Referendum costituzionale: In nomine RAI et Manola et Spiritus Renzi

Referendum costituzionale: In nomine RAI et Manola et Spiritus Renzi

di Christian Francia  –

Manola e Orru - giuristi sul carro del vincitore
Manola Di Pasquale e Romano Orrù

L’argomento referendum costituzionale tiene banco dalle Alpi a Lampedusa in questo farsesco agosto italiano. La Corte di Cassazione giusto ieri ha dato il via libera, cosicché fra tre mesi i cittadini si esprimeranno sulla “schiforma” partorita da quell’aborto giuridico che è il Parlamento (eletto nel 2013 tramite una legge poi dichiarata incostituzionale).

Avendo combattuto strenuamente contro Berlusconi e il berlusconismo per venti anni consecutivi, ritenendo le leggi ad personam del satrapo di Arcore seconde per infamia solo alle leggi razziali di Mussolini, mi sembra incredibile nel 2016 dover ascoltare le corbellerie del ministro Maria Elena Boschi (ministro nel senso letterale di servo, in quanto viene dal latino “minus” che vuol dire “meno”), vergogna della classe dei legislatori, la quale non a caso in base al report mensile di IPR Marketing è crollata nei consensi dal 22% all’11% in pochi mesi ed è oggi terz’ultima nella già penosa (per loro) classifica di gradimento dei ministri.

Il Partito Democratico si sta lentamente spaccando sulla sua stessa riforma costituzionale:

a) Perché Massimo D’Alema la sta mettendo a nudo in tutta la sua pochezza;

b) Perché dieci parlamentari PD hanno firmato un documento per annunciare che voteranno NO al referendum;

c) Perché il Presidente del partito Matteo Orfini sta iniziando ad abbandonare il Renzi che affonda con le seguenti parole: “Io non ho mai votato Renzi, in nessun congresso e non è detto che lo voti nel prossimo (…) forse ci siamo dimenticati l’uguaglianza; l’impegno per una distribuzione equa del potere e delle risorse”;

d) Perché il malessere che si percepisce alle feste dell’Unità spinge ovunque gli iscritti al PD a fischiare sonoramente la Boschi (e non solo i risparmiatori truffati che vedono in lei il simbolo delle banche truffatrici, per via dello scandalo di Banca Etruria);

e) Perché fra Renzi e il popolo della sinistra è in atto da molto tempo una “disconnessione sentimentale” progressiva che negli ultimi giorni ha coalizzato le simpatie attorno a Bianca Berlinguer, appena sostituita da Renzi alla direzione del TG3 in quanto non favorevole alla riforma costituzionale;

f) Perché un esponente della minoranza PD come Miguel Gotor ha spiegato che – a partire dal ministro Franceschini fino ad arrivare agli ignoti deputati di periferia – è in atto una fuga dal renzismo in quanto percepito come un carro oramai avviato alla sconfitta: “È una legge della politica: la velocità di discesa dal carro avviene lentamente e per posizionamenti millimetrici perché inversamente proporzionale alla rapidità con cui si è saliti. Sia in un caso sia nell’altro si spera di non essere visti”.

Ecco, purtroppo vi abbiamo visti, vi abbiamo pesati, misurati e possiamo dire con cognizione di causa che voi del PD fate schifo fino al midollo: siete la feccia dell’Italia. Roberto Gervaso ha detto che “l’ipocrita è un adultero della verità”, quindi i piddini sono adulteri per vocazione, oltre che una classe dirigente di codardi e di intellettualmente disonesti volti solo al proprio tornaconto personale.

1) NOMINE RAI. Non era mai accaduto nella storia che tutto il servizio pubblico della televisione italiana fosse schierato integralmente con il governo e nella specie per il SÌ al referendum costituzionale.

Una volta c’era la tanto deprecata lottizzazione che assegnava il TG1 alla DC, il TG2 al Partito Socialista e il TG3 alla sinistra, ma solo Renzi è riuscito ad andare oltre con una operazione di stampo staliniano dove il dissenso non esiste più.

