa pubblicità privata).

Per questo motivo le prefiche che si percuotono il petto per il prezzo del biglietto dello spettacolo di Travaglio mi suscitano una infinita pena, non essendo obbligatorio per nessuno andare ad assistere ad uno spettacolo, bensì una libera scelta di coloro che abbiano voglia di andarci (e com’è ovvio questa sera ci sarà il pienone).

In realtà i soloni del SÌ si stanno cagando sotto perché sanno che le Maria Elena Boschi, i Luca Lotti e tutta la pletora governativa che gira l’Italia – non a gratis, ma pagata lautamente da noi – per fare una campagna referendaria a favore del renzismo, vengono fischiati e contestati dovunque si recano per i motivi che ho sopra esposto: povertà insopportabile, corruzione alle stelle, evasione fiscale da brividi, disoccupazione inaccettabile (giovanile e non), condizioni lavorative disumane per colpa dei voucher, del Jobs Act renziano e della precarizzazione dilagante del lavoro.

renzi-dalema-berlusconiLa gente ha cacciato Berlusconi perché sperava che la cosiddetta sinistra fosse più vicina alle esigenze del popolo, e invece si è accorta che Renzi è il nuovo Berlusconi più affamatore del precedente, più furbo e figlio di puttana dell’originale, più cinico nel realizzare il “Piano di rinascita democratica” della P2 di Licio Gelli.

Per questo il NO al referendum è soprattutto un NO al merito della riforma che fa vomitare chiunque mastichi solo un poco di diritto, ma è anche un NO a Renzi che ha ulteriormente affamato e ulteriormente indebitato l’Italia negli ultimi tre anni.

E se anche la riforma fosse buona non risolverebbe nemmeno uno dei problemi atavici e incancreniti che ci annegano, per cui è stata solo l’ennesima arma di distrazione di massa della quale stiamo pagando il prezzo.

E mi meraviglia che persino il quotidiano Il Centro di oggi, a firma di Giuliano Di Tanna, si metta a dileggiare il servizio civico reso da Marco Travaglio con l’articolo intitolato “Ora anche i comizi sono a pagamento”.

Di Tanna se la prende con il fatto che per ascoltare un comizio “si paga un biglietto come per uno spettacolo normale. Lo fa Beppe Grillo che, nei mesi scorsi, è tornato a fare recital a pagamento. E lo fa un giornalista di grande notorietà come Marco Travaglio che oggi sarà a Teramo e domani a Chieti con il suo nuovo recital intitolato “Perché No: tutte le bugie del referendum” (…) La passione politica oggi ha un prezzo. Votare (per ora) è ancora gratis”.

Se è per questo, sono 30 anni che il quotidiano Il Centro di proprietà del Gruppo L’Espresso (che come è noto è di Carlo De Benedetti, cioè la tessera numero uno del PD) ci ammorba con l’antiberlusconismo perché il suo padrone era di sinistra salvo poi suonare la grancassa del renzismo perché il suo padrone era del PD, ma non mi sembra che nessuno dica a Di Tanna che è uno schifo che il suo stipendio venga pagato dai cittadini come me che sono abbonato al suo sciatto quotidiano per 180 euro l’anno, né mi sembra che qualcuno se la prenda con i 14.000 abruzzesi che ogni giorno spendono 1,20 euro in edicola per avere una copia del quotidiano che dà da mangiare a Di Tanna.

Anzi, proprio lui che campa grazie al mercato e alle persone che sempre in minor numero si abbeverano alle notizie ed opinioni de Il Centro, dovrebbe sapere che è sano in democrazia che le libere fonti di informazione vengano sostenute dai cittadini.

Quanto al fatto che quello di Travaglio sia o meno un comizio, il vocabolario Treccani riporta la seguente definizione di comizio: “Riunione pubblica a carattere politico o sindacale, nel corso della quale uno o più oratori espongono il punto di vista di un partito o di una corrente politica su problemi o fatti di attualità”.

Se Travaglio viene visto come un partito o come una corrente politica (cosa peraltro legittima così come è legittimo dire che il comico Maurizio Crozza sia un politico), a maggior ragione Di Tanna stesso fa parte di una corrente politica denominata “il partito di Repubblica” in quanto il quotidiano di punta del Gruppo L’Espresso è proprio La Repubblica che da 40 anni rappresenta un vero e proprio partito (cosa che rende orgogliosi sia il fondatore Eugenio Scalfari che il padrone Carlo De Benedetti).

