Truffa aggravata e Peculato: i PM chiedono il rinvio a giudizio per Gianni Chiodi e Paolo Gatti

Truffa aggravata e Peculato: i PM chiedono il rinvio a giudizio per Gianni Chiodi e Paolo Gatti

di Christian Francia  –

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La rivista erotica con Gianni Chiodi e la locandina del film con Paolo Gatti

La truffa aggravata e il peculato sono reati odiosissimi e particolarmente infamanti se commessi da politici di primo piano per l’Abruzzo come il presidente demerito Gianni Chiodi e l’ex assessore regionale Paolo Gatti.

Screenshot Huffington Post 29.01.2014 - Una Giunta di Mandrilli
La homepage del sito dell’Huffington Post del 29 gennaio 2014

La questione è quella notissima relativa all’indagine penale denominata “Rimborsopoli”, esplosa nel gennaio 2014 (l’inchiesta partì a Pescara e successivamente è stata trasferita a Roma per competenza), che fece vergognare gli abruzzesi davanti all’Italia intera per le tristi vicende delle cene e degli hotel extra lusso pagati a spese dei contribuenti da parte dell’allora giunta regionale, per l’occasione ribattezzata “una giunta di mandrilli” (noi de Il Fatto Teramano sottolineammo che l’osannato “Modello Teramo” era in realtà “Il bordello Teramo”).

È notizia di oggi che i Pubblici Ministeri di Roma, Paolo Ielo e Laura Condemi, abbiano formalmente chiesto il rinvio a giudizio per Chiodi, per Gatti e pure per l’ex vicepresidente della giunta regionale Alfredo Castiglione.

L’accusa è di avere commesso i reati di peculato e di truffa aggravata, in quanto tutti e tre avrebbero, tra il 2009 ed il 2011, chiesto rimborsi non dovuti alla Regione per cene e missioni con vitto e alloggio non autorizzate.

I PM hanno individuato nei comportamenti degli indagati un collaudato «modus operandi» ricco di cene, per migliaia di euro, con più persone. Le cene luculliane da migliaia di euro avvenivano in noti ristoranti del centro storico di Roma, e i tre presunti truffatori chiedevano ed ottenevano i relativi rimborsi dalla Regione addebitando i costi complessivi ad un solo commensale (cioè loro stessi, facendo quindi gravare il costo dei loro ospiti sulle tasche dei contribuenti abruzzesi).

Addirittura in alcuni casi sulle schede di rendicontazione con cui chiedevano i rimborsi venivano effettuate delle correzioni a mano fatte in maniera grossolana e presentate agli uffici contabili dell’Ente Regione. Se ciò venisse dimostrato ci troveremmo di fronte a delinquenti di bassissimo livello.

Al presidente demerito Gianni Chiodi la Procura contesta trasferte a Roma, Torino, Taormina, Arezzo, Nizza, e Washington, un soggiorno in un hotel a 5 stelle di Torino e soprattutto – la vicenda davvero più simbolica – un pranzo insieme a più persone nel ristorante «Il vecchio porco» di Milano (non è uno scherzo, proprio «Il vecchio porco»).

All’ex vicepresidente Alfredo Castiglione i magistrati contestano alcuni pasti consumati a Roma al ristorante «Il Bolognese», a Capri, Anacapri, San Benedetto, Bari ed un soggiorno di una notte a Roma per tre persone in una sola camera all’hotel Piazza di Spagna.

La Procura di Roma li accusa di uso improprio della carta di credito della Regione durante le trasferte fatte dai tre esponenti del centrodestra in costanza di mandato: l’ipotesi di peculato viene avanzata nei casi di utilizzo della carta di credito per fini non istituzionali (per esempio, per hotel a cinque stelle e ristoranti di pregio nel centro della Capitale), mentre l’ipotesi di truffa aggravata viene avanzata nei casi in cui la ex Giunta e gli ex assessori regionali anticipavano le spese e quindi i rimborsi erano a debito.

