Maurizio Brucchi come Romolo Augustolo

Maurizio Brucchi come Romolo Augustolo

di Christian Francia  –

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L’inclito sindaco di Teramo Maurizio Brucchi

Quand’ero giovane ogni giorno con gli amici assegnavamo goliardicamente il premio “Mongolino d’Oro”. I tempi del politicamente corretto erano di là da venire, per cui si considerava qualsiasi comportamento da combattere come l’esito del ritardo mentale di chi lo compiva (l’autore veniva epitetato scherzosamente come “mongoloide”) e il “Mongolino d’Oro” rappresentava il riconoscimento assegnato a chi aveva compiuto una stronzata, a chi aveva detto una corbelleria o messo in atto una cretinata abnorme. In pratica era un Oscar della stupidità.

Si sente forte l’esigenza di rispolverare quel premio, perché nella politica odierna se ne sentono e se ne vedono di ogni.

Il recordman delle castronerie teramane è senza dubbio il nostro amato sindaco, un uomo davvero incapace di risolvere i problemi della città, pur lucrandoci sopra nonostante goda già a pieno del suo grasso stipendio da primario pubblico.

Questa mattina ho assistito ad una scena che definirei da “Viale del tramonto”: Maurizio Brucchi, come una desolata Gloria Swanson, era in un bar del centro storico affollato di persone le quali lo evitavano manco avesse la peste o non si lavasse da un mese. Addirittura alcune signore bisbigliavano di quanto fosse maleducato perché non dice mai “buongiorno”.

Eppure ogni volta che incontro l’ex sindaco Angelo Sperandio capita invariabilmente che gli si facciano incontro molti cittadini che lo salutano caramente, che gli rinnovano attestati di stima, che ci tengono a stringergli la mano.

A Brucchi non capita mai, nemmeno davanti alla scuola elementare dove porta i suoi figli, nonostante sia il sindaco in carica e nonostante sia naturale attendersi che in tanti abbiano da chiedergli notizie, da aspettare risposte, da segnalare situazioni.

Il sindaco è isolato da tutto e da tutti, ivi compresi i suoi due capibastone Paolo Gatti e Paolino Tancredi che stanno facendo a gara per chi sarà il primo a staccargli la spina.

Una situazione desolante che non mi suscita nessuna pena, bensì un disprezzo crescente nei confronti del primo cittadino che sembra vivere fuori dalla realtà, ancorato disperatamente alla sua poltrona in barba al disastro che si consuma intorno e del quale egli è corresponsabile sotto tutti i punti di vista.

Se Brucchi è ancora in piedi è soltanto perché dall’altra parte c’è Manola Di Pasquale, cioè a dire chi è peggio di lui. Se Brucchi è ancora in piedi è soltanto perché non è stato ancora formalizzato il suo successore e la tavola non è ancora stata imbandita per mangiare il porco sotto le festività natalizie.

Ma le grandi manovre per la successione sono in atto, con voci terrifiche che raccontano di accordi indicibili, di alleanze improbabili, di mostruosità politiche degne di un film dell’orrore.

Da un lato ci sarebbe la candidatura a sindaco di Giovanni Cavallari, sponsorizzata da Sandro Mariani (PD), da Tommaso Ginoble (PD) e con la benedizione di Paolo Gatti (Forza Italia). Dio ce ne scampi e liberi. Sarebbe la realizzazione del “Partito della Nazione”: postideologico, postdemocristiano, prono ai voleri dell’Europa e della finanza internazionale, ma saldamente clientelare, volto alla conservazione del consenso e slegato totalmente dai bisogni della gente. Una sciagura.

Dall’altro lato ci sarebbe l’ipotesi di Dodo Di Sabatino, figlia di un’unione ributtante fra Luciano D’Alfonso ed NCD, cioè a dire il micropartito supergovernativo che ha il suo vertice abruzzese nel sottosegretario Federica Chiavaroli, la quale sta traghettando l’ex partitino di centrodestra fra le braccia del centrosinistra, sponsorizzando l’assegnazione da parte del governatore di deleghe pseudoassessorili all’unico consigliere regionale Giorgio D’Ignazio, il tutto in accordo con il disonorevole Paolino Tancredi (plenipotenziario di NCD nella provincia teramana).

