PORKEMON: perché il mondo sta diventando un porcile

PORKEMON: perché il mondo sta diventando un porcile

di Christian Francia  –

Porkemon

“Porco il mondo che c’ho sotto i piedi!”, berciava il poliziotto Vito Catozzo, memorabile personaggio di Giorgio Faletti.

Ma più che una battuta da comico, quella frase diviene ogni giorno che passa più pregnante e indicativa dello stato effettivo di un mondo che è impossibile comprendere nelle sue dinamiche impazzite, al di fuori di ogni controllo e di ogni prevedibilità.

Attentati, stragi, catastrofi, eventi imponderabili ci circondano e ci mandano in confusione, lasciandoci privi di appigli, di rifugi, di punti fermi.

Papa Francesco, anche lui in evidente stato confusionale, commentando lo sgozzamento dell’anziano prete francese ha detto che “siamo in guerra”, ma subito dopo ha precisato che “non è una guerra di religione” perché “tutte le religioni sono per la pace”.

Purtroppo non è così: se domani io facessi una strage in nome di Allah o dell’Isis, purtroppo il mio gesto andrebbe ascritto ad una guerra di religione, checché ne pensino le sacre scritture o i teologi, a prescindere dalla legittimazione teologica delle mie azioni. Non occorrono studi di filosofia per capirlo.

Ma è una lotta impari cercare di mettere ordine alle oscure e complesse dinamiche che si sono impossessate della vita pubblica:

– l’economia è divenuta da tempo un mistero non gaudioso tramite l’ingegneria finanziaria che la sta divorando;

– la politica non è più “sangue e merda” come la definì acutamente Rino Formica, bensì è divenuta solo merda, priva di spessore umano e culturale prima ancora che priva di visione e di onestà;

– la religione è totalmente allo sbando e non rappresenta più un punto fermo, un baluardo di moralità, un senso da dare alla propria vita, bensì un cappello per le proprie frustrazioni, un ombrello per i propri peccati, un pannicello caldo per la propria disperazione.

Non siamo in guerra, perché per esserci guerra deve esserci un nemico che sia definito e riconoscibile, mentre l’esercito dei pazzi, degli attentatori, dei terroristi, dei figli di puttana, è sparpagliato, è dentro casa nostra, è il nostro vicino, il nostro compagno, il nostro concittadino, finanche il nostro partner dentro al letto.

Impossibile combattere con tutti e con nessuno. Come ha detto lucidamente lo scrittore Mauro Corona “siamo in balia delle ombre” che non si possono combattere per definizione, e la nostra sottomissione ad un nemico invisibile è obbligata.

C’è da chiedersi come siamo arrivati a tutto questo.

E mentre il terrore imperversa nelle nostre vite e le disvela per come sono, ovvero fuscelli al vento, la società sprofonda nella rete, nei propri cellulari, nei giochi e giochetti che dovrebbero cercare di rilassarci e di divertirci in senso semantico, cioè distrarci dai problemi della quotidianità.

Confesso la mia ignoranza in materia, specie in quello che sembra essere divenuto un fenomeno virale, cioè il videogioco “Pokémon Go” che l’Università di Teramo ha subito captato in quanto moda del momento, tanto che questa sera si svolgerà il “PokeUniTe”, ovvero una sessione di videogioco lungo il viale dei Tigli a Teramo.

Ricordo il corso sui “selfie” che l’Università di Teramo svolse per approfondire un’altra moda dei nostri tempi, quella dell’autoscatto, e prendo atto che la stessa Università abbia dichiarato che il “PokeUniTe” sia uno “strumento di analisi del comportamento sociale”, del quale l’Ateneo si fa sia sostenitore che studioso.

Sui social si è scatenata l’ennesima diatriba fra i favorevoli e i contrari all’istituzionalizzazione di tali tendenze ludico-sociali, con i contrari che arricciano il naso all’idea di piegare la paludata Università a cotali pinzillacchere, mentre i favorevoli sottolineano l’acume di voler aderire ai fenomeni della contemporaneità.

Sebbene sia noto come lo scrivente ritenga l’attuale Rettore a dir poco inadeguato ai molteplici ruoli che ambisce a ricoprire (con risultati ad oggi scarsissimi), non sento di dovermi unire al coro di critiche sulla specifica questione dei giochi modaioli, perché si darebbe troppa importanza alla panna piuttosto che alla torta (che mi sembra immangiabile), tanto più che i Pokémon hanno fatto irruzione anche nella campagna elettorale americana, al Museo degli Uffizi di Firenze, al MoMa di New York e nella strategia turistica della città di Torino.

Sarebbe bene non peccare di provincialismo, sia non adeguandosi supinamente alle tendenze in voga, sia non arroccandosi sussiegosamente su posizioni culturali elitarie che non giovano a nessuno.

