Abruzzo: Terzo Mondo (anche Luciano D’Alfonso è un fallito, al pari di Gianni Chiodi)

Abruzzo: Terzo Mondo (anche Luciano D’Alfonso è un fallito, al pari di Gianni Chiodi)

di Christian Francia  –

La povertà del popolo mentre D'Alfonso si arricchisce
Il popolo piange mentre D’Alfonso ride

Meteorologicamente è piena estate, ma per il Presidente della Regione Abruzzo è già autunno, l’autunno della sua carriera politica.

Luciano D’Alfonso si sente invece in piena primavera e si dice sicuro di non avere rivali nella corsa all’emulazione del pluriministro abruzzese Remo Gaspari, sebbene il peso culturale fra i due personaggi sia infinitamente a vantaggio di Zio Remo, al cui confronto D’Alfonso appare paragonabile ad un Matteo Renzi qualunque, cioè a dire un avventuriero, mistificatore, contaballe e storyteller il cui eloquio si è cruentemente scontrato con la miserrima realtà dei fatti.

Il segnale dello scollamento fra la narrazione dalfonsiana (preda di facili entusiasmi nonché molto simile alla narrazione fascista) e il tramonto dell’Abruzzo (che precipita ogni giorno di più nel profondo e arretrato Sud) è stato l’editoriale del direttore del quotidiano “Il Centro” di domenica 17 luglio.

Strano che un giornale di solito ossequioso nei confronti del potere a tutti i livelli di governo si sia spinto a criticare il governatore, ma forse la spiegazione è nell’incertezza sull’assetto proprietario del quotidiano che si avvia alla cessione da parte dei Gruppo De Benedetti (cui fa capo La Repubblica) ed è in attesa di un nuovo editore.

In questo interregno il direttore Mauro Tedeschini si sarà sentito libero dai diktat dell’editore ed avrà finalmente fatto trasparire le sue genuine opinioni che sono tanto condivisibili quanto vere.

Il titolo dell’editoriale pubblicato in prima pagina è: “L’UOMO CHE TAGLIAVA I NASTRI”, dal quale traspare una nemmeno celata elegante ironia.

Il testo dell’articolo è particolarmente perfido nei confronti della faciloneria del governatore: “A Luciano D’Alfonso prudono le mani (…) per afferrare le forbici e cominciare a tagliare qualche nastro, magari festeggiando il completamento di opere pubbliche finanziate con la pioggia di miliardi del famigerato Master Plan. Il governatore annuncia la creazione di 60 mila nuovi posti di lavoro e una nuova primavera per l’economia di una regione in cui, per la verità, dal 2012 a oggi i disoccupati sono aumentati di oltre 22 mila unità. Ora, non vorremmo passare per gufi, ma ci sembra giusto per amor di verità far notare un paio di cose: 1) creando 60 mila posti, l’Abruzzo diventerebbe un caso mondiale. Tanto per capire di che cosa parliamo, è giusto dare due cifre: fatte le debite proporzioni, se l’Italia seguisse lo stesso trend i nuovi posti sarebbero almeno tre milioni. Non solo: se si considera che al momento i senza lavoro in regione sono 70 mila, con un boom come quello preconizzato il tasso di disoccupazione scenderebbe a un risibile 2%, molto meglio delle regioni più sviluppate della Germania. Vi sembra verosimile? 2) Il governatore sembra avere una cieca fiducia nel potenziale delle grandi opere pubbliche: strade, ponti, acquedotti. E non c’è dubbio che un’economia asfittica come la nostra non si risollevi senza investimenti di questo tipo. Anche qui però ci sentiamo di fare un paio di obiezioni. La prima, la più banale, è legata ai tempi biblici degli appalti pubblici (la vicenda del povero trenino pugliese docet), un problema enorme su cui D’Alfonso poco può fare. La seconda è che ormai l’economia gioca la sua partita sull’innovazione e sul digitale, più che sul catrame e sul cemento. E qui serve un lavoro oscuro, che si vede poco ma rende molto. Per dire: è difficile tagliare un nastro quando si dota della banda larga una zona dell’interno, ma senza quella le aziende muoiono. E le forbici si possono usare per tagliare qualche spreco”.

Orbene, non occorrono commenti alle parole di Tedeschini: la sintesi del pensiero del direttore è che D’Alfonso sia un quaquaraquà.

Ne prendiamo atto con gioia, perché per due anni e mezzo ci siamo sgolati in solitaria a cercare di far capire agli abruzzesi che Big Luciano fosse un maledetto bluff, un parolaio volgare nella misura in cui infiocchettava le sue panzane come un Azzeccagarbugli manzoniano.

Confidiamo che la nuova proprietà de Il Centro non sia filodalfonsiana, altrimenti sarà pianto e stridore di denti per tutti.

E se abbiamo scritto e riscritto di come Gianni Chiodi fosse stato una disgrazia per l’economia regionale, dopo due anni di governo D’Alfonso possiamo ribadire – dati alla mano – come pure il governatore in carica produca gli stessi effetti della grandine sul raccolto.

L’11,2% degli abruzzesi è povero, una percentuale superiore alla media italiana (10,4%), con i poveri assoluti che sono in ulteriore drammatico aumento (dati ufficiali ISTAT).

La Confartigianato Abruzzo denuncia la perdita di 12.517 posti di lavoro nel solo primo trimestre del 2016, con il totale degli occupati che passa dalle 493.622 unità del primo trimestre 2015, alle 481.105 unità dei primi tre mesi di quest’anno, ed un tasso di occupazione pari al 55,18%.

Se invece si leggono i numeri dal 2012 al 2015, la situazione è ancora più preoccupante in quanto gli occupati in Abruzzo sono passati da 500.309 a 478.671: una perdita assoluta di 21.638 posti di lavoro.

Se si aggiungono pure i dati della Caritas, in base ai quali oltre 350.000 abruzzesi sono a rischio povertà (cioè il 38% degli abitanti della regione), si vede chiaramente come la macelleria sociale è in atto e macina persone e famiglie senza sosta e senza freno, meno che mai politico.

Il tasso di disoccupazione in Abruzzo è a quota 12,7% e i disoccupati sono pari a 70.004 unità; ma dal 2012 al 2015 i disoccupati sono cresciuti da 46.763 unità (8,57%) a 69.111 unità (12,62%): un incremento mostruoso pari a 22.348 unità.

In una situazione da terzo Mondo come questa le promesse di D’Alfonso di creare 60.000 nuovi posti di lavoro somigliano tanto a 60.000 rumorosi peti fatti in faccia agli abruzzesi.

3 Responses to "Abruzzo: Terzo Mondo (anche Luciano D’Alfonso è un fallito, al pari di Gianni Chiodi)"

  1. Anonimo   19 luglio 2016 at 15:23

    Ormai lui, insieme a Tricheco e “scarico di cesso”, sta ovunque ci sia un qualcosa da presentare.

  2. Antonio M.   19 luglio 2016 at 15:58

    A proposito di cialtronerie Piddine, lo sapevate che l’ISIS sarà sconfitto votando SI alla riforma costituzionale? Ma veramente ci meritiamo tutto questo? Continuate pure a votarli. https://www.facebook.com/170900363055816/videos/920366551442523/

  3. Anonimo   30 luglio 2016 at 7:14

    A Luciano interessa solo Pescara,il suo serbatoio di voti ed i suoi amichetti imprenditori;sarebbe da prenderlo a morgiate in tutto il resto d’Abruzzo

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