Gli Stati Genitali della Cultura

Gli Stati Genitali della Cultura

di Christian Francia  –

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Marco Chiarini: L’assessore alla “cul-tura” del Comune di Teramo

Lo stato “genitale” della cultura teramana, cioè a dire una cultura condotta a cazzo di cane dalle istituzioni, è sotto gli occhi di tutti da almeno dieci anni.

Una “cul-tura” grazie alla quale si “tura il culo” ai teramani (nel senso che li si inchiappetta) spendendo soldi pubblici per fare praticamente sempre interessi privati.

In premessa occorre ricordare che per ben cinque dei suoi sette anni da Sindaco Maurizio Brucchi non ha ritenuto di dover nominare nessun assessore al ramo, nonostante egli stesso non avesse nemmeno il tempo di fare il primo cittadino poiché predilige svolgere a tempo pieno il suo lavoro di medico ospedaliero, piuttosto che mettersi in aspettativa e dedicarsi principalmente all’attività delegatagli dai teramani, cioè amministrare un capoluogo di provincia.

Iniziamo col dire che l’attuale assessore alla Cultura del Comune di Teramo – tale Marco Chiarini – mi fa schifo, anzi, come scrisse lui stesso, “mi fa vomitare”. E vengo ad argomentarne i molteplici motivi.

Chiarini è un politicante in erba che per sbarcare il lunario si fa pagare lo stipendio dai teramani su incarico fiduciario del sindaco Brucchi. Non sapendo come giustificare il suo stipendio pubblico, dato che l’assessorato alla Cultura ha zero euro in bilancio, il poveretto ha rispolverato la vecchia trovata di convocare gli “Stati Generali della Cultura”, arnese polveroso utile soprattutto a spendere 26.000 euro dei teramani.

E già qui iniziano i problemi e i conflitti di interesse che delineano l’infima figura del figurante Chiarini (e scusatemi per l’allitterazione dantesca).

Siccome il Comune è povero si è fatto regalare 23.000 euro dalla Fondazione Tercas per poi girarli alla Neo Comunicazione, società teramana di Marta Benassi, che notoriamente era (non sappiamo se lo sia ancora) un’amica molto particolare del politicante Paolo Gatti (e si vocifera che della Neo facciano parte anche ex mandatari elettorali del vice presidente del Consiglio Regionale).

La considerazione immediata da fare è come mai si spendano tanti soldi per un convegno che avrebbe benissimo potuto essere organizzato a zero spese, visto che si svolge all’interno di locali di proprietà del Comune di Teramo e visto che a parlare saranno soprattutto politicanti come Luciano D’Alfonso e via scendendo nella scala gerarchica degli squallidi amministratori nostrani (con quei soldi, peraltro, si sarebbero potute organizzare numerose manifestazioni ed eventi).

La seconda considerazione, ben più preoccupante, è come abbia fatto il Comune ad affidare alla Neo Comunicazione il servizio di organizzazione dell’evento.

Chiarini dovrebbe dirlo pubblicamente, perché è noto che le Pubbliche Amministrazioni hanno l’obbligo dell’imparzialità e della trasparenza, per cui i soldi dei cittadini – anche se donati dalla Fondazione Tercas – devono essere spesi in maniera il più possibile scevra da interessi più o meno leciti.

E anticipo già la richiesta di dimissioni per l’assessore Chiarini nel caso in cui l’incarico alla Neo Comunicazione dovesse essere stato affidato in maniera fiduciaria (come sembra quasi certo), in ragione del fatto che proprio la Neo risulta avere fra i suoi clienti l’associazione “Cineforum Teramo” fondata e guidata dallo stesso Marco Chiarini. Un conflitto di interessi davvero stucchevole.

