Poggio Bustone: il luogo della Misericordia incontrata

Poggio Bustone: il luogo della Misericordia incontrata

di Sergio Scacchiapaesaggioteramano.blogspot.it

Gli occhi di frate Renzo mandano bagliori a ogni sbatter di ciglia. Sanno vagamente di ascetismo. Riescono a cogliere compiutamente gli spettacoli che la realtà consegna a ognuno di noi in ogni giorno della propria vita.

Oggi però sono occhi smarriti. Aspettava solo il nostro gruppo francescano di Teramo. E, invece, si ritrova con un altro bus di fedeli provenienti dalla Toscana che non hanno telefonato il loro arrivo. È solo, nel santuario di Poggio Bustone. E oggi deve sentirsi proprio sotto assedio.

Un convento così piccolo fatica a gestire un numero considerevole di visitatori. Questo, a dispetto delle dimensioni, è uno dei luoghi francescani più importanti e spesso frate Renzo si ritrova da solo a gestire tutto. La vita non dev’essere facile per l’uomo di Dio. D’estate arrivano rinforzi ma gli aiuti non bastano mai. “Pregate incessantemente – ci dice – per le vocazioni. Non stancatevi mai di bussare alla porta di Dio”.

Il buon frate alterna momenti di silenzio sacro a veri torrenti di parole, tratteggiando la natura e la figura di Francesco, come il segno di una matita caduta per caso su di un foglio bianco a riempirlo di colori. Ci catechizza dai banchi della piccola chiesa e i cuori si aprono alla speranza.

Peccato che, con tutta questa gente, si è perso il senso del silenzio che è possibile godere in altri momenti. D’inverno qui c’è una luce riflessa che gioca sui toni del bianco e del grigio e pare soffocare i colori brillanti della valle, per donare quiete e meditazione.

Nel cuore dell’ubertosa valle Reatina ci sono quattro santuari, Poggio Bustone, Fonte colombo, Greccio e La Foresta. Sono disposti a forma di croce, ed è veramente la croce di Cristo che segna il cammino di Francesco.

Per noi, seguaci del Poverello di Assisi, è una sorta di Terra Santa e percorrendo questi luoghi del silenzio, siamo ricondotti per la stessa via di Francesco alla realtà delle nostre esistenze fatte di morte, dolore e gioia. Così da poter ripetere con lui: “Ti adoriamo Signore Gesù Cristo, qui e in tutte le chiese che sono nel mondo intero, perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo”.

Il posto, un grandioso panorama sulla valle, meriterebbe la sosta di alcuni giorni. Il convento ha una foresteria attrezzata, in grado di ospitare una ventina di persone assetate di silenzio. Dal piazzale alto si gode una vista bellissima e si distinguono le acque argentee dei Lago Lungo e Ripa Sottile e, sullo sfondo, la cortina dei monti Sabini. A pochi tornanti, solo una quindicina di chilometri, si può salire alle pendici del Terminillo.

Poggio Bustone, che molti conoscono per aver dato i natali al famoso cantautore Lucio Battisti, è un castello medievale che si trova a quasi 800 metri di altezza, all’estremo limite settentrionale del reatino. Arranca prodigiosamente con le sue casupole fino alla torre pentagonale del “Cassero”, annunciata dalla porta gotica del “Buon giorno”.

Il nome le viene proprio dalla vicenda di Francesco. Giunto tra le povere case e varcando la porta a valle nel 1208, il serafico Padre salutò in maniera semplice e toccante la gente del luogo: “Buongiorno buona gente”. Parole concilianti rivolte a gente schiva ma non ostile, abituata ad affrontare la durezza della vita quotidiana: pastori, agricoltori, poveri artigiani. Il travaglio interiore che gli consumava l’anima, non gli aveva impedito neanche allora, di amare a cuore aperto gli altri.

Tutto qui era possedimento dei benedettini di Farfa. Poi nel 1217 la storia ricorda che il luogo dove oggi c’è il santuario, venne donato a Francesco per la bontà che portò in dote agli abitanti. Il santo era giunto travagliato e inquieto. Si chiedeva dove andasse e dove conducesse i suoi amici. Faceva anche memoria della prima parte della sua vita trascorsa nel peccato. Lo scriverà nel suo Testamento, pochi giorni prima di morire nel 1226.

Con questo misto di ricerca, travaglio e dolore interiore, rifiutato dalla popolazione di Assisi che lo vedeva come una sorta di pazzo povero per assurda scelta, San Francesco giunse in questo posto arrampicato sulla costa di una montagna di nuda e severa grandezza. Con lui era un piccolo drappello di fratini. Avevano deciso tutti di lasciare la piccola città di Assisi, adagiata sul fianco del monte Subasio e iniziare un lungo viaggio pieno di incognite e difficoltà.

Attraversando la valle spoletana, i fraticelli salirono a Cascia e a Leonessa. I sette giunsero poi a un piccolo eremo fuori il paese di Poggio Bustone. E lì Francesco comincia a vagare lungo i sentieri aspri del monte alla ricerca di un luogo deserto dove potersi abbandonare al misto di gioia e dolore che lo pervadeva.

L’assisiate appare così un uomo attuale, un credente inquieto posto di fronte al mistero di un Dio che si rivela nascondendosi. Oppresso dal ricordo di una vita in cui aveva adorato se stesso e basta, accadde allora l’insperato: Francesco, con l’aiuto dello Spirito Santo, si lasciò liberare e s’immerse nel buio, accogliendo la luce.

