La spada di Damocle: Sarà il TAR a tagliare la testa di Tommaso Navarra, l’inconferibile Presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso (il ricorso sputtana anche l’incompetenza o la malafede dell’ANAC e del Ministero dell’Ambiente)

La spada di Damocle: Sarà il TAR a tagliare la testa di Tommaso Navarra, l’inconferibile Presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso (il ricorso sputtana anche l’incompetenza o la malafede dell’ANAC e del Ministero dell’Ambiente)

di Christian Francia  –

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Tommaso Navarra sotto alla spada del TAR

È da tempo che sottolineo come l’Autorità Nazionale AntiCorruzione (ANAC), guidata dal prezzemolino Raffaele Cantone, emetta pareri che denotano una incompetenza macroscopica nella interpretazione delle leggi (sperando che non si tratti di malafede).

Ad esempio, con un parere che fa ridere anche i polli l’ANAC ha dato il via libera alla nomina di Manola Di Pasquale alla Presidenza dell’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo (http://www.ilfattoteramano.com/2016/01/29/izs-la-cantonata-di-raffaele-cantone-ovvero-come-stuprare-la-legge-per-difendere-la-politica/).

Con un altro parere che fa ridere anche i polli l’ANAC – lo scorso 8 giugno 2016 – ha dato il via libera alla nomina di Tommaso Navarra alla Presidenza dell’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso (parere-anac-su-navarra-al-parco-gran-sasso-8-giugno-2016).

Il giorno successivo, 9 giugno 2016, l’incauto (dovrei dire incompetente) Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti si affrettava ad emettere il decreto di nomina dell’avvocato Navarra alla presidenza del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, accogliendo toto corde sia la designazione effettuata dal Presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso (noto prescritto nonché stupratore della legalità), sia le zoppicanti motivazioni contenute nel predetto parere ANAC.

Oggi, finalmente, possiamo dare notizia che un coraggioso componente del Consiglio Direttivo dell’Ente Parco Gran Sasso, Paolo Salvatore, ha avanzato formale ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio per ottenere l’accertamento della nullità del decreto di nomina di Navarra, in quanto tale nomina viola espressamente le norme sull’inconferibilità stabilite dal D.Lgs. n. 39/2013, il quale all’art. 17 sancisce a chiare lettere che: “Gli atti di conferimento di incarichi adottati in violazione delle disposizioni del presente decreto e i relativi contratti sono nulli”.

L’incarico di Navarra, come ricorderanno i nostri lettori (da ultimo: http://www.ilfattoteramano.com/2016/05/31/scandalo-al-parco-gran-sasso-sulla-illegittima-nomina-di-tommaso-navarra-alla-presidenza-attesa-del-responso-oracolare-dellanac/), è nullo perché la legge prevede che “A coloro che, nei due anni precedenti, abbiano svolto in proprio attività professionali, se queste sono regolate, finanziate o comunque retribuite dall’amministrazione o ente che conferisce l’incarico, non possono essere conferiti gli incarichi di amministratore di ente pubblico”.

E Navarra negli ultimi venti anni ha svolto proprio il ruolo di avvocato dell’Ente Parco, lautamente retribuito per le sue prestazioni, nonostante la recente ispezione ministeriale effettuata nel 2013 presso l’Ente Parco abbia evidenziato, fra le altre porcherie commesse in anni di mala gestio, proprio l’irregolarità di non essersi avvalso dell’Avvocatura dello Stato – che è gratuita – per il patrocinio dell’Ente sia nei contenziosi in sede giurisdizionale che in quelli in sede stragiudiziale.

Come mai per venti anni un ente pubblico si è avvalso dell’avvocato Navarra in luogo dell’Avvocatura dello Stato, spendendo centinaia di migliaia di euro di soldi dei cittadini (soldi che si sarebbero potuti risparmiare)? Domande che non hanno risposta, se non quella di far lucrare avvocati amici e di spargere soldi pubblici per consulenze da affidare agli amici professionisti.

In ogni caso, il Consiglio Direttivo del Parco nel dicembre 2015 ha stranamente deliberato di non avvalersi più della consulenza di Navarra e di rivolgersi proprio all’Avvocatura dello Stato, guarda caso proprio per ottemperare a quanto rilevato dagli ispettori ministeriali nel 2013.