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La pagina del sito della “Neo Comunicazione” con l’elenco dei clienti

Sorvolo a piedi pari sul nastro adesivo color verde acido (o vomito) con il quale è stata imbrattata la città, nastro che l’assessore ha dichiarato essere stato pensato per sottolineare “emergenze artistiche e architettoniche teramane”. La vera emergenza è la rimozione di quel nastro, oltre al dramma della confusione ingenerata nei cittadini che hanno iniziato a commentare – vedendolo attorno agli edifici – come i palazzi pubblici fossero inagibili a causa del terremoto. E non sbagliavano, perché di vero e proprio tragico terremoto culturale si tratta, del quale conteremo le macerie fisiche e intellettuali.

Chiarini precisa gli obiettivi degli Stati Generali: “L’obiettivo è confrontarsi sui temi e sulle emergenza della Cultura in questa città, partecipare idee, analizzare i problemi del settore e buttare giù modalità di progettazione per il futuro”.

Se ne evince che il Comune non ha uno straccio di idea su cosa fare in materia e soprattutto sul come farlo, per cui da un lato piatisce idee che non ha agli attori culturali cittadini, dall’altro piatisce decine di migliaia di euro dalla Fondazione Tercas per organizzare un convegno che poteva tranquillamente svolgersi a costo quasi zero, mentre quei soldi (destinati per statuto della Fondazione ad iniziative culturali) vengono spesi per far fare l’ennesima passerella ai politici, visto che l’intera Giunta comunale sfilerà e parlerà nell’occasione.

Anticipo una seconda richiesta di dimissioni dell’assessore qualora venga acclarato (come appare evidente) che la pubblicità dell’evento sia stata fatta solo su due quotidiani cartacei e non piuttosto su tutte le testate giornalistiche locali (televisive, di carta e online), in tal modo violando una seconda volta i principi di imparzialità, pari trattamento e trasparenza.

Quanto alla email di Chiarini che chiede ai colleghi di giunta il massimo riserbo sui contenuti della manifestazione, onde poter tutelare l’esclusiva concessa (non si sa a quale titolo) al quotidiano La Città di proprietà di Raffaele Falone, cioè un consigliere di amministrazione della Fondazione Tercas che sponsorizza gli Stati Generali (con 23.000 dei 26.000 euro totali previsti), ove verificata diverrà documento per una terza richiesta di dimissioni.

Non solo. Ci risulta che la presidente della Fondazione, Enrica Salvatore, parlerà agli Stati Generali in ben tre occasioni su quattro giorni complessivi. Orbene, non si capisce a quale titolo non sia stata la Fondazione stessa ad organizzare l’evento invitando magari anche il Comune, piuttosto che finanziare il Comune che si pubblicizza facendo vedere che fa qualcosa e concede la passerella ai politicanti locali affinché si facciano belli agli occhi dei gonzi.

Un pastrocchio che però ha un difetto: se fosse stata la Fondazione ad organizzare avrebbe potuto spendere e spandere, gestendo soldi e affidando l’organizzazione a chi avesse voluto, dato che si tratta di un ente privato, ma dal momento che i soldi transitano per il bilancio comunale è divenuto impossibile affidare l’organizzazione senza imparzialità e trasparenza, senza fare un’evidenza pubblica, senza chiedere preventivi a nessuno. Un disastro che getta fango sul Comune e dimostra quanto sia ingenua la direzione della Fondazione (a tacere degli ulteriori conflitti di interesse sulla pubblicità onerosa fatta sul quotidiano La Città).

Sotto altro aspetto, non si può tacere della miseria intellettuale di testate online quali certastampa.it o emmelle.it, le quali – per bocca dei rispettivi direttori Antonio D’Amore e Roberto Almonti – hanno intonato alti lamenti per essere state discriminate dal Comune che non avrebbe concesso la pubblicità anche a loro, in tal modo contribuendo a farli sopravvivere.

