Antonio Forlini, ovvero il peggior presidente della storia del Ruzzo (dati alla mano)

Antonio Forlini, ovvero il peggior presidente della storia del Ruzzo (dati alla mano)

di Christian Francia  –

Antonio Forlini - Carpe Diem et Memento Mori
Il Presidentissimo del Ruzzo Antonio Forlini

Mistero della fede: il Presidente del Ruzzo Antonio Forlini è bravo bravissimo e non è suscettibile di critiche, come se fosse circonfuso da un alone mistico che è sicuro segno di santità.

Quest’oggi, 16 luglio 2016, l’assemblea dei 36 sindaci teramani soci del Ruzzo si accinge a rieleggere Forlini alla presidenza, sebbene i fatti raccontino una verità diametralmente opposta, cioè che Forlini è un asino patentato che meriterebbe di essere messo cortesemente alla porta.

Dodo Di Sabatino è stato l’unico a cercare di smontare l’alone divino del Presidente uscente, fornendo cifre e numeri del disastro amministrativo, ma è rimasto miseramente solo a contrastare una reputazione che appare inscalfibile.

Essendosi spinto troppo avanti nella pretesa spartitoria, Dodo – che esige dagli alleati di centrodestra proprio la poltrona più alta del Ruzzo – ora si trova all’angolo: o perde ogni residuo di credibilità (ammesso che mai l’abbia avuta) continuando a sostenere la maggioranza comunale di Brucchi pur dopo che il suo bluff è stato smascherato, oppure compie uno scatto di orgoglio e mette la sua firma sulla caduta di Brucchi (con ciò riguadagnando un credito considerevole nella cittadinanza teramana e passando comunque agli annali come colui che ebbe il coraggio di staccare la spina al penoso stato vegetativo permanente del sindaco più assente e più incapace della storia aprutina).

Non è solo una questione d’onore, perché oggi Paolo Gatti appoggiando Forlini ha dato una sportellata in faccia a Dodo il quale, ove fingesse senso di responsabilità e continuasse a puntellare il centrodestra teramano, si brucerebbe e rimarrebbe con il cerino in mano in quanto proprio Gatti e Rudy Di Stefano hanno preparato l’attentato d’autunno a Brucchi e puntano ad intestarsi loro stessi il merito di averlo ucciso politicamente per riverginarsi agli occhi degli elettori.

Dodo morirebbe due volte e pure da coglione. Certo, se avesse tentato la strada della mediazione sotterranea, del compromesso cerchiobottista, dell’accontentarsi della presidenza della Teramo Ambiente, non si troverebbe così in ambasce; ma dal momento che ha scelto una guerra mediatica pretendendo alla luce del sole la mercede del suo appoggio a Brucchi (cosa che ha fatto imbufalire Paolo Tancredi), oggi per salvare la faccia ha solo la strada dell’omicidio del sindaco, se non vuole celebrare il proprio suicidio politico.

L’appuntamento per il patibolo è fissato alla data del 28 luglio, giorno della prossima seduta del consiglio comunale: vedremo quale testa rotolerà e se Dodo avrà i coglioni oppure no (è così raro al giorno d’oggi avere i coglioni, è inversamente proporzionale all’essere coglioni).

Tornando a Forlini, dal canto nostro abbiamo cercato di aprire gli occhi ai sindaci soci (http://www.ilfattoteramano.com/2016/07/04/presidenza-del-ruzzo-dodo-ha-ragione-da-vendere-quando-chiede-la-testa-di-forlini-nella-desolante-logica-spartitoria-che-ha-sbranato-teramo/), ma è noto che i primi cittadini teramani siano fra i più amministrativamente ignoranti dello Stivale.

A voler essere maligni, essendo Forlini il Direttore del personale della nota azienda Amadori, verrebbe da pensare che abbia agevolato qualche assunzione sollecitata dagli infiniti raccomandatori che infestano la politica teramana al fine di guadagnarsi un credito politico così trasversale sia nel centrodestra che nel centrosinistra (ma questa è una supposizione non suffragata dalle notizie in mio possesso).

In ogni caso, l’assunto di questo articolo – che vuole essere un vademecum per i sindaci soci che si affrettano, ciechi come talpe, a rieleggere Forlini alla presidenza del Ruzzo – è che il Presidente uscente è stato il peggiore della storia dell’azienda acquedottistica teramana.

