De profundis per la Banca di Teramo, per la famiglia Tancredi, per Gianni Chiodi e per Dodo Di Sabatino

De profundis per la Banca di Teramo, per la famiglia Tancredi, per Gianni Chiodi e per Dodo Di Sabatino

di Christian Francia  –

Antonio Tancredi
Antonio Tancredi si rivolta nella tomba per l’assassinio della sua Banca

Il cadavere della Banca di Teramo, nata nel 1996 e prematuramente venuta a mancare all’affetto dei suoi cari alla tenera età di venti anni, riposa insieme al suo fondatore Antonio Tancredi.

Ho pazientemente atteso che qualche televisione, qualche giornale o qualche sito internet dicesse la verità più lampante al riguardo, ma purtroppo niente.

La verità è questa: che il fallimento della Banca di Teramo è la morte politica della famiglia Tancredi, che in quella banca si identificava integralmente. Non solo perché il defunto Antonio Tancredi l’ha fondata e presieduta fino alla morte, ma perché fino al fallimento è stata amministrata da Carmine Tancredi, nipote di Antonio ma anche ex assessore comunale di Teramo, nonché storico socio di studio dell’ex governatore Gianni Chiodi.

E non basta. Perché nel Consiglio di amministrazione ha seduto fino al funerale di ieri anche Alberta Ortolani, stretta congiunta di Carla Ortolani, moglie del disonorevole Paolo Tancredi (a sua volta figlio del defunto fondatore Antonio nonché fratello dell’assessore comunale di Teramo Marco Tancredi).

Ed ancora. Del Comitato esecutivo della Banca di Teramo ha fatto parte come Presidente sempre lo stesso Carmine Tancredi.

E non è finita. Il Collegio dei Revisori dall’ottobre 2014 è stato composto proprio dal “presidente demerito” della Regione Abruzzo Gianni Chiodi (ripetiamo socio di studio di Carmine Tancredi) il quale è stato Presidente del Collegio, mentre i componenti effettivi sono stati Elio Di Domenico e Dodo Di Sabatino (guarda caso ex assessore al bilancio del Comune di Teramo ed attuale consigliere comunale, alleato politico fedelissimo di Paolo Tancredi).

Ricordate bene questi nomi, e ricordate bene anche gli altri fedelissimi che hanno legato il loro nome al fallimento: Cristiano Artoni (Presidente della defunta Banca); Alessandro Maria Caccia; Franco Cifoni; Vincent Fanini (coordinatore provinciale di Teramo del partito Forza Italia); Lisanna Marcozzi; Primo Pompilii e Marcello Catalogna.

Pare che la maggior parte dei 4.075 soci della Banca di Teramo sia incazzatissima per la fine ingloriosa dell’istituto (e sembra che minacci azioni legali conto gli amministratori), ma se io fossi un socio sarei incazzato solo con me stesso perché se si partecipa ad un progetto economico che è legato mani e piedi alla politica, e in particolare ad una gestione clientelare della politica come da tradizione familiare e democristiana dei Tancredi, non si può certo restare stupiti della disintegrazione della Banca.

Eventualmente, dovrebbero essere i familiari dei soci a premurarsi di far interdire o dichiarare incapaci di intendere e di volere i propri familiari che tanto ingenuamente si erano lanciati in una spericolata quanto suicida impresa.

Infatti, è letteralmente impossibile non notare la macroscopica commistione parentale, professionale, amicale e politica fra tutti i soggetti che hanno occupato fino a ieri le posizioni di vertice e di comando della Banca di Teramo.

Una Banca militarizzata dalla politica, con al suo interno un consigliere regionale in carica (Gianni Chiodi) e un consigliere comunale in carica (Dodo Di Sabatino), oltre a diversi parenti del Deputato Paolo Tancredi e del di lui fratello, l’ex assessore comunale di Teramo Marco Tancredi.

Una commistione, quella fra politica ed attività finanziaria, talmente inscindibile e inestricabile da suscitare più di qualche dubbio sulla effettiva separazione fra le due.

E non è malizioso pensare che molti crediti della Banca, da sani che erano in origine, possano essersi “ammalati” magari a causa di un certo lassismo nell’attivazione delle procedure di recupero dei crediti medesimi (oppure può essere accaduto che ci sia stato lassismo nel concedere prestiti e finanziamenti senza pretendere tutte le garanzie necessarie per la tutela del credito).

Naturalmente di ciò non vi sono prove, se non il decesso del paziente e il silenzio sia degli interessati che degli organi di informazione, ai quali è stato finanche impedito di partecipare all’assemblea/funerale tenutasi ieri.