Sono passati quasi tre anni dallo scoppio di quello scandalo e ci ritroviamo oggi a dover confermare lo sdegno che esprimemmo sin da subito: In Abruzzo è l’onore ad essere stato perduto e nella maniera più infamante: l’avere infangato la dignità delle Istituzioni, l’avere colpito per l’ennesima volta la reputazione della politica e il valore morale, nonché il merito, di coloro che hanno ricevuto l’investitura a rappresentare il popolo. Chiodi e la sua maggioranza hanno perso il diritto alla stima e al rispetto che si devono a coloro che governano”.

Soggiorni termali a spese nostre. Aragoste a spese nostre. Ristorante “Al Vecchio Porco” a spese nostre. Camere extra lusso a spese nostre. Un turbine di donne sempre a spese nostre. Il solo Gianni Chiodi ha effettuato 185 missioni istituzionali dal 2009 al 2012, in pratica una media di una missione per ogni settimana del suo mandato.

Nemmeno Matteo Renzi, nemmeno Obama, nemmeno Berlusconi avrebbero potuto fare altrettanto. Se fosse rientrato un euro per ogni chilometro percorso da questi maratoneti del viaggio istituzionale, gli abruzzesi sarebbero tutti ricchi. E invece la triste verità è che si tratta di avventurieri entrati per un colpo di fortuna nelle stanze del comando, laddove hanno pensato bene di godersi cinque anni e mezzo di vacanza (tanto è durata la precedente legislatura regionale), alla faccia dei cittadini che sono al fronte a combattere per il lavoro, per la salute, per non morire di fame.

Chiodi e Gatti se la sono spassata ed hanno sfruttato in maniera epicurea le proprie posizioni di privilegio, viaggiando, mangiando, spendendo e spandendo come meglio hanno potuto, fregandosene della sofferenza che attanaglia la popolazione.

Si sono rivelati schiavi di potere, pussy e money; incapaci di pagarsi i vizi con i propri lauti stipendi; sfruttatori della povera gente alla quale spillavano rimborsi che – a prescindere dalle responsabilità penali – avrebbero potuto anche essere leciti, ma restano moralmente infami.

Per essere rispettati occorre portare rispetto, e Chiodi e i suoi accoliti (tranne Giandonato Morra, l’unico ex assessore a non essere stato nemmeno indagato) non lo hanno mai fatto. Non hanno dato il buon esempio quando c’era da stringere la cinghia insieme ai cittadini amministrati, e per questo hanno perso l’onore e non meritano più di rappresentare gli abruzzesi.

Gianni Chiodi - vizi privati
Il presidente demerito Gianni Chiodi sulla copertina di una rivista

E in questa sede è doveroso ricordare – a coloro che ne avessero perso la memoria – che lo scandalo “Rimborsopoli” conteneva in sé anche il sexy-gate della famigerata notte romana trascorsa dall’ex governatore all’Albergo del Sole in data 15 marzo 2011 con la sua amante Letizia Marinelli.

Quella notte brava l’abbiamo pagata con i nostri soldi, mentre Chiodi due mesi dopo in Giunta nominava la medesima amante alla carica di Consigliera di parità della Regione Abruzzo. Non solo. Gianni faceva assumere alla Regione pure la sorella dell’amante, Simonetta Marinelli, per il tramite del suo assessore Federica Carpineta, il cui marito definiva la propria moglie come “una amica molto particolare” del presidente Chiodi.

Copia di gatti dark
La locandina del film con paolo Gatti

E non finisce qui. Perché dalle carte dell’inchiesta su Rimborsopoli emerse che l’allora “assessore alle politiche attive del lavoro, Paolo Gatti (FI), ospita invece una sola donna – anche in questo caso non si tratta della moglie – ma per due notti consecutive: Albergo del Senato, costo 235 euro, pagati con carta di credito istituzionale e presunto rimborso indebito – per il soggiorno della signora 249 euro”.

E costoro, invece di dimettersi, vengono tuttora stipendiati lautamente dagli abruzzesi, siedono sereni sui loro scranni in Consiglio regionale e pontificano allegramente, nonostante siano stati travolti da un’inchiesta che non ha portato alla luce solo qualche rimborso illegittimo presentato all’incasso, bensì un sottobosco fatto di sesso, favori, nomine, assunzioni: tutto, ovviamente, a spese dei contribuenti. Un’intera classe politica incapace e inadatta a governare in quanto palesemente ricattabile da chiunque.

