Parentopoli in Regione Abruzzo: Giorgio D’Ignazio e Mauro Di Dalmazio i due campioni di immoralità

Parentopoli in Regione Abruzzo: Giorgio D’Ignazio e Mauro Di Dalmazio i due campioni di immoralità

di Christian Francia  –

Giorgio DIgnazio e Mauro Di Dalmazio - record 6 stipendi in due
Campioni del mondo nella disciplina “parentocrazia”

Non avrei mai pensato di dover chiedere scusa a Gianni Chiodi e Paolo Gatti, ma devo farlo. Non perché mi sia sbagliato sulle loro mediocrità politiche che restano esemplari. Non perché mi sia sbagliato sul loro clientelismo becero e veterodemocristiano che puzza di muffa più ancora che di merda. Ma perché non erano loro i recordmen delle assunzioni parentali e di bottega politica.

I due campioni sono i loro sodali del centrodestra abruzzese, una ammucchiata fetida di consiglieri regionali che ha fatto assumere fiduciariamente alla Regione Abruzzo – come portaborse a spese nostre – più di un solo parente, avendo smarrito (se mai l’hanno avuto) il senso della vergogna.

Sono Giorgio D’Ignazio e Mauro Di Dalmazio. Entrambi ci costano la bellezza di sei stipendi: due da consiglieri regionali e quattro da portaborse familiari. Semplicemente ributtante.

A D’Ignazio (del partito NCD), oltre al suo lauto stipendio da consigliere regionale, dobbiamo pagare pure lo stipendio per il cugino e soprattutto lo stipendio per la compagna, la quale si suppone che viva con lui, per cui nella stessa casa tornano due stipendiucci regionali, tanto per arrotondare.

A Di Dalmazio invece, oltre al suo stipendio, paghiamo pure quello del cognato e del mitico tirapiedi politico Angelo Puglia, consigliere comunale dalmata nell’assise teramana.

Il record di partito va al Nuovo Centro Destra (NCD), il quale pur avendo un solo consigliere regionale di nome Giorgio D’Ignazio, paga ben tre parenti: il cugino di D’Ignazio, la compagna di D’Ignazio e il cuginetto del capobastone Paolo Tancredi.

Tutto in linea con la tradizione della famiglia Tancredi che del campare con soldi pubblici ha fatto una ragione di vita, annoverando almeno sette membri fra coloro che a vario titolo hanno percepito e continuano a percepire denari della cittadinanza.

La cosa più desolante è che costoro non vengano seppelliti dagli sputi della gente ogni volta che escono dalle loro abitazioni.

E la considerazione più inquietante è che l’intera parentopoli abruzzese è un fatto squisitamente teramano, perché nessuno degli altri consiglieri regionali ha osato tanto, sia a destra che a sinistra, evidentemente timorosi del discredito sociale che tali porcherie avrebbero gettato sulle loro persone.

Ma a Teramo no. A Teramo è concesso tutto, anche far assumere parenti e amanti dagli enti pubblici come se fosse la cosa più naturale del mondo. Tanto i teramani sono un branco di coglioni che se la pigliano al culo senza nemmeno emettere il minimo sibilo di fastidio.

E che problema c’è? Tanto sono assunzioni fiduciarie, certo. Ma gli stipendi dei parenti sono soldi nostri, frutto del sudore della fronte e delle tasse che spillano sangue dai portafogli esangui degli abruzzesi.

Ed è scandaloso che non si alzi un coro di proteste che imponga le dimissioni immediate di tutti i parenti (stretti e meno stretti) che affollano le scrivanie regionali.

Il censimento della parentopoli non conosce fine. Ma i cittadini sono muti, inermi, non corrono con i forconi sotto alle sedi pubbliche invocando pulizia morale. Perché anche loro aspettano che cada una briciola dal banchetto di lorsignori per poter mettere qualcosa nello stomaco.

Storie tristi di un Abruzzo che non vuole uscire dal medioevo, dal vassallaggio, da una immoralità diffusa che è indice di arretratezza culturale prima ancora che politica.

Questo l’elenco in via di accrescimento dei parenti e dei vassalli politici assunti a spese nostre dalla Regione Abruzzo:

Consigliere regionale Giorgio D’Ignazio (NCD):

1) Matteo Tancredi, cugino del disonorevole NCD Paolo Tancredi, già membro dello staff presidenziale di Gianni Chiodi, ora dipendente regionale in forza al Gruppo consiliare NCD.

