Dichiarato lo “stato di calamità non naturale” per i lavori fermi sul Corso di Teramo

Dichiarato lo “stato di calamità non naturale” per i lavori fermi sul Corso di Teramo

di Christian Francia  –

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La manifestazione dei commercianti del 5 ottobre 2016

“Se chiudiamo veniamo a mangiare a casa vostra”. È questa la sintesi della protesta messa in atto dai commercianti teramani nel presidio permanente installato – con apposito gazebo – all’incrocio fra Corso San Giorgio, Via Duca d’Aosta e Via Carducci. La questione è quella relativa ai lavori di rifacimento di Corso San Giorgio, che come al solito sono fermi da cinque mesi per l’incapacità gestoria del Comune.

La manifestazione di ieri 5 ottobre è stata davvero divertente perché era da dieci anni che attendevo una reazione che mai c’è stata da parte delle pecore del commercio che da due lustri belano mentre il sindaco Maurizio Brucchi continua a prenderli a calci in faccia.

Ieri finalmente si è preso atto dell’incapacità sesquipedale del Comune di Teramo. Ma non basta, purtroppo.

Non si risarciscono i danni di un decennio con una protesta civile: occorre una gogna, occorre il dimissionamento coatto a furor di popolo dell’Amministrazione comunale, occorre coesione nel fronte dei negozianti i quali sono sempre rimasti disuniti e per questo non hanno mai rappresentato una lobby preoccupante per la Giunta in carica.

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Una gogna

La gogna è un utilissimo strumento medievale al quale venivano incatenati i malfattori, i quali venivano esposti nelle pubbliche piazze e messi a disposizione della gente la quale, passando, aveva il diritto di insultarli, oltre che di colpirli e farli bersaglio di ogni genere di offesa, verbale e fisica.

La gogna serviva proprio ieri per incatenare l’assessore ai lavori pubblici Franco Fracassa e farlo oggetto di un mare di sputazzi, ma purtroppo le pecore commercianti lo hanno appena appena contestato, giungendo al culmine dell’ira a dirgli: “Se chiudiamo veniamo a mangiare a casa vostra”.

Ah, ah, ah! La risposta di Fracassa è: stocazzo! Ma non ricordate che Fracassa è quel pensionato cinquantenne (per inciso, ancora deve spiegarci come cavolo abbia fatto ad andare in pensione alla sua età) che pretendeva che gli assessori comunali dovessero rinunciare allo stipendio assessorile quando lui era ancora consigliere, ma appena è assurto allo scranno in giunta si intasca allegramente sia la pensione che l’assegno da assessore?

Non ricordate che quando gli si è fatto notare che per coerenza lui avrebbe dovuto rinunciare allo stipendio pubblico da amministratore (pagato anche con le tasse dei commercianti), la sua risposta è stata “stocazzo”?

E non è il solo, Fracassa, a prendere due stipendi, perché c’è pure il mitico sindaco Brucchi il quale percepisce un grasso stipendio da primario della ASL di Teramo ed un altro grasso stipendio da sindaco pur non facendo il sindaco se non nei ritagli di tempo (senza contare il terzo stipendio pubblico della moglie, assunta senza selezione alcuna nella società pubblica Te.Am.).

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Commercianti incazzati

Come si fa a gestire una città capoluogo nei ritagli di tempo? Semplicemente non si può. Eppure Brucchi lo fa serenamente dal 2009 e frattanto si è costruito la sua bella villa di Colleminuccio, monumento ai soldi pubblici che ha intascato alla faccia dei teramani.

Fracassa mi fa schifo politicamente e soprattutto umanamente. Precisato questo, voglio però rispondere alla sua obiezione infantile, rinfacciata ad un negoziante che lo bersagliava: “Noi cosa avremmo potuto fare?”.

Tanto Fracassa, avreste potuto fare tantissimo. Intanto avreste potuto dotarvi di un dirigente tecnico di carriera piuttosto che di dirigenti fiduciari, a partire dal 2004, visto che per dieci anni ci avete messo Mariotti nominandolo dall’esterno e prorogandolo illegittimamente per due lustri. Dal 2014 avete messo Remo Bernardi sempre in modo fiduciario e sempre senza concorsi pubblici, unico strumento stabilito dalla costituzione per lavorare nelle Pubbliche Amministrazioni.

Se lo aveste fatto, probabilmente avreste avuto dei tecnici più preparati e più accorti.

In secondo luogo, caro Fracassa, avreste dovuto scrivere il capitolato di gara in modo diverso, indicando cioè che i lavori andavano fatti di notte e durante i festivi, mentre durante l’orario di apertura dei negozi avreste dovuto coprire gli scavi con le tavole (e possibilmente anche con tappetini), in modo da garantire la percorribilità del corso ai pedoni, così da evitare l’effetto bombardamento.

E non è questa una trovata bislacca, perché in tutte le altre città italiane avviene questo ogni qualvolta si svolgano lavori di manutenzione delle sedi stradali nelle vie dei centri storici. Solo a Teramo quella che è la normalità non è applicabile.

