Teramo Decadence

Teramo Decadence

di Christian Francia  –

Che mondo sarebbe senza DECADENZA
La cioccolata più spalmata dai teramani

Nel 1992, anno cruciale della politica italiana con il crollo della Prima Repubblica e la chiusura di fatto del vecchio millennio, uscì un film molto significativo che si intitola “Tokyo Decadence”, nel quale viene descritto il fatiscente mondo giapponese imbolsito dall’economia della speculazione finanziaria.

In un’atmosfera opprimente la società nipponica intrisa di colletti bianchi mostra la sua frustrazione attraverso la perversione e il film addita la patologica “ricchezza senza dignità” come l’origine della perdizione, dell’angoscia esistenziale, della decadenza morale prima ancora che economica (rappresentata dall’inevitabile recessione degli anni novanta, conseguenza della bolla economica).

In tale scenario il singolo individuo è solo, abbandonato, incapace di rialzarsi e di recuperare una dignità, schiacciato dal sistema e nauseato da se stesso.

L’Italia ha vissuto una condizione parallela di decadenza, del tutto simile sia nelle cause che nella coincidenza del periodo storico immediatamente seguente al rampantismo degli anni ottanta, durante i quali tutto sembrava possibile: dai paninari alle Ferrari, dall’ostentazione del lusso all’apoteosi della moda opulenta e spettacolare, dal divertimento ad ogni costo al disimpegno.

E poi cosa è successo?

La verità è che nel 1992 lo spartiacque rappresentato da Tangentopoli, cerimonia funebre della politica dei partiti, è stato un gigantesco abbaglio nel quale ci siamo crogiolati pensando che la società fosse sana e solo la politica fosse malata.

Il ventennio successivo, quello che ci ha condotto allo sfacelo attuale, si è incaricato di ricordarci che non era così, al punto che la malattia sociale è esplosa in modo tanto virulento da far crescere esponenzialmente la corruzione nonostante grandi fette della società civile fossero entrate nelle istituzioni (vedi i partiti Forza Italia e Lega Nord che viaggiarono sulla spinta antipartitica).

Chi ebbe lo sguardo lungo fu Pier Paolo Pasolini, il quale già negli anni settanta metteva in guardia parallelamente sia sulla crisi del Palazzo e sia sulla mutazione antropologica degli italiani (additando il consumismo e l’edonismo, l’omologazione e il conformismo).

Pasolini è rimasto naturalmente inascoltato oltre che criticatissimo in vita, finché da morto è stato trasformato in un santino da esibire soltanto perché non poteva più dare fastidio (ma il suo fantasma continua a turbare i sonni di chi ancora possiede una coscienza).

Per cui oggi, anno 2016, ci ritroviamo con una tragedia ancora peggiore perché non abbiamo saputo fare i conti con noi stessi e con la nostra storia, cosicché questa è la prima generazione che lascerà ai suoi figli peggiori prospettive di vita rispetto a quelle di cui ha potuto godere lei medesima, e lascerà persino una minore aspettativa di durata della vita.

Sbaglia chi pensa che sia necessario prendersela solo con i politici, i quali nella classifica delle responsabilità sono soltanto terzi, mentre al secondo posto ci sono i cittadini, sempre più cinici, sempre più menefreghisti e sempre più lontani da uno spirito civico e comunitario.

Al primo posto fra i colpevoli del disastro, secondo me, c’è la cultura intesa come gli addetti alla formazione e all’informazione.

La colpa è degli intellettuali e dei chierici che si sono ritirati nei loro gusci abdicando al loro dovere sociale.

La colpa è dei professori che sono demotivati, stanchi, succubi del sistema e delle famiglie, incapaci di fare da guida e di illuminare il futuro dei nostri figli.

La colpa è dei giornalisti che hanno deposto le armi dell’inchiesta, dell’investigazione, dell’invettiva, della terzietà e del dovere di informare i cittadini, per limitarsi al copia e incolla dei comunicati e a reggere i microfoni sotto le facce di tolla dei politicanti.

Ma non è mai troppo tardi per un colpo di reni, per uno scatto d’orgoglio, per riappropriarsi ciascuno del proprio ruolo e ricollocare la cultura nel posto che le spetta: di guida e di spina dorsale della società.

One Response to "Teramo Decadence"

  1. Antonio M.   15 giugno 2016 at 16:16

    Il governo disinveste in cultura in tutte le sue forme poichè fa comodo avere un popolo ignorante! Indietro tutta o da questa palude o non se ne esce.

    Imparate qualcosa da questa fantastica vecchietta prima di votarli ancora.
    https://www.facebook.com/PaolaNugnes.M5S/videos/925310194254764/

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