Luciano D’Alfonso, Dino Pepe e Claudio Ruffini cantano l’Alli-GAL. Ma non sono Watussi, sono al contrario dei nani politici (troppi appetiti sui 24 milioni del bando regionale per i Fondi Europei di Sviluppo Rurale 2014-2020)

Luciano D’Alfonso, Dino Pepe e Claudio Ruffini cantano l’Alli-GAL. Ma non sono Watussi, sono al contrario dei nani politici (troppi appetiti sui 24 milioni del bando regionale per i Fondi Europei di Sviluppo Rurale 2014-2020)

di Christian Francia  –

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Dino Pepe e Claudio Ruffini: i Watussi della politica teramana targata PD

L’Ordinamento giuridico abruzzese si è arricchito di un nuovissimo istituto, la proroga “last minute”, appena utilizzata dalla Regione per il bando di finanziamento da 24 milioni di euro per i cosiddetti GAL (Gruppi di Azione Locale); soldi derivanti dal Fondo Europeo PSR Abruzzo 2014-2020 (Programma di Sviluppo Rurale) che risulta delegato all’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe (due braccia, le sue, letteralmente rubate all’agricoltura).

Che cosa sono i GAL?

I Gruppi di Azione Locale sono soggetti giuridici (solitamente società consortili partecipate sia da enti pubblici che da privati) costituiti per gestire i fondi europei destinati allo sviluppo delle aree rurali. L’obiettivo dei GAL è quello di favorire la crescita economica e sociale delle aree marginali, attraverso il coinvolgimento delle imprese, delle associazioni di categoria e degli enti locali.

Naturalmente, quando ci sono in ballo decine di milioni di euro l’eccitazione sale alle stelle e gli appetiti si moltiplicano, così come vanno in orgasmo i politici che scorgono l’occasione per gestire, millantare, promettere, farsi ringraziare, creare un consenso in vista dei futuri appuntamenti elettorali.

La Regione Abruzzo, guidata da un vergognoso Presidente del PD plurimamente prescritto in sede penale per corruzione e finanziamento illecito, ne combina quotidianamente di tutti i colori.

Questa volta il pateracchio amministrativo riguarda il Bando per la selezione dei nuovi GAL che è stato emesso dalla Regione in data primo luglio 2016 e avente scadenza 9 settembre 2016. Quindi c’erano 71 giorni utili per presentare le domande di partecipazione da parte dei soggetti interessati.

Del tutto inopinatamente, e pure immotivatamente, nel pomeriggio del 9 settembre scorso è stato pubblicato un incredibile provvedimento di proroga del bando che sarebbe scaduto poche ore dopo.

E dico immotivatamente perché tale determinazione – stranamente firmata dal Capo Dipartimento in luogo del Dirigente responsabile – è stata adottata a causa “dell’avvenuta presentazione di richieste nel senso di differire il termine di scadenza al 12/9, della cui rappresentazione si sono fatti portatori tanto gli interessati, quanto gli Organi di decisione politica dell’Ente”.

Traduzione: Taluni soggetti, aspiranti a divenire GAL finanziati con soldi pubblici, si sono messi a piangere perché non riuscivano nei 71 giorni utili a presentare la domanda di partecipazione, per cui si sono recati dall’assessore o dal consigliere o dal politico regionale di riferimento per elemosinare una proroga che consentisse loro di partecipare alla spartizione della torta da 24 milioni di euro.

Il politico coinvolto – a sua volta – ha suggerito e/o imposto al Capo Dipartimento di prorogare di tre giorni il termine di scadenza per consentire ai questuanti di depositare la domanda, così da guadagnarsi la riconoscenza degli aspiranti destinatari di risorse pubbliche.

Il Capo Dipartimento avrebbe dovuto mandare a cagare il politico invadente, in quanto non sussistevano motivi giuridicamente apprezzabili per concedere una proroga, tanto più che la richiesta avanzata dai cosiddetti “interessati” – oltre che irrituale – sconfina anche nell’area dello scrutinio di potenziale corruttibilità.

E invece lo sventurato rispose e firmò una determinazione scandalosa che di per sé giustificherebbe la rimozione immediata del Capo Dipartimento per gravi violazioni della legge sul procedimento amministrativo, gravi violazioni dei princìpi giuridici contenuti nelle leggi anticorruzione, gravi violazioni dei principi di trasparenza degli Enti Pubblici, nonché gravi violazioni dei principi di buon andamento e imparzialità contenuti nell’art. 97 della Costituzione.