Se aveste fatto ciò, dei lavori fermi non se ne preoccuperebbe nessuno e la Soprintendenza avrebbe tutto il tempo che le occorre per studiare i reperti rinvenuti sotto la sede stradale del Corso. Né i commercianti lamenterebbero il crollo delle entrate dovuto all’assenza di transito delle persone.

E non è che nessuno ve lo abbia ricordato, ben prima che l’appalto avesse inizio, perché il consigliere comunale “Teramo 3.0” Maria Cristina Marroni ve lo ha sottolineato a voce e per iscritto. Ma a voi non interessava.

Adesso la frittata è fatta, i commercianti sono incatenati nel presidio lungo il Corso ed espongono cartelli con la scritta: “Teramo città morta”.

Ieri ho assistito con grande ilarità al comizio di Antonio Topitti (al quale da tempo ho tolto il saluto), il portavoce dei negozianti appartenente al PD, e debbo dire che ho condiviso l’analisi delle problematiche e delle colpe fatta dal pittoresco libraio, ma non condivido affatto le conclusioni.

Topitti dice che l’Amministrazione è incapace di tutelare il commercio cittadino e non è in grado di controllare la fase esecutiva dell’appalto, sia in riferimento alla vigilanza sulla ditta appaltatrice, sia in riferimento all’interlocuzione con la Soprintendenza regionale ai beni archeologici.

Giusto.

Topitti dice che c’era da aspettarselo un disastro del genere, una paralisi, una stasi mortifera, perché non è la prima volta che accadono disastri simili: è successo nel cantiere di Piazza Dante che si prolungò all’infinito e che ha ucciso numerosi commercianti della zona; è successo nel cantiere di ponte Vezzola che si prolungò all’infinito e che ha ucciso il commercio in Viale Bovio.

Tutto giustissimo.

Topitti sottolinea le responsabilità di una politica assente, di tre parlamentari teramani muti (peraltro tutti e tre di governo: Ginoble, Sottanelli e Tancredi), di vari consiglieri regionali completamente inerti nella difesa dell’imprenditoria locale. E il libraio si spinge fino a dire che molti sono del suo partito, cioè del PD!

Quindi lui stesso comprende come il PD sia l’origine del male, perché ha eletto degli incapaci che producono solo morte e distruzione per il tessuto economico.

Eppure Topitti rifiuta l’ultimo passo, cioè girare le spalle al PD e coalizzarsi contro di esso politicamente. Così facendo il Partito Democratico dorme sonni tranquilli, tanto quei fessacchiotti dei commercianti come Topitti continuano a votare i piddini pure se passano le legislature a dormire.

Topitti è colui che difende pubblicamente la ex candidata sindaco PD Manola Di Pasquale. Ma è nei fatti che appena ha potuto agguantare lo stipendio quale Presidente dell’Istituto Zooprofilattico (nomina peraltro super illegittima), la bella Manola ha fatto marameo ai suoi sostenitori dimettendosi da consigliere comunale e da capo dell’opposizione.

Per questo, io che la conosco, continuo a dire che Manola è finanche peggio del pur assente e incapace Maurizio Brucchi.

Hai voglia ad incatenarsi e a mettersi i lucchetti ai polsi, i commercianti avrebbero dovuto maturare da tempo la convinzione che fosse necessaria una larga forza civica che spazzasse via gli approfittatori di centrodestra e centrosinistra. Ma questo tentativo, che pure personalmente ho sponsorizzato nel 2014, non ha prodotto i risultati minimi per garantire ai commercianti senza etichette di partito una degna rappresentanza in Consiglio comunale.

Per cui adesso, a babbo morto, si urla in piazza, si sventolano cartelloni contro la soprintendenza (che ci si pulisce il culo), cartelloni all’indirizzo del sindaco Maurizio Brucchi (che ci si pulisce il culo), invettive contro l’assessore Fracassa (il quale, mentre i commercianti non incassano, percepisce due stipendi, se la ride sotto ai baffi e si fa pure la passerella senza che nessuno lo incateni, lui sì, alla gogna).

Alcuni commercianti hanno chiesto a Fracassa di smetterla di trattarli come “burattini” e gli hanno gridato: “La differenza tra noi e voi è che a fine mese, lavori bloccati o meno, voi gli stipendi li incassate, noi invece no”. Esatto. Ma è troppo tardi per il latte versato (direi piuttosto per il sangue versato), mentre non è tardi per organizzare il futuro politico. Intelligenti pauca.

Le false promesse sulla velocità e sulla conclusione certa dei lavori erano ampiamente prevedibili.

L’esposto alla magistratura, la lettera aperta a ministri, governatori e presidenti, la simpatica trovata di chiedere lo “stato di calamità non naturale”, ovvero gli atti della disperazione dei commercianti, sono semplicemente inutili, insignificanti, tamquam non essent.

Confesercenti, Confcommercio, CNA e “Consorzio Shopping in Teramo centro”, prendano atto dei risultati della loro colpevole inerzia politica, della loro storica disgregazione, della loro incapacità di farsi ascoltare, della loro inesistenza come lobby di pressione, e si lecchino le ferite in silenzio, imparando dalle botte prese quale dovrà essere la direzione di marcia per il futuro (ammesso che ce ne sia ancora uno).

