Il selfie sulle macerie e il post sul padre appena morto: Il narcisismo patologico dei social media

Il selfie sulle macerie e il post sul padre appena morto: Il narcisismo patologico dei social media

di Christian Francia  –

Simone Coccia Colaiuta - selfie davanti alle macerie 2
Simone Coccia Colaiuta si fa un selfie davanti alle macerie di Amatrice, appena due ore dopo la tragedia

L’ennesimo terremoto devastante ha colpito il Centro Italia mietendo decine di morti, ma la tragedia si trasforma subito in spettacolo, in macabra occasione per mettersi in mostra sui social media.

Ad Amatrice, splendida cittadina frantumata dal sisma, ha pensato bene di accorrere immediatamente Simone Coccia Colaiuta, un triste figuro noto per essere il fidanzato della senatrice aquilana del Partito Democratico Stefania Pezzopane.

Colaiuta, essendo aspirante attore, ha pensato bene di mettere in evidenza la sua voglia di protagonismo facendosi un selfie proprio davanti alle macerie fumanti, sotto le quali potrebbero esserci esseri umani ancora vivi, giusto un paio d’ore dopo il sisma.

Che si fa dinanzi alla tragedia nei momenti del dolore e dell’angoscia? Si manda una bella cartolina per far vedere di essere stati fra i primi ad accorrere sul luogo dell’avvenimento storico. E purtroppo non è la cosa peggiore.

Infatti la fidanzata senatrice, concentratissima nell’alimentare la notorietà del suo bel Simone (niente Coccia e tutta nuca), ha immediatamente postato sulla sua pagina Facebook il selfie di Colaiuta sulle macerie di Amatrice.

Come era doveroso, la Pezzopane è stata coperta di insulti e di improperi, per cui si è vista costretta a rimuovere il suo post. Ma non abbastanza in fretta da non consentire che qualcuno salvasse l’immagine simbolo del narcisismo patologico dei nostri tempi.

E non è finita.

Un altro genio ha riempito la rete del suo ego in questa drammatica notte: si tratta nientedimeno del parroco di Villa Lempa (Civitella del Tronto), tale don Stefano Iacono.

Immediatamente dopo la terribile prima scossa di terremoto, l’anziano padre del prete ha subìto un infarto causato dallo spavento ed è morto.

Cosa fa un figlio appena apprende la morte del proprio genitore? Un post su facebook, è ovvio.

Difatti, sembra incredibile, il sacerdote si è subito affrettato a comunicare sul più importante social media del mondo la scomparsa del padre a causa dell’infarto.

Stefano Iacono - post sulla morte del padre
Il post facebook del parroco sulla morte di suo padre, pubblicato pochissimi minuti dopo aver appreso del decesso: C’è chi mette che la notizia “gli piace”, chi addirittura un cuoricino perché la trova adorabile

Ora, è vero che ciascun individuo ha diritto di esistere ed è altrettanto vero che i social garantiscono a ciascun anonimo ed insignificante soggetto di potersi manifestare nella propria infinita pochezza, ma i confini del narcisismo finiscono per svanire se dinanzi ad una tragedia non si documenta la catastrofe bensì la propria presenza sul luogo del dramma, se non ci si concentra sul da farsi o sul silenzio e sul raccoglimento che la calamità impone bensì si pensa immediatamanete a condividere il proprio lutto personale sui social, per sfruttare la ghiotta occasione di raccogliere centinaia di like dai propri amici e followers.

Quali sono i limiti della condivisione? Dov’è il confine fra il narcisismo e la patologia? Siamo sicuri che i nuovi media non stiano costruendo una società post-umana che dopo aver seppellito le ideologie e i valori, faccia strame anche dei sentimenti?

17 Responses to "Il selfie sulle macerie e il post sul padre appena morto: Il narcisismo patologico dei social media"

  1. vomito   24 agosto 2016 at 14:24

    Gli possa venire una paralisi a sso mongoloide e pure a quella nana da circo della pezzopene.

  2. @vomito   24 agosto 2016 at 16:53

    I mongoloidi hanno una sensibilità e una umanità che certi personaggi neanche immaginano lontanamente.

  3. vomito   24 agosto 2016 at 18:17

    Infatti non c’era nessuna allusione alle persone affette da disabilità mentale e/o fisica, verso i quale nutro il massimo rispetto ed ammirazione. La parola “mongoloide” era rivolta a quell’imbecille che sta facendo l’autoscatto. Penso di essere stato abbastanza chiaro, anche per le persone poco intelligenti come te.

  4. mozart   24 agosto 2016 at 18:18

    tutto ciò è allucinante…aiuto…

  5. caio   25 agosto 2016 at 9:09

    Le due facce dell’Italia, da un lato soccorritori eroi che si commuovono e danno l’anima per cercare di salvare ancora qualcuno, e dall’altra neo impressionisti che danno sfogo alla loro arte. Del resto cosa c’è di strano se ripensiamo alle risate di compiacimento, dopo il terremoto del 2009, che pregustavano l’affare per la ricostruzione? e pensate che oggi nessuno se la ride? E che dire dei numerosi inviati giornalisti che entrano con forza nel dolore delle persone per fare magari il pezzo della vita?
    Ripeto questa è l’Italia.

  6. Luca   25 agosto 2016 at 10:35

    Il fatto che raccontiate anche voi queste storie penose contribuisce ancor più all’obiettivo di queste pseudo-persone, ovvero farsi pubblicità… Non sarebbe meglio ignorare questi personaggi?