Sono stati infatti sostituiti i direttori del TG2 e del TG3, evidentemente non allineati alla linea di palazzo Chigi, con più accondiscendenti giornalisti. Si è gridato allo scandalo ma non abbastanza, perché se una tale operazione l’avesse condotta Berlusconi ci troveremmo alle barricate in piazza piuttosto che ai filosofici dibattiti televisivi.

La parola “lottizzazione”, mutuata dalle speculazioni edilizie, fu adottata da Alberto Ronchey nel 1968, e già da allora si polemizzava sulla RAI chiedendo inutilmente ai partiti di starne fuori, tanto che si giunse alla epocale intervista di Enrico Berlinguer sulla questione morale del 1981: “I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali”.

Ma a Renzi, più ancora che la fame bulimica di potere tipica di un dittatorello senza cultura, si imputa di essere salito al governo al grido della rottamazione, con slogan dirompenti come appunto: “Fuori i partiti dalla Rai”. Alla prova dei fatti, nemmeno Berlusconi avrebbe osato nominare un uomo di sua fiducia al TG3, per cui l’operato del Presidente del Consiglio non è solo ipocrita, bensì è inversamente proporzionale a quanto annunciato nelle intenzioni.

Non è soltanto una questione di coerenza (che oramai non scandalizza più nessuno), ma è lo sberleffo continuo degli scherani di governo a suscitare sdegno, perché se hai promesso che avresti cambiato tutto, se hai spergiurato che avresti buttato fuori i partiti dalla RAI, se hai twittato che era la volta buona, se hai garantito che avresti mandato ai giardinetti i vecchi marpioni e i loro ancor più vecchi metodi, poi non c’è da stupirsi che la gente si incazzi quando i renziani ripetono a pappagallo: “ma non si è sempre fatto così?”.

Appunto, proprio perché si è sempre fatto così Renzi è assurto alla più alta carica (cacciando a pedate il predecessore democristiano Enrico Letta e ricevendo il 41% dei voti alle elezioni europee del 2014), affinché facesse cessare il penoso andazzo.

E invece niente. L’ennesimo tradimento del popolo. L’ennesimo imbonitore che ci ha rifilato un materasso per nuovo quando era il solito pagliericcio di sempre. Anche stavolta non cambia nulla, niente è diverso e non è la volta buona. Con l’aggravante che la silurata Bianca Berlinguer è un’icona della sinistra in quanto figlia dell’ultimo gentiluomo della politica nazionale.

Possibile che Renzi non si accorga che la perdita di credibilità è la principale minaccia per il referendum costituzionale, dato che nessuno ha mai votato nel merito degli articoli e dei commi, ma sulla scorta dello storytelling imbastito dalle forze politiche di riferimento?

È fin troppo ovvio che la riforma verrà affossata, non perché faccia schifo (ed in effetti è verminosa), bensì perché è figlia di lestofanti, di farabutti, di finti sinistroidi che sono giovani all’anagrafe ma sono vecchissimi dentro in quanto proni ai diktat dei poteri forti, inginocchiati ai voleri delle Istituzioni europee, determinati nel realizzare il “Piano di rinascita democratica” della P2 di Licio Gelli (qualcuno ricorda le barricate in difesa dell’art. 18? Innalzate quando era Berlusconi a minacciare di eliminarlo, ma miseramente scomparse quando è stato il PD a disintegrarlo).

La vecchia DC era infinitamente più elegante poiché garantiva di fatto il pluralismo della RAI, mentre da oggi si può dire che il pluralismo informativo è morto nella televisione pubblica, proprio adesso che tutti gli italiani si sono sobbarcati l’onere del canone TV nella bolletta elettrica, proprio adesso che nella politicamente decisiva battaglia referendaria i Telegiornali del servizio pubblico sono stati tutti allineati sull’unica posizione governativa, ostracizzando le ragioni del NO.