Per cui se Di Tanna si lamenta del prezzo dei comizi, dovrebbe al contempo lamentarsi dei comizi che decine di giornalisti del Gruppo L’Espresso tengono ogni giorno su radio, televisioni e giornali, a partire ad esempio dello stimabile Massimo Giannini che comizia tutti i giorni, passando dall’altrettanto stimabile Marco Damilano che comizia tutti i giorni, e via discorrendo fino ai Giuliani Di Tanna che comiziano ad uso degli abruzzesi.

Io mi preoccuperei piuttosto dei soldi pubblici del finanziamento ai partiti, finanziamento che è stato cassato da un regolare referendum popolare del 1993, ma il PD (con tutti gli altri partiti) ha buttato nel cesso la volontà del popolo resuscitando i rimborsi sotto altro nome e continuando imperterrito a rubare letteralmente decine di milioni ogni anno dalle tasche della povera gente.

Con quelle ruberie del finanziamento ai partiti il PD si è comprato una bella consulenza dal consulente di Obama per 400.000 euro e ci paga pure una montagna di manifesti per il SÌ che tappezzano i muri di tutta Italia (ma non mi risulta che Di Tanna si scandalizzi per quei manifesti pagati con soldi pubblici, mentre invece si scandalizza dei soldi privati che la gente spende come vuole).

Quei manifesti mi fanno vomitare non tanto perché pubblicizzano il SÌ, quanto perché il SÌ viene pubblicizzato pure con i soldi miei, mentre io preferisco pagare 15 euro (a Nodari) per andarmi a godere questa sera (al Parco della scienza già tutto esaurito) Marco Travaglio e l’attrice Giorgia Salari nei panni di quella mentecatta del ministro Maria Elena Boschi.

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3 Responses to "La guerra civile contro il RefeRenzum e i comizi a pagamento"

  1. CLAUDIO DI GENNARO   21 ottobre 2016 at 14:46

    ARTICOLO STRAORDINARIO …… PROFONDO E DIVERTENTE …… ASSAI, MA ASSAI VERO !!!!!

  2. Antonio M.   21 ottobre 2016 at 16:32

    “Lunedì 24 ottobre approderà in aula alla Camera la proposta di legge sul taglio degli stipendi dei parlamentari. Si tratta di una delle prima iniziative legislative depositate dal gruppo M5S alla Camera, a prima firma Roberta Lombardi. La portata economica di tale provvedimento è stimata in un taglio netto di 61 milioni di euro all’anno di stipendi e 26 milioni di euro di spese telefoniche e di viaggio. Quindi un risparmio molto più alto di quello presunto derivanti dalla riforme (58 milioni), e il tutto senza stravolgere l’asse costituzionale dello Stato. Considerato come il Pd pone in maniera del tutto centrale il tema del taglio ai costi della politica, tanto da farne punto prioritario della loro propaganda referendaria, siamo sicuri, per un minimo di logica, ma proprio poca poca logica, che il Pd voterà a favore di questo provvedimento.
    Uno spettacolo del genere merita di essere visto in diretta. Per questo vi chiediamo di scrivere a questo form se volete seguire la seduta dalla tribuna di Montecitorio. Per ragioni di spazio, non sarà possibile l’accesso a tutti coloro ne faranno richiesta. Quindi procederemo ad accreditare solo i primi che si prenoteranno, i quali riceveranno una mail in cui saranno richiesti i dati personali per l’accredito. Lo spettacolo sta per iniziare.
    Lunedì si svolgerà la discussione generale e tra martedì e giovedì si voterà il provvedimento del MoVimento 5 Stelle con cui si taglieranno sul serio i costi della politica dimezzando gli stipendi dei parlamentari. L’esempio dato dai nostri portavoce in questi anni ora diventerà legge grazie ai milioni di italiani che ci hanno sostenuto e che continuano a farlo.”
    Questi sono fatti concreti di chi ha dat vita alla rivoluzione in atto. Solo chi è in malafede può dire il contrario. Mandiamo via i cialtroni dai posti di comando.
    P.S. Christian Francia sindaco di Teramo!

  3. Blade Runner   23 ottobre 2016 at 10:54

    Christian Francia Sindaco…
    … che dico, Governatore!
    … ancora troppo poco …
    PRESIDENTE DEL CONSIGLIO!!!!
    (Sempre due passi avanti)

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