Ci voleva la Cassazione per far tassare la prostituzione, mentre molti parlamentari vanno a puttane ma non legalizzano il meretricio

Ci voleva la Cassazione per far tassare la prostituzione, mentre molti parlamentari vanno a puttane ma non legalizzano il meretricio

di Christian Francia  –

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Una prostituta che vuole uscire dal lavoro in nero

Dopo la recente sentenza della Corte di Cassazione che ha depenalizzato gli atti osceni in luogo pubblico, dopo l’altra pure recente sentenza della Suprema Corte che stabilisce come non sia diffamazione dare del “puttaniere” a qualcuno, arriva adesso l’ennesima sentenza che assoggetta a tassazione i proventi derivanti dal meretricio il quale – pur restando il mestiere più antico del mondo – non riesce a farsi riconoscere come tale dal Parlamento Italiano, nonostante numerosissimi suoi membri siano grandi frequentatori di donnine allegre, transessuali e gigolò.

Mezza Europa ha legalizzato la prostituzione, solo in Germania il settore produce un PIL di circa 15 miliardi di euro, con un gettito per le casse dello Stato di circa 4 miliardi. Ma l’Italia è il Paese del Vaticano, per cui siamo ancora fermi alla storiella che fare sesso sia un peccato e di conseguenza la morbosità della proibizione aumenta il numero delle prestazioni che però restano nel grande calderone del lavoro nero, cioè dell’economia sommersa che sfugge all’imposizione fiscale.

Eppure, secondo la Commissione Affari Sociali della Camera in Italia lavorano circa 70.000 prostitute che hanno nove milioni di clienti. A prescindere dalle considerazioni etico-politiche, tassare un simile mercato sarebbe una manna per l’Erario.

La prostituzione intesa come “prestazione di servizi retribuita” è stata riconosciuta dalla Corte di Giustizia Europea già dal 2001, per cui dovrebbe essere disciplinata e tassata in tutti gli Stati Europei al pari di qualsiasi altra attività, così come i lavoratori del sesso dovrebbero avere diritti e doveri analoghi ai comuni prestatori di lavoro, con possibilità di accesso alla previdenza sociale.

Ma noi ci ostiniamo a non volere vedere il fenomeno, come se non esistesse, come se non producesse economia sommersa, come se non favorisse l’illegalità, le mafie e la criminalità più o meno organizzata.

In Italia prostituirsi non è reato, lo è solo sfruttare, indurre e favoreggiare la prostituzione. E siccome i parlamentari conoscono bene il fenomeno ma si guardano bene dal volerlo regolamentare, la Giustizia ha iniziato a fare da sé, dapprima con una sentenza del 2010 che stabiliva l’assoggettabilità alla tassazione del meretricio “dal momento che pur essendo un’attività discutibile sul piano morale, non può essere certamente ritenuta illecita”; poi con una successiva sentenza del 2011 la quale ha ribadito che i proventi derivanti dalla prostituzione siano da considerare ai fini IRPEF, IRAP e IVA (cioè devono pagare sia le imposte dirette che quelle indirette) “quando sia autonomamente svolta dal prestatore, con carattere di abitualità: seppur contraria al buon costume, in quanto avvertita dalla generalità delle persone come trasgressiva di condivise norme etiche che rifiutano il commercio per danaro del proprio corpo, l’attività predetta non costituisce reato, e consiste, appunto, in una prestazione di servizio verso corrispettivo” (per cui bisognava essere una puttana professionista per farsi tassare i redditi).

C’è da ricordare che una vecchia sentenza della Cassazione del 1986 (poi seguita da simili pronunce fino alle soglie del nuovo millennio) escludeva la tassazione ritenendo i proventi derivanti dall’attività di prostituzione quali somme conseguite a titolo di risarcimento del danno provocato dalla lesione della dignità della persona che eserciti il meretricio.

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Matteo Renzi il buffone

Purtroppo il Parlamento italiano pullula ancor oggi di deputati e senatori che anelano al modello neo-proibizionista, in base al quale bisognerebbe punire penalmente “l’acquisto di servizi sessuali”, cioè a dire i clienti, come se questo potesse eliminare il fenomeno.

È finanche banale pretendere che uno Stato serio riconosca che le prostitute debbano pagare le tasse, ma il livello di civiltà che siamo capaci di esprimere è questo: mantenere i vizi privati, ma ostentare pubbliche virtù, in un tripudio di ipocrisia che ammorba l’intera opinione pubblica.

Finalmente la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15596 del 27 luglio 2016, ha fatto un deciso passo avanti assimilando il meretricio al lavoro autonomo se viene svolto in forma abituale, oppure annoverandolo nella categoria dei “redditi diversi” se viene svolto in forma occasionale (ma sempre autonomamente).

La questione ha avuto origine da un accertamento fiscale a carico di una donna la quale non aveva mai presentato dichiarazione dei redditi, ma ciò nonostante risultava proprietaria un appartamento, numerose automobili di lusso, dieci conti correnti attivi e varie gestioni patrimoniali. L’Agenzia delle Entrate le aveva chiesto di pagare le tasse evase, ma la signora aveva fatto ricorso invocando la non tassabilità dei suoi redditi in quanto derivanti appunto della propria attività di meretricio autonomamente esercitata.

