La politica randomica e il governo che vorrei

La politica randomica e il governo che vorrei

di Christian Francia  –

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La politica a cazzo di cane

È un giorno triste per l’Italia perché se n’è andato Dario Fo, un uomo al quale è stato assegnato il Premio Nobel per la Letteratura perché “seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo dignità agli oppressi”.

Un uomo che non ha mai fatto sconti alla società: “Abbiamo perso l’indignazione, la dignità, la coscienza, l’orgoglio di essere persone che hanno inventato la civiltà”.

Un uomo che a 90 anni ha detto: “Mi indigno ancora. È un mondo pieno di morti che camminano. Chi  non partecipa alla vita della comunità, chi si estranea, è un morto che cammina. Ci sono tante persone, anche giovani, che tirano a campare. Questa è una società che non ti dà più stimoli. Vedere persone che si lasciano comprare, che leccano i piedi e accettano mortificazioni pur di stare a galla. È così che uno muore perché ha sposato l’ovvio, il banale”.

Questo blog non ha mai sposato – né mai lo farà – né l’ovvio né il banale. Dario è stato un faro illuminante nella notte della Repubblica che ci avvolge, nella tenebra della cultura che ci ottunde. Per parafrasare un poeta, si potrebbe dire che era un gufo, il cui unico difetto è di vederci bene anche di notte. Da oggi è ancora più buio e la strada è ancor meno illuminata.

Nella malinconia che accompagna momenti neri come questi, ci si ferma a pensare, ci si guarda attorno e si cercano risposte. Come siamo messi? Come siamo ridotti? A che punto siamo? Perché tutto sembra andare sempre peggio?

Dario Fo ha avuto il merito di non slegare mai la sua arte dall’impegno politico nel senso più nobile del termine, dal suo inarrestabile senso civico. Ma nella nostra società l’interesse civico appare sempre più sbiadito, sempre meno coltivato, sempre più trascurato.

Per questo la corruzione dilaga endemicamente, è funzionale al mantenimento del sistema, è un cancro inestirpabile che nessuno scandalo riesce ad arginare, espandendosi in una cleptocrazia (cioè il governo dei ladri) che il cittadino avverte come inscalfibile.

Matteo Renzi, l’uomo della provvidenza venuto a rottamare le vecchie abitudini, è stato cooptato nel sistema, non ha rottamato un beneamato cazzo, si è fatto scendiletto del potere finanziario internazionale, non ha ridotto né poco né punto la spesa pubblica (vedansi i commissari alla spending review messi cortesemente alla porta), ha incrementato oltre ogni record il debito pubblico (lasciando ai nostri figli un fardello di buffi sempre più pesante), non ha attaccato le rendite finanziarie, non ha combattuto l’evasione fiscale, non ha scalfito la disoccupazione, non ha fatto ripartire l’economia, si è arreso alla burocrazia, ha fallito su tutta la linea nonostante il suo governo sia uno dei più lunghi della storia della Repubblica.

Luciano D’Alfonso, il governatore di tutti gli Abruzzi, il faraone, l’uomo dalla prosopopea erudita, altro unto dal Signore ridicolmente devoto alla religione dei santi benché prescritto dai Tribunali per avere commesso infamanti reati di corruzione, è un altro bluff che non ha risolto nulla, si è circondato di una classe dirigente di nani e ballerine, di una maggioranza inguardabile (si pensi alle mummie di Dino Pepe e Sandro Mariani), non ha velocizzato la gestione dei fondi europei (anzi l’ha addirittura rallentata), non ha snellito la burocrazia regionale, ha accresciuto enormemente i bacini clientelari (si pensi al salvataggio di Abruzzo Engineering che Gianni Chiodi aveva messo in liquidazione), ha fatto le solite chiacchiere politichesi con la favoletta del Masterplan che non ha aggiunto un solo euro ai fondi già disponibili e che non muoverà un solo euro fino alla fine della legislatura regionale. Una sciagura.

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La consigliatura Brucchi bis 2014-2019

Maurizio Brucchi, il sindaco di Teramo, fantoccio nelle mani di Paolo Gatti e Paolo Tancredi (il gatto e la volpe), un burattino senza fili che da dodici anni gestisce i soldi dei teramani senza trasparenza, senza appalti, senza evidenza pubblica, senza imparzialità; un primo cittadino che è sempre stato assente per dedicarsi a tempo pieno al suo lavoro di medico piuttosto che ai mali della sua città; un uomo che ha pensato a farsi le ville e a sistemare sua moglie in società pubbliche (assunta senza concorso), ma che non ha risolto nemmeno un problema, mentre tutto intorno crolla, le aziende chiudono, la disoccupazione morde, il commercio è in asfissia, le banche muoiono, la cultura scompare, le strade sembrano bombardate e l’erba alta continua a crescere ovunque, come dopo un inverno nucleare.

Il filo conduttore di tali uomini sciagurati, e degli svergognati che gli stanno attorno, è uno solo: la politica randomica, cioè a dire la politica a cazzo di cane.

