Moriremo mediocri, cioè democristiani

Moriremo mediocri, cioè democristiani

di Christian Francia  –

Radiografie di Brucchi e D'Alfonso
I referti clinici di Brucchi e D’Alfonso

Che l’Italia e l’Abruzzo attraversino un tunnel politico-culturale senza uscita è una considerazione che ripetiamo quotidianamente, ma l’America non deve stare molto meglio se il prossimo presidente degli Stati Uniti sarà la moglie acida e orgogliosamente cornuta di un ex due volte presidente, oppure un milionario rincoglionito affetto da satiriasi.

Il familismo amorale e la corruzione permanente sono due sintomi del declino irreversibile di un popolo.

In Italia i nuovi leader fanno già rimpiangere i vecchi e i vecchissimi, con i due Matteo (Renzi e Salvini) accomunati da un curriculum dove non brillano gli studi, bensì le partecipazioni a quiz TV come “La ruota della fortuna” (Renzi) e “Il pranzo è servito” (Salvini).

In Abruzzo la tradizione è ferrea nello stabilire che i governatori prima o dopo debbano avere in curriculum almeno un arresto con permanenza nelle patrie galere.

L’occasione per guardare in faccia alla miseria morale nella quale viviamo (e della quale siamo tutti corresponsabili) ce la offre un filosofo canadese che spiega in un libro appena pubblicato quale baratro di squallore abbia inghiottito l’America.

Il saggio di Alain Deneault si intitola “Mediocrazia” (non è ancora tradotto in Italia) e denuncia l’occupazione sistematica delle stanze dei bottoni da parte dei mediocri. È divenuto subito un caso internazionale, anche perché è troppo facile fare paragoni con il nostro esausto Paese.

Le rinomate università degli Stati Uniti non sono più in grado di far crescere una classe dirigente, bensì allevano un pollaio di conformisti incapaci di qualsiasi slancio e inventiva, pecore prive di capacità critiche che occupano le poltrone più prestigiose del mondo.

Altri pamphlet hanno insistito negli ultimi anni sulla stessa nota, segno evidente di come il problema sia molto sentito al di là dell’oceano, laddove pascola un’élite incapace di “curiosità, ribellione, coraggio morale, stravaganza appassionata” (William Deresiewicz).

Il genio è tramontato perché è una merce che nessuno vuole, il talento viene ostracizzato perché non fa comodo, il pensiero critico viene esecrato perché non fa sistema.

Deneault definisce “estremismo del centro” il dominio sociale delle persone normali, i vicini della porta accanto, esattamente quelli dell’“uno vale uno” del grillismo imperante.

Il predominio dei mediocri è talmente asfissiante che poteri forti e partitocrazia hanno ritenuto un perfetto estraneo da espellere immediatamente Ignazio Marino, chirurgo di fama internazionale definito non a caso “marziano”, con il risultato che è stata chiamata una ragazza di medie capacità al ruolo di sindaco di Roma che fu già del principe dei critici d’arte Giulio Carlo Argan, ma anche di un fuoriclasse dei poveri e degli emarginati come Luigi Petroselli.

Perché il mondo occidentale premia le mezze seghe come Matteo Renzi? Perché l’Italia, il Paese con il più grande patrimonio artistico mondiale, invece di avere un Ministro della Cultura come il fuoriclasse Salvatore Settis, si ritrova la mezza calzetta Dario Franceschini, già democristiano figlio di democristiani nonché paradigma della mediocrità?

Perché gli abruzzesi devono ascoltare le stronzate di un presidente di Regione parolaio che aveva promesso di cacciare gli ufo (cioè le piattaforme petrolifere) e invece si è inginocchiato ai voleri petroliferi del governo nazionale, che aveva promesso di fare le coccole ai pazienti e invece sta dilaniando il sistema sanitario regionale?

Perché i teramani devono subire la mediocrità infinita di un sindaco come Maurizio Brucchi, che fa schifo pure ai mediocrissimi dipendenti comunali? Perché è il sistema a preferire le persone scialbe, sbiadite, insignificanti, prive di qualsiasi idea e di qualsiasi talento.

La cooptazione in politica è dominante sia negli USA che in Europa, ma allo stesso modo lo è nell’economia e nella finanza, laddove i posti chiave vengono affidati non per le doti ma sul requisito dell’affidabilità e della fedeltà acritica di stampo canino.

Le scuole tendono tutte ad appiattire le eccellenze, a moderare i giudizi, a normalizzare i voti, con il risultato di elevare il compromesso a valore assoluto cui subordinare ogni virtù, onde elevare a modello una moderata corruzione che erode la società al proprio interno fino a che non ne resta che un guscio vuoto.

Deneault, professore di scienze politiche all’università di Montreal, parla di rivoluzione anestetizzante” che si è compiuta in maniera soffice e silenziosa con “i mediocri che hanno preso il potere” senza alcuno scossone, grazie al cosiddetto posizionamento all’“estremo centro” dove si deve essere concilianti, ordinati, moderati e standardizzati.

I fuoriclasse, i talentuosi, i migliori posseggono quella frizzantezza intellettuale che rappresenta un pericolo per la tenuta del sistema sociale e per le convenzioni già cristallizzatesi a vantaggio delle classi dominanti.

Al contrario, la mezza sega è perfetta per fare il ministro, il governatore, il sindaco, perché più docilmente si sottomette a regole non scritte, a prassi non codificate, ma che contribuiscono al mantenimento dello status quo.

La lealtà fa premio sull’autonomia, il servilismo verso il padrone di turno è prova di sicura affidabilità, il conformismo viene pubblicamente elogiato con la formula del “occorre buon senso”.

