Scandalo a Roseto: la Ciancaione non poteva fare il sindaco (D’Alfonso e Sottanelli due peracottari)

Scandalo a Roseto: la Ciancaione non poteva fare il sindaco (D’Alfonso e Sottanelli due peracottari)

di Christian Francia  –

ciancaione-incompatibile
Il consigliere comunale incompatibile di Roseto degli Abruzzi

Ennesimo vergognoso scandalo targato Luciano D’Alfonso, alias lo stupratore delle leggi della Repubblica. Occorrerebbe un pallottoliere per tenere il conto degli stupri normativi del governatore dell’Abruzzo, soggetto perniciosissimo per la salute delle istituzioni repubblicane.

Questa volta il letamaio, già evidenziato a più riprese, è stato certificato perfino dall’Autorità Nazionale AntiCorruzione, solitamente poco propensa ad interpretazioni letterali delle norme in vigore (in allegato il documento integrale: anac-delibera-n-1001-2016-incompatibilita-ciancaione).

Tutto inizia nel novembre 2015, quando D’Alfonso nominò Rosaria Ciancaione (che è dipendente del Comune di Roseto) quale dirigente del Servizio Bilancio della Regione Abruzzo al fine di sottrarla al suo ruolo dirigenziale nel Comune di Roseto, ruolo che le avrebbe impedito di potersi candidare a sindaco della medesima città.

L’intento del governatore era quello di uccidere politicamente lo storico rivale nel PD Tommaso Ginoble dando manforte al suo avversario rosetano, il disonorevole Giulio Cesare Sottanelli, il quale aveva individuato proprio nella Ciancaione la candidata ideale per poter ricoprire la carica di sindaco a Roseto degli Abruzzi per il centrosinistra.

Purtroppo sappiamo com’è andata a finire: l’insignificante candidato sindaco di Ginoble (di cui è ozioso finanche indicare il cognome) ha vinto le elezioni sbaragliando sia la concorrenza del candidato di centrodestra (che era sindaco uscente: un’altra nullità politica) e sia la concorrenza del candidato di centrosinistra alternativo al PD, cioè appunto Rosaria Ciancaione (figlia di due padrini politici, Sottanelli e D’Alfonso).

Pur avendo perso, la Ciancaione è stata comunque eletta consigliere comunale a Roseto (Comune di 25.000 abitanti), diventando automaticamente incompatibile come dirigente regionale in virtù dell’art. 12 comma 3 lettera b) del D.Lgs. n. 39/2013, in forza del quale: “Gli incarichi dirigenziali nelle pubbliche amministrazioni di livello regionale sono incompatibili: con la carica di componente della giunta o del consiglio di un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti”.

Game over.

E invece no. Come sempre accade si è tentato di stuprare la legge, tanto la poverina è soltanto un consigliere comunale di minoranza, tanto l’incarico in Regione è soltanto a tempo determinato (triennale prorogabile), tanto è un dirigente con poteri limitati e via discorrendo con le fantasiose interpretazioni degli pseudo-giuristi dei miei coglioni.

L’ANAC, una volta tanto azzeccando, ha tagliato la testa al toro con la delibera n. 1001 depositata il 30 settembre 2016, nella quale si accerta che sussiste una situazione di incompatibilità, ai sensi dell’art. 12 comma 3 del D.Lgs. n. 39/2013 degli incarichi di Dirigente del Servizio Bilancio del Dipartimento Risorse e Organizzazione della Giunta Regionale dell’Abruzzo e di consigliere comunale della città di Roseto degli Abruzzi (TE), avente una popolazione superiore a 15.000 abitanti”.

Il bello è che la stessa Ciancaione ha formalmente dichiarato l’insussistenza di cause di incompatibilità tra l’incarico di Dirigente regionale e la funzione elettiva di consigliere comunale di Roseto in quanto, udite udite, l’incarico dirigenziale non comporterebbe “l’esercizio in via esclusiva delle competenze di amministrazione e gestione, essendo la sottoscritta sottoordinata al Direttore Regionale e non svolgendo attività provvedimentali di rilievo esterno, fatta eccezione di alcune di carattere marginale, come la contrazione di mutui, le variazioni di bilancio. L’attività svolta inoltre esula da qualsiasi attività discrezionale se non di tipo puramente tecnico. Per quanto riguarda la gestione del personale è fortemente limitata.

