Teramo è un paese, non più una città

Teramo è un paese, non più una città

di Ernesto Albanello  –

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Teramo deserta

Così si è espresso l’imprenditore Sabatino Cantagalli, un imprenditore edile e gestore dello Stadio Bonolis a Piano d’Accio, motivando la sua contrarietà ad avanzare una istanza per la realizzazione di un albergo lungo la superstrada Teramo-mare.

Un laborioso ed accurato studio che lui ha promosso, lo informa che gli 800.000 euro di investimento iniziale per attuare una struttura alberghiera di 30/35 camere gli darebbero la possibilità di un rientro in un tempo calcolabile nell’ordine di 14 anni.

Da qui la constatazione: Teramo non ha più i requisiti per essere definita Città, intesa come centro urbano attrattore di risorse, di interessi economici e culturali, di eventi sportivi e religiosi, insomma avrebbe perduto e per sempre quel tanto decantato ruolo di località capoluogo capace di calamitare energie e motivazioni in grado di restituirla ad un ruolo leader del territorio circostante.

Come dargli torto?

Mi pare del tutto evidente che Teramo, da non pochi anni, è ormai senza un “timoniere” che tenga saldo il comando di un vascello con una prua che punti verso una meta.

Per Teramo si impone una inversione di tendenza, subito, ma questo compito dovrebbe essere gestito dalle intelligenze e dalle sensibilità di questo luogo: certamente la classe politica è stata molto al di sotto delle prerogative che avrebbe dovuto dimostrare di possedere.

Faccia una sana autocritica: ne guadagnerebbe di dignità e di consapevolezza.

Se la classe politica, tutta, ammettesse di non essere stata lungimirante e di essersi fatta irretire da miopi calcoli di “bottega”, già potrebbe essere suscettibile di una sua riabilitazione.

Così non è.

Per lo meno non si vedono segnali che dimostrino che abbia voglia di redimersi.

Resto della convinzione che Teramo non abbia saputo svolgere quel ruolo di “sorella” de L’Aquila, quando il capoluogo fu devastato, il 6 aprile 2009, da quel sisma di cui porta i segni ancora adesso.

Mai come in quel momento, questa costosissima autostrada che permette alle due città abruzzesi di essere collegate in circa mezz’ora, avrebbe potuto svolgere un ruolo di cerniera: Teramo, anche superando le ritrosie aquilane ad affidarsi ad un centro che era stato risparmiato in massima parte da quel terremoto, si sarebbe dovuta spendere per esercitare un ruolo importante al fine di attutire gli effetti di quei momenti drammatici.

Particolare non di secondo piano, in quel periodo era un teramano a svolgere il ruolo di Presidente della Giunta Regionale dell’Abruzzo.

Non è il caso di entrare nei particolari, né risulta utile esaminare i risvolti del perché Teramo non seppe (o non volle) svolgere un ruolo di supporto che forse le sarebbe spettato.

Certamente con i “se” non si costruisce la storia, ma una funzione più propulsiva ed intraprendente di Teramo, capace di essere almeno comprimaria alle tante presenze inspiegabilmente lunghe di monitoraggio della città martoriata dal sisma, avrebbe dato un corso diverso agli eventi successivi (perché tutta questa prolungata azione svolta dalla Protezione Civile, importante nei primi drammatici momenti, ma non poi?).

Perché gli studenti universitari frequentanti l’Ateneo aquilano furono esonerati dal pagamento delle tasse, mentre gli studenti aquilani che frequentavano l’Università di Teramo non ebbero analoghe facilitazioni?

Perché da quel momento così atroce, che costò la vita a tanti studenti originari del teramano, non scaturì la sensibilità di unire le sorti di una accademia al di qua e al di là del Gran Sasso che sicuramente avrebbe innalzato il livello della ricerca e le prospettive di una occupazione giovanile, che invece è precipitata?

Tante domande senza risposta: il rammarico è che Teramo è scesa lungo una china che l’ha portata ad essere quello che è oggi, cioè un centro opaco, privo di smalto, neppure più motivato alla riscoperta di una sua vocazione.

Il Dottor Ernesto Albanello - psicologo
Il Dottor Ernesto Albanello – psicologo

Vorrei non essere indicato come un catastrofista, ma come un cittadino che è rimasto “scosso” da una analisi di un imprenditore che non arriva a delle conclusioni “per acchiappare voti”, ma perché le linee tendenziali dei presenti e futuri flussi economici, non assegnano a Teramo un ruolo dalle rosee prospettive.

Ne sappia fare la città debita considerazione e la smetta di continuare (sono parole di Sabatino Cantagalli) ad essere un luogo in cui si assiste ad una interminabile guerra di “tutti contro tutti”.

4 Responses to "Teramo è un paese, non più una città"

  1. Anonimo   13 agosto 2016 at 14:56

    È quello che vogliono i teramani che votano questa classe dirigente politica ormai da tanti anni.

  2. Anonimo   14 agosto 2016 at 0:37

    Hai ragione è quello che si meritano

  3. Basilio   14 agosto 2016 at 17:25

    Indecente è che non si riesca a guardare oltre il proprio naso, che non si riesca a valorizzare a promuovere un territorio che non ha niente da invidiare ad altri posti della penisola, giusto per restare al solo ambito turistico. Non si pensa alla comunità, ma solo al solo tornaconto personale, o a quello del “partito”, che tristezza. Con certe “teste pensanti” chi avrebbe intenzione di investire su Teramo e provincia, non può fare altro che guardare altrove.

  4. giulio   17 agosto 2016 at 11:32

    provatevi a fare un fax all’estero a teramo. Prego, accomodatevi….vi stancate a girare fra cartolibrerie, uffici postali e tabaccherie…il risultato non è diverso che se lo voleste fare a cermignano… de profundis …requiescat in pacem

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