2) Fabio Cardelli, cugino di Giorgio D’Ignazio, dipendente regionale assunto in forza al Gruppo NCD.

3) Manuela Gasparrini, compagna di Giorgio D’Ignazio, dipendente regionale assunta a chiamata diretta come Funzionario dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, del quale ufficio è consigliere segretario proprio il suo compagno di vita Giorgio D’Ignazio (in base alla regola benedettina “innamora et labora”). La Gasparrini, peraltro, è pure direttrice dell’Istituto Castorani di Giulianova, nonché membro di nomina regionale del CdA dell’ADSU di Teramo, cioè l’azienda per il Diritto agli Studi Universitari. Sublime.

Consigliere regionale Mauro Di Dalmazio:

4) Pierpaolo Renzi, cognato di Mauro Di Dalmazio, parente teramano assunto dalla Regione in forza allo staff del monogruppo consiliare Abruzzo Futuro (che comprende il solo ed unico dalmata).

5) Angelo Puglia, consigliere comunale di Teramo della lista “Al Centro per Di Dalmazio”, assunto in Regione in forza al monogruppo dalmata, il quale gruppo ha evidentemente bisogno di numerosi portaborse in quanto le borse contengono i pesantissimi portafogli con i quali Mauro porta a casa gli stipendi.

Consigliere regionale Gianni Chiodi:

6) Lorenzo Impaloni, nipote di Gianni Chiodi nonché nipote dell’ex consigliere comunale di Teramo Serafino Impaloni, laureando in Scienze Politiche, assunto in Regione in forza al Gruppo consiliare di Forza Italia.

Consigliere regionale Paolo Gatti:

7) Rudy Di Stefano, già assessore comunale di Teramo per sette anni, nonché figlio di un altro ex assessore comunale, braccio destro politico del comitato elettorale permanente di Paolo Gatti e soprattutto principe dei portatori di voti del gattile, assunto in Regione in forza pure lui al Gruppo consiliare di Forza Italia.

Per adesso cinque parenti e due bracci destri. Tutti teramani. Niente male davvero sette stipendi pubblici per assistere quattro consiglieri regionali, peraltro fra i meno politicamente attivi di tutto l’emiciclo.

Del resto gli amici me li scelgo io, ma i parenti ce li dà Dio. E chi parenti importanti non ha, lavorare non potrà. Trallallero trallallà.

8 Responses to "Parentopoli in Regione Abruzzo: Giorgio D’Ignazio e Mauro Di Dalmazio i due campioni di immoralità"

  1. Anonimo   6 luglio 2016 at 14:39

    PORCO D**!!!

  2. Pino   6 luglio 2016 at 23:32

    Da Di Dalmazio me lo sarei aspettato. Da Giorgione D’Ignazio assolutamente no. È proprio vero che chi entra in questa brodaglia politica diventa come gli altri.
    La mia simpatia per D’Ignazio finisce qui. Inizia il disprezzo. Andate tutti in malora!

  3. roberto   6 luglio 2016 at 23:37

    Non vi stupite, semplicemente non dimenticate mai di schifarvi…..questa è Teramo, questi i teramani…… senza vergogna….

  4. Stica   7 luglio 2016 at 0:47

    La cancellazione della Banca di Teramo è un segnale.

  5. Antonietta   7 luglio 2016 at 10:58

    É il sistema dei “portabirse” che
    è riprovevole.All’ interno di esso che ogni consigliere scelga persone di sua fiducia e che, come e’ ovvio, tali persone facciano parte del proprio nucleo familiare, è assolutamente prevedibile e non dovrebbe suscitare alcuno scandalo.

  6. Anonimo   7 luglio 2016 at 12:32

    Ma dai, non ci scandalizziamo…Dopo i 160.000 euro del fratello di Alfano!
    Ma come mai per quest’ultimo chiedono le dimissioni e per la fauna locale no?

  7. Anonimo   7 luglio 2016 at 13:54

    La colpa è solo dei teramani che continuano a votarli affollando i seggi. Che m…..

  8. verena   8 luglio 2016 at 0:20

    Come diceva Giorgio Gaber ” il cesso é sempre in fondo a destra…”

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