E cerco di spiegarmi nella maniera più elementare possibile, o come direbbe Luciano D’Alfonso: “A prova di cretino”.

1) Quando lavora per noi Forlini? È il primo dei problemi, identico a quello di Brucchi: un sindaco nei ritagli di tempo che dedica tutte le sue giornate a svolgere il proprio mestiere di medico ospedaliero.

Orbene, essendo Forlini direttore di una importante azienda alimentare nazionale e internazionale, si può essere matematicamente certi che la Amadori pretenda pure il sangue dai suoi dipendenti di vertice, per cui non occorre la palla di cristallo per immaginare che Forlini dedichi i ritagli del suo tempo al Ruzzo.

A prescindere dalle qualità personali del soggetto, questo dato non può che essere tragico ai fini di una corretta gestione aziendale, a meno di non voler pensare che il Ruzzo è un giocattolino che si governa da solo.

2) Bandiere Blu in via di estinzione. Fino a pochissimi anni fa la provincia di Teramo aveva sette Bandiere Blu – cioè il riconoscimento annuale più prestigioso per le località turistiche balneari che hanno superato gli esami delle acque pulite – su sette Comuni rivieraschi.

Oggi su sei Comuni della costa teramana gestiti dal Ruzzo (Silvi è con l’ACA), solo due hanno ricevuto la Bandiera Blu 2016 (Tortoreto e Pineto).

Una debacle clamorosa che se fosse accaduta soltanto sei anni fa avrebbe fatto dimettere seduta stante l’intero CdA del Ruzzo. Ma pare che ai sindaci di Martinsicuro, Alba Adriatica, Giulianova e Roseto questa tragedia non freghi poi tanto. Mistero.

Eppure i cittadini sanno bene che il Ruzzo gestisce i sistemi di depurazione delle acque e le reti fognarie, cioè due dei maggiori fattori di inquinamento del nostro mare.

3) Balneabilità da Terzo Mondo. Se qualcuno avesse la pazienza di andare a contare i divieti di balneazione emessi dai sindaci della costa teramana durante la gestione Forlini, si metterebbe le mani nei capelli per l’aumento esponenziale.

Ma anche a livello empirico ciascun cittadino può misurare il crollo della qualità delle acque dell’Adriatico teramano (domenica scorsa, per dire, ero ad Alba Adriatica e tutto lo stabilimento si indignava per la presenza della salmonella, privandosi del piacere di fare il bagno).

Con cadenza implacabile si parla dei problemi dei depuratori e delle reti fognarie, ma Forlini cosa ha fatto? Se il nostro mare fa cagare, una bella fetta di responsabilità è del Ruzzo.

4) Crisi idriche a ciclo continuo. Fino a pochissimi anni fa non c’erano crisi idriche e, se c’erano, la cittadinanza nemmeno se ne accorgeva. Ma sotto la gestione Forlini le crisi idriche sono divenute tragedie vere e proprie, con danni incalcolabili all’economia turistica della costa teramana (per non parlare dei disagi della popolazione residente).

Giusto tre giorni fa, il 12 luglio 2016, solo per fare un regalo al rieleggendo Presidente del Ruzzo, la Giunta Regionale abruzzese ha dichiarato lo stato di emergenza idrica nei comuni del Teramano a causa della carenza idrico-potabile.

5) Crescita esponenziale delle tariffe. Dieci anni fa la tariffa dell’acqua ammontava a circa 1,16 euro al metro cubo, mentre oggi è arrivata a circa 1,65 euro al metro cubo, con una crescita del gettito – solo nell’ultimo anno – di circa 3,2 milioni.

Tutti questi soldi in più che i cittadini pagano dove vanno a finire? Gli investimenti sulle reti, sui depuratori, sui sistemi fognari, dove sono?

6) Forlini figlio dell’inciucio. Dodo Di Sabatino ha ricordato – senza essere stato smentito da alcuno – che Forlini è figlio legittimo di un accordo politico tra l’allora governatore Gianni Chiodi e il disonorevole Giulio Sottanelli, laddove Forlini (sebbene trombato alle elezioni del 2013) fu un candidato alla Camera dei Deputati del partito “Scelta Civica per Monti” del quale è esponente proprio Sottanelli.

