Comune di Teramo, un branco di incapaci smidollati

Comune di Teramo, un branco di incapaci smidollati

di Christian Francia  –

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Il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi (Australopithecus Syndicus)

Che pena che suscita il Comune di Teramo. Il solo mentovarlo è un formidabile emetico. Ormai le critiche non sono più sufficienti, lo sdegno è inadeguato a rappresentare i sentimenti che i cittadini nutrono verso una amministrazione imbevuta di ignoranza, di cinismo, di incoerenze inenarrabili.

Ma il dramma è che al di fuori del brucchismo, del gattismo, del tancredismo, non c’è nulla, un vuoto cosmico, un silenzio siderale, se si eccettua la grammatica da film dell’orrore di Manola Di Pasquale, il poltronismo di Tommaso Ginoble e il tanfo di stalla del villico Sandro Mariani, il quale ricorda in tutto e per tutto il personaggio Mazzarò della novella “La roba” di Giovanni Verga, a causa della sua mania di considerare il Partito Democratico come “roba sua” che si è letteralmente “comprato” (immaginiamo a suon di tessere).

La “classe digerente” ingoia tutto e tutto digerisce, in un gorgo che trascina tutti nell’abisso dell’abiezione.

1) Rifiuti. L’affidamento del servizio di igiene urbana alla società Te.Am. S.p.A., come è stranoto, è brutalmente illegittimo almeno dal 2010 quando Brucchi (la cui moglie fu assunta senza selezione alcuna proprio alla Te.Am.) pensò bene di stuprare le leggi in vigore per affidare tutti i servizi possibili alla società partecipata, infarcita di raccomandati tutti rigorosamente assunti senza concorso.

L’appalto illegittimo risulta scaduto da un anno e mezzo (18 mesi!!!), ma il Comune non ha alcuna fretta di ripristinare un minimo di legalità, per cui se la prende comodissima e quindi prima di vedere all’opera il nuovo socio privato e di poter riaffidare regolarmente i servizi di igiene urbana generazioni di teramani andranno in pensione.

Tanto che fretta c’è, negli ultimi cinque anni i teramani hanno pagato soltanto 25 milioni di euro in più di tasse sull’immondizia (5 milioni l’anno) rispetto ai costi standard calcolati dalle autorità nazionali.

Il meno che si possa dire del primo cittadino è che sia uno smidollato incapace di gestire le competenze comunali, ma lui potrebbe difendersi dicendo che fa il sindaco solo nei ritagli di tempo in quanto Teramo è forse l’unico caso in Italia di capoluogo amministrato da uno che fa il suo mestiere a tempo pieno e l’amministratore come hobby.

2) Il teatrino della maggioranza di lotta e di governo, ovvero il triste spettacolo dell’incoerenza. Paolo Gatti e Paolo Tancredi si aggirano fra le macerie fisiche e morali di una città che attraversa un inverno dello spirito. Il gatto e la volpe si arrovellano ogni giorno sulle strategie per rimanere con una poltrona sotto al culo, e devono essersi scontrati con la realtà di una Teramo che si sta disfacendo sotto i loro occhi: banche, televisioni, giornali, imprese, industrie, lavoro, tutto crolla.

E allora che fare? Vanno forte coloro che si oppongono al sistema? Bene, si innalzi il vessillo della lotta. Ma come si fa se si è al governo? Si fa l’opposizione interna. Ottimo.

Ecco che allora c’era un tenero Franco Fracassa che fino a quando era un timido consigliere comunale di maggioranza berciava sulla necessità che gli assessori si azzerassero lo stipendio. Quando poi – tre mesi fa – è assurto lui allo scranno assessorile e gli hanno ricordato la promessa ha fatto marameo e si è tenuto i soldi in tasca.

Lo stesso Fracassa, insieme al suo altrettanto illustre collega Roberto Canzio, urlava in piazza tutti i santi giorni contro la dissennata gestione della loro giunta, salvo oggi difendere entrambi a spada tratta l’ineccepibile operato dell’amministrazione non già perché la musica sia cambiata, bensì solo perché loro due sono stati nominati assessori.