Vergogna! Vergogna! Vergogna! Persino l’ANAC si è pisciata sotto dalle risate in quanto pure le pietre conoscono le funzioni dirigenziali scolpite nell’art. 107 del Testo Unico degli Enti Locali: “Spetta ai dirigenti la direzione degli uffici e dei servizi (…) la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica è attribuita ai dirigenti mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. Spettano ai dirigenti tutti i compiti, compresa l’adozione degli atti e provvedimenti amministrativi che impegnano l’amministrazione verso l’esterno”.

Sostenere, da parte di una donna – la quale per inciso è pure specializzata in “diritto amministrativo e scienza dell’amministrazione” – che non svolge attività provvedimentali di rilievo esterno oppure che non abbia autonomia discrezionale oppure ancora che sia limitata nella gestione del personale, è una vergogna inaccettabile che va stigmatizzata in ogni sede.

L’ANAC ha posto una pietra tombale sulla schifezza della macroscopica incompatibilità: “sono da comprendere nell’ambito di applicazione della disciplina tutti gli incarichi dirigenziali presso le pubbliche amministrazioni. Pertanto, la presenza nell’ambito della organizzazione dell’ente di appartenenza di un dirigente sovraordinato che eserciti funzioni di direzione e coordinamento non può certamente determinare – come sostenuto dall’interessata – la perdita di autonomi poteri gestori in capo ai dirigenti. Infatti, detti poteri sono compresi nella attribuzione della responsabilità di un ufficio/servizio, anche quando quest’ultimo non svolga un’attività rivolta all’esterno”.

Del resto, sghignazza l’Autorità, lo ha confermato pure la diretta interessata che le “spetta anche lo svolgimento di attività provvedimentali di rilievo esterno, come dalla stessa evidenziato nella dichiarazione presentata al comune di Roseto”.

Della serie: ma che cazzo stai a di’!!!

Con le forbici in mano, l’ANAC ha ordinato alla Regione Abruzzo – in perfetta aderenza a quanto prescritto dal D.L.gs. n. 39/2013 – di diffidare “senza indugio, l’interessata ad optare tra i due incarichi incompatibili entro i 15 giorni successivi alla sua comunicazione; ove l’opzione non sia effettuata entro il termine perentorio di quindici giorni, ai sensi dell’art. 19 del d.lgs. n. 39/2013, il Responsabile della Prevenzione della Corruzione dichiara la decadenza dall’incarico di dirigente e la risoluzione del relativo contratto.

La Regione“deve, inoltre, procedere alla verifica dell’esistenza delle dichiarazioni di cui all’art. 20 del D.Lgs. n. 39 del 2013 ovvero all’accertamento della mendacità della stessa, ai fini dell’applicazione delle sanzioni previste dal medesimo articolo” (sanzioni che corrispondono alla “inconferibilità di qualsivoglia incarico di cui al presente decreto per un periodo di 5 anni” nei confronti della Ciancaione).

Tutto è chiarito. Quello che non si capisce è come sia possibile che si cerchi sempre di aggirare le leggi come se fossero un fastidio che intralcia la realizzazione di ogni ambizione politica.

E la domanda è: Ma D’Alfonso non lo sapeva che se Rosaria fosse divenuta sindaco non avrebbe potuto più fare la dirigente in Regione e nemmeno la dipendente (quale è) del Comune di Roseto di cui sarebbe divenuta primo cittadino? Sottanelli ignorava la gigantesca problematica? Non sarebbe stato meglio scegliersi qualsiasi altro candidato, oppure su 25.000 rosetani non se ne trovava nemmeno uno adatto?

La verità, come sempre, è elementare: chi comanda fa quello che gli pare e se ne frega degli ostacoli normativi che incontra lungo il percorso. Tale è lo spessore dei soggetti dei quali parliamo, tale è il rispetto che hanno delle Istituzioni, tale è la loro statura, tale è il livello dei loro collaboratori, tale è la loro capacità di governo.

Mysterium iniquitatis.

2 Responses to "Scandalo a Roseto: la Ciancaione non poteva fare il sindaco (D’Alfonso e Sottanelli due peracottari)"

  1. Anonimo   5 ottobre 2016 at 12:03

    Purtroppo questo ci meritiamo qui a roseto, fin quando ci scappelliamo quando incontri un micro politico, invece di insultato x le idiozie che dicono è fanno, in quando siamo indifesi soprattutto dalle leggi.

  2. Antonio M.   5 ottobre 2016 at 17:23

    Quando un comico non fa piu ridere.
    https://www.facebook.com/WIlM5s/videos/860414797392195/

    Mentre la devastazione della satira lo sotterra, il nostro ministro di un governo non votato da nessuno, ride! Votateli ancora.
    https://www.facebook.com/170900363055816/videos/973858672759977/

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