Ciò nonostante, D’Alfonso ha pensato bene di nominare Presidente del Parco proprio l’unico soggetto che è inconferibile per quel ruolo fino al dicembre 2017 (due anni dopo la cessazione del rapporto professionale retribuito dal Parco), e cioè Navarra.

Ma Il Fatto Teramano ha sollevato la questione facendo esplodere la bufera mediatica che ha indotto i politici non già a tornare sui propri passi per essere stati beccati con le mani nella marmellata, bensì a rivolgersi a quel lavacro denominato ANAC la quale, essendo un’Autorità nominata direttamente dalla politica (nella specie dal Partito Democratico) e avente a capo Raffaele Cantone (il quale si è fatto una pubblicità gigantesca con il giocattolo ANAC), stranamente invece che difendere la legge finisce sovente per remare a favore del governo piuttosto che essere imparziale e fedele all’applicazione delle leggi della Repubblica.

A suo tempo abbiamo gridato inascoltati che dall’ANAC non ci si sarebbe potuti aspettare una rigorosa difesa delle norme vigenti, ipotizzando come Cantone & Co. persistano nel non voler leggere quello che non piace loro in quanto se la legge venisse applicata correttamente crollerebbe un castello gigantesco di nomine effettuate in nome di logiche politico-spartitorie che qualora venissero meno farebbero crollare l’intero governo Renzi.

Del resto, dopo la sgrammaticatura evidentissima compiuta dall’ANAC che coprì letteralmente il culo alla nomina super-illegittima di Manola Di Pasquale alla presidenza dell’IZS, si è capito che la fiducia in un’Autorità nominata dal PD dovesse essere giocoforza azzerata poiché l’ANAC ha smesso di essere autorevole gettando le leggi della Repubblica nel cestino per fare da foglia di fico alle spericolate nomine messe in atto da quello stupratore della legalità che risponde al nome di Luciano D’Alfonso.

Come da copione l’ANAC si è arrampicata sugli specchi con il parere dell’8 giugno 2016 ed ha squadernato speciosi argomenti per dare una parvenza di legalità alla nomina di Navarra al Parco, sebbene noi continuassimo disperatamente a ribadire che l’ANAC non può dare la patente di legittimità ad una nomina che la legge non consente e che rappresenta un affronto all’Ordinamento giuridico italiano.

Lo squallido Ministro dell’Ambiente non ci ha impiegato nemmeno 24 ore per emettere il decreto illegittimo di nomina di Navarra appena ricevuto il ridicolo parere dall’Autorità Nazionale AntiCorruzione, del quale parere il Ministro ha recepito in toto le fetide e lacunosissime motivazioni.

1) IL PARERE ANAC.

Colui che ha designato Navarra alla presidenza, cioè il governatore D’Alfonso, ha inviato personalmente all’ANAC apposita “documentazione a supporto dell’insussistenza della situazione di inconferibilità”.

Navarra stesso, nonostante fosse estraneo alla procedura, si è premurato di far “pervenire un parere pro veritate in merito alla vicenda”. Pro veritate. Ma ci faccia il piacere.

Il buon Tommaso ha cercato di sostenere che l’inconferibilità si limiterebbe a coloro che avessero ricevuto incarichi professionali dal Ministero dell’Ambiente (che conferisce l’incarico di Presidente del Parco) e non già a coloro che avessero ricevuto incarichi professionali direttamente dall’Ente Parco al quale afferisce la carica presidenziale. L’ANAC gli ha fatto una pernacchia.

Dopodiché l’ANAC ha correttamente sostenuto che la consulenza legale che Navarra forniva al Parco non era occasionale, bensì aveva pure il carattere della continuità e della stabilità (in quanto contrattualizzata).

Ciò nonostante, con una svolta ad U improvvisa e sospetta, l’ANAC riteneva di esprimersi per la conferibilità di Navarra in quanto il Presidente del Parco non avrebbe “deleghe gestionali dirette”.