Piuttosto, come mai l’UniTe continua a fare campagne pubblicitarie a Teramo invece che nei luoghi limitrofi dove potrebbe trovare altri bacini di utenza? Dico questo perché invece vedo che a Teramo campeggiano numerosi manifesti pubblicitari di Università marchigiane, lietissime di venire da noi a fare campagna acquisti di studenti.

E sempre in tema, mi è sembrata davvero penosa e ridicola la lettera indirizzata dall’Assessore all’Istruzione della Regione Abruzzo ai neodiplomati. Marinella Sclocco ha indossato i panni della piccola fiammiferaia e ha biascicato agli studenti freschi di Maturità: “Se decidi di proseguire gli studi voglio solo ricordarti il valore e l’importanza dell’offerta che possono garantire le tre Università regionali (L’Aquila, Teramo e Chieti-Pescara) con Facoltà presenti nelle quattro città provinciali e dunque facilmente raggiungibili da ogni punto dell’Abruzzo”.

Embé? Se i ragazzi che possono permetterselo fuggono a gambe levate è perché non c’è nessunissima eccellenza nel panorama universitario abruzzese, sia sotto l’aspetto logistico e innovativo, sia purtroppo sotto l’aspetto didattico. La fama dei nostri Atenei è ben grama e l’invito a restare puzza di piagnisteo dopo che i buoi sono fuggiti dalla stalla (cioè si rivela di nessuna utilità).

Ancora peggiore il resto della letterina assessorile: “In Regione sono state attivate una serie di politiche occupazionali che guardano con attenzione ai giovani in cerca di prima occupazione oppure in fase di formazione. Sono percorsi articolati ma non per questo inaccessibili. A cominciare dal progetto di origine europea Garanzia Giovani. I numeri ‘abruzzesi’ del programma sono presi a riferimento a livello nazionale e questo ci spinge a dire ai giovani abruzzesi di essere fiduciosi e di entrare in un programma che permette di avere reali esperienze di formazione/lavoro”.

La Sclocco se lo dice da sola quanto siano perversi e inaccessibili i labirintici bandi regionali, ma suscita ilarità quando si spinge ad affermare che “i numeri abruzzesi sono presi a riferimento a livello nazionale”, a meno che non volesse dire come riferimento negativo, sia per quanto attiene alla gestione dei Fondi Europei (pessima e inqualificabile), sia per quanto attiene agli effetti occupazionali (che sono disastrosi).

Il fatto è che le classi dirigenti sono ignoranti e inadeguate, conseguenza inevitabile di una cittadinanza incolta e cinica e di un sistema di informazione morente che impedisce qualsiasi conoscenza e dunque qualsiasi consapevolezza nel deliberare. Un circuito vizioso che appare impossibile interrompere.

Purtroppo viviamo in tempi oscuri, e persino le testate straniere ce lo ricordano tutti i giorni, come “The Guardian” che giusto ieri ha risottolineato che l’economia italiana sta annaspando e lo fa da vent’anni, durante i quali non c’è stata praticamente crescita ed è diventata sempre meno competitiva nell’esportazione (…) l’Italia non ha attraversato un periodo di boom economico prima della Grande Recessione del 2008-2009. La sua performance è stata ininterrottamente scarsa. L’economia è ridotta del 10% rispetto a prima della crisi finanziaria e il risultato è una disoccupazione alta, soprattutto nel sud del paese.

Soluzioni non se ne vedono.

Possiamo solo fare mortuarie radiografie dell’esistente, come quella perfetta fatta da uno dei pochi giornalisti iperdotati che ancora ci illuminano, Giancarlo Dotto: “Cosa tiene insieme la madre chirurgicamente rifatta di Stallone, il Bill Clinton che si converte al vegano, Cristiano Ronaldo che diventa l’ologramma di se stesso, la ragazzina che si taglia con la lametta e posta l’immagine sanguinolenta su Facebook, il ragazzino incollato al cellulare che cerca i pokemon negli androni dei palazzi, il nerd solitario e il lupo solitario, i fuori di testa che si fanno esplodere un po’ ovunque nel nome di Allah? Scorciatoie del post-umanesimo. L’umano non ne può più di essere umano. Più ti disperdi nell’imbecillità ipnotica del virtuale, più il tuo corpo diventa astrazione da circo. Il predatore che, a bordo del suo camion, prende a tutta velocità Promenade Des Anglais e s’avventa su decine di corpi inermi a casaccio non è la realtà di diciotto tonnellate di ferro e acciaio ma l’astrazione di un videogame che si accanisce su presunti umani. L’autismo truccato da social e quello truccato da Allah vanno nella stessa direzione. L’umano è merce scaduta. L’arcaismo barbarico del Corano combinato con lo psicopatico contemporaneo, derealizzato dall’elettronica, crea una miscela, è il caso di dire, esplosiva.

Mi sa che è proprio vero che non ne possiamo più di essere umani. Siamo merce scaduta.

Che il Porkemon globale sia con voi!

Porkemon 2

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