2) GIURISTI PER IL “SÌ PADRONE!”. Se la situazione nazionale è desolante, quella teramana è addirittura ridicola. Infatti la scorsa settimana è stato costituito il comitato referendario autodenominatosi “Giuristi per il SÌ”, promosso da Manola Di Pasquale e dal professor Romano Orrù, docente di Diritto costituzionale italiano e comparato all’Università di Teramo.

L’esaltante comitato, udite udite, ha già raccolto l’adesione del presidente di Confindustria Abruzzo Agostino Ballone, del rettore dell’Ateneo Luciano D’Amico, del presidente del Parco Gran Sasso-Laga Tommaso Navarra, del regista Silvio Araclio, dello stilista Filippo Flocco e del non meglio identificato Leo Nodari (probabilmente nella qualità di amico e sodale di Tommaso Navarra).

Orbene, siccome ammoniva Nanni Moretti che le parole sono importanti, apprendo dal vocabolario Treccani che la parola “giurista” si riferisce a Chi professa la scienza del diritto, o ne fa oggetto di studio”. Molto bene.

Personalmente sono convinto che tutti costoro avrebbero fatto bene a restare nell’ombra, piuttosto che esporsi alle tristi brutte figure alle quali andranno incontro, e non già perché non sia lecito schierarsi per il SÌ al referendum, bensì perché è squallido essere compagni di cordata di pessimi soggetti che rovinano la reputazione di chi accosti il proprio nome al loro.

E spiego il perché.

Il Presidente di Confindustria Abruzzo, essendo il capo di una organizzazione che a livello nazionale si è già apertamente schierata con il governo e in favore della riforma costituzionale, non poteva che parteggiare per il SÌ, cosa che farà fino a quando agli industriali converrà stare col governo. Per cui è un appoggio obbligato e scontato quello di Agostino Ballone, acritico ed inutile se non per sottolineare che gli industriali perseguono legittimamente il proprio tornaconto.

Lo stilista Filippo Flocco, non si capisce come, è passato dall’essere “Ambasciatore della moda abruzzese nel mondo” ad “Ambasciatore del diritto abruzzese nel mondo”. Quale sarebbe il diritto abruzzese? Quello che stupra la legalità per piegarla agli interessi dello sporco ed infido centrosinistra targato PD. Dico questo con la certezza di ciò che affermo, essendo da anni in prima linea nella difesa della legalità, calpestata in ogni possibile maniera dal presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso.

Non è per niente un caso, infatti, che sia Luciano D’amico, sia Tommaso Navarra, sia Manola Di Pasquale siano tre figli illegittimi degli stupri della legalità attuati sistematicamente da Luciano D’Alfonso.

Luciano D’Amico in quanto illegittimo presidente – nominato da D’Alfonso – della società pubblica regionale TUA S.p.A., nonché già illegittimo presidente della ex ARPA S.p.A. (come ho ripetutamente argomentato e dedotto, senza aver mai ricevuto smentita alcuna alle mie deduzioni: http://www.ilfattoteramano.com/2015/06/26/figura-di-merda-planetaria-di-luciano-damico-il-ministro-delluniversita-conferma-la-sua-incompatibilita/).

Tommaso Navarra in quanto illegittimo presidente – anche lui nominato da D’Alfonso – del Parco Gran Sasso-Laga (come ho ripetutamente argomentato e dedotto, senza aver mai ricevuto smentita alcuna alle mie deduzioni: http://www.ilfattoteramano.com/2016/05/31/scandalo-al-parco-gran-sasso-sulla-illegittima-nomina-di-tommaso-navarra-alla-presidenza-attesa-del-responso-oracolare-dellanac/).