La polemica è giustissima, ma è purtroppo priva del distacco e del disinteresse necessari per combattere una battaglia come questa, perché troppe volte si leggono polemiche che hanno il solo scopo di sputtanare coloro che la prossima volta non dovranno scordarsi di remunerare tutte le testate giornalistiche, ma guarda caso troppo spesso non si leggono altre polemiche ben più gravi per la salute democratica, fatto che evidenzia come molti si lamentino quando le storture toccano i loro portafogli, ma sorvolano quando sono altre le situazioni illegittime o illecite.

Parimenti è a dirsi per le polemichette da bar di periferia di Leo Nodari, un personaggio che sta alla cultura come il maiale ad un congresso di vegani, un soggetto che si erge a paladino della legalità tranne quando l’illegalità non riguardi suoi amichetti come Tommaso Navarra (che siede del tutto illegittimamente sulla poltrona pubblica della presidenza dell’Ente Parco del Gran Sasso e Monti della Laga).

Leo si è reso protagonista di una figura di merda planetaria, lamentandosi di non essere stato invitato agli Stati Generali salvo fare retromarcia quando si è scoperto che pure a lui era stato recapitato l’invito. Il dente di Nodari duole perché il Comune “preferisce spendere 23.000 euro per far stampare qualche locandina e far mandare qualche mail e qualche comunicato stampa, ma poi – quando a chiedere un minimo contributo sono le associazioni culturali del territorio – sa rispondere soltanto con il nulla”.

Quindi la morale è evidente: Nodari batte cassa spesso e volentieri al Comune che risponde sempre picche, salvo però dare da mangiare a soggetti amici come la Neo Comunicazione. Anche questa polemica è giustissima, ma è sempre strumentale ai propri interessi personali e associativi, per cui è priva di pregio intellettuale in quanto strumentale ai propri interessi di bottega.

Anche Nodari mi fa schifo, come mi fanno ribrezzo quegli sciatti fotomontaggi (che si riconoscono lontano un miglio) che pubblica a ciclo continuo sulla sua pagina facebook per pubblicizzare la sua vita e le sue presunte amicizie altolocate.

Ma torniamo all’assessore alla sedicente Cultura, classico intellettuale di regime che ha deciso di infangare ogni sua possibile buona reputazione per legarsi mani e piedi al sindaco più esecrabile della storia aprutina.

Molti non sanno o non ricordano che Marco Chiarini, nel febbraio 2014, scrisse di suo pugno delle considerazioni “in merito al dibattito in corso sullo stato della cultura a Teramo, sugli spazi per la produzione e diffusione culturale”, dibattito avviato dalla famosa occupazione dei locali dell’ex OVS in Corso San Giorgio.

Quella occupazione fu sostenuta apertamente da gente del calibro di Grazia Scuccimarra, di Elso Simone Serpentini, di Sandro Melarangelo, di Luigi Ponziani, di Pierluigi Montauti, di Walter Nanni e di tanti altri intellettuali.

Non fu appoggiata da Chiarini, e ne comprendiamo il perché da quando è stato nominato assessore.

Chiarini scrisse pubblicamente una lettera dove poneva seri dubbi sul fatto “che nel bunker mediatico degli spazi OVS sia stata prodotta bellezza e cultura”, ma sosteneva al contrario “che sia stata una dimostrazione di forza da parte di un gruppo di artisti ampiamente collaterali ad una nascente formazione politica”. Il riferimento era all’associazione culturale “Teramo 3.0” (da me presieduta) che ideò e condusse quella occupazione con suoi esponenti (Enrico Melozzi e Mauro Baiocco).

Dopo quasi tre anni quelle parole di Chiarini devono essere rilette con gli occhi dei fatti avvenuti, perché è evidente la contiguità con l’allora sindaco Brucchi (poi rieletto nel giugno del 2014), è evidente il fatto che il Comune ha poi affidato guarda caso a Chiarini e guarda caso fiduciariamente numerose consulenze a titolo oneroso che sono state poi accusate di provocare finanche una incompatibilità di legge con la carica assessorile.