Abbiamo già avuto modo di ribadire fermamente come tale interpretazione sia errata e gravemente fuorviante, poiché la legge è ben più ampia nell’indicare il perimetro dell’inconferibilità in quanto l’art. 1 comma 2 lett. l del D.Lgs. n. 39/2013 recita testualmente: “Ai fini del presente decreto si intende: per «incarichi di amministratore di enti pubblici e di enti privati in controllo pubblico», gli incarichi di Presidente con deleghe gestionali dirette, amministratore delegato e assimilabili, di ALTRO ORGANO DI INDIRIZZO DELLE ATTIVITÀ DELL’ENTE, COMUNQUE DENOMINATO, NEGLI ENTI PUBBLICI e negli enti di diritto privato in controllo pubblico”.

Essendo il Presidente del Parco proprio un organo di indirizzo delle attività dell’Ente, non vi è dubbio alcuno – checché ne dica l’ANAC – che Navarra rientri nel perimetro della inconferibilità stabilita dalla legge allo scopo di evitare ed arginare i fenomeni di corruzione che infestano la nostra martoriata Italia.

2) IL RICORSO AL TAR.

La settimana scorsa è esplosa la bomba del ricorso al TAR Lazio notificato dal componente del Consiglio Direttivo del Parco, Paolo Salvatore.

Gli effetti di tale ricorso potrebbero letteralmente rivelarsi da scacco matto al potere del PD in quanto, se venisse accolto dal Tribunale Amministrativo, cadrebbero come un castello di carte le stronzate dette e scritte da Luciano D’Alfonso (il designatore di Navarra), le stronzate scritte dall’ANAC (Autorità nominata dal governo nazionale a guida PD), le stronzate scritte dal Ministro dell’Ambiente (membro del governo e succube delle superiori volontà del PD, il quale gli ha ordinato di nominare Navarra in barba alle leggi vigenti).

Nel ricorso si smonta la penosa tesi dell’assenza di “deleghe gestionali dirette” in capo al Presidente del Parco, cioè l’unico misero argomento al quale si è aggrappata l’ANAC per consentire al PD di stuprare la legge (persino lo stesso Navarra nella sua memoria pro veritate ha ritenuto di non potercisi aggrappare, tanto era debole l’argomento).

Infatti il Presidente del Parco è “titolare di ampi poteri di gestione” affidatigli sia dalla legge nazionale e sia dallo Statuto dell’Ente.

La legge n. 394/1991, ossia la legge quadro sulle aree protette, affida al Presidente del Parco:

a) La rappresentanza dell’Ente;

b) La titolarità nell’adozione di specifici atti;

c) Il potere di rilascio e/o differimento di nulla osta per opere e interventi all’interno del Parco;

d) Il potere di emanare ordini di sospensione di opere;

e) Il potere di emanare ordini di riduzione in pristino;

f) Il potere di emanare ordinanze ingiunzione;

g) Il potere di decidere interventi per fatti dolosi o colposi che possano compromettere l’integrità del patrimonio naturale dell’area protetta;

h) Il potere di archiviazione relativamente alle sanzioni amministrative.

Per cui è dimostrato come l’ANAC abbia emesso un parere da incompetenti, oltre che contrario alla lettera e allo spirito della legge sulle inconferibilità.

Ma non basta.

Infatti pure lo Statuto del Parco assegna ingenti poteri gestionali al Presidente:

a) Il potere di adozione di provvedimenti urgenti e indifferibili;

b) Le funzioni delegate dal Consiglio Direttivo;

c) Il potere di emanare i provvedimenti necessari per la tutela del Parco;

d) Il potere di stare in giudizio nei procedimenti giurisdizionali;

e) Il potere di assegnare al Direttore le risorse finanziarie per il perseguimento degli obiettivi fissati;

f) Il potere di nominare un commissario ad acta in caso di inosservanza alle direttive impartite;

g) Il potere di esercitare le funzioni della Giunta Esecutiva fino al suo insediamento;

h) Il potere di adottare in casi di necessità ed urgenza gli atti di competenza del Consiglio Direttivo e della Giunta Esecutiva;

i) Il potere di far prevalere il proprio voto in caso di parità all’interno del Consiglio;

l) Il potere di sostituirsi al Direttore nei casi di assenza o di impedimento di quest’ultimo;

m) Il potere di rilasciare nulla osta;

n) Il potere di assumere valutazioni in ordine alle istanze, alle petizioni, alle proposte.