Il Signore usò misericordia, lo vestì del suo amore, creò in lui un cuore puro. Cosa sia accaduto non è dato sapere. Di certo, il Francesco che da quel momento si mostrò ai suoi era libero, luminoso e pacificato.

Se potete, salite all’eremo nel bosco: una salutare sgambata di quaranta minuti sulle orme del Poverello, per raggiungere la Grotta della Rivelazione dove Francesco ebbe la visione del Padre Misericordioso che gli assicurava il perdono dei suoi peccati di gioventù.

Poggio Bustone, infatti, è il luogo della Misericordia incontrata e gustata! Il luogo che testimonia il dramma di una tensione interiore di un santo, finalmente sciolta nella letizia e nella sequela di Cristo, nell’amore per i fratelli e tutte le creature. La visita al Sacro Speco può aiutare davvero in questo anno dedicato dalla Chiesa proprio alla Misericordia.

La piccola chiesa è dedicata a San Giacomo il Maggiore. Si tratta di una costruzione che riflette in tutto la semplicità francescana, in una rara armonia di linee. Non aspettatevi importanti tesori d’arte al suo interno. Per quelli bisogna ricercare la pomposità benedettina. L’interno, vagamente gotico, è di semplicità francescana. Dopo vari rimaneggiamenti, nel 2011, a seguito di restauri la chiesa oggi è tornata a un sufficiente splendore.

Il portico è di recente fattura e introduce in un interno dall’atmosfera soffusa e raccolta che riempie l’unica aula della chiesa. A sinistra si notano affreschi moderni rappresentanti San Francesco e i suoi primi frati con i quali arrivò a Poggio Bustone.

A destra c’è una copia di una tavola del XIV secolo, raffigurante la Madonna con Bimbo e San Giuseppe con angeli in adorazione. Sotto è riprodotto il castello di Poggio Bustone su cui vigilano San Francesco e Sant’Antonio. Si notano anche frammenti di pittura seicentesca. Artistiche vetrate completano l’edificio. Sopra l’altare c’è una croce dipinta e sul presbiterio una statua del Poverello, opera di Piero Casentini.

Uscendo a destra della chiesa ci si inoltra nel Convento che risale a tre epoche diverse. Incontriamo il chiostro, un portico a quadrilatero che unisce i vari ambienti destinati alla vita comunitaria. Qui si ammira un affresco della Madonna con Bimbo del XV secolo di scuola umbro-senese. Alzando lo sguardo alle quattordici lunette del XVII secolo che percorrono lo spazio, opera di uno sconosciuto artista del Seicento, riconosciamo scene di vita del santo di Assisi. Scendendo dal chiostro verso il romitorio c’è un antico refettorio con affreschi raffiguranti l’Immacolata, l’Ultima Cena e alcuni santi francescani.

Diario di viaggio:

Arrivare nella valle Reatina non è difficile ed è vicino all’Abruzzo. Prendendo l’autostrada L’Aquila- Roma, uscire per la Valle del Salto e indirizzarsi verso Rieti.

Consiglio prima di fermarsi su qualcuno dei paesini che si affacciano sul lago del Salto: sono tutti molto pittoreschi e circondati dal verde. Siamo nella zona protetta dei monti della Duchessa, tristemente famosi negli anni di piombo, quando le brigate rosse fecero credere che il corpo dello statista Aldo Moro era stato abbandonato da queste parti. Si mangia pesce di lago divinamente e ovunque.

Dirigersi poi verso Rieti, città alla confluenza di tre fiumi: Salto, Velino e Turano. Da non perdere il complesso della Cattedrale con la Cripta e l’Episcopio. Prima di arrivare al centro della città dei cartelli ben visibili portano verso i conventi Santa Maria de La Foresta, dove si trova una comunità di “Mondo X” e San Giacomo di Poggio Bustone.

A Poggio Bustone, paese pittoresco si può prendere fresco nei famosi “Giardini di marzo”, intitolati a Lucio Battisti.

Salite poi al convento di San Giacomo Apostolo. Il telefono per prenotare una visita è: 0746688916. La mail : convpbustone@libero.it. Chiedete del Padre guardiano Frà Renzo.

Attenzione: per mangiare consiglio Villa Tizzi in via omonima n. 4. Parliamo del ristorante dove spesso si recava il cardinale Ratzinger prima di diventare papa e dove è stato ospitato anche Papa Giovanni Paolo II, nelle sue passeggiate al Terminillo. Prezzo buono e mangiare eccellente.

Dite che vi mandano i Francescani di Teramo!

Da Nord: Prendere l’autostrada A1 Firenze – Roma, uscire ad Orte, proseguire per Terni, uscire in direzione Terni Ovest, attraversare Terni, continuare sulla SS 79, attraversare Marmore, Rivodutri e proseguire seguendo indicazioni per Poggio Bustone.

Da Sud: Percorrere l’autostrada del Sole A1 in direzione Roma, seguire la direzione Rieti, Grande Raccordo Anulare, Roma Nord, uscire a Fiano Romano e seguire le indicazioni per la SS 4 Salaria in direzione Rieti, attraversare Borgo Santa Maria, uscire in direzione Rieti Est, prendere la SS 579 in direzione Rieti/Leonessa, attraversare Rieti, prendere la SS 79, attraversare Quattro Strade, Borgo San Pietro, continuare sulla SP2 in direzione Poggio Bustone.

Da Rieti: Prendere la SS 79, attraversare Quattro Strade, Borgo San Pietro, continuare sulla SP2 in direzione Poggio Bustone.

One Response to "Poggio Bustone: il luogo della Misericordia incontrata"

  1. Peppe   19 giugno 2016 at 16:23

    Che sci benedett’ Sergio Scacchia

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