Chiarini scrisse a lettere di fuoco “che l’autoesaltazione dei propri successi”, riferita agli occupanti dell’ex OVS, “è una cosa che ci fa vomitare, mentre è vero che la politica deve stare lontano dalla cultura e questo sta scritto anche nella nostra Costituzione”.

Belle parole, ma se la cultura deve stare lontano dalla politica allora è dimostrato che oggi Chiarini è soltanto un politicante che con la cultura non ha più niente a che vedere. Occorre coerenza.

Sempre Chiarini, preso da furor sacro (che evidentemente era il furore di poter mangiare con le consulenze e gli incarichi pubblici), disse – in riferimento ai laboratori artistici dedicati ai pargoli che si tennero nell’ex OVS – che “sono stati strumentalizzati i bambini che forse sono stati i veri artisti del luogo: non si fa così con questo genere di interventi, qui ci vuole rispetto dell’arte e dell’educazione”.

I bimbi – secondo l’illustre assessore – si possono strumentalizzare solo nelle scuole, laddove infatti Chiarini teneva dei laboratori sperimentali che non mi risulta abbiano lasciato un buon ricordo (stando ai poco commendevoli giudizi dei genitori di quei bambini).

Chiarini, puntando il dito indice nei confronti degli occupanti dell’OVS, ebbe modo di sottolineare: “mai visti gli occupanti ad una mostra, mai visti alla proiezione di un film, mai visti ad un concerto, mai visti in una libreria, mai visti a fare un po’ di struscio per il corso o al bar a farsi una birra, mai visti cioè a vivere la cultura che pure si produce nonostante tutto o a vivere più semplicemente i luoghi della città che pure dicono di amare tanto”.

Premesso che appare curioso ricomprendere sotto l’ombrello della cultura anche il “farsi una birra”, vorrei sommessamente fare presente che lo scrivente (insieme a molti degli occupanti) si reca a tutte le mostre cittadine dove non ho letteralmente mai visto Chiarini (se si eccettua la mostra di suo padre, peraltro da lui stesso organizzata); lo scrivente si reca a molti concerti dove non ho mai visto Chiarini; lo scrivente frequenta quotidianamente le librerie teramane dove non ho mai visto Chiarini; lo scrivente fa lo struscio tutti i giorni per il Corso dove molto raramente ho incontrato Chiarini; lo scrivente vive i luoghi e gli eventi cittadini che non mi sembra che Chiarini viva e frequenti nonostante le sue parole del 2014 “ad usum Brucchi” (cioè per vellicare il sindaco che poi lo ha ripagato del suo appoggio nominandolo assessore).

E a tale proposito aggiungo pure che a teatro, cioè alla stagione di prosa alla quale sono abbonato da decenni, c’è sempre una vergognosa prima fila vuota nonostante il teatro comunale sia sempre pieno, e il motivo è che quella fila è riservata alle Autorità che non si presentano mai in barba al fatto che gli abbonamenti vengano loro persino regalati. Questo è il segno tangibile di come la politica e le istituzioni tengano in conto la cultura.

Tra l’altro nemmeno a teatro ho mai visto Chiarini, nemmeno ai gala di musica classica, nemmeno all’opera oltre che alla prosa, nonostante sia bello grosso e sfoggi una barba alla Camillo Benso conte di Cavour che lo rende oltremodo riconoscibile.

Per cui, oggi per allora, sebbene a distanza di quasi tre anni, vorrei rispondergli educatamente: “Oh Chiari’, ma vaffanculo!”.

E giacché ci sono, visto che adesso il grosso Marco fa il politico, sarebbe bello che spiegasse ai teramani come mai per un anno e mezzo (proprio fra il 2014 e il 2016, cioè dopo la lettera contro “Occupy OVS”) ha avuto un contratto di collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico di Teramo in qualità di “Illustratore e graphic designer”, ricevendo un compenso di 1.713,43 euro al mese (izs-delibera-dg-508-2015-proroga-incarico-marco-chiarini-sett-dic-2015). Nello specifico dovrebbe spiegare in virtù di quale selezione è stato assunto allo Zooprofilattico e quali competenze si evincano dal suo curriculum per fargli meritare il posto di “Illustratore e graphic designer”, perché un profano come me lo ha letto il suo curriculum ma non è riuscito a comprendere dove fossero tali specifiche competenze.

