Serramonacesca e i tesori dell’Alento

Serramonacesca e i tesori dell’Alento

di Sergio Scacchiapaesaggioteramano.blogspot.it

Tendo a lungo in avanti le braccia prigioniere degli spallacci dello zaino, aprendo e chiudendo le mani per riattivare la circolazione in fase critica. La borsa con gli obiettivi ondeggia ai miei passi e il peso dell’armadio che porto dietro crea l’effetto pendolo che costringe a camminare piegati in avanti come se si stesse partecipando alla campagna di Russia.

Mentre medito sul pensiero ossessivo di essere ormai vecchio per queste cose, Luigi De Fai, vecchio amico di tante escursioni, borbotta che non c’era bisogno di tutta quella roba per passeggiate così semplici.

Il cielo è un affresco enorme di tanti blu, neri e grigi, con nuvole bianchissime, immobili, come grandiosi monumenti.

Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo. Sentirsi esploratore. C’è sempre uno spettacolo commovente della natura o un intervento umano da ammirare.

Accade anche a Serramonacesca.

È un borgo in pietra, alle pendici settentrionali della Maiella, sopra il frastagliato corso del fiume Alento, in un lembo di territorio pescarese tra i più ricchi di antiche memorie, leggende, e monumenti di rara bellezza artistica.

Nel mio vagabondare alla ricerca del bello in Abruzzo, questa è una tappa imperdibile della provincia di Pescara.

Serramonacesca è un paese conosciuto soprattutto per la splendida abbazia di San Liberatore a Majella, con la sua bella passeggiata lungo il fiume che fa scoprire angoli incantevoli e inquietanti tombe rupestri, buchi nella pietra dove incredibilmente vivevano gli asceti in continua preghiera (in questo blog ho dedicato un articolo a San Liberatore. Cercatelo!).

La storia di questa terra va scoperta e decifrata, esplorando con pazienza le pieghe della montagna e della memoria. Tra le rocce e gli arbusti scorre una linfa spirituale che fa di questa valle un luogo sacro da vivere intensamente.

È questo il periodo forse più bello per scoprire i tanti tesori e i posti meravigliosi, immersi in boschi che si stanno colorando delle tinte incredibili dell’autunno.

In poco più di mezz’ora di cammino, si scopre l’antica cortina muraria del Castel Menardo.

Posti in posizione dominante sulla bella valle del fiume Alento, i resti sono evidenti e interessanti da visitare. La rocca fu eretta per assicurare la difesa dell’abbazia benedettina di San Liberatore. Nonostante ciò il luogo sacro subì, in più guerre, disastri spaventosi fino a essere distrutto sul finire del XV secolo.

La fortificazione è caratterizzata da un impianto triangolare ancora perfettamente riconoscibile. In una delle sue estremità s’innesta in un corpo quadrangolare mentre, nei restanti vertici liberi, si trovano due torri circolari i cui resti si fanno ancora ammirare.

Con un po’ di attenzione il visitatore riesce anche a individuare i due enormi portali che un tempo davano accesso alle numerose arciere poste lungo la cortina di pietra, evidenziando tutto il carattere difensivo del manufatto.

Il Castel Menardo, per gli appassionati, può essere fonte di studio essendo stato accostato ad alcune fortificazioni cassinesi che hanno fatto tendenza nell’architettura difensiva del medioevo per la singolare accuratezza costruttiva delle murature.

Insomma la rocca, collocata in una spettacolare ambientazione, testimonianza storico culturale d’indubbio valore, può regalare una gita interessante e poco faticosa.

Dai ruderi del castello, risalente al XIII secolo, e della torre di avvistamento del XV, si apre agli occhi mezzo Abruzzo. Si vede distintamente Rocca Calascio, la terra delle Baronie, i paesi dello zafferano, il Gran Sasso, fino al mare Adriatico che si intuisce dietro una sorta di cortina fumogena di nuvole grasse.

Le meraviglie non finiscono mai! Luigi mi sottopone a una nuova mezz’ora di cammino.

In un boschetto, su di un sentiero a volte scolpito nella roccia e a picco su di uno strapiombo, si trova l’eremo dell’anacoreta Sant’Onofrio vissuto intorno al XII secolo.

Pochi ne conoscono l’esistenza. Molti si confondono con l’antro più famoso ubicato sulle pareti del Morrone, testimone dell’esistenza spirituale di frate Pietro Angelerio, papa Celestino V che da quel luogo partì, per il soglio pontificio, arrivando a Collemaggio a dorso di un umile asinello tra lo sconcerto dei cardinali e il giubilo del popolo.