Manola Di Pasquale in quanto illegittimo presidente – anche lei nominata da D’Alfonso – dell’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise (come ho ripetutamente argomentato e dedotto, senza aver mai ricevuto smentita alcuna alle mie deduzioni: http://www.ilfattoteramano.com/2015/10/19/scandalo-allizs-manola-di-pasquale-non-puo-far-parte-del-consiglio-di-amministrazione/).

Quanto al regista Silvio Araclio, essendo egli un grande esperto di teatro, non deve aver avuto alcuna difficoltà ad inserirsi in un tale contesto, anche perché la politica e il diritto sono divenuti generi da avanspettacolo che bene si sposano con le attività teatrali. Ragion per cui la qualifica di giurista non è altro che l’ennesima maschera da indossare per una rappresentazione che ci farà molto ridere nei prossimi tre mesi, fino all’apertura delle urne referendarie.

Ciò premesso, mi piacerebbe sapere se il professor Orrù –  lui sì giurista in quanto docente di una facoltà giuridica dell’Ateneo teramano – viva a Teramo e in Abruzzo, oppure se sia sceso giusto l’altroieri da Marte.

E nel caso che viva da queste parti, mi piacerebbe sapere dalle sue parole di giurista – prima ancora di addentrarci nelle questione referendarie nelle quali ci diletteremo riga per riga e comma per comma – cosa ne pensa dello stupro della legalità attuato da D’Alfonso che ha imposto il nome di Manola alla Presidenza dell’IZS, violando platealmente e ripetutamente la legge che riserva quella poltrona ad una figura avente comprovata professionalità ed esperienza in materia di sanità pubblica veterinaria”.

E non mi si venga a dire che la questione di Manola non c’entra nulla con il referendum, perché è proprio una questione da giuristi e Orrù ha deciso autonomamente di accostare il proprio nome a quello di Manola nel fantastico comitato di “Giuristi per il SÌ”.

Inoltre, l’articolo 54 della Costituzione che Orrù insegna recita testualmente: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

Ebbene, Orrù svolge una funzione pubblica (in quanto professore dipendente pubblico) al pari di Manola, al pari di D’Amico, al pari di Navarra, al pari di D’Alfonso. Per cui sarebbe bello che Orrù dicesse che tutti costoro hanno svolto e stanno svolgendo con disciplina ed onore la funzione pubblica loro assegnata.

Perché a me pare proprio il contrario: e cioè che tutti costoro stiano svolgendo funzioni che la legge impedisce loro di svolgere. Per non parlare delle prescrizioni ricevute in sede penale da Luciano D’Alfonso, al quale i Tribunali della Repubblica hanno attribuito la commissione di gravissimi reati che il decorso del tempo e le infami leggi berlusconiane hanno reso non più perseguibili. Ma i fatti restano. E non c’è traccia della rinuncia alle prescrizioni che l’imputato D’Alfonso avrebbe potuto operare per farsi dichiarare innocente (ammesso e non concesso che lo sia).

Questa è la cornice giuridicamente abominevole e politicamente schifosa di cotali giuristi de’ noantri nella quale si è inserito Romano Orrù, il quale ingenuamente quanto improvvidamente ha costituito il comitato referendario insieme a Manola e agli altri miracolati da San Luciano.

E in tale contesto, laddove albergano interessi personali, professionali ed economici legati alle illegittime cariche ricoperte dai predetti soggetti, non v’è chi non veda come non potrebbe nemmeno in ipotesi sussistere la buona fede del sostegno alla riforma costituzionale, proprio perché è interesse oggettivo di D’Alfonso fare bella figura con il governo Renzi per farsi candidare alle prossime elezioni politiche, così come è interesse oggettivo di D’Amico, di Navarra e di Manola fare bella figura con D’Alfonso che li ha collocati sulle poltrone dove siedono, e magari – ipotizzo malignamente io – è interesse oggettivo di Orrù fare bella figura con il proprio Rettore nell’ottica di futuri incarichi (ad esempio una Presidenza di Facoltà).

