Teramo è alla fame: Il capoluogo più povero d’Abruzzo

Teramo è alla fame: Il capoluogo più povero d’Abruzzo

di Christian Francia  –

La Fame - UN LIBRO PER I TERAMANI
La copertina del libro di Martín Caparrós

La provincia di Teramo è nelle spire di una crisi economica senza precedenti che è sia figlia che madre di una crisi sociale, politica e culturale.

Il 29% dei nuclei familiari teramani vive con meno di mille euro al mese, cioè sotto la soglia di povertà. Le famiglie non riescono più ad avere una vita dignitosa, a far studiare i propri figli all’università, a curare i propri anziani, persino a pagare l’affitto e le utenze domestiche.

Il tasso di disoccupazione è al 13%, tre anziani su quattro percepiscono una pensione inferiore a 750 euro e al contempo il tasso di disoccupazione giovanile è al 27,9%, senza contare che il lavoro – quando si trova – è comunque precario e sottopagato.

Solo nel primo trimestre 2016 nel teramano hanno chiuso i battenti 212 imprese e gli ammortizzatori sociali del 2015 a Teramo valgono il 28% del totale della regione, sebbene la popolazione teramana corrisponda al 23% di quella abruzzese.

Il Comune di Teramo è il più povero dei quattro comuni capoluogo della nostra regione, con un reddito medio annuo di euro 23.972.

Il comune più ricco è Pescara, con un reddito medio annuo di 26.380 euro, seguita da L’Aquila con 25.708 euro, e da Chieti con 23.996 euro.

Ma mentre Pescara e L’Aquila hanno visto crescere il reddito medio negli ultimi 5 anni, quello dei teramani continua miseramente a scendere.

In Abruzzo il reddito medio è inferiore alla media nazionale e la disoccupazione ha distrutto 32.000 posti di lavoro dal 2008, anno di inizio della crisi.

In Italia la forbice tra ricchi e poveri aumenta più che in ogni altro Paese europeo, con l’1% più ricco della popolazione che detiene il 14,3% della ricchezza (così che aumentano le vendite dei beni di lusso e contemporaneamente raddoppiano i cittadini che per mangiare devono andare alla mensa dei poveri).

Il problema della fame e di un tetto sulla testa è divenuto una consuetudine anche fra i teramani, cosa che otto anni fa sembrava inimmaginabile.

E proprio un libro intitolato “La fame” (edito da Einaudi) – un monumentale reportage dello scrittore argentino Martín Caparrós che denuncia la maggiore vergogna dei nostri tempi – ha vinto il Premio Terzani 2016.

Caparrós è nato a Buenos Aires nel 1957, ha vissuto a Parigi (dove si è laureato in storia alla Sorbona), poi a Madrid (dove ha collaborato a El País), e a New York.

La sua scrittura ha il pregio di rendere vicina al lettore ogni vicenda, per quanto lontana o dolorosa possa essere, cogliendone l’essenza ed evidenziandone la forza e la nobiltà dell’essere umano che lotta contro le avversità e contro i poteri che lo opprimono.

Quasi un miliardo di persone nel mondo soffre la fame e ogni anno nove milioni di esseri umani muoiono per denutrizione. Questo scandalo ha combattuto Marco Pannella e lo combattono tutti coloro che ogni giorno si impegnano a scalfire il muro della nostra indifferenza.

Caparrós ha deciso di affrontare a viso aperto la tragedia della fame: “Si tratta della forma più estrema di povertà, perché è la più insopportabile: molte altre cose sono intollerabili in termini etici, però si può viverle soffrendole. Al contrario, se hai fame, smetti di vivere”.

Fra le tante storie, il libro racconta di una madre in Bangladesh che faceva bollire le pietre in una pentola solo per far sperare i figli che presto avrebbero avuto qualcosa da mangiare.

Il viaggio della disperazione è durato quattro anni, fra India, Kenya, Sudan, Madagascar, Argentina, Stati Uniti, Spagna.

L’autore è diretto: “I mezzi ci sarebbero, il problema è solamente politico. Anche la chiesa ha le sue colpe. Ricordo il filosofo Diego Maradona quando si rivolse a Papa Wojtyla: «Santità, vi preoccupate dei bambini poveri e avete i soffitti delle vostre case foderati d’oro. E allora vendi amigo, fai qualcosa». Poi è arrivato Bergoglio, l’argentino. Il peronista Bergoglio è stata scelta obbligata per restituire un prestigio perduto. Conoscendo il senso del peronismo sono convinto che un vero cambiamento non ci sarà, è solamente una necessità di marketing.

“Ogni bambino che muore per denutrizione è di fatto un bambino ucciso”, disse il sociologo Jean Ziegler. Eppure il problema cresce e dilaga.

Caparrós incalza: “La realtà è questa. Novecento milioni di persone non hanno da mangiare, mentre nell’altra metà del globo il cibo e lo spreco sono diventati spettacolo. Ecco per loro, per chi spadella sotto le telecamere la tragedia è talmente lontana da non rappresentare un’urgenza. Le soluzioni sono assolutamente politiche. Il cibo c’è e ce n’è per tutti. E la strada politica è una: trovare una forma morale di economia.

Ecco. Il problema è politico. Ma la fame cresce, non solo in Africa, non solo in Asia, non solo in America. Ma pure a Teramo.

2 Responses to "Teramo è alla fame: Il capoluogo più povero d’Abruzzo"

  1. Antonio M.   9 giugno 2016 at 16:11

    Secondo un rapporto Censis sono 11 milioni gli italiano che hanno rinunciato a curarsi a causa della crisi. Siamo in deflazione e il venditore di pentole non votato da nessuno continua a sbeffeggiare una nazione intera. Sveglia!!!!! https://www.facebook.com/danilotoninelli.m5s/videos/690135887791178/

  2. Antonio M.   9 giugno 2016 at 16:42

    Oggi al senato! Sublime intervento di una senatrice al servizio dei cittadini.
    Udite signori cosa sta succedendo, l’informazione di regime non vi farà mai sapere. https://www.facebook.com/BarbaraLezziPagina/videos/1006482012783082/

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