Questi soggetti di latta, senza una spina dorsale di moralità, sono accomunati da una caratteristica: non hanno nessuna strategia, vivono solo dei tatticismi del momento, di piccolezze, di artifici linguistici, confidando nella credulità della gente, nell’incapacità di indignarsi, nella stanchezza dei cittadini che da decenni sono proni, succubi, privi del nerbo di un Dario Fo, privi del vitalismo che permeava gli anni ’70, inermi di fronte ad una classe politica che ha trasformato le pubbliche assise in un centro di collocamento dove dare uno stipendio a disoccupati che nella vita non hanno né arte né parte, incapaci conclamati che non riescono a muovere una paglia, a risolvere un problema che sia uno.

Che tragedia non avere più un Dario Fo che scudiscia l’accidia, l’apatia, la catalessi sociale e politica, il proliferare del familismo più becero. Che tragedia non avere chi lenisce le ferite inferte all’ordinamento giuridico (data l’inerzia catacombale degli organi di controllo). Che tragedia la crisi istituzionale permanente che produce il dissolvimento dello Stato in un “otto settembre” interminabile.

La fiducia nella Magistratura è mal riposta perché i giudici curano la malattia ma non hanno gli strumenti per prevenirla, in quanto la prevenzione è questione squisitamente politica e legislativa. I tribunali non combattono la corruzione, ma perseguono semplicemente i reati, intervenendo esclusivamente quando i guasti si sono già prodotti.

Lo stato emergenziale necessita di acquisizione di consapevolezza da parte dei cittadini, i quali peccano più delle sanguisughe che li rappresentano se non corrono sotto ai palazzi del potere ad assediare i politici fin tanto che non rassegnino le dimissioni e scompaiano dalla vita pubblica.

Non è accettabile l’essere costretti a rimpiangere la Prima Repubblica e non è parimenti accettabile costringere il Paese ad una campagna referendaria lunga sei mesi che produrrà esiti insignificanti per il benessere delle persone, mentre gli effetti del Jobs Act, dei voucher, della precarizzazione del lavoro, dello smantellamento dei diritti dei lavoratori, producono suicidi ogni giorno.

E se Dario Fo ha continuato a sognare tutte le notti la sua Franca Rame dal giorno in cui l’aveva persa, io continuo a sognare tutti i giorni un governo degno di questo nome.

Eccolo:

Milena Gabanelli: Presidente del Consiglio

Gino Strada: Ministro della Salute

Piercamillo Davigo: Ministro della Giustizia

Roberto Saviano: Ministro dell’Interno

Brunello Cucinelli: Ministro del Lavoro

Renzo Piano: Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio

Umberto Galimberti: Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica

Rula Jebreal: Ministro degli Esteri

Tito Boeri: Ministro dell’Economia

Aldo Busi: Ministro della Cultura

Carlo Petrini: Ministro delle Politiche Agricole

Roberto D’Agostino: Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Comunicazione.

6 Responses to "La politica randomica e il governo che vorrei"

  1. fdg   13 ottobre 2016 at 14:42

    sei un grande, sortout dipingendo su tela il governo dei tuoi sogni che dovrebbe essere nei sogni di tutti noi. un saluto a tutti da un teramano che fortunatamente non è di Teramo. Franco Di Giuseppe

  2. Leda Santosuosso   13 ottobre 2016 at 15:49

    sulla squadra di governo avrei delle perplessità…la Gabanelli non mi convince…è una schierata che si è prestata ai potenti qualche volta…
    anche Saviano all’interno…uhmmm meglio una persona come Nino Di Matteo
    Invece Davigo alla Gisutizia e Galimberti all’istruzione li trovo ottimi!

  3. giovanna   13 ottobre 2016 at 15:54

    il governo mi piace!!!

  4. Antonio M.   13 ottobre 2016 at 16:55

    Il più grande attivista e sostenitore del movimento 5 stelle è stato Dario Fò. Credo sarebbe stato contento se almeno Di Maio, in questa tua lista eccellente che condivido, con qualche riserva su Saviano e Davigo, potesse avere un posto come presidente del consiglio.

    Grazie Maestro. https://www.facebook.com/pierrecantagallo89/videos/331708460554448/

  5. Antonio M.   13 ottobre 2016 at 18:18

    Il più grande attivista e sostenitore del movimento5 stelle è stato Dario Fò.
    Il Maestro sarebbe stato contento se avessi citato almeno uno del movimento, Di Maio, come Presidente del Consiglio che credo onorerebbe dignitosamente questo Paese. La tua lista di governo per il resto è allettante e condivisibile con qualche riserva su Saviano e Davigo.

    Grazie Maestro
    https://www.facebook.com/movimentocinquestelle/videos/10154360426880813/

  6. Pino   14 ottobre 2016 at 7:14

    La Gabanelli lascia Report…Magari è un primo passo verso la Presidenza del Consiglio! Non lo farà mai. Lei si sente giornalista e tale rimarrà.
    In merito al buio sociale che ci avvolge, mi auguro che il dono del genio di Dario Fo, di cui la società ha beneficiato, possa manifestarsi di nuovo in qualche italiano confermandoci che esiste ancora l’umanitá in questo paese adesso triste.

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