È questo il nocciolo della questione: che non si intravede una onestà intellettuale da parte dei più rilevanti esponenti del comitato “Giuristi per il SÌ”, i quali si sono legittimamente schierati in favore di una riforma che in questo momento a loro conviene sostenere a prescindere dal merito della stessa.

E siccome proprio Orrù ha richiamato il famoso “conoscere per deliberare” di einaudiana memoria, è bene che i cittadini conoscano tali dinamiche affinché sappiano quali interessi sono sottesi a tali comitati che fanno ridere i polli quando si dichiarano estranei a logiche politiche ed anzi volti unicamente al merito giuridico della riforma costituzionale.

Ma al di là della polemica, mi pongo altre inquietanti domande:

– Possibile che non ci sia uno straccio di professore dell’Università di Teramo – per propria dignità professionale di giurista – che gridi o abbia mai allo scandalo sulle porcherie giuridiche che si susseguono da anni a Teramo e in Abruzzo?

– Possibile che la Facoltà di Giurisprudenza di Teramo sia l’unica in Abruzzo e non abbia al suo interno nessun docente, nessun barone, nessun luminare della legge che additi al pubblico ludibrio gli scempi perpetrati a danno dell’ordinamento giuridico?

– Possibile che i cittadini teramani e abruzzesi siano ostaggio di sedicenti giuristi che si presume siano accomunati dall’unica volontà di stare sul carro del vincitore a qualunque costo per i propri interessi politici e professionali? Magari solo per mendicare qualche piacere, qualche poltrona, qualche incarico?

Chi scrive è un dipendente pubblico che ha la coscienza del proprio ruolo di servitore dello Stato, che non significa servitore del sindaco o del presidente di turno, bensì servitore delle leggi dello Stato.

Mi sembra che si sia persa coscienza di questo e mi sembra che le Facoltà teramane di Giurisprudenza e di Scienze Politiche non brillino né per le schiene diritte, né per amore di verità, né per scienza giuridica (fatte salve pochissime eccezioni fra le quali annovero il professor Enzo Di Salvatore, autore e faro dell’encomiabile referendum antitrivelle, guarda caso avversato dal pessimo governo Renzi).

Credo sia difficile che Orrù, prima di abbracciare Manola e sedersi accanto a lei, non si sia fatto qualche domanda su chi sia Manola, su cosa rappresenti, su quale figura ci fa un professore di diritto a sedersi vicino ad una come lei.

Ma evidentemente deve essersi risposto che è un onore per lui stare con una luminare della scienza giuridica come Manola, al netto delle difficoltà che la Di Pasquale manifesta nell’uso della lingua italiana.

Parleremo a lungo del merito della schiforma costituzionale, ma per adesso prendiamo atto degli errori fatali del PD, degli opportunismi dei piddini, degli interessi poco commendevoli dei poltronisti e degli aspiranti tali, della sempreverde sindrome del carro del vincitore.

Errori fatali che peseranno fra tre mesi nelle urne, laddove i cittadini in nome della libertà, del pluralismo, dell’interesse pubblico, della legalità, manderanno in archivio una riforma pasticciata e con essa la Boschi, Renzi, D’Alfonso et pecora omnia.

keep-calm-and-in-nomine-patris-et-filii-et-spiritus-sancti

17 Responses to "Referendum costituzionale: In nomine RAI et Manola et Spiritus Renzi"

  1. Leda Santosuosso   9 agosto 2016 at 16:40

    Ottimo articolo!
    bravissimo, come sempre!

  2. Anonimo   9 agosto 2016 at 17:01

    Il rottamare che occupa la RAI è fenomenale. Renzi non ha più un pizzico di credibilità. L’Avvocatessa teramana invece, dopo aver avuto l’incarico agognato, andrebbe pure a piedi a Santiago de Compostela.

  3. Voltagabbana e Cambiacasacche Uniti   9 agosto 2016 at 17:17

    A nome del sindacato Voltagabbana e Cambiacasacche Uniti esprimo profondo dissenso per l’articolo.
    OPPORTUNISMO UBER ALLES.