Idem dicasi per quella nullità politica di Angelo Puglia (e chiedo venia alla Puglia), consigliere comunale della ex maggioranza oggi all’opposizione, il quale sbraita sui ritardi e sulle inadempienze dei cantieri delle opere pubbliche, senza vergognarsi del fatto che il suo collega di partito Giorgio Di Giovangiacomo era assessore ai lavori pubblici fino a pochi mesi fa, per cui dovrebbe avere la decenza di tacere per i prossimi lustri.

Per non parlare dell’ispettore Derrick, al secolo Gianbattista Quintiliani (Derrick per via del suo vezzoso impermeabile anni ’70), capogruppo dei forzaitalioti di fede gattiana, il quale sfacciatamente ha avuto l’ardire di sottolineare che “È ora di bandire concorsi per le posizioni dei dirigenti”.

Il riferimento è alla imminente scadenza dell’incarico fiduciario all’unico dirigente tecnico del Comune, Remo Bernardi, incarico che terminerà nel prossimo mese di ottobre.

Io che coltivo il vizio della memoria ricordo benissimo che fu il sindaco Chiodi nel 2004 ad inaugurare la moda illegittima di nominarsi il dirigente tecnico a piacimento, incardinando l’architetto Mariotti che per dieci anni consecutivamente ha ricoperto illegittimamente un ruolo dirigenziale con infinite proroghe, fino al 2014 quando Brucchi ha proseguito la moda con la nomina di Bernardi.

Non mi risulta che Quintiliani abbia mai eccepito alcunché, da fedele cagnolino di Gatti (scusate l’ossimoro), per cui è scandaloso che se ne esca oggi con tali amenità quando per dodici anni consecutivi il malcostume della maggioranza di centrodestra è stato avallato dal repellente consigliere felino.

Stia tranquillo Quintiliani, tanto a Teramo “si puote ciò che si vuole e più non dimandare”. E non occorre la sfera di cristallo per prevedere che Brucchi prorogherà l’incarico a Bernardi fino a quando terminerà il suo mandato politico. Anche perché Bernardi è proprio colui che ha combinato il disastro dell’affidamento illegittimo del Teatro Comunale poi bocciato dal Tribunale Amministrativo, chiaro segnale di avversione alle leggi che il sindaco non può che ritenere una medaglia al valore.

Del resto l’obbligo di esperire concorsi per assumere dipendenti pubblici è un obbligo contenuto nella Costituzione Italiana, che notoriamente è una robetta della quale non frega più niente a nessuno, meno che mai alla Magistratura aprutina assopita in un sonno atavico nel magico convento della Madonna delle Grazie.

3) Proroga dei servizi museali. Prorogare è umano, perseverare è da Brucchi. Fra tre giorni scade l’affidamento alla cooperativa Reis della gestione dei servizi del polo museale di Teramo. Indovinate? Esatto, il Comune procederà ad una simpatica proroga. Come mai? Per quale motivo adempiere alle onerose prescrizioni di legge se si può tranquillamente continuare a fare quel cazzo che ci pare?

4) Proroga del parcheggio a raso di Piazza Dante. Nel 2011 Piazza Dante avrebbe dovuto essere riconsegnata ai cittadini e agli studenti (perché vi insistono numerose scuole, Delfico, Convitto, Savini, Milli) e trasformata in un giardino con panchine e giochi. Un rendering del Comune faceva vedere come sarebbe diventata: bella e vivibile.

Indovinate? Il Comune ha prorogato l’affidamento del parcheggio a raso alla società privata che lo gestisce, per cui la piazza sarà una autorimessa forse fino al 2027, senza contare i milioni di euro di introiti ai quali il Comune rinuncia. Forse i figli dei nostri figli vedranno la piazza restituita ai teramani. “E più non dimandare”.

5) Discarica La Torre. La gestione della discarica è uno dei buchi neri dell’Amministrazione, incapace di realizzare la chiusura tombale, incapace di affidare con regolari appalti i servizi di raccolta del percolato, ma capace di far pesare sul bilancio per numerosi anni una gigantesca spesa fuori controllo che ha ingessato le esigue risorse comunali.