Raggiungiamo agevolmente il misterioso antro a 700 metri di altitudine, mirabilmente costruito nella pietra, addossato a un costone roccioso.

La presenza della grotta non lontana dalla Badia del Santo Liberatore fece dell’eremo un luogo di preghiera per diversi religiosi dall’XI al XIV secolo, tempo di fiorenti commerci nella zona.

Luogo di antiche leggende, anche la figura di Onofrio, eremita coperto solo da una lunghissima barba grigia e capelli stretti al corpo per mezzo di una cintola, è avvolta da un fitto mistero. Addirittura la tradizione vuole che fosse figlio di un sanguinario re di Persia. Il giovane, colpito dalla ferocia del padre, abbandonò gli agi di corte, ritirandosi in questa che divenne una chiesetta incastonata nella montagna.

Nel romitorio aleggia ancora il senso del mistico. La statua originaria del secolo XV, raffigurante l’uomo di Dio, non c’è più. Dicono sia al sicuro. C’è solo una povera foto, ha la faccia rivolta al cielo e la corona del rosario in mano. Lo sguardo duro e inflessibile ricorda un altro manufatto dedicato al santo, che anni fa si trovava nella cripta della cattedrale di Ortona.

Il culto per questo persiano è diffuso in Abruzzo. La sua figura si staglia, possente, anche in un affresco medievale di Bominaco, nell’oratorio del San Pellegrino.

Il giaciglio oggi sporco e pieno di paglia umida dove il santo riposava, chiamato la culla di Sant’Onofrio, è ancora utilizzato dai pellegrini che vi si adagiano nella convinzione pazzesca che un potere taumaturgo possa guarire dai dolori dell’addome, delle reni e degli arti.

Luigi racconta che gli abitanti di Serramonacesca più di una volta hanno provato a portare la statua raffigurante il patrono nella parrocchiale in centro paese.

Di notte il santo sarebbe sceso giù dalla montagna per riportare all’eremo l’effige lignea che lo raffigura, ricollocandola in quella lurida grotta dove aveva trascorso lunghi anni di ascetismo. Chissà come sarà adirata la statua dove ora si trova celata. Perché per me l’originale è stato rubato!

Agli occhi del visitatore, appare forte il contrasto tra la zona originaria dove l’asceta viveva e la parte nuova ricostruita dai fedeli negli anni ’50, così come appare d’altri tempi l’ostinazione nel credere alle innumerevoli leggende di cui questi boschi sono permeati.

Sopra l’eremo, dopo una zona picnic, è d’obbligo la visita alla statua bianca della Madonna, per molti, dispensatrice di guarigioni. C’è una croce di ferro con sopra una data resa indecifrabile dal tempo. Devono aver imperversato fulmini su di essa un po’ come accade alla Chiesa di oggi.

C’è anche una fonte definita miracolosa, dove sgorgherebbe acqua curativa. Mi spiace dovervi deludere, non credeteci. Mi bagno abbondantemente nelle parti più atrofizzate del mio povero corpo ma ancora aspetto giovamento.

Luigi si muove sapientemente tra i cespugli sotto un cielo che adesso è diventato color genziana. Incurante delle panchine di legno, s’installa su di una pietra levigata dalla pioggia e allestisce il suo personale banchetto tra frittata d’asparagi selvatici e sorsi di buon trebbiano. Poi, di colpo, prorompe nel suo immancabile: “Questa è vita”!

Incredibile come riesca a evocare i sapori d’Abruzzo con il buon pane dell’Aquila. Poi mi dice: “Ci sarebbe un’altra mezz’ora per scoprire una torre circolare di  avvistamento. È chiusa dal XIII secolo, in un recinto di forma trapezoidale. Visto che ci siamo…”.

Arrivare a Serramonacesca:

Da Nord e da Sud

Dall’autostrada Adriatica A14 (da nord: in direzione di Ancona; da sud: in direzione Pescara), seguire la direzione Roma, prendere l’autostrada A25 Pescara-Roma, uscire a Alanno/Scafa, continuare sulla SS 5 Tiburtina, proseguire sulla SS539 in direzione di Serramonacesca (SP 62).

Da Pescara

Prendere la SS16 in direzione Chieti, continuare sulla SS5 Tiburtina, proseguire sulla SS539 in direzione di Serramonacesca (SP 62).

Per arrivare al luogo descritto, prendere la strada per Becciarola, la stessa sia per S.Onofrio che Castel Menardo. Lasciare l’auto nello spiazzo piccolo e imboccare il sentiero. Il castello, insieme a Torre Polegra, è facilmente raggiungibile. 

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