29 Luglio 1900: L’uccisione di Umberto I

29 Luglio 1900: L’uccisione di Umberto I

di Nino Pace  –

Umberto I
Il Re Umberto I di Savoia, detto “il Re buono”, ma anche “buono a nulla”

“A Monza con palle 3 hanno ammazzato il Re”. È il laconico comunicato con cui venne dato l’annuncio in Parlamento del regicidio del Re d’Italia Umberto Rainerio Carlo Emanuele Giovanni Maria Ferdinando Eugenio di Savoia; “il Re Buono”-“buono a nulla” come lo definirono alcuni parlamentari dell’epoca.

È anche l’epitaffio con cui si archiviava il XIX secolo italiano.

Effettivamente l’unica cosa buona (per lui) che il Re aveva fatto era stata quella di elevare il suo royaltase (diritto reale) da 9.000.000 di lire annue a 14.000.000 di lire annue, a carico dello Stato italiano, in quanto “casa regnante”.

Per fare un raffronto, un povero cafone del nostro Mezzogiorno viveva con un reddito annuo di una piastra, equivalente a cinquanta centesimi e cioè mezza lira.

L’anarchico Gaetano Bresci uccise con tre colpi di pistola Umberto I per vendicare il sangue innocente dei milanesi del ’98.

Umberto I si era guadagnato l’appellativo “buono” solo perchè aveva visitato gli ammalati di colera a Napoli nel 1884 e aveva lasciato come scia del suo passaggio lo sventramento di molti edifici medioevali al centro dell’ex capitale del Regno Borbonico per far costruire il “rettifilo” o “Corso Umberto I”.

Di contro aveva fatto reprimere nel sangue tutte le manifestazioni popolari di protesta e aveva decorato con la croce di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia (e concesso anche un seggio al Senato) al generale Fiorenzo Bava Beccaris che aveva sparato con i cannoni sugli scioperanti a Milano nel maggio 1898.

Quanto sopra svela la cruda realtà non solo del personaggio, ma anche la totale incapacità dei Re Savoia a saper gestire una Monarchia Parlamentare dall’Unità d’Italia in poi, tanto da ricavarsi ognuno un “nomignolo” che ne definiva in tal senso il perimetro.

Cronologicamente:

1) Vittorio Emanuele II = il “Re Galantuomo”

Inizialmente si pensò galantuomo perchè mantenne in vigore lo Statuto Albertino, concesso appunto dal padre nel 1848, ma la sua ferma testardaggine a voler garantire gli interessi reali sopra ogni cosa (si pensi al titolo II, quando in realtà doveva cambiare nome e assumere il titolo I in quanto fu il primo re dell’Italia unita), mortificando il Parlamento e firmando solo le Leggi che riportavano al suo assunto, fece sì che tale nomignolo gli fu confermato andando a cercare tra i suoi difetti personali e quindi come “galantuomo” solo con le belle e formose contadinotte che lui pare si facesse portare nella sua tenda durante le lunghe battute di caccia primaverili e autunnali (duravano 2-3 mesi). Il tutto pare all’insaputa della “bella Rosina”.

2) Umberto I = il “Re Buono”

Fece di tutto per cercare la non coesione del Paese (e perciò “buono a nulla”) e soprattutto l’integrazione del Sud, riaffermando anche con autoritarismo la supremazia degli interessi Savoia, anche facendo eleggere parlamentari che difendevano tali interessi così da creare un totale scollamento del Paese Legale dal Paese Reale.

La mancanza di un Parlamento robusto, collaudato, capace di creare al suo interno il confronto, il dibattito e a volte anche lo scontro, spianò la strada all’inizio del nuovo secolo al Fascismo.

3) Vittorio Emanuele III = il “Re Soldato”

Ironia della sorte era alto un metro e cinquanta centimetri, e con il cappello di Gran Maresciallo del Regno arrivava a un metro e sessantacinque. Fu per questo che il minimo di altezza per poter essere arruolati nell’Esercito venne ridotto a tale misura; diversamente si sarebbe dovuto giudicare “riformato” il primo soldato d’Italia.

Non aveva nessuna visione politica, diplomatica e nemmeno strategica o politico-militare; gli piaceva la guerra come gioco di per sé e perciò voleva presenziare a tutti i fatti bellici (si fece immortalare mentre al Fronte mangiava solo gallette rinsecchite e beveva solo sorsi d’acqua dalla sua borraccia).

A causa della sua incompetenza possono essergli addebitate diverse responsabilità sia nella Prima che nella Seconda Guerra Mondiale. Sotto il regno del padre e durante il suo, il Parlamento svuotato dei suoi valori (come ricordato più volte, per far prevalere gli interessi della casa regnante, dietro la quale si annidavano anche gli agrari) conobbe diverse stagioni di “trasformismo” che allora, come oggi, portarono e portano la gente comune a disinteressarsi della gestione della cosa pubblica, lasciando quindi una delega in bianco ad altre forze.

“Soldato” nel far arrestare il Primo Ministro, Mussolini, dopo il voto contrario del gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943, e “soldato” che si mise sotto la protezione di un altro soldato (Badoglio) per sfuggire alle ire tedesche dopo la pubblicazione dell’armistizio, l’8 settembre 1943.

4) Umberto II = il “Re di Maggio”

Nino Pace
Nino Pace

Colto e sensibile, fu l’unico a capire i disastri combinati dai suoi predecessori e il 2 giugno 1946 prese la via dell’esilio, con l’esito del referendum ancora incerto (pare che le schede a favore della Monarchia fossero superiori).

Probabilmente pressato anche da forze internazionali, si rese conto che il “piccolo mondo antico” non esisteva più e sull’Italia si giocavano grandi interessi mondiali in quanto Paese di cerniera tra Est e Ovest nella imminente “guerra fredda”.

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.