6) Verde pubblico. Penosa anche la vicenda delle spese folli per la cura del verde pubblico, con la gestione affidata alla Te.Am. salvo rendersi conto dopo anni degli ingentissimi risparmi che si sarebbero potuti ottenere con un affidamento messo a gara.

Addirittura l’ex assessore gattiano Rudy Di Stefano (sit iniuria verbis) si vantò di aver risparmiato enormemente con un affidamento esterno, senza però fare mea culpa sui lunghi anni di onerosissima gestione amicale data alla Te.Am. senza controllo alcuno della spesa.

7) Castello Della Monica. Mentre i lavori lungo Corso San Giorgio sono fermi ad libitum perché le mattonelle cinesi non sono conformi al capitolato (con tanti cari saluti ai negozianti che possono serenamente avviarsi alla chiusura dei loro esercizi), la ristrutturazione del Castello Della Monica è rimasta ferma agli annunci, dato che il progetto definitivo fu approvato un anno fa e la commessa fu affidata alla ditta appaltatrice per mezzo del finanziamento di 1,5 milioni di euro, grazie ai quali si sarebbe dovuto redigere il progetto esecutivo ed espletare i lavori di recupero.

Tutto dorme, le erbacce hanno preso possesso del Castello e arrivederci alle calende greche.

8) Sala ipogea di Piazza Garibaldi. Fantastico! C’era una volta un bel finanziamento statale che fu gentilmente donato al Comune di Teramo, il quale fece un ballottaggio fra il recupero del Castello Della Monica e la realizzazione di una sala ipogea sotto alla piazza più trafficata della città.

Indovinate? Vinse l’ipotesi della sala ipogea e i soldi vennero buttati nelle viscere della terra. In più il disco volante che emerge dalla piazza ha coperto la visuale di Corso San Giorgio a tutti i residenti di Viale Bovio. Ma questo è il male minore.

Il male maggiore è che l’Amministrazione non ha nemmeno una straccio di idea su cosa diavolo fare del sotterraneo. Il consigliere comunale di “Teramo 3.0” Maria Cristina Marroni ha provato a suggerire di realizzarci l’enoteca regionale (dato che il vino predilige il buio e l’umidità, condizioni naturali nel sottosuolo), ma Brucchi deve aver pensato che fosse una cosa troppo avveniristica.

Allora si è proposto di farci un baby parking per consentire ai genitori di lasciare i bimbi e di poter passeggiare e fare spese in centro, ma si risponde che non è adatto. Si è avanzata l’ipotesi di una discoteca (dato che il rumore del traffico soprastante consente attività ricreative a volume alto), ma la cosa non piace.

Si prospettano caffè letterari, sale museali, esposizioni temporanee, ma il dato di fatto è che i tre milioni di euro pubblici che sono stati buttati là sotto ancora non trovano una destinazione d’uso, se non per le ragnatele che già l’avvolgono.

9) Rotonda ipogea di Cartecchio. Anche qui la lungimiranza dell’Amministrazione è esemplare. Invece che realizzare il nuovo svincolo di Cartecchio con una rotonda laterale alla chiesa che avrebbe consentito di eliminare tutti i fastidiosi passaggi a livello (al misero prezzo di 200.000 euro), il Comune ha pensato bene di farsi finanziare 5 milioni di euro dalle Ferrovie dello Stato per realizzare una rotonda sotterranea dinanzi alla chiesa (una spesa di trenta volte maggiore, con costi di manutenzione che mettono paura e che graveranno sui bilanci futuri del Comune).

È stata individuata la ditta aggiudicataria, la quale avrebbe dovuto iniziare i lavori sei mesi fa. Invece il silenzio e l’immobilismo regnano sovrani. Campa cavallo.

10) Svincolo del Lotto Zero alla Gammarana. Lungaggini infinite e lievitamento di costi che nemmeno il mago Copperfield anche per questa penosa opera pubblica costellata da problemi, rivendicazioni, ripicche, risarcimenti, manco fosse la metropolitana di Londra.