In buona sostanza, siccome amici degli amici (tramite il politico regionale amico) volevano un piacere “ad personam”, il Capo Dipartimento è stato così ingenuo e servile nei confronti delle ingerenze e delle pressioni politiche che si è indotto a partorire un provvedimento mostruoso che con ogni evidenza altera le condizioni di imparzialità del Bando pubblico di che trattasi.

Guarda caso, durante i tre giorni di proroga, proprio un GAL teramano e nella specie un GAL della Val Vibratia (proprio dove vive l’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe), si è avvalso della proroga regionale.

Infatti, tale proroga sembrerebbe aver consentito al GAL denominato “Terreverdi teramane”, a quanto risulta partecipato da Enti, Comuni e soggetti privati in gran parte ubicati in Val Vibrata, di presentare la sua domanda in data 12 settembre, aggiungendosi alle domande regolarmente presentate nei termini da altri sette GAL, alcuni dei quali ovviamente lamentano la violazione dell’imparzialità della Regione Abruzzo e hanno già preannunciato esposti, denunce e ricorsi.

I sette GAL sospettano che la proroga palesemente illegittima sia stata voluta per favorire territori e ambienti politici vicini al centrosinistra teramano e in particolare all’assessore regionale all’agricoltura, meglio noto come Dino Pepe.

Scavando scavando, si è scoperto che esisterebbe una lettera inviata nientedimeno che da Claudio Ruffini, cioè a dire il segretario particolare del governatore Luciano D’Alfonso, nonché ex consigliere regionale del Partito Democratico fino al 2014 e residente a Giulianova.

Quel genio di Ruffini avrebbe addirittura protocollato la lettera con la quale chiedeva vergognosamente al Dipartimento Politiche Agricole la proroga del bando sui GAL, lasciando una prova formale del suo interessamento nei confronti dei desideri dei proponenti del GAL “Terreverdi teramane” (che a ben vedere mi sembra un ottimo nome da dare ad una inchiesta penale).

E chi sarebbero i proponenti di codesto GAL? Sembrerebbero essere la CIA di Teramo (Confederazione Italiana Agricoltori) e i Comuni teramani di Alba Adriatica, Ancarano, Bellante, Castellalto, Castilenti, Cellino Attanasio, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Martinsicuro, Morro D’Oro, Mosciano Sant’Angelo, Nereto, Notaresco, Pineto, Roseto degli Abruzzi, Sant’Egidio alla Vibrata, Sant’Omero, Silvi, Torano Nuovo, Tortoreto.

Ma fra i partecipanti ci sarebbero pure la Camera di Commercio di Teramo, CNA, Coldiretti, Copagri, Confesercenti, Consorzio Bonifica Nord Teramo-bacino Tronto, Tordino, Vomano e Consorzio Colline teramane. Tutti insieme appassionatamente.

Cioè a dire tutte entità territoriali insistenti nei luoghi di residenza sia di Pepe che Ruffini, cioè il bacino elettorale dei due geniacci del PD, entrambi fiduciari del noto stupratore della legalità che risponde al nome di Luciano D’Alfonso.

Ad aggravare al situazione l’ulteriore circostanza che una settimana prima della scadenza del Bando lo stesso Dipartimento Politiche Agricole sembra avesse correttamente respinto un’altra richiesta di proroga inviata da differenti potenziali beneficiari.

Come mai tale differenza nelle decisioni? Come mai tale disparità di trattamento?

I sette GAL che si sentono giustamente danneggiati hanno fatto sapere che la proroga “altera la par condicio e la leale concorrenza tra i soggetti interessati alla risposta del bando”, preannunciando che non esiteranno a rivolgersi alla Procura della Repubblica e agli organi di controllo europei sul Programma di Sviluppo Rurale dell’Abruzzo qualora non “venga immediatamente revocata, annullata e/o privata di ogni effetto tale determina di proroga in regime di autotutela”.

La lesione del principio di imparzialità della Pubblica Amministrazione è evidente: essendoci adesso otto aspiranti beneficiari piuttosto che i sette iniziali, i 24 milioni di euro da destinare ai GAL si ridurrebbero proporzionalmente in favore dell’ottavo GAL ritardatario che – qualora risultasse idoneo – parteciperebbe alla spartizione delle risorse riducendo i fondi da destinare agli altri sette GAL.