Nel suo pistolotto del febbraio 2014 Chiarini disse tante cose, fra le quali il fatto che a Teramo “non ci sono spazi per la produzione, spazi aperti a tutti dove si possa produrre cinema, danza, musica e soprattutto educare alla creatività”, cioè esattamente quello che si stava facendo nell’ex OVS, ma che evidentemente non andava bene all’amministrazione Brucchi.

Sia Chiarini che un altro pensatore poi scomparso, tale Fabrizio Primoli, espressero precisi giudizi così riassumibili: Se sei un vero artista non puoi né devi esprimere giudizi politici, bensì devi rivolgerti umilmente ai politici che comandano, i quali ti indicheranno da buoni amministratori i “percorsi culturali da sviluppare nel nostro territorio” e magari ti inviteranno a chiedere soldi alla Fondazione Tercas o a presentare qualche bel progetto per attingere ai fondi europei.

In particolare Primoli scrisse che la cultura bisognava farla “con il cappello in mano” (http://www.ilfattoteramano.com/2014/02/05/nuovo-teatro-teramo-proposito-di-cultura-di-democrazia-e-di-legalita/). Anche in quel caso si scoprì subito dopo che Primoli venne candidato come consigliere comunale nella lista di Forza Italia, ma fu sonoramente trombato dagli elettori.

Quella cultura con il cappello in mano auspicata dai Primoli e dai Chiarini non è cultura, bensì intrattenimento di regime a vantaggio del potere dominante. Quelle accuse di strumentalizzazione politica ingiustamente lanciate allora si sono rivelate esatte ma al contrario: erano i due simpaticoni di Primoli e Chiarini a fare polemiche strumentali per favorire l’amministrazione Brucchi con il quale Primoli si è candidato e Chiarini si è impiegato (col suo bello stipendio pubblico da assessore). Vergognatevi.

Leggete le parole del Chiarini 2014: “gli occupanti non da oggi si abbandonano allo sberleffo generalizzato con disinvolta foga moralizzatrice verso gli amministratori (…) perché sul territorio hanno costruito un bel niente, se non associazioni fantasma (…) Per chi volesse conoscere le attività del Cineforum Teramo, vi invitiamo ad andare sul sito del cineforum, oppure visitare il blog del progetto didattico www.ilcinemascuola.it.

E già, non bisognava avere la foga moralizzatrice verso gli amministratori, specie perché gli amministratori ci danno da mangiare con gli stipendi pubblici pagati dai teramani.

Non solo, ma si accusava pure gli occupanti di non aver costruito un bel niente, se non associazioni fantasma. Beh, a tale proposito mi sembra che per quanto mi riguarda l’associazione “Teramo 3.0” ai tempi fosse già aperta e particolarmente attiva, così come lo è oggi, sempre nella sua sede di Piazza Martiri Pennesi, a differenza dell’associazione “Cineforum Teramo” guidata da Chiarini sul cui sito non c’è scritto proprio niente, al pari del sito www.ilcinemascuola.it che letteralmente non esiste.

L’assessore alla cultura di stocazzo potrebbe chiarire pure questo aspetto.

Concludo rammentando le parole di un artista che stimo davvero molto, Marco Rodomonti, protagonista di quella occupazione, parole concernenti la qualità della cultura che si produsse in quelle poche settimane all’interno dei locali ex OVS: “Mi offende, leggermente, devo dire, questo frenetico darsi da fare da parte della Teramo ufficialmente di cultura, cultura fredda e scheletrica come dico sempre. Difficile trovare le parole per comunicare con queste piccole personcine da salotto, mi sforzerei, ne sono sicuro, se vedessi un interesse sincero da parte loro, ma chiaramente il loro atteggiamento tradisce l’incapacità di fruire in modo sano e obiettivo dell’arte, della bellezza.

