Le ferie competono agli schiavi

Le ferie competono agli schiavi

di Nino Pace  –

Paolo Gatti in ferie
Paolo Gatti in ferie

Da maggio fino alla seconda decade di agosto la parola d’ordine degli italiani è “ferie”.

Ecco le frasi maggiormente in uso in tale periodo: “sogno le ferie!”; “dove andrai quest’anno in ferie?”; “quante settimane di ferie ti farai?”; “beato te che adesso te ne vai in ferie!”.

Quando qualcuno mi rivolge la fatidica domanda, io oso rispondere che le ferie sono di competenza degli schiavi e degli animali da tiro, perché storicamente è così e siccome non mi sento né schiavo e né animale da tiro non prendo le ferie.

A supporto della mia tesi porto l’insegnamento di un mio ex professore dell’allora Istituto Magistrale Statale il quale soleva dire che per riposarsi bastava cambiare il tipo di lavoro (lui diceva: “a me piace giocare a bocce che è un lavoro molto più faticoso dell’insegnamento, ma mi fa riposare”).

Storicamente le “Feriae Augusto” introdotte dall’imperatore Ottaviano nel 18 a.C. nel mese Sextile (Agosto, in quanto successivamente gli fu cambiato nome in onore proprio dell’imperatore) era il periodo di riposo di circa 10 giorni concesso agli schiavi dopo la battitura del farro e cioè dopo le idi di agosto; nello stesso periodo gli animali da tiro venivano dispensati dai lavori agricoli e venivano agghindati con fiori.

Le radici di tale concessione vanno ricercate nella trasformazione della società romana dopo la caduta della Monarchia e l’inizio dell’era repubblicana.

Nel 509 a.C. i Romani si scrollarono di dosso il dominio degli Etruschi, che li avevano fatti nascere come città, e instaurarono la Res-publica oligarchica gestita dalle famiglie Quirine (più antiche e importanti) con una Istituzione chiamata “Senatus”.

Il Senato romano (S.P.Q.R.) studiò bene che invece di vivere di lavoro proprio era più profittevole appropriarsi di quello di altri popoli e così preparò l’organizzazione per tale scopo.

L’esercito fu diviso in tre parti:

– Quello che doveva difendere l’Urbe e fare anche servizio d’ordine fu la “Polizia” (quelli che vediamo nelle ricostruzioni cinematografiche) composta da cives romani;

– Quello che doveva garantire la raccolta dei tributi e la giustizia e quindi stavano agli ordini dei Pretori, chiamato “Pretoriano”, anch’esso composto da cives romani;

– Quello che doveva esclusivamente conquistare nuovi territori, un esercito “a Progetto” composto da arruolamento volontario soprattutto di contadini pagati da un progettista che aveva vinto l’appalto per la conquista di un nuovo territorio.

Il progettista pagava anticipatamente e molto bene i suoi soldati perché poteva razziare e prendere tutto, comprese le persone e ridurle in schiavitù, nei nuovi territori; inoltre poteva imporre e riscuotere i tributi per un certo numero di anni su quell’ambito in base al capitolato dell’appalto.

Tanto per fare un esempio, Gneo Pompeo era diventato ricchissimo e potentissimo avendo vinto diverse gare di appalto per la conquista di nuove terre, tra cui la Grande Siria e la insignificante Palestina.

L’esercito a Progetto presto spopolò le campagne romane perché i contadini arruolandosi volontariamente rimanevano sotto le armi diversi anni, lasciando in abbandono i campi e quando tornavano dalla guerra preferivano cedere i loro terreni incolti al Progettista, in cambio di una pagnotta di pane al giorno e di protezione; diretta conseguenza fu che il signorotto diventava, senza spendere un soldo, latifondista e i piccoli proprietari terrieri nullatenenti e nullafacenti, ricoverati nelle insule (una specie di condominio di allora con struttura fatta in economia e quindi molto fragile).

L’unico lavoro che l’ex soldato di conquista doveva fare, era quello di far la fila la mattina davanti alla domus del suo signore affinché gli venisse riempita la “sportula” di pane.

Per coltivare il latifondo a costo zero il Progettista usava, totalmente, gli schiavi ricavati dalle guerre.

Con questo sistema socio-economico, a Roma le Gens diventavano sempre più ricche mentre i comuni cives diventavano sempre più poveri.

C’è da dire tuttavia che ai Cives (cittadini) poco importava lavorare, visto che il pane veniva loro garantito e le loro giornate venivano spesso allietate dai giochi nei circhi (panem et circenses).

Il tentativo dei fratelli Gracchi di modificare tale ordinamento con la creazione di un catasto e la ridistribuzione delle terre fallì perché né le Gens e né i Cives erano interessati a tali cambiamenti.

Il facile corollario di quanto esposto è che siccome a Roma lavoravano solo gli schiavi e gli animali da tiro, solo a loro toccavano le ferie.

L’esercito a progetto era stato la delizia per i Patrizi romani (e in fondo anche per i Cives) che aveva portato l’Urbe ad essere padrone dell’Orbe, ma dopo 7 secoli si rivelò anche la croce dell’Impero stesso.

Nino Pace
Nino Pace

Quando il Senatus, infatti, perse il controllo sull’esercito, ogni Progettista si faceva eleggere Imperatore dal proprio esercito e così accadde che nel 192 d.C. a Roma furono acclamati 6 Imperatori contemporaneamente.

Per Roma era l’inizio della sua fine.

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