Quanto infine alla questione del porfido farlocco che è stato bocciato dalla direzione dei lavori, Topitti non creda alle favole che raccontano come una diversa sfumatura di grigio abbia portato al rifiuto del materiale già consegnato (con ulteriori mesi di ritardo).

La verità è un’altra ed è figlia di una precisa interpellanza presentata in Consiglio comunale dalla consigliera Maria Cristina Marroni (ecco il link dove leggerla: http://www.ilfattoteramano.com/2016/09/09/il-corso-di-teramo-come-paradigma-dei-mali-dellamministrazione/).

All’esito di quella interpellanza, la direzione dei lavori è stata costretta a verificare specificamente la rispondenza del porfido cinese alle caratteristiche tecniche del capitolato, deducendone la bocciatura non già perché vi fosse una sfasatura nella sfumatura di grigio, bensì perché molto probabilmente lo spessore, la resistenza, la capacità di assorbimento dei materiali di pavimentazione non era affatto rispondente alle previsioni del bando di gara.

Ciò significa che abbiamo rischiato di pavimentare il Corso con materiali di scarsa qualità e di ripetere il disastro già verificatosi con i marciapiedi del Ponte San Ferdinando (altro capolavoro del Comune e dell’allora assessore Rudy Di Stefano), laddove è bene ricordare che i cittadini hanno pagato due volte la spesa per la pavimentazione, visto che la prima si sbriciolò miseramente poche settimane dopo l’inaugurazione.

In questo caso è stato certamente meglio prevenire, invece che curare. E sarebbe stato pure gentile ringraziare chi – come il consigliere Marroni – ha evitato ulteriori danni e ulteriori ritardi facendo tana ai materiali non adeguati, piuttosto che mettersi a fare le battute da osteria sulle più o meno erotiche sfumature di grigio.

Ma finché ci saranno i Topitti che accusano l’inerzia del PD ma continuano a votare PD, finché ci saranno le pecore che continuano a votare Brucchi, non credo che ci sia altro futuro se non la disfatta, la chiusura, la morte civile.

I commercianti esasperati hanno comicamente pure chiesto: “Chi paga tutto questo?”.

Non paga nessuno, ça va sans dire. Siamo in Italia. Sono tutti irresponsabili. Le colpe non esistono. Non servono ricorsi e richieste di risarcimento danni, buone solo per far arricchire gli avvocati e per impoverire ancor di più gli sfigati che si rivolgono loro.

E adesso potete tranquillamente citofonare a Fracassa, se non avete come mettere insieme il pranzo con la cena.

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Il comizio del libraio piddino Antonio Topitti

5 Responses to "Dichiarato lo “stato di calamità non naturale” per i lavori fermi sul Corso di Teramo"

  1. Antonio M.   6 ottobre 2016 at 15:49

    Impeccabile analisi. L’incapacità di reagire dei teramani belanti è disarmante. Ognuno ha ciò che si merita. Votateli ancora e in religioso silenzio. Muti.

    Per l’imminente referendum ognuno faccia la sua parte.
    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10209074435231572&set=a.1083874370617.14933.1039107164&type=3

  2. picchiorosso   6 ottobre 2016 at 19:37

    L’analisi è perfetta.
    Il PD ed i suoi lecc… tamquam non essent.
    Sono impegnati altrove e quando dicono qualche cosa son solo cazzate.
    Le colpe di Topitti, poca cosa, almeno adesso, ma non si toglierà facilmente di dosso la macchia di aver avanzato una candidatura indecente alle scorse elezioni.
    Pettirosso……perchè non parli……

  3. Silvio   6 ottobre 2016 at 22:06

    Io l’attività l’ho chiusa ad inizio anno prevedendo tutto questo macello.Ho indovinato ed in pochi mesi ho migliorato la mia situazione lavorativa e psicologica.E’ disarmante cercare di lavorare in un centro storico dove sembra uno dei tanti film ‘del giorno dopo’ oppure di zombie.Teramo città morta,purtroppo una triste realtà !

  4. Sir Karson   7 ottobre 2016 at 10:06

    Commercianti e Commerciantucoli , e Cenc lu Campà ?
    Ve la state a prendere con il sindaco che non sa piu’ come andare a parare prima di mollare tutto perche’ involontariamente obbligato a circondarsi da incompetenti cafoni ubriaconi telecomandati da papponi approfittatori che hanno fatto man bassa dei tutto quello che c’era da prendere peggio dei loro mentori piu’ vicini !
    Fatela finita tutti anzi andatetevene a fare in culo tutti a partire da chi sta in alto a chi in basso e alla finta opposizione compresa che , da come si puo’ vedere dalle varie immagini in rete si è resa invisibile !

    Anzi fate di meglio, formate la prossima lista comunale veramente indipendente se avete coraggio !

  5. Basilio   11 ottobre 2016 at 10:51

    È così dapertutto, approfittano del fatto che la gente non farà mai niente di illegale per sentirsi in diritto di fregarsene di tutto quello che riguarda la comunità. Prima i loro.porco comodi.

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