Sintonizzati su Pescara e vedrai Luciano D’Alfonso accomodarsi nella bara

Sintonizzati su Pescara e vedrai Luciano D’Alfonso accomodarsi nella bara

di Christian Francia  –

D'Alfonso Appendino Fassino bara
Luciano D’Alfonso fa lo sborone su facebook e rimedia una figura di merda

Il Presidente della Regione Abruzzo è ormai fuori dalla grazia di Dio, sparla e straparla come un adolescente infoiato, è vittima di se stesso e dello stuolo di yes-men che lo adulano come fosse Giulio Cesare, ha pompato così tanto il suo ego ipertrofico da andare in giro a vantarsi di essere in predicato di divenire il prossimo Ministro alle Infrastrutture (in quota Toto S.p.A.), senza rendersi conto che le macerie del renzismo si trascineranno via pure lui nell’imminente autunno referendario.

Domenica scorsa, in pieno orgasmo elettorale, D’Alfonso ha messo nero su bianco via facebook il proprio pronostico sul ballottaggio al Comune di Torino fra Piero Fassino del PD e Chiara Appendino del M5S.

Luciano, eccitatissimo, ha scritto: “Stasera sintonizzati su Torino e vedrai dove verrà appesa la Appendino. E parliamo della migliore… Per gli altri è solo questione di mesi, che si rivelino le consistenze…”.

Tutta l’Italia si è sintonizzata su Torino ed ha assistito alla tumulazione del PD di Piero Fassino, appeso all’Appendino del Movimento 5 Stelle. Una bellissima figura di merda nazionale per il nostro governatore.

Naturalmente, al di là del divertente episodio, bisogna contestualizzare l’analisi politica sulle elezioni amministrative abruzzesi rispetto a quelle nazionali. E a questo riguardo il sottoscritto non si sottrae ad un pronostico ben preciso che fa il verso a quello di D’Alfy: “Sintonizzati su Pescara e vedrai Luciano D’Alfonso accomodarsi nella  bara”. Cerco di spiegare il perché.

Sullo scacchiere italiano il Partito Democratico si è rotto le ossa dovunque tranne che in Abruzzo, regione dove ha stravinto proprio il PD che ha fatto cappotto vincendo 4-0 i ballottaggi (e in totale 5-0 se si considera la vittoria al primo turno di Francavilla).

A Lanciano ha rivinto il PD, a Vasto ha vinto il PD (con Francesco Menna, componente della segreteria dell’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci), a Roseto ha vinto il PD di Tommaso Ginoble (che ha sconfitto sia il centrodestra di Paolo Tancredi e Paolo Gatti, sia il centrosinistra di Luciano D’Alfonso), mentre a Sulmona il trionfatore è stato l’assessore regionale Andrea Gerosolimo (da sempre nel centrodestra, prima di voltare gabbana insieme a sua moglie, pure lei ex assessore provinciale aquilano di centrodestra).

A Sulmona, nonostante il PD e il centrosinistra regionale appoggiassero l’avversario sconfitto, cioè Bruno Di Masci, il nuovo sindaco è Annamaria Casini, cioè una componente dello staff dell’assessore regionale Gerosolimo. Prudenza avrebbe voluto che il PD e il governatore tacessero, e invece l’incontinente D’Alfonso ha esternato: “vittoria di Anna Maria Casini a Sulmona, sostenuta con un ruolo importante dell’assessore Andrea Gerosolimo da uno schieramento di forze riconducibili nella quasi totalità alla maggioranza di governo nazionale e regionale”. Come a dire: chiunque vinca ho vinto io.

E persino a Roseto D’Alfy rivendica la vittoria, nonostante la sua candidata Rosaria Ciancaione sia arrivata soltanto terza.

L’egocentrismo di Big Luciano non conosce confini e si riversa nella sua analisi elettorale: “La vittoria del centrosinistra e del Pd in Abruzzo è netta e inequivocabile. La maggioranza di governo della Regione Abruzzo risulta fortemente confermata dagli esiti del doppio turno elettorale. Un chiaro segnale di fiducia verso le ambizioni della Regione. Non potevano esserci prove più evidenti del fatto che le politiche strategiche e le riforme messe in campo dalla Giunta Regionale hanno intercettato il consenso prevalente dei cittadini, che hanno riconosciuto l’impegno concreto per quella Regione facile e veloce che avevamo promesso di realizzare e la volontà di agire in modo conclusivo e fattivo per il bene degli abruzzesi. Un plauso va ai partiti di centrosinistra, a partire dal principale partito di maggioranza, che con la regia dei segretari regionale e provinciali, ha saputo unire coalizioni ampie e vincenti, mettendo in campo candidature credibili”.

Insomma, l’Abruzzo è l’ultimo feudo del PD in Italia, tanto che D’Alfonso ha affondato la lama nel ventre degli sconfitti: “Viene punita un’opposizione regionale inconcludente e non propositiva. Il centrodestra, inesistente a Sulmona, pesantemente sconfitto a Roseto e Lanciano, battuto di misura a Vasto, esce ulteriormente ridimensionato da queste elezioni.  Non pervenuto il Movimento Cinque Stelle, ridotto a forza marginale irrilevante. C’è molto da riflettere per queste forze sull’utilità di una strategia di pura contrapposizione, non costruttiva per gli interessi dell’Abruzzo”.