Dopo tale mostruosa mole di poteri gestionali, il ricorrente si domanda come cazzo abbia fatto l’ANAC a foderarsi gli occhi di prosciutto e a non vedere nulla di quanto prescritto dalle leggi e dallo statuto in vigore. Tanto da invocare “un clamoroso deficit motivazionale” relativamente al parere ANAC dell’8 giugno 2016.

Le ipotesi sono ovviamente solo due: incompetenza oppure malafede. E non so quale delle due mi susciti meno sdegno.

Il ricorrente maltratta l’ANAC sostenendo che se avesse svolto uno straccio di istruttoria – invece che sdraiarsi a tappetino sulle volontà di D’Alfonso – “non avrebbe che potuto riconoscere che il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso è autorizzato ad esercitare, in via diretta ed esclusiva, una serie di rilevanti attività, i cui effetti si realizzano in termini di stretta attività amministrativa e soprattutto si disvelano idonei ad incidere nella sfera giuridico-patrimoniale di terzi”.

E dopo aver giustamente coperto l’ANAC del ridicolo e della vergogna che merita, il ricorrente ha sputtanato con pari forza anche il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti: “Il Decreto ministeriale di nomina discende in via diretta dal pedissequo ed acritico recepimento della delibera ANAC n. 613/2016. Palese, pertanto, è l’assoluta pretermissione in sede governativa di ogni e qualsiasi verifica istruttoria che le appartiene, secondo la seriazione procedimentale descritta dall’art. 9 L. n. 394/1991, e rispetto alla quale l’intervento dell’ANAC risulta non obbligatorio e tantomeno vincolante (…) non sembra azzardato cogliere responsabilità più ampia in capo all’Autorità ministeriale, che non avrebbe potuto trascurare di individuare, nella delibera ANAC l’assoluta assenza di qualunque verifica intorno al rapporto tra fonti legislative statali e fattispecie concreta, tale da consentire di rinvenire in ciò un vizio della motivazione del decreto di nomina di portata autonoma e assorbente che concorre all’affermazione di illegittimità degli atti impugnati”.

Traduzione: Il ministro ha abdicato alle proprie funzioni ed ha usato illegittimamente il parere ANAC quale foglia di fico per accondiscendere ai desideri illegali di Luciano D’Alfonso. Purtroppo però l’ANAC non ci azzecca una beata minchia con la nomina del Presidente del Parco, in quanto è competenza ministeriale verificare le condizioni di legalità di un decreto di nomina e motivare adeguatamente l’aderenza alle leggi di tale nomina. Cosa che il Ministro si è guardato bene dal fare, così come ha fatto l’ANAC che ha evitato accuratamente di leggersi tutti gli infiniti poteri che la legge e lo statuto attribuiscono al Presidente del Parco.

3) CONCLUSIONI.

La prognosi è infausta per Tommaso Navarra, per il suo mentore D’Alfonso, per la foglia di fico Raffaele Cantone e per il cecato Gian Luca Galletti: il TAR non potrà che prendere atto dello scempio giuridico commesso e dichiarare la nullità del decreto di nomina di Navarra, nonché la conseguente nullità di tutti gli atti già da lui adottati in questi tre mesi di presidenza, in ossequio a quanto sancito dall’art. 17 del D.Lgs. n. 39/2013.

Se l’avvocato Navarra avesse un briciolo di amor proprio e di onestà intellettuale, dovrebbe ammettere pubblicamente che il ricorso avanzato contro la sua nomina è fondatissimo nel merito e getta un’ombra gigantesca sulle sue capacità professionali, per cui il dovere di un professionista – a salvaguardia della propria reputazione – sarebbe quello di rassegnare immediatamente le dimissioni dalla Presidenza del Parco, evitando in tal modo che il Tribunale Amministrativo debba pronunciarsi sulla illegittimità della sua nomina.

Perché se ciò accadesse e il TAR accogliesse il ricorso del Consigliere del Parco (il quale peraltro ha avanzato pure istanza cautelare accorciando enormemente i tempi della decisione), si creerebbe un vulnus istituzionale di enormi proporzioni, in quanto la Giustizia rischia di far fare la figura degli scemi:

– al Presidente della Regione Luciano D’Alfonso che ha fatto la designazione;

– all’ANAC (e al suo Presidente Raffaele Cantone) che ha emesso un parere ridicolo e vergognoso in favore della nomina di Navarra;

– al Ministro dell’Ambiente che lo ha formalmente nominato il 9 giugno 2016;

– allo stesso Navarra che è pure avvocato.