Da ultimo sembra che l’impresa abbia dovuto realizzare 200.000 euro di opere non previste che ovviamente l’Amministrazione non sa dove cavolo andare a reperire. Stiamo freschi.

11) Variante Nord. C’era una volta la saggia ipotesi di evitare la realizzazione del Lotto Zero il quale insiste a sud della città e non aiuta affatto a decongestionare il problema traffico, in quanto tutti i quartieri teramani si trovano a nord.

L’ipotesi della Variante Nord (perorata da un certo Giacinto Pannella detto Marco) era tanto intelligente quanto elementare: creare una tangenziale a nord che servisse direttamente i quartieri di Colleatterrato, Villa Mosca, Colleparco, Scapriano, Piano della Lenta, in tal modo tagliando fuori dal centro cittadino tutto il traffico locale per i suddetti popolosissimi quartieri.

Indovinate? La Democrazia Cristiana impose lo scempio del fiume, si è realizzato il fantasmagorico Lotto Zero che avrebbe dovuto rappresentare la panacea di tutti i mali, ma purtroppo il traffico non è migliorato né poco né punto.

Pur tuttavia, sempre nella notte dei tempi, la ex parlamentare Carla Castellani trovò dei finanziamenti milionari per realizzare comunque la Variante Nord. Brucchi pensò bene di dirottarne la gran parte in altre opere (oppure li ha lasciati marcire), fatto sta che la piccola fetta rimanente dei soldi è stata finalmente destinata ad una piccola variantina da Cartercchio a Villa Mosca.

Si apprende oggi che il terreno sul quale realizzare la strada sia cedevole, ragion per cui bisogna modificare il progetto e acquisire terreni adiacenti maggiormente idonei a sostenere il manto stradale.

Indovinate? Aumento stellare delle spese dell’opera, allungamento infinito dei tempi di realizzazione e tanti saluti al traffico. I nostri nipoti potranno assistere all’inaugurazione di quell’aborto di strada.

Orbene, senza voler allungare un elenco di mostruosità che potrebbe durare fino alla quarta dimensione (fino al Teatro Romano che da un secolo è abbandonato, fino all’annunciato Polo Scolastico del quale non si è mai fatto nemmeno un progetto, fino al vecchio Stadio Comunale che è preda delle ortiche, fino al Mercato Coperto fatiscente di Piazza Verdi e all’adiacente ex sede inagibile del Liceo Musicale Braga), è nei fatti che un branco di incapaci smidollati ci governa da dodici anni consecutivamente con un duplice filo conduttore: la violazione sistematica della legge e l’incoerenza politica di fondo su parole, opere e omissioni.

Lunga vita a Maurizio Brucchi, ai suoi capibastone e ai giannizzeri di corte.

3 Responses to "Comune di Teramo, un branco di incapaci smidollati"

  1. Anonimo   21 settembre 2016 at 19:41

    Lei è micidiale!
    Per favore, una disamina del genere, la prossima volta, la “passi” al PD anche si qualcuno potrebbe domandar loro : ma dove cazzo stavate voi?.

  2. Ern   22 settembre 2016 at 14:46

    ottimo “riassunto delle puntate precedenti”
    i miei dormienti concittadini se lo dovrebbero leggere tutti i giorni dopo i pasti principali.
    Bravo Christian

  3. Antonio M.   22 settembre 2016 at 17:09

    Dinanzi a questa tavola imbandita, frutto di certosina documentata analisi del grande e insuperabile Francia cosa fa il cittadino teramano? Continua a votarli naturalmente.
    Non avete più l’alibi della disinformazione.
    Pensate per un attimo a come sarebbe Teramo con Christian Francia come sindaco degno di questo nome. Pensateci. Pensateci bene.

    P.S.
    Il governo intanto conta come occupato chi ha lavorato per solo un’ ora a settimana, pagato naturalmente con i voucher. Sveglia, e mi raccomando votateli ancora.
    https://www.facebook.com/VincenzoMaurizioSantangelo/videos/1197682190304736/

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