Marco Travaglio definì Chiodi lo “sgovernatore d’Abruzzo”  e qualificò l’inchiesta su Rimborsopoli come lo scandalo della giunta granturismo che gira l’Italia con amanti aviotrasportate e alloggiate a spese nostre”.

Lo scandalo finì persino sul TG1 delle 20.00, mentre sul  Messaggero lo scrittore Enrico Vaime si domandava: “Mi chiedo chi è questa gente mediocre che si fa rimborsare cose incredibili. Sono personaggi in linea con la loro in…cultura. Ignoranti come cozze”.

E incredibilmente, nonostante lo stesso Chiodi in preda ad una crisi di nervi si autosputtanò in una intervista al Corriere della Sera laddove ammetteva l’adulterio (sebbene nessuno lo obbligasse a spingersi a tanto), nonostante Letizia Marinelli affermava al Fatto Quotidiano che l’adulterio non fosse reato, nonostante pure i giornali di destra si schifarono della vicenda (Libero, Il Giornale, Il Foglio), nonostante il Sole 24 Ore e l’HuffingtonPost con tutti i media nazionali a reti unificate fossero unanimemente indignati per quanto accaduto, testate giornalistiche locali come “Emmelle.it” minimizzarono in maniera ridicola la notizia concernente l’Abruzzo più battuta dai tempi del terremoto aquilano, parlando di “Sputtanopoli”, di “Pettegolezzo”, di populismo e di scarso garantismo.

Oggi, dopo la richiesta di rinvio a giudizio, torno a chiedere ai sedicenti giornalisti locali: Elargire incarichi pubblici con soldi nostri a donne con le quali si è andati a letto è una questione penale? Non è forse una questione politica? Una questione che concerne i cittadini e gli elettori che devono giudicare l’operato di chi li governa? Far mangiare a scrocco vari ospiti al ristorante “il vecchio porco” con i soldi dei contribuenti è questione di interesse pubblico oppure no? Usare a sbafo la carta di credito regionale, a prescindere dai reati, è un atto da stigmatizzare oppure no?

Emmelle parlò di “macello di terzi”, di “idiozie”, di “moralisti dell’ultima ora”, di violazioni della privacy, eppure Il Sole 24 Ore definì gli indagati una “giunta al testosterone” e Il Foglio disse che l’Abruzzo era diventato un “troiaio”.

Tutti i media nazionali – secondo Emmelle – non avevano capito nulla di come si fa giornalismo, perché criticare chi comanda sarebbe sconveniente, così come sarebbe inopportuno sottolineare questioni di morale o questioni politiche, probabilmente (deduco io) perché chi comanda fa legge e non deve mai essere messo in difficoltà (e nel caso si metta nei guai da solo non si deve infierire né giudicare).

E invece no. È doveroso fare l’esatto contrario: cioè chiedere conto agli eletti per ogni singolo euro speso in nome dei cittadini, chiedere ragione delle loro azioni e delle loro scelte, criticare il potere con ogni argomentazione, non già tacere all’opinione pubblica qualsivoglia notizia per nessun motivo al mondo.

Perché se Chiodi e Gatti sono oggi alle prese con i loro guai giudiziari, quasi tutta la classe dirigente regionale di centrodestra frequenta o ha frequentato le aule di giustizia con accuse infamanti a proprio carico:

– l’ex Vice Presidente della giunta regionale, Alfredo Castiglione, oltre alla richiesta di rinvio a giudizio per Rimborsopoli, è stato condannato penalmente a sei mesi di carcere per tentato abuso d’ufficio per aver favorito la scuola di danza della compagna;

– l’ex assessore regionale Lanfranco Venturoni fu processato penalmente nell’ambito dell’inchiesta sulla Rifiutopoli abruzzese;

– l’ex assessore regionale Daniela Stati fu interdetta dalla carica contemporaneamente all’arresto di suo padre e del suo compagno con l’accusa di illeciti connessi alla ricostruzione post-sisma;

– l’ex assessore regionale Luigi De Fanis fu arrestato per concussione dopo aver distrutto le politiche culturali in Abruzzo (e taccio sulle vicende a sfondo erotico che hanno fatto piangere il mondo intero);

– la intera ex giunta regionale, tranne Morra, è stata o è sottoposta ad indagini giudiziarie.