E difatti devesi constatare la morte clinica del centrodestra abruzzese, che ha dovuto subire il cappotto elettorale e la bocciatura di tutte le sue espressioni, sia pseudo-civiche che partitiche, sia laddove si presentava unito che dove era diviso. Un dato molto positivo se si pensa a quanto siano decrepiti i dirigenti regionali centrodestroidi: a partire da Nazario Pagano, passando per Antonio Razzi, Gianni Chiodi, Paolo Gatti, Paolo Tancredi, Sospiri e Febbo, per finire con la mummia della Pelino.

E così, mentre sull’Italia sventola la bandiera del Movimento 5 Stelle, in Abruzzo i grillini sono inesistenti, essendosi presentati (e comunque perdenti) solo a Vasto e a Francavilla, ma completamente assenti in tutti gli altri centri.

Ciò nonostante la lettura non è così lineare, perché se è vero che il PD ha stravinto in Abruzzo e se è vero che il centrodestra ha straperso, non è altrettanto vero che il M5S sia irrilevante, per il semplice motivo che nella maggior parte dei Comuni ha deciso di non presentarsi.

Questa circostanza, se denota la pochezza dello spessore politico dei grillini abruzzesi sullo scenario nazionale, evidenza come l’arretratezza culturale della nostra Regione porti il gregge degli elettori a ritrovarsi sotto l’ombrello del governo di turno, che oggi è il PD sia in Abruzzo che in Italia.

Ma l’autunno si presenta ben più ostico per il potere costituito, con Matteo Renzi che già barcolla a causa dei suoi stessi alleati, i quali sentono puzza di cadavere in quanto il Presidente del Consiglio ha formalmente annunciato il ritiro dalla vita politica qualora dovesse perdere il referendum sulla “schiforma” costituzionale di ottobre prossimo.

Pezzi dell’ALA di Denis Verdini si stanno già staccando dal governo; l’NCD di Alfano traballa fra coloro che vogliono entrare nel PD (come il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin) e coloro che vogliono tornare definitivamente nel centrodestra (come l’ex ministro Maurizio Lupi); la minoranza del PD spinge per far fuori Renzi; la sinistra tutta si mobilita per il NO al referendum, così come il centrodestra si compatta sul cemento dell’antirenzismo.

Se il M5S dovesse fare una campagna referendaria cruda e feroce contro la riforma costituzionale, per Renzi si apriranno le porte della pensione; ma non è per nulla detto che ciò debba verificarsi in quanto l’unico partito che ha davvero da guadagnare dagli effetti perversi delle modifiche costituzionali uniti alla legge elettorale renziana è proprio il M5S.

Il movimento grillino infatti si gioverebbe certamente del ballottaggio nazionale che favorisce le prime due liste (e non le coalizioni), elargendo un favore insperato all’unica forza che non si apparenta con nessuno, cioè proprio il M5S. Il meccanismo elettorale disegnato da Renzi spiana la strada ad una vittoria grillina alle elezioni politiche.

Per questo l’effetto perverso che si prefigura è il seguente: se Renzi vince il referendum resta in sella ma il PD rischia di perdere fragorosamente le elezioni politiche del 2018; se invece Renzi perde il referendum va subito a casa e le elezioni politiche se le giocheranno M5S e centrodestra (perché il PD avrà fallito su tutta la linea).

Il destino di D’Alfonso è comunque segnato: solo nel remoto caso che il PD vinca le elezioni politiche del 2018 il governatore potrebbe sperare di divenire Ministro portando in dote la forza del centrosinistra abruzzese; in caso contrario l’unica speranza di sopravvivenza per lui sarebbe di farsi piazzare come capolista del PD nel collegio Pescara-Chieti ed essere eletto come misero parlamentare di minoranza, mentre il vento politico si troverebbe a soffiare in direzione opposta e pure l’Abruzzo come suo solito salirebbe sul carro dei vincitori.

Una vera iattura per le sconfinate ambizioni di D’Alfonso.

Intanto il tempo stringe, ottobre si avvicina, il Masterplan è fermo ai blocchi di partenza, i fondi europei sono completamente bloccati per incapacità della Regione Abruzzo e della sua pessima giunta, la luna di miele fra il M5S e gli italiani è appena all’inizio, mentre Luciano palesa una grave incontinenza verbale ed un triste storytelling che non incanta più nessuno.

Voi intanto restate sintonizzati (o meglio, stay tuned) su Pescara perché all’orizzonte vedo una bara…

One Response to "Sintonizzati su Pescara e vedrai Luciano D’Alfonso accomodarsi nella bara"

  1. Anonimo   21 giugno 2016 at 17:58

    Delucianizzare tutto, delucianizzare subito

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