Ciò che deve essere sottolineata e rimarcata è l’inscindibilità della patologia finanziaria della BCC teramana dalla commistione politico-parentale-professionale sopra descritta, una miscela esplosiva che si è rivelata deleteria per la vita politica, economica e imprenditoriale della comunità e dei risparmiatori teramani.

Formalmente, la BCC di Teramo è stata “incorporata” nella Banca di Credito Cooperativo di Castiglione Messer Raimondo e Pianella (che è divenuto l’istituto di credito cooperativo più grande d’Abruzzo), con i nuovi padroni che hanno fatto scorrere il sangue tramite un accordo che umilia oltre ogni immaginazione i vertici della BCC di Teramo, ostracizzandoli da ogni possibile ruolo nella Banca di Castiglione.

Il funerale si è svolto nella sala polifunzionale della ex Banca di Teramo a Sant’Atto, e durante la funzione si aggiravano felici il disonorevole Paolo Tancredi insieme al fratello Marco, ex assessore del Comune di Teramo (non si capisce come mai non vadano a seppellirsi per la vergogna).

Le condizioni capestro sono le seguenti:

1) Accordo sindacale con i 51 dipendenti della BCC di Teramo, i quali subiranno una decurtazione degli stipendi di circa il 25% per tre anni (per evitare licenziamenti);

2) Sul piano finanziario, la Banca di Teramo ha trasferito i crediti in sofferenza al Fondo di Garanzia del credito cooperativo per un importo di 57,3 milioni (ma al salvataggio ha partecipato anche la Federazione delle BCC dell’Abruzzo e Molise con un versamento di 3 milioni);

3) Per sei anni nessun socio proveniente dalla BCC di Teramo potrà essere nominato negli organi sociali, soprattutto nel CdA, della BCC di Castiglione;

4) I soci che chiederanno di andarsene entro 180 giorni verranno rimborsati tramite un conto vincolato, e non è difficile immaginare che circa tremila soci fuggiranno a gambe levate (dando pure avvio ad azioni legali nei confronti della vecchia gestione);

5) Gli otto funzionari della ex BBC di Teramo perdono la qualifica di quadro.

Ci mancava solo un calcio negli stinchi e la sabbia nelle mutande.

Se Antonio Tancredi si rivolta nella bara come un girarrosto, maledicendo la sua stessa stirpe, il dato politico è stentoreo: gli eredi Tancredi non posseggono un’oncia dell’acume di Antonio, ma anche i figliocci politici come Gianni Chiodi e Dodo Di Sabatino non hanno saputo fare di meglio che vestirsi da becchini e inumare la salma della Banca.

Per loro non c’è più alcun futuro nella vita pubblica teramana, perché se non hanno saputo applicare a se stessi il famoso detto: “medice, cura te ipsum”, mai potranno pretendere di continuare a fare gli amministratori pubblici a qualsiasi livello di governo.

Mai era accaduto, né mai accadrà ancora, che la banca di un capoluogo di provincia venisse ingoiata in un sol boccone da una banca di un Comunello di poco più di duemila abitanti, ventiquattro volte più piccolo di Teramo. Che figura di merda planetaria.

Che il diavolo se li porti tutti…

8 Responses to "De profundis per la Banca di Teramo, per la famiglia Tancredi, per Gianni Chiodi e per Dodo Di Sabatino"

  1. Di battista luca   13 giugno 2016 at 23:11

    È anche troppo che abbiano mantenuto tutti i dipendenti. Dovevano attivare la procedura di esubero per tutti i quadri direttivi e fuori dalle pelle anche i corresponsabili del disastro

  2. Anonimo   13 giugno 2016 at 23:38

    Pessimo!!!!!!

  3. Gisella   14 giugno 2016 at 9:22

    De Profundis anche per la città di Teramo

  4. Mauro   14 giugno 2016 at 9:37

    Lo slogan pubblicitario televisivo della Banca di Teramo di venti anni fa diceva “Nel segno di una nobile tradizione della più schietta teramanità”…

  5. giovanna   14 giugno 2016 at 9:55

    semplicemente incapaci

  6. Un socio non apparentato   14 giugno 2016 at 23:20

    Per Luca:
    quale sarebbero le colpe dei dipendenti? Illuminaci.

  7. Di battista luca   15 giugno 2016 at 0:13

    Non ti rispondo perche’ devi metterci nome e cognome

  8. adri   15 giugno 2016 at 10:01

    finalmente i dipendeti della defunta Banca di Teramo perderanno l’ onnipotenza che li distingueva, tutto finisce ! ! ! ! !, raccomandati politici che pensavano di essere Dio venuto su questa terra, poverini, ! ! !

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