Se io fossi D’Alfonso consiglierei al Presidente del Parco di dimettersi senza indugio, onde evitare una sberla istituzionale senza precedenti.

Se io fossi Navarra, come fortunatamente non sono né fui, toglierei immediatamente il disturbo per evitare di far sanguinare numerose istituzioni democratiche che hanno sacrificato persino la legalità per infilarmi una poltrona sotto al culo.

10 Responses to "La spada di Damocle: Sarà il TAR a tagliare la testa di Tommaso Navarra, l’inconferibile Presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso (il ricorso sputtana anche l’incompetenza o la malafede dell’ANAC e del Ministero dell’Ambiente)"

  1. Anonimo   12 settembre 2016 at 23:43

    Dunque, ricapitoliamo: un ricorso all’anac, tre interrogazioni parlamentari, un ricorso al TAR. Complimenti, come inizio non c’è male.

  2. Blade Runner   13 settembre 2016 at 4:31

    Francia Governatore!

  3. SCACCO MATTO   13 settembre 2016 at 8:55

    Qualcuno nel suo studio studiava le contromisure al ricorso fino a tarda notte, telefonando ad amici di amici ed amici. Povero diavolo… E’ FINITA LA CUCCAGNA!

  4. Anonimo   13 settembre 2016 at 9:35

    Il TAR non farà una beata fava!
    Scommettiamo?

  5. Buttafuori   13 settembre 2016 at 17:33

    Fermo restando che i ricorsi, di qualunque tipo, devono seguire il loro iter, non è ora forse il caso di puntare i riflettori anche sulla qualità professionale dei componenti il consiglio direttivo di questo ente?
    Chiare NOMINE POLITICHE e assolutamente non di qualità per la gestione di un ente parco?
    È cosí difficile capire che c’è una guerra politica in corso e che a nessuno di costoro interessa le sorti di questo Parco dove ormai si parla solo in occasione di beghe politiche e null’altro?
    Date uno sguardo ai curriculum dei componenti e vedrete che viene il sospetto che ci possa essere la ricerca di visibilità….magari anche solo per trovare lavoro…

    http://www.gransassolagapark.it/amministrazione-trasparente.php?l1=2&l2=1

  6. così e' se vi pare   15 settembre 2016 at 10:08

    Tranquilli, l’amico Giovannino metterà tutto apposcto…

  7. fdg   16 settembre 2016 at 14:47

    è un personaggio che definire schifoso, per chi come lo conosce bene, è un complimento. onde non aver problemi di salute ulteriori mettiti a dieta e invece di cercare altri incarichi o altri clienti da ridurre sul lastrico recupera un rapporto dignitoso con tua moglie ( la Giulietta di Verona) che shifo se lo conoseste ben ben. saluti fdg.

  8. giovan battista nisii   21 settembre 2016 at 14:55

    a parte i troll cattivi sul Navarra, inevitabili e comunque voci provenienti dal basso, dove vivono gli umani, l’articolo è giustissimo e perfetto. continueremo con l’ottimismo della volontà.
    (ma forse con un sguardo lungo anche la ragione può – deve – essere ottimista

  9. giovan battista nisii   21 settembre 2016 at 15:09

    ma poi un presidente nominato in un ente (il Parco), che sonnecchia da anni mal gestito da uomini dei partiti, scusate non dovrebbe prima dell’elezione alla presidenza presentare un serio programma naturalistico/culturale/turistico?
    che ce fanno navarra e il suo direttore burocrate arrivato lì direttamente dal vecchio pds cor Parco, er brodo?
    deliziosi brodini assaporati su poltroncine di potere.
    tra l’altro il Parco appartiene a madre terra, ma non è un museo….

  10. marco moschetta   22 settembre 2016 at 8:21

    alla presidenza del parco metterei gente che al parco ci va. che lo frequenta. che lo vive.
    quantomeno.

    vi sono famiglie teramane di cui e nota la passione per il nostro territorio e le nostre montagne. e che a livello professionale esprimono competenze e conoscenza.

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