Un peccato certe prese di posizione, voglio pensare che l’articolo (di Chiarini) sia stato, magari indirettamente, commissionato. (…) sta arrivando il giorno in cui si renderanno conto della loro piccolezza…

L’ex OVS in fondo ha svolto una grande funzione: dividere i ruffiani, i buffoni di corte, gli artistoidi firmati Banca di Teramo, (…) la schiera di persone che confonde la cultura con l’espressione dell’infinita mediocrità di chi è sempre pronto a sorridere al signorotto di turno, dalla gente semplice amante dell’arte, quella vera; dagli artisti che hanno fatto della propria vita una crociata contro la miseria spirituale, la cultura e l’arte di regime”.

Parole sante. Quella presa di posizione di Chiarini, almeno indirettamente, fu commissionata (o peggio ancora fu spontanea per vile piaggeria pro-Brucchi). Oggi i mercenari hanno ottenuto la loro mercede e si ergono a paladini della cultura imbrattando con il nastro adesivo la città e convocando gli Stati Generali degli inginocchiati al potere, i quali potranno applaudire i politici collezione autunno-inverno che sfilano sul palco delle autorità. In cambio di quegli applausi (e dei voti), se faranno i bravi e si integreranno a dovere, forse otterranno qualche piccolissimo finanziamento pubblico per le loro educate attività pseudo-culturali.

A Teramo, purtroppo, se si convocassero gli Stati Generali della dignità e della coerenza non verrebbe invitato nessuno per assenza di destinatari, mentre agli Stati Generali dei conflitti di interesse, dell’incoerenza e dello squallore è esorbitante il numero dei partecipanti al gran banchetto del potere.

Solo il tempo, che è galantuomo, lascia emergere la realtà dei fatti, la verità delle miserie umane, delle argomentazioni speciose, dei convegni pelosi (cioè di chi mira soltanto al proprio interesse, comportandosi in modo ipocrita e senza scrupoli morali).

Ecco perché questi sono soltanto gli “Stati Genitali della Cultura”.

11 Responses to "Gli Stati Genitali della Cultura"

  1. Topi   19 ottobre 2016 at 19:55

    In qualità di topi teramani, vorremmo aggiungere alla sacrosanta lista delle volgarità da te elencate, una somma protesta per la discriminazione da noi subenda in conseguenza dell’imminente apertura del museo del gatto a casa urbani, costataci la bellezza di euro 40.000 circa nonchè sospetto motivo fondante dell’avventura cacciata di quelli ignorantoni insostenibili del braga che ancora pretendono di studiare musica classica, invece che bere birra. Trattandosi di cul-tura, sappiano tutti che abbiamo pronto un esposto ufficiale ai massimi livelli per la protezione della categoria da noi rappresentata, invocando a gran voce l’apertura all’ipogeo di un museo della topa, che conterrá pregiate maioliche attinenti al tema.
    Con questo salutiamo, non senza rilevare che il nastro vomito al braga (confusososi peraltro con vomito vero di varia umanità che bazzica il posto) costituisce ennesima sonora presa per i fondelli, dato che il braga sfollato lo è davvero.

  2. Tichita   20 ottobre 2016 at 1:17

    Tutto molto ben scritto…. purtroppo è la verità e fa vomitare…

  3. Melox   20 ottobre 2016 at 2:43

    Con la nostra lotta non abbiamo mai ottenuto nulla per noi, ma sempre tanto tantissimo lavoro per quelli che stavano con noi che poi sono stati assunti, nominati, eletti, riconosciuti, finanziati pur di allontanarsi da noi. Scrivi contro melozzi diventi assessore. Era vero. Tutto vero. Grazie Christian per le tue parole puntuali e posso confermare purtroppo vere … tutte.
    Mauro Baiocco può confermare. Abbiamo fatto assumere con le nostre lotte almeno 80 tra musicisti dilettanti simpatizzanti e ex amici che poi sono passati dalla controparte. Ma purtroppo…eravamo noi quelli a strumentalizzare politicamente la cultura…che ridere…a presto…

  4. Fabio   20 ottobre 2016 at 10:28

    APPLAUSI

  5. Leda Santosuosso   20 ottobre 2016 at 10:54

    E’ sempre un piacere leggerti
    🙂
    il nastro verde in giro per Teramo fa vomitare effettivamente!