Se per tutte queste vicende dovessimo garantisticamente attendere che si pronunci la Cassazione in modo definitivo, oppure che intervenga la vergognosa prescrizione – brutalmente accorciata dai governi Berlusconi per far sì che non si possano punire i colpevoli a causa delle lungaggini dei processi – allora dovremmo aspettare ancora lustri e continuare frattanto a pagare stipendi extra lusso ai Gianni Chiodi e ai Paolo Gatti i quali, a prescindere dalle loro responsabilità penali, si sono già ampiamente dimostrati immeritevoli di rappresentare il popolo.

Gatti e Chiodi - I Cervelloni
I due geniacci della politica abruzzese: Paolo Gatti e Gianni Chiodi

10 Responses to "Truffa aggravata e Peculato: i PM chiedono il rinvio a giudizio per Gianni Chiodi e Paolo Gatti"

  1. Leda Santosuosso   29 settembre 2016 at 9:49

    non hanno un briciolo di dignità…io mi sarei sotterrata per la vergogna…
    è prima di tutto una questione MORALE.

  2. antonio   29 settembre 2016 at 17:29

    il poco distinto Paolo Miao, si vede ogni mattina tranquillo e sorridente parcheggiare dove non si potrebbe e portare il figlio a scuola, ride e scherza come se nulla fosse…la Moralità è stata cancellata dal vocabolario dei nostri politicanti da un soldo al quintale.

  3. cittadino di un paese in attesa della morte   29 settembre 2016 at 18:12

    Eppure ve ne ritroverete uno in Parlamento e l’altro come Governatore!

  4. Anonimo   29 settembre 2016 at 21:19

    L’altro come Governatore è una parola grossa…Ma dopo che ha fatto l’inciucio con Mariani (e Ginoble) su Cavallari per Teramo, c’è da aspettarsi di tutto. Ma proprio tutto!

  5. mo avast   29 settembre 2016 at 22:10

    Anzi vorrei aggiungere carissimo Antonio che ,scommeto, che tu sicuramente ogni mattina saluterai tutto spelndente il nonstro micio Teramano…

  6. Alberto Granado   29 settembre 2016 at 22:29

    Niente di nuovo sotto al sole.
    Non è compito di un giudice quello di far ragionare la gente.
    Compito di un giudice è scovare i reati e procedere a processare i colpevoli e condannarli.
    Compito di ogni cittadino è vigilare ed eventualmente condannare chi riveste ruoli istituzionali o di altra dirigenza.
    D’altronde i sopracitati sono fedeli scherani del partito di Berlusconi!
    Uno che si prostra a rappresentare gli ideali di un corruttore, evasore, amico di mafiosi…non può essere che una mezza calzetta, privo di dignità e pronto a tutto pur di ottenere qualcosa.
    Il giudizio, bisognava averlo già 20 anni fa.
    Ma non c’è più sordo di chi non vuol sentire.
    Che schifezza, che onta è questa gentaglia per quella parte du cittadini onesti….
    Che vergogna.

  7. Antonio   30 settembre 2016 at 17:25

    per mo avast, io per fortuna non lo conosco personalmente e mi ritengo un privilegiato ma molti teramani lo hanno votato, cmq ritengo che molto probabilmente finirà con una bella prescrizione ad personam
    saluti

  8. Pino   4 ottobre 2016 at 19:31

    Letti gli articoli del codice del pene, richiamate le voci in vocabolario Etica e Morale, IN NOME DEL POPOLO ITALIANO andate AFFANCULO.

  9. Pino   4 ottobre 2016 at 19:41

    Letti gli articoli del codice del pene, richiamate le voci di vocabolario Etica e Morale, IN NOME DEL POPOLO ITALIANO andate AFFANCULO!

  10. Pino   4 ottobre 2016 at 19:44

    Letti gli articoli del codice del pene, richiamate le voci di vocabolario Etica e Morale, IN NOME DEL POPOLO ITALIANO E DEI CITTADINI ONESTI andate AFFANCULO!

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