Dodo adombra che la contropartita della nomina di Forlini fosse l’appoggio di Scelta Civica a Chiodi durante le elezioni regionali del 2014, cosa che poi non avvenne.

7) Il crac della Tercas e la multa da 90.000 euro inflitta da Banca d’Italia a Forlini. Come ho già detto ripetutamente, Forlini fu uno dei protagonisti del crac della Banca Tercas che ha creato una voragine finanziaria di dimensioni mai viste alle nostre latitudini (da 650 milioni al miliardo di euro). Le correlate indagini penali hanno ipotizzato il volontario prosciugamento dei fondi della banca per favorire alcuni imprenditori e soci in affari, per cui i PM hanno formulato accuse gravissime per le quali in America si sconta l’ergastolo: associazione per delinquere finalizzata all’ostacolo delle funzioni di vigilanza, appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta e riciclaggio.

L’inchiesta penale ha coinvolto gli ex componenti del CdA Tercas, fra i quali l’attuale presidente della Ruzzo S.p.A. Antonio Forlini, indagato insieme ad altri 28 per ipotesi di reato che sembrerebbero essere state formalizzate in un concorso in bancarotta preferenziale e patrimoniale.

Ma aldilà delle responsabilità penali ci sono quelle amministrative, dato che le sanzioni abbattutesi da parte di Bankitalia sugli ex membri del CdA Tercas hanno colpito pure Antonio Forlini al quale è stata comminata una multa pari a 90.000 euro (la sanzione è relativa a numerose e gravi violazioni compiute in qualità di Consigliere di Amministrazione della Tercas).

Nessuna tragedia più grande del crac Tercas si è mai abbattuta sull’economia teramana, eppure nonostante le colpe accertate Forlini gode ancora oggi del credito e della fiducia di tutte le istituzioni, a dimostrazione che ogni popolo ha i governanti che si merita.

Oggi bisogna ribadire a voce alta che la presidenza Forlini è stata una presidenza di sistema, ben conscia che lo sfacelo del Ruzzo è figlio di quanto i soci hanno voluto e preteso: raccomandazioni, favori, assunzioni clientelari, appalti assegnati ad imprese amiche senza gara né evidenza pubblica, spaventose incongruenze sul personale con grandi esuberi amministrativi e grosse deficienze nei settori tecnici. Insomma l’ennesimo carrozzone pubblico che ha prodotto cento milioni di euro di debiti.

8) Il bilancio del Ruzzo fa acqua da tutte le parti. L’ultimo bilancio approvato dall’assemblea dei sindaci ha registrato una perdita di esercizio di circa 750 mila euro. Nell’ultimo anno le tariffe sono aumentate del 19% con introiti di circa 3,2 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente, ma guarda caso sono pure aumentati i costi proprio di tre milioni di euro.

Dodo Di Sabatino ha contestato pure l’aumento inspiegabile sui materiali manutentivi (+600.000 euro), la crescita sbalorditiva delle spese telefoniche e di tramissione dati (+150.000 euro), l’incremento dei costi di trasporto e smaltimento rifiuti speciali (+280.000 euro), il salasso degli autospurghi e delle video ispezioni, nonché i costi della luce (+332.000 euro).

Eppure, come se Di Sabatino fosse un demente qualunque, né Forlini né nessun altro dipendente del Ruzzo o socio dell’azienda ha ritenuto doveroso rispondere alle cannonate di Dodo sul fallimento di Forlini, tanto che – sebbene umiliato – Dodo ha gettato nell’arena parole avvelenate: con Forlini “continueranno le somme urgenze, gli incarichi ad avvocati amici, le assunzioni clientelari, e tra un po’ andremo a pescare su tutte le cose fatte in questi anni dal manager dell’acqua”.

Ma la cecità dei soci del Ruzzo sfiora la malafede se Dodo ha dovuto miseramente arrendersi senza che nessuno se lo filasse: “Ho cercato di instillare dei ragionevoli dubbi ai sindaci sul fatto che i numeri del bilancio firmato Forlini non rispondono a criteri di economicità, efficienza ed efficacia”.