Anche in questo caso di “Partito della Nazione” si tratterebbe, considerato che tutti i soggetti testé citati sono orgogliosamente figli della Democrazia Cristiana, e pur essendosi trovati – a seguito della diaspora causata dal terremoto di “Mani Pulite” – ad accasarsi chi nel centrosinistra e chi nel centrodestra, sognano ancora di ricongiungersi per continuare a banchettare alla faccia del popolo.

Ma Brucchi non è ancora maturo per la mattanza.

Il perché è abbastanza comprensibile:

1) Lui non vuole morire e ribadisce perentoriamente che non ha nessuna intenzione di dimettersi, per cui bisognerebbe sfiduciarlo;

2) I consiglieri comunali che puntellano la sua maggioranza sono tutti politicamente decerebrati ed orgogliosamente schiavi di Paolo Gatti e di Paolo Tancredi, quindi privi di autonoma capacità di discernimento, nonché privi del coraggio necessario a staccare la spina anche a se stessi;

3) I due capibastone stanno da tempo organizzando le proprie truppe, ma non con l’intento – al quale pensano solo i creduloni – di programmare nuove maggioranze e nuovi candidati sindaco per vincere le prossime elezioni comunali, bensì con l’intento di sistemare se stessi su nuove comode poltrone ben retribuite ai prossimi appuntamenti elettorali.

In questa logica, la poltrona del successore di Brucchi è oggetto di appetiti e di aggiustamenti nell’alveo degli accordi sotterranei che si vanno stringendo.

Paolo Gatti vorrebbe correre come candidato governatore del centrodestra, nel qual caso lancerebbe come suo pupillo alla carica di consigliere regionale Rudy Di Stefano (che scalpita), ma sa che Pescara e L’Aquila storcono il naso ad una nuova leadership teramana dopo il disastro di Chiodi, e sa pure che il piano della volta scorsa (cioè di diventare deputato nel 2013 e far votare Umberto D’Annuntiis come consigliere regionale) non gli riuscì, per cui dovette ripresentarsi in prima persona alle regionali del 2014 tagliando le gambe a D’Annuntiis (sindaco di Corropoli), il quale si vendicò facendo vincere il centrosinistra alle elezioni provinciali dell’ottobre 2014.

Paolo Tancredi, dal canto suo, sa bene che il suo destino politico è legato alla nascita o meno del cosiddetto “Partito della Nazione”, cioè l’inciucio fra centrodestra e centrosinistra appassionatamente uniti per governare all’infinito escludendo i partiti cosiddetti estremisti o radicali (Lega e Fratelli d’Italia da un lato, la galassia della sinistra dall’altro lato, e soprattutto il Movimento 5 Stelle).

E siccome gli inciucisti rappresentano la stragrande maggioranza dei parlamentari, c’è da scommettere che la legge elettorale non verrà modificata introducendo il premio di maggioranza alla coalizione, come vorrebbero i partiti di destra e di sinistra (nonché la minoranza interna del PD), perché in tal modo è vero che si condannerebbe il M5S alla sconfitta (dato che si ostina a non volersi coalizzare con nessuna forza civica), ma si costringerebbe Forza Italia ad allearsi con la Lega e Fratelli d’Italia, così come il PD sarebbe costretto ad allearsi con la galassia di sinistra.

Invece Renzi predilige il vigente premio di maggioranza assegnato direttamene al partito vincitore, in modo da costringere tutta la galassia cosiddetta moderata a confluire nel Partito Democratico, a partire da NCD per finire a larghe fette di Forza Italia.