La mezza calzetta dapprima vuole essere accettata, poi comprende che è il suo momento, che può ambire alle più alte cariche e ai massimi onori, tanto da fissarsi una meta precisa: “Piegarsi in maniera ossequiosa a delle regole stabilite al solo fine di un posizionamento sullo scacchiere sociale”.

Quanti ne vedo di schiavi volontari che baciano mani e pantofole, che si profondono in inchini e scappellamenti, che vellicano il potente di turno con elogi affettati e complimenti di maniera! Quale miseria umana.

Quante file nelle segreterie di Paolo Tancredi e di Paolo Gatti. Quante voci flautate nelle orecchie di Sandro Mariani e Dino Pepe. Quante lingue lubriche sul volto santo di Luciano D’Alfonso.

La corruzione delle istituzioni viaggia sulle gambe di burocrati grigi e sfigati che esistono solo per portare a casa stipendio, premi e mazzette. Sono loro la cinghia di trasmissione fra gli appetiti inconfessabili dei partiti e lo svuotamento sistematico del bene pubblico e del patrimonio pubblico. Sono dirigenti e funzionari che tradiscono i loro doveri costituzionali per accondiscendere ai diktat dei prepotenti, in cambio di sporche utilità economiche e personali.

La corruzione trionfa al punto che non viene più percepita come tale, al punto ossimorico che le leggi contro la corruzione prevedono la corruzione di modica quantità: i dipendenti pubblici sono autorizzati ad accettare regali fino ad un valore di 150 euro. La corruzione è sdoganata, ma poco alla volta per favore, evitiamo gli eccessi di “Mani Pulite”, quando si gettavano nel cesso valigette piene di soldi sporchi. Cerchiamo di essere moderati, di centro, democristiani insomma.

Il professore canadese indica la mediocrità come esito della morte della politica, assassinata dalla “governance”, cioè la gestione a raggio corto, a breve termine, priva di visione, di pianificazione, di strategia, aliena da princìpi e da qualsiasi forma di condivisione, meno che mai pubblica.

Consultazioni popolari e referendum sono mal visti, e quando è impossibile non celebrarli li si boicotta in ogni modo, e semmai dovesse trionfare la soluzione sgradita al sistema si farà in modo di aggirarne l’esito, di ribaltarlo, di umiliarlo (qualcuno ricorda la cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti, immediatamente trasformato in rimborsi elettorali?).

La democrazia è svuotata da dentro, dal centro, dagli stessi democristiani che non muoiono mai e fingono di contrapporsi fra centrodestra e centrosinistra. Ma le ali non contano più nulla e non rimane nessunissima differenza fra il democristiano Paolo Gatti e il democristiano Sandro Mariani; fra il governatore democristiano Luciano D’Alfonso e l’ex governatore democristiano Gianni Chiodi; fra il Premier Matteo Renzi e l’ex Premier Enrico Letta; fra il presidente della Commissione Europea e l’ex presidente della stessa Commissione.

Ma non esiste differenza alcuna nemmeno fra la Clinton e Obama, cooptati dai precedenti Clinton e dai predecessori Bush, al pari della dinastia Tancredi, della dinastia Gatti, della dinastia Chiodi, della dinastia Di Dalmazio, della dinastia D’Ignazio, della dinastia Di Sabatino, della dinastia Di Stefano, casate che ammorbano da decenni la politica teramana ed abruzzese.

Equilibrio, misura e compromesso lavorano infaticabilmente per l’ordine e la disciplina, per l’istupidimento generale, per la cancellazione del dissenso, per il silenziamento del disagio, per il rincoglionimento dei poveri ai quali si toglie letteralmente il pane di bocca, ma lo sia fa con molto molto “buon senso”.

3 Responses to "Moriremo mediocri, cioè democristiani"

  1. Mauro   13 luglio 2016 at 10:28

    Il problema di fondo è la consapevolezza del cittadino nell’esercitare i suoi doveri, oltre che i suoi diritti. Fin quando non ne capirà il valore profondo nei confronti dei suoi simili avremo per forza di cose la “Mediocrazia”. C’è questa bella frase di Erich Fromm tratta da “Avere o essere”, famoso saggio pubblicato nel 1976, attualissimo, che già allora suggeriva cosa fare per evitare l’involuzione del sistema democratico:

    “La democrazia può resistere alla minaccia autoritaria soltanto a patto che si trasformi, da “democrazia di spettatori passivi” in “democrazia di partecipanti attivi”, nella quale cioè i problemi della comunità siano familiari al singolo e per lui importanti quanto le sue faccende private.”

  2. Antonio M.   13 luglio 2016 at 16:03

    Si muore su un treno che viaggia su un binario unico, con segnali per la precedenza impartiti tramite comunicazione telefonica! Siamo nel terzo millennio. Si muore ogni giorno, in modo diverso. Si muore anche restando vivi. Si muore per mano di chi non fa il suo dovere. I mediocri, appunto. I cialtroni incompetenti messi al comando. Non bastano le scuse dinanzi a queste tragedie annunciate.
    https://www.facebook.com/1561544240835865/videos/1667097856947169/

  3. ernesto albanello   15 luglio 2016 at 9:42

    Ci stavo pensando proprio in questi giorni e riflettevo alle tante intelligenze che rimangono inespresse perché ostacolate nel loro manifestarsi da una mediocrità livida e inconsciamente consapevole della pochezza che la contraddistingue. Vi ricordate gli attacchi sguaiati e scomposti del parlamento ai senatori a vita, con particolare accanimento a Rita Levi Montalcini, rea di portare il proprio voto ad una riduzione del predominio della maggioranza di allora? Il fatto è che i mediocri, nel grande scenario della storia, sono come i cani che abbaiano alla carovana che passa. Nessuno si ricorderà di loro, perché incapaci di incidere con azioni costruttive destinate a restare scolpite nella storia.

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