E chissenefrega. I sindaci sono allineati e coperti: gioiscono dei 97 milioni di euro i debiti totali (ai quali sottrarre 56 milioni di crediti); gioiscono degli 850.000 euro di ferie non godute dal personale; gioiscono del 2,7 milioni di euro di multe subite dal Ruzzo; gioiscono dei 3,2 milioni di euro in più dovuti all’aumento delle tariffe (tanto pagano quegli allocchi dei cittadini); gioiscono dell’aumento dei costi del personale: 11,6 milioni nel 2014 e 12,1 milioni nel 2015 (+500.000 euro in un anno); gioiscono delle nuove assunzioni di personale interinale (+ 16 unità).

9) Assunzioni fuorilegge. Ricordo che dal 2004 esiste ed è in vigore una legge regionale abruzzese che obbliga le società pubbliche come il Ruzzo ad assumere il proprio personale tramite selezioni pubbliche, al pari degli altri enti pubblici.

Il sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro un annetto fa fece mettere a verbale che la metà dei dipendenti totali del Ruzzo – 120 sui 246 allora in servizio nella società – erano stati assunti nel tempo senza alcuna evidenza pubblica, cioè a dire illegittimamente. Ma nessuno ha mai mosso un dito per ripristinare la legalità.

Quindi, per riassumere, il grande Antonio Forlini non è riuscito ad aggredire la crisi finanziaria della società; non è riuscito a migliorare la qualità dei dipendenti e la loro efficienza; non è riuscito a varare un piano delle manutenzioni serio che consenta di ridurre significativamente la percentuale mostruosa di perdite di una rete ultraobsoleta che oltre al danno dell’acqua dispersa è pure sovente causa di frane, smottamenti, dissesti idrogeologici; non è riuscito a governare la materia della depurazione, delicatissima e rilevantissima per l’inquinamento dei fiumi e del nostro mare.

Si è solo fatto approvare un piano industriale farlocco che ho già provveduto a criticare in apposito intervento (http://www.ilfattoteramano.com/2015/06/22/il-piano-industriale-del-ruzzo-e-inutile-o-e-illegittimo/).

Se si vuole essere oggettivi, si deve avere l’onestà intellettuale di dire che pochi anni or sono il Ruzzo (allora gestito dal terribile Giacomino Di Pietro, dipinto come il mostro di Loch Ness) almeno garantiva un servizio migliore, minori perdite nella rete, uno straccio di manutenzione, una depurazione efficiente con le bandiere blu che fioccavano in tutti i Comuni della costa teramana e nessuna crisi idrica nel corso delle estati.

Ma la politica nostrana è fatta di sindaci che vivono con la testa sotto la sabbia, primi cittadini che definiscono realismo quel che è solo l’insabbiamento delle proprie responsabilità.

Se la matematica non è una opinione, c’è da rimpiangere amaramente i tempi del vituperato ex Presidente Giacomino Di Pietro. Ma chissà come mai ci sono dei misteri della fede che non ci è dato di chiarire, e fra questi c’è il terzo segreto di via Nicola Dati: Antonio Forlini è un genio e tutti noi altri non siamo un cazzo.

One Response to "Antonio Forlini, ovvero il peggior presidente della storia del Ruzzo (dati alla mano)"

  1. ANONIMO   16 luglio 2016 at 11:38

    UN FATTO DI CUI NESSUNO PARLA MA CHE E’ RISCONTRABILE ANDANDO SUL SITO DEL RUZZO ALLA VOCE “AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE” E CLICCANDO SU “CONSULENZE”. VEDRETE QUANTI SOLDI VENGONO SPESI PER LE CAUSE CHE L’AZIENDA HA RICEVUTO DAI DIPENDENTI SOTTO LA GESTIONE FORLINI E QUELLE INTENTATE VERSO I DIPENDENTI DALL’AZIENDA. AL DI LA’ DEGLI IMPORTI DELLE PARCELLE DEGLI AVVOCATI, CHE SI AGGIRANO SUI 100.000 EURO, BISOGNA SOMMARE GLI IMPORTI SPESI A TITOLO DI RISARCIMENTO VERSO I DIPENDENTI STESSI (CHI HA BECCATO DI MENO HA INTASCATO 30.000 EURO). VERIFICATE PER CREDERE……..

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