La Cassazione ha stabilito chiaramente che “La natura reddituale attribuita ex lege ai proventi delle attività illecite, con la conseguente tassabilità quali “redditi diversi”, comporta, a maggior ragione, che venga riconosciuta natura reddituale all’attività di prostituzione, di per sé priva di profili di illiceità, attività parzialmente tutelata dallo stesso ordinamento civile che comprende la prestazione sessuale dietro corrispettivo nella categoria della obbligazione naturale, la quale, se non consente il diritto di azione, attribuisce alla persona che ha svolto l’attività di meretricio il diritto di ritenere legittimamente le somme ricevute in pagamento della prestazione (art. 2035 cod. civ.)”.

Cioè a dire: la prostituta non può obbligare il cliente a pagare né può rivolgersi al Tribunale per riscuotere i propri crediti derivanti dal meretricio, ma ha diritto di tenersi i soldi che le vengono spontaneamente dati dal cliente.

E di conseguenza su quei soldi deve pagarci le tasse, sia che faccia la puttana abitualmente, sia che si prostituisca solo occasionalmente.

Infatti la Suprema Corte ha fissato in merito dei paletti ben precisi: “L’esercizio della attività di prostituzione, abituale o occasionale che sia, genera comunque un reddito imponibile ai fini IRPEF, trattandosi, nel primo caso, di redditi assimilabili al lavoro autonomo, e, nel secondo caso, di redditi rientranti nella categoria residuale dei redditi diversi (…); il requisito della abitualità è invece rilevante ai diversi fini dell’assoggettamento dei proventi dell’attività di prostituzione anche alla imposizione indiretta (Iva)”.

La Giustizia ha fatto fare all’Italia uno scatto in avanti, considerata la latitanza del Parlamento, totalmente incapace di decidere alcunché, meno che mai capace di ammodernare uno Stato decrepito e ingessato, vittima dei furbi e dei figli di puttana che sguazzano e proliferano nel sottobosco dell’illegalità, dell’evasione fiscale, della corruzione, della criminalità.

Ma che possiamo aspettarci da un governo guidato da un perdigiorno che non ha mai lavorato in vita sua come Matteo Renzi? Che possiamo aspettarci da Ministri della Sanità che non hanno né uno straccio di laurea né una straccio di professionalità come Beatrice Lorenzin? Che possiamo aspettarci da Ministri della Pubblica Amministrazione come Marianna Madia che poveretta non sa nemmeno come è fatto un ufficio pubblico? Che possiamo aspettarci da quell’esercito di deputati e senatori che vanno a puttane tutti i giorni, avendo cura soltanto che non si sappia in giro?

Regressione economica e sociale, questo dobbiamo attenderci e questo è ciò che ci spetta.

P.S.: Dite alle puttane dalle quali vi servite di evitare di acquistare immobili o automobili, altrimenti l’Agenzia delle Entrate potrebbe bastonarle. Molto meglio investire in oro, diamanti e opere d’arte che sono invisibili in quanto non vengono censiti. Viva l’Italia, viva l’evasione e in culo allo Stato!

yousilvio
Una vignetta sui farseschi esiti del berlusconismo

5 Responses to "Ci voleva la Cassazione per far tassare la prostituzione, mentre molti parlamentari vanno a puttane ma non legalizzano il meretricio"

  1. Francostars   15 settembre 2016 at 17:37

    Difatti, la prostituzione in Italia è tassata; questo ai sensi dell’articolo 36 comma 34bis della Legge 248/2006, come chiarificato dalla Cassazione con le Sentenze n. 10578/2011, 18030/2013, 7206/2016 e 15596/2016. Il Codice relativo è 96.09.09 “Altre attività di servizio per la persona non classificabili altrove”.
    Cosa aspettano i sex workers ad aprire la partita IVA e pagare le tasse in merito?

  2. Anonimo   15 settembre 2016 at 19:34

    La vignetta è strabiliante. Ma tanti italiani glielo hanno dato gratis.

  3. Leda Santosuosso   15 settembre 2016 at 20:34

    Si la vignetta è il top dell’articolo!!!
    Ovviamente sono d’accordo ed aggiungo che non solo devono pagare le tasse ma coloro che ne usufruiscono se lo devono poter scaricare dalle tasse come si fa con la ricevuta del dottore!

  4. Basilio   15 settembre 2016 at 21:13

    Col massimo rispetto per chi pratica “il mestiere più antico del mondo”, ma si fa fatica a pensare all’italiano che non si fa fare la fattura dal dentista, per non dover pagare l’IVA (del dentista ovviamente) e se la fa fare dalla puttana. Il nostro è un Paese così, del resto se c’è una classe politica capace di attaccarsi alle sottane dei preti pur di mantenere un sistema che produce tanta ricchezza in nero alla criminalità.

  5. Antonio M.   15 settembre 2016 at 22:11

    Come sempre eccellente articolo di Francia. Ma non credo possa bastare per sanare la voragine creata dal cialtrone non votato da nessuno. Votateli ancora.

    Debito pubblico in milioni di euro (fonte: supplementi al Bollettino Statistico n. 48 – Banca d’Italia pag. 8). Anno di riferimento 2016:

    gennaio – 2.193.384
    febbraio- 2.214.784
    marzo – 2.228.741
    aprile – 2.230.861
    maggio – 2.241.811
    giugno – 2.248.831
    luglio – 2.252.220

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