  4. Anonimo   9 agosto 2016 at 19:20

    che miseria..

  5. Anonimo   9 agosto 2016 at 22:09

    Abbiate pietà, non se ne può più dei Bravi del potere!

  6. Luca Esposito   10 agosto 2016 at 0:22

    Strano che non hanno aderito ancora i vari leccaculi(e non solo) del Rettore D’Amico, cioè i vari Corsi, Cianciotta ecc ecc

  7. Brutti, Sporchi ed Inconferibili   10 agosto 2016 at 8:37

    Manolo e Lavarra hanno fatto pure il gruppetto insieme. Bravi, bravi. Sembrano “Zuzzu’ e Chicchia’”.

  8. Anonimo   10 agosto 2016 at 8:45

    Manca solo il burattinaio d’Alfonso Mangiafuoco, dopodiché il teatrino e’ completo. Mi meraviglia che una persona intelligente e preparata come Agostino Ballone si sia associata a questa cozzaglia di inconferibili.

  9. Fabrizio   10 agosto 2016 at 9:06

    L’unica nota positiva è la bellezza delle tre avvocatesse (Di Pasquale esclusa ovviamente!!!) fotografate per un noto sito d’informazione on line locale che riportava questa “notizia”.

  10. A ta venì baffone   10 agosto 2016 at 9:32

    Smadonno, ma solo dentro di me,( sarò assolto? ma chissene ..). Ma non vogliamo capire che siamo in dittatura? Di quelle più pericolose?
    Lo ripeto da mesi. Lasciamo perdere la pochezza dei nominati, alziamo gli occhi e proviamo ad immaginare chi possano essere i veri burattinai.
    C’è una zona di Teramo denominata “porto delle nebbie”, sapete qual’è e perchè viene così definita?
    Il pezzo di Francia è magistrale, ma si sappia che il “popolino bue” vive di gratta e vinci , pastarelle la domenica, telenovelas e partite di pallone e, come pecore, vengono teleguidate ed ogni tanto invocano pure una “torturata” sulla schiena..
    Cantiamo l’Italia s’è desta … e siam pronti alla morte; col cazzo dico io.

  11. Augusto   10 agosto 2016 at 13:02

    Cosa si ricorderà dell’avvocatessa in futuro? Che si è dimessa dall’impegno che aveva preso per la sua Città per ottenere un lucroso incarico.

  12. Mazzitti Presidente   10 agosto 2016 at 13:24

    Per uno degli inconferibili si sta preparando proprio una bella sorpresa…

  13. Tricheco Spiaggiato   10 agosto 2016 at 14:17

    https://certastampa.it/2016/08/10/ambiente-sorpreso-dalla-forestale-tra-i-monti-della-laga-con-sei-chili-di-funghi-raccolti-allinterno-del-parco/ così qualcuno si è garantito i funghi per un po’ di tempo. Buon appetito. INCONFERIBILITA’!!!

  14. Antonio M.   10 agosto 2016 at 15:41

    Questo è il PD. Una vergogna senza fine. Non ve lo faranno mai vedere in tv! Votateli ancora.
    https://www.facebook.com/WIlM5s/videos/820949378005404/

  15. MERDA!   10 agosto 2016 at 16:20

    Ma io dico, dopo che il grande Christian Francia li ha scoperti, “scarico di cesso” e “tricheco” non si sentono in imbarazzo neanche un po’? La gente lo sa quello che valete. Non ha caso la natura vi ha resi inguardabili.

  16. Ciao   28 agosto 2016 at 12:51

    Tutti hanno famiglia,
    Tutti devo pagare le care bollette.
    Un posto in qualche ente o qualche incarico aiuterebbe molto all’equilibrio finanziario famigliare.
    Il prof, ha un lunga famiglia deve pur preparargli la strada per qualche luogo sicuro.
    Buon appetito

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