San Camillo de Lellis a Bucchianico: Il santo dei malati

San Camillo de Lellis a Bucchianico: Il santo dei malati

di Sergio Scacchia  –  paesaggioteramano.blogspot.it

C’è un panorama incomparabile sulla valle dell’Alento. La vista spazia dall’Adriatico spumeggiante al re degli Appennini, il Gran Sasso.

Il capoluogo Chieti è lì su di un colle che pare poterlo toccare. Tutto intorno colline segnate da profondi calanchi, tra uliveti e vigneti.

Mi riecheggiano nella mente le parole di Ezra Pound: “La bellezza? Non ci si mette a discutere sul vento d’aprile. Quando lo si incontra ci si rianima come per un pensiero folgorante di Platone o il bel profilo di una statua o di un volto…”.

Tutto vero! La bellezza non si spiega, si ammira. Qui il panorama sembra trafiggerti per la sua armonia. È “agathòs”, è “kalos”, buono e bello. È carino, credo, pensare a un Dio soddisfatto di ciò che ha creato. Rimbalza con profondità e poesia l’immagine di un Creatore artista che contempla ciò che ha lavorato. Il colombo che passa sulla testa è la materializzazione dei miei pensieri dato che nel “Cantico dei Cantici” della Bibbia, questo uccello è simbolo d’amore e di bellezza, quella incantevole che colpisce anche i cuori più duri.

Veramente panoramico Bucchianico, il paese dei Banderesi, gli uomini che nel giorno della festa, il 25 maggio, vestono abiti rituali con bande rosse e azzurre e buffi pennacchi sul copricapo. Portano le reliquie di Santo Urbano, quello che fu papa dal 222 al 230 e di cui non si hanno tante notizie.

Ma i ballerini di Bucchianico che danzano con i vessilli comunali, sfilando in paese, hanno certezze. La storia ha dell’incredibile. Il santo apparve ai cittadini pugliesi di Troia e li esortò a prelevare le sue ossa per custodirle dentro un reliquario nella bella cattedrale di quel paese. I cittadini pugliesi da Roma diretti a Troia, dovettero fermarsi a Bucchianico per riposare. Da quel momento non fu più possibile riprendere il viaggio. Ogni qual volta ci provavano, violenti temporali impedivano la partenza. Fu chiaro che il santo voleva rimanere lì. I resti furono affidati ai frati benedettini di Santa Maria Maggiore.

Ma c’è un campione di santità, nato proprio qui, San Camillo de Lellis, il santo della carità, il cui Ordine si riconosce dalla grande croce di stoffa rossa, cucita al centro della veste.

Mauro spezza l’incanto. “Tra un po’ quando arriveranno quelle nuvole in fondo, si alzerà nebbia e avremo qualche problema”. Qualche problema è un eufemismo. Le nubi in cielo, di colpo, si mettono a correre come impazzite. In breve scende tanta pioggia da sommergerci. Ripariamo nel vicino convento di San Camillo de Lellis. Si, perché chi ha le sue radici in questo paese, ama profondamente quest’altra figura di santo. La devozione è così grande, così radicata che sono in tanti a dare ai figli il nome Camillo per implorare la protezione del santo concittadino.

La nascita di questo figlio di Bucchianico ha a che fare con i famosi Banderesi. Sentite che storia! Per i credenti ha i tratti inequivocabili del divino.

Madonna Camilla, donna bella e piena di vita, fu presa dalle doglie del parto il 25 maggio 1550, mentre partecipava alla messa per la festa del patrono Sant’Urbano.

La gente in piazza era tutta presa dai preparativi per i festeggiamenti della sagra dei Banderesi. La donna, insieme al marito Giovanni dovette riparare in una stalla e qui, novello Cristo, nacque il futuro santo della Carità. Come spesso accade nella vita dei santi, Camillo ebbe una gioventù disastrosa, tra dipendenza dal gioco delle carte, il bere e un carattere da fannullone.

La vita per il giovane di Bucchianico cambiò d’improvviso. S’incontrò con Gesù, grazie a San Filippo Neri che divenne suo padre spirituale in un periodo di grave malattia in cui si convinse di dover morire. La malattia non lo abbandonò più ma il giovane, pur piagato, mentre era a San Giovanni Rotondo e assisteva dei malati, avvertì il desiderio di istituire un gruppo di uomini che potessero confortare i fratelli nel bisogno. Nacque allora la Compagnia dei Servi degli Infermi e, subito dopo, Camillo fu ordinato sacerdote.

Fu questa Compagnia di religiosi dalla croce di stoffa rossa, che gestì l’emergenza sanitaria della peste del 1590 a Roma.

In breve i Camilliani si diffusero in tutta Italia e le fondazioni dedicate al nome del santo, si moltiplicarono nell’assistenza qualificata a tutti i tipi di malattia. San Camillo morì il 1614 e il papa lo proclamò santo nel 1746. Anni dopo fu dichiarato Patrono degli Ospedali e della Carità, oltre che degli infermieri e dei portatori di pacemaker al cuore. Infine il papa Paolo VI lo definì, con San Gabriele dell’Addolorata, Patrono d’Abruzzo.

La chiesa-santuario e l’annesso convento a Bucchianico, nel centro del paese, rappresentano una delle più particolari e precoci realizzazioni barocche in Abruzzo.

La costruzione del convento, racconta la suora che ci accoglie all’ingresso, fu iniziata nel 1605, proseguì per molti anni fino ai decisivi interventi della prima metà del XX secolo.

Il chiostro nella semplicità del suo schema a quadrato e nella nudità delle sue strutture, riecheggia spunti tradizionali di architettura monastica del medioevo. La chiesa mi pare bella e di ispirazione gesuitica. Ha una ricca scenografia che circonda l’altare maggiore, con un alto valore spirituale nelle numerose reliquie custodite.

Bello ricordare che il santo partecipò alla costruzione del complesso come muratore e manovale, anche se riuscì a vedere il completamento del convento ma non quello della chiesa.

La suora, gentilissima, ci accompagna nella bella cripta che nel 1959, un anno dopo la mia nascita, fu realizzata su disegno del camilliano Padre Giuseppe Bini. Un impatto notevole tra marmi preziosi, mosaici, grandi vetrate istoriate che circondano il simulacro del santo nella posizione di dolce e serena morte.

Vi consiglio la visita alla mostra dedicata al santo dove è possibile ammirare vestiti, bende, sfilacci di lino per medicare e tamponare le piaghe che affliggevano Camillo. In più, tra le reliquie, spiccano le ossa del piede e l’ampolla contenente il sangue raggrumato e il frammento del suo cuore.

La visita al santo di chi soffre nel corpo e nello spirito è stata davvero interessante.

Decidiamo di pranzare nella vicina Chieti.

Info:

Si raggiunge Bucchianico con le autostrade A14 e A25 uscita Chieti. Proseguire sulla SS81. Il santuario è aperto dalle 7,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19,00.

Due i ristoranti in paese che mi dicono cucinino bene: Da Silvio (tel. 0871381175) e Ferrara (0871382157).

Al Centro di Spiritualità accolgono pellegrini per visite, ritiri, giornate di riposo (Tel. 0871381139). 

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