  7. Pino   25 agosto 2016 at 12:51

    Mi sono commosso nel vedere il video del salvataggio di una bimba di nome Giorgia. Pronuncia il suo nome e scatta l’applauso. Mi ha colpito in questo video come nelle foto che documentano la tragedia, l’assoluto anonimato di soccorritori e soprattutto Vigili del Fuoco che non si riescono ad individuare perché tutti fotografati di spalle. Nessuno che cerca l’inquadratura. Il narcisismo patologico è il riassunto perfetto.

  8. Antonio M.   26 agosto 2016 at 11:30

    Il fondo non era stato ancora toccato evidentemente. Senza parole.
    https://www.facebook.com/paola.carinelli/videos/1035452836550203/

  9. Anonimo   27 agosto 2016 at 10:34

    Francamente non capisco tutta questa indignazione per il post del parroco, ha informato del suo lutto la sua comunità, non ci vedo niente di anomalo o alcuna forma di protagonismo. È a mio avviso la stessa cosa in sostanza che accade quando abbiamo un lutto in casa e tocca fare le telefonate di rito per informare tutti. I tempi cambiano e anche le prassi comportamentali. Che piaccia o no quello strumento (Facebook) è fatto per comunicare, se una persona ha un profilo Facebook significa che ha deciso di starci dentro appunto per comunicare. E allora cosa dire di tutti coloro che dalla notte del sisma si sfogano postando i propri turbamenti, raccontano cosa hanno fatto durante e dopo la scossa, parlano di fatti intimi e personali come se tutti debbano sapere ogni giorno quello che li riguarda? Mi pare piuttosto che informare gli amici di Facebook di un lutto sia una comunicazione “di servizio” molto meno bizzarra di quelle dette poc’anzi. Ma certo se vogliamo vedere il male in ogni post pubblico su Facebook allora è inutile parlarne.

  10. Piero 75   27 agosto 2016 at 10:36

    Francamente non capisco tutta questa indignazione per il post del parroco, ha informato del suo lutto la sua comunità, non ci vedo niente di anomalo o alcuna forma di protagonismo. È a mio avviso la stessa cosa in sostanza che accade quando abbiamo un lutto in casa e tocca fare le telefonate di rito per informare tutti. I tempi cambiano e anche le prassi comportamentali. Che piaccia o no quello strumento (Facebook) è fatto per comunicare, se una persona ha un profilo Facebook significa che ha deciso di starci dentro appunto per comunicare. E allora cosa dire di tutti coloro che dalla notte del sisma si sfogano postando i propri turbamenti, raccontano cosa hanno fatto durante e dopo la scossa, parlano di fatti intimi e personali come se tutti debbano sapere ogni giorno quello che li riguarda? Mi pare piuttosto che informare gli amici di Facebook di un lutto sia una comunicazione “di servizio” molto meno bizzarra di quelle dette poc’anzi. Ma certo se vogliamo vedere il male in ogni post pubblico su Facebook allora è inutile parlarne.

  11. luciano   27 agosto 2016 at 20:06

    queste cose dette da voi giornalisti che vivete di queste cose fa solo ridere il fatto che un parroco abbia voluto informare i propri amici della disgrazia di cui era stato colpito facendo cosi’ partecipare al proprio dolore tutti quelli a cui vuole bene non trovo assolutamente nulla di male anzi lo voglio ringraziare in quanto se non l’avrebbe fatto magari non l’avrei mai saputo non vedo perche’ se lo fate voi va bene se invece lo fa un comune cittadino no.Ogni tanto prima di scrivere queste cose riflettete un po’ e non pensate solo a fare notizia…

  12. Anonimo 2   27 agosto 2016 at 22:53

    Giornalisti che non valgono niente! Non conoscete nemmeno il parroco e ci permettete di scrivere certe stronzate????

  13. Anonimo   28 agosto 2016 at 9:46

    https://www.facebook.com/danielescopigno/posts/10154418375371838

    subito ad inizio filmato. credo non servano altre parole.

  14. Anonimo 3   29 agosto 2016 at 9:53

    Nessuno vuole criticare il parroco, ma è impressionante che con il cadavere ancora caldo, a circa un’ora dal terremoto, uno abbia sentito l’esigenza di collegarsi e scrivere un post su Fb. Impressionante! Se lo avesse fatto con una tempistica diversa, avrebbe avuto senz’altro un altro significato.

  15. alessandro maiorano   31 agosto 2016 at 9:00

    il fidanazato della senatrice pezzopane simone coccia? indagato in vari procedimenti penali per tentata truffa e offese a mia mamma disabile e al sottoscritto Alessandro Maiorano…ma non solo questo…anche tanto altro ancora

  16. marco   9 settembre 2016 at 10:02

    sinceramente un parroco dovrebbe usare mezzi di comunicazione diversi da una fogna come fb. e ancor più sinceramente, ad un’ora dal decesso del proprio padre dovrebbe dedicarsi a ben altre attività come la preghiera, visto che è un parroco.
    io ad un’ora della morte di un mio genitore avevo ben altri pensieri che andare su fb a cantare al mondo il mio lutto e, onestamente, l’ultima cosa che mi interessava era di comunicare a vicini e lontani il mio dolore.
    ognuno ha i suoi modi per carità ma quel post è il segno della sensibilità di una persona, anzi, di un prete.

  17. marco   9 settembre 2016 at 11:14

    a mio modesto avviso un parroco dovrebbe usare mezzi di comunicazione diversi da una fogna come fb. e, ancor più sinceramente, ad un’ora dal decesso del proprio padre dovrebbe dedicarsi a ben altre attività come la preghiera, visto che è un parroco.
    io ad un’ora della morte di un mio genitore avevo ben altri pensieri che andare su fb a cantare al mondo il mio lutto e, onestamente, l’ultima cosa che mi interessava era di comunicare a vicini e lontani il mio dolore.
    ognuno ha i suoi modi per carità ma quel post è il segno della sensibilità di una persona, anzi, di un prete.

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