Non occorre un avvocato per immaginare cosa accadrà: qualora la Regione bocciasse il GAL “Terreverdi teramane” quest’ultimo ricorrerebbe al Tribunale Amministrativo Regionale per essere riammesso; mentre se al contrario il GAL “Terreverdi teramane” venisse ammesso ai finanziamenti sarebbero gli altri sette GAL abruzzesi a rivolgersi al TAR per chiedere l’esclusione dell’ultimo arrivato, in quanto favorito dalla proroga illegittima.

Il risultato dell’insipienza amministrativa è scontato: si darà inizio ad una battaglia legale per l’accaparramento dei soldi pubblici che implicherà la paralisi dei finanziamenti (24 milioni di euro) fino a quando i tribunali non scriveranno la parola fine sulla vicenda.

Una storiaccia che ricalca lo scempio amministrativo che si consumò con lo scorso bando regionale per l’erogazione dei Fondi Europei 2007-2013, quando ci fu uno scontro in Tribunale per gli otto milioni di euro destinati a due GAL della provincia di Teramo (storiaccia a cui ovviamente non furono estranei interessi politici e partitici).

Ancora una volta gli appetiti più o meno politici (e sicuramente economici) hanno prodotto un danno allo sviluppo piuttosto che un aiuto, facendo strame delle norme e dei principi giuridici che dovrebbero governare l’azione degli Enti Pubblici.

Ancora una volta i Fondi Europei vengono fatti oggetto di un assalto alla diligenza piuttosto che di una oculata e sapiente programmazione che sia da stimolo per la crescita piuttosto che da miope elargizione.

Cosa risponderà il mitico assessore regionale tutto Pepe?

Come giustificherà la proroga “last minute” illegittimamente elargita “solo per il weekend”?

Come motiverà la lesione degli interessi di tutti coloro che hanno presentato le domande di partecipazione entro il termine del 9 settembre 2016?

E come giustificherà Claudio Ruffini la sua bella letterina protocollata?

E cosa dirà l’ineffabile Luciano D’Alfonso dell’operato dei suoi delegati e collaboratori di fiducia?

Io una risposta parziale e incompleta ce l’avrei: Capre! Capre! Capre! Incompetenti! Incapaci! Dimettetevi tutti, nani politici che non siete altro!

4 Responses to "Luciano D’Alfonso, Dino Pepe e Claudio Ruffini cantano l’Alli-GAL. Ma non sono Watussi, sono al contrario dei nani politici (troppi appetiti sui 24 milioni del bando regionale per i Fondi Europei di Sviluppo Rurale 2014-2020)"

  1. Basilio   19 settembre 2016 at 21:59

    Questo è il Paese dei furbi e dei fessi quindi niente di nuovo. I fessi ovviamente sono quelli che rispettano le regole, magari anche a costo di sacrifici e rinunce. I furbi naturalmente sono quelli che vivono a scrocco, che delle regole non glie ne potrebbe fregare di meno, tanto ci sta sempre l’amico che può, basta “oliare”. Viscidi vermi senza dignità che mettono in preventivo anche la probabilità di farsi qualche anno di galera (magari ai domiciliari), tanto avranno “messo via” abbastanza per rifarsi una verginità. È un Paese dove, ovviamente grazie a furbi e paraculi, la cultura del rispetto delle regole, è un pezzo che è andata a puttane.

  2. giovanna   20 settembre 2016 at 11:40

    finalmente un articolo che permette di capire quello che è successo!
    Più leggo e più mi stropiccio gli occhi, sono rimasta senza parole…penso sia uno degli episodi più gravi della storia recente abruzzese!!!

  3. Franco   21 settembre 2016 at 14:01

    Tranquilli… Non ci sarà nessun ricorso e nessuna paralisi. Troveranno tutti un lauto accordo che permetterà anche di ricompensare i vari detrattori.
    L’ingrediente di base sono sempre i soldi ma anche la ricetta è sempre la stessa: “Se oggi toccasse a me, domani potrebbe toccare a te. Allora mettiamoci d’accordo per non farci toccare né oggi e né domani”.

  4. giovan battista nisii   18 ottobre 2016 at 11:18

    Con costoro l’Abruzzo non ha la minima chances di costruire un futuro ai propri giovani. Sociologicamente si parla ormai di una vicinanza sempre maggiore fra classe politica e criminalità, basata sull’assenza di etica pubblica e sulla “corruttibiltà” di coloro che dovrebbero agire solo nell’interesse della polis.

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