  6. sar   20 ottobre 2016 at 14:34

    “Gli stati generali degli inginocchiati”. Mi sei piaciuto.
    La verità è che l’attuale allocazione di tutti i benpensantiradicalchiccontrariallovs era ben chiara e prevedibile. Non abbiamo voluto vedere perché, come al solito, se capitava a noi di essere sistemati qui e là a rubare stipendi pubblici ci andava bene.

  7. Uno   22 ottobre 2016 at 12:48

    L’attacco a Marta è vergognoso. Mi auguro che ti denunci per diffamazione.
    C’è chi sa fare il proprio lavoro come Marta e chi usa ignobilmente uno strumento solo per diffamare, come te.

  8. christian francia   22 ottobre 2016 at 14:45

    Gentile “Uno”, io sono solito dire solo la verità ampiamente corroborata da documenti e testimonianze. Intelligenti pauca.

  9. Due   22 ottobre 2016 at 14:52

    Per Uno: il problema non è la Benassi, e non si sta affatto giudicando il suo operato, ma cone la stessa abbia ottenuto l’incarico, pare di oltre 20 mila euro, senza evidenza pubblica. Quello che si accusa è il Comune di Teramo, che senza evidenza pubblica, affida un incarico a sua discrezione.

  10. Uno   22 ottobre 2016 at 15:18

    Premettendo che gli Stati generali della cultura, calati sulla realtà teramana sono una cagata pazzesca(cit.), sono certo che se il Comune ha dato l’incarico fiduciario (fiduciario vuol dire che uno ha fiducia e quindi conosce l’azienda a cui verrà affidato l’incarico) poteva farlo. In caso contrario si dovrebbe denunciare tutta la situazione alle autorità competenti. Quindi se le tue sono opinioni le puoi scrivere prendendoti il rischio di querela, ma se invece, come dici, hai i documenti che provano un illecito sei obbligato a portarle in procura, altrimenti sei complice dell’illecito. Facile.

    Uno che non ha mai votato Brucchi.

  11. christian francia   24 ottobre 2016 at 12:04

    Gentile “Uno”, dal tenore della Sua risposta evinco come Lei sia un ingenuotto in buona fede privo delle nozioni minime sia di diritto che di politica locale.
    La Sua frase: “se il Comune ha dato l’incarico fiduciario poteva farlo” merita il Premio Alice nel Paese delle Meraviglie.
    Le chiarisco le idee: Quanto da me riferito sono fatti certi, privi però di adeguata documentazione a suffragio, per questo motivo ho usato il condizionale.
    Il consigliere comunale di “Teramo 3.o”, Maria Cristina Marroni, alla prossima seduta del consiglio formalizzerà apposita interrogazione in merito, alla quale il Comune dovrà rispondere entro 20 giorni fornendo la documentazione richiesta, la quale verrà allegata via email all’esposto che faremo alla Corte dei Conti per far accertare le responsabilità erariali di tali spese effettuate in violazione di legge.
    Dopodiché, come sempre accade, la Corte dei Conti non perseguirà i responsabili pur essendo evidenti e ben identificabili le colpe amministrative.
    Resta fermo che però noi continueremo a denunciare gli illeciti, perché non ci occorre un Tribunale o una Corte per evidenziare all’opinione Pubblica le porcate che si compiono con i soldi pubblici, siamo capaci da soli e lo facciamo assumendoci tutte le responsabilità delle nostre parole.

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