In un ipotetico scontro fra Partito della Nazione e M5S è facile immaginare che vincerà il primo, mentre se si concedesse ai cespugli di continuare con lo schema del bipolarismo, divenuto oramai un tripolarismo, si rischierebbe davvero di far vincere i grillini. E questo il sistema dominante di potere non può permetterselo, anche se da tempo si sono gettati ponti per normalizzare comunque la galassia pentastellata, rabbonendola sull’Europa, sull’egemonia finanziaria, sulla sovranità popolare da limitare, sull’euro, ecc.

Ed è dall’esito di questa partita nazionale e regionale (che investe le poltrone di Gatti e di Tancredi) che dipende il futuro di Brucchi. Perché se uno dei due perdesse posti sicuri o candidature superiori, si vedrebbe costretto a ripiegare sulla candidatura a sindaco di Teramo pur di non restare con il culo per terra.

Ecco perché la poltrona del primo cittadino resta merce di scambio che non può essere occupata con nomi di secondo piano come Dodo o Cavallari, cioè gente che porta voti (come Brucchi del resto) ma che non può pretendere il ruolo di prima ballerina del teatrino della politica locale in barba ai capibastone.

Maurizio è conscio di ciò, così come è conscio del fatto che nessuno dei due capibastone lo sponsorizzerà per una eventuale candidatura alle prossime elezioni regionali. Per cui, non potendosi ricandidare a sindaco in forza del divieto legislativo di terzo mandato consecutivo, deve fare buon viso a cattivo gioco fin tanto che le circostanze gli consentiranno di rimanere in sella.

Ma dato che la partita politica nazionale si gioca soprattutto il 4 dicembre, quando nelle urne referendarie si consumeranno molti regolamenti di conti, la quasi certa sconfitta di Renzi aprirà scenari oggi impensabili, con il braccio di ferro finale fra il Presidente del Consiglio e i cosiddetti moderati da una parte (che spingono per l’inciucio permanente), e i bipolaristi e i grillini dall’altra.

Tancredi è dalla parte di Renzi, mentre Gatti è dalla parte dei bipolaristi convinti, ma è difficile immaginare che ci sia posto per entrambi nel prossimo Parlamento e/o nel prossimo Consiglio Regionale.

Per questo Brucchi può dormire sonni tranquilli e mangiare serenamente il panettone, anche se la sua sorte appare ormai segnata, incamminato com’è nel suo personale “Sunset Boulevard” politico che è del tutto simile a quello dell’ultimo imperatore romano d’occidente Romolo Augustolo, un fantoccio insignificante che fu deposto senza che nessuno si accorgesse della sua esistenza (se non per quella riga sui libri di storia che segnala la sua fine politica come l’inizio del Medioevo).

Il primo cittadino non solo non verrà ricordato, non solo non meriterà una riga nel pur piccolo libro della storia teramana, ma già oggi è un reietto allontanato dalla convivenza civile, con l’aggravante di quel senso di vergognosa discriminazione e di spietata condanna che la cittadinanza già gli affibbia.

Eppure il sindaco potrebbe ancora rialzarsi. Potrebbe finanche riscattare in parte il male che ha fatto con un piccolo gesto altamente simbolico. Quale?

Quello di azzerarsi lo stipendio da primo cittadino. È vero che è una mossa populista, ma di questi tempi farebbe molta breccia nei cuori sfibrati e affamati della povera gente.

Del resto il portavoce dei commercianti Antonio Topitti, all’esito della protesta per le infinite lungaggini dei lavori di restyling di Corso San Giorgio, glielo ha detto chiaro e tondo: “È dato sapere che un assessore costi al netto ai teramani circa 1.800,00 euro al mese, di conseguenza al lordo sopra le 3000,00 Euro, che sommati alle indennità del Sindaco e del Presidente del Consiglio superano abbondantemente i 30.000 euro mensili. Vista la situazione di difficoltà che stanno vivendo le attività del Corso principale si chiede alla Giunta comunale di rinunciare a tali somme e di accantonarle a mo’ di indennizzo per gli operatori in difficoltà, al fine di garantire gli stipendi ai loro dipendenti, oneri sociali, gli interessi passivi sugli scoperti bancari e quant’altro, causa il più che dimezzamento dei fatturati per tutta l’annualità 2016 ed oltre, fino a quando dureranno i lavori in essere”.

Brucchi dovrebbe cogliere la palla al balzo sia dichiarando che davvero ha a cuore le sorti dei cittadini in difficoltà, sia dimostrandolo con la devoluzione degli emolumenti di tutta la Giunta comunale alla causa dei commercianti che boccheggiano.

In tal modo metterebbe a tacere la pubblica opinione che è fin troppo convinta che gli assessori abbiano a cuore soltanto il proprio stipendio.

Non si può sottacere, infatti, che se l’Italia ha il PIL in timidissima crescita allo 0,8% annuo (cioè siamo quasi ultimi fra i Paesi industrializzati), l’Abruzzo sta ancora peggio con una previsione annua di +0,5%, cioè fra le ultime regioni italiane (peggio fanno solo la Basilicata con +0,4%, la Calabria e la Sardegna con +0,3%).

In un tale pozzo senza fondo, dimostrare vicinanza alla cittadinanza affamata togliendosi il mantello come fece San Martino (che lo divise in due per donarlo al mendicante infreddolito e seminudo), sarebbe un gesto che riscatterebbe Brucchi in articulo mortis.

E se da un lato resterebbe incancellabile la colpa del sindaco di aver messo insieme una Giunta di persone non all’altezza del compito loro affidato, dall’altro lato il primo cittadino consegnerebbe alla storia di questa città una divaricazione fra chi si è spogliato dei propri interessi economici nell’esercizio della carica politica, e chi invece non lo farebbe mai perché di politica ci campa e della politica ha fatto un mestiere redditizio (cioè Paolo Gatti, Paolo Tancredi, Sandro Mariani, Tommaso Ginoble, Manola Di Pasquale et pecora omnia).

6 Responses to "Maurizio Brucchi come Romolo Augustolo"

  1. Pino   10 ottobre 2016 at 22:55

    Ma T’immattit!
    Tengono tutti famiglia!

  2. Antonio   11 ottobre 2016 at 9:53

    Che Cavallari sia uno schiavo di Sandro Mariani è certissimo, dato che quando Mariani annunciò qualche mese fa il nome del suo candidato, in Giovanni Cavallari, quest’ultimo non inorridì smentendo subito con chiarezza la notizia. Restò invece in silenzio, confermandola pienamente. La volta scorsa Cavallari si ritirò dalla competizione non per serietà, come ha voluto far credere, ma perchè non era sicuro di vincere. Ora, invece, vuole vincere con tutta sicurezza, con l’appoggio di Mariani (Ginoble) e Gatti. L’accordo è già fatto!

  3. Deluso   11 ottobre 2016 at 11:51

    Grande delusione per Giovanni Cavallari. Pensavo fosse diverso dagli altri burattini del pd.

  4. Antonio M.   11 ottobre 2016 at 16:39

    Intanto il piano di distruzione della Nazione Italia è in atto. Tutto tace.
    https://www.facebook.com/informareXresistere/videos/10154628282923912/

  5. Anonimo   11 ottobre 2016 at 17:39

    Vedi anonimo, sono certo che sei un esponente del PD.
    Così come son sicuro che al PD, quindi anche a te, stanno tremando le chiappe. Riperderete le elezioni per l’ennesima volta.
    Cavallari, a mio m0desto avviso, non si appoggerà mai al PD, perchè sa bene che se lo facesse sarebbe spacciato. In fine ognuno è padrone di votare o far votare, alla Toto, a chicche e sia.
    Le persone serie, purtroppo, a Teramo sono poche.

  6. Blade Runner   12 ottobre 2016 at 0:22

    Francia Sindaco!

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