10 GIUGNO 1940: Il Regno d’Italia entra nella Seconda Guerra Mondiale a fianco della Germania

10 GIUGNO 1940: Il Regno d’Italia entra nella Seconda Guerra Mondiale a fianco della Germania

di Nino Pace  –

mussolini e Hitler
Mussolini e Hitler

“Forze dell’aria, di terra, di mare,

camicie nere della rivoluzione fascista…

un’ora segnata dal destino batte sul cielo della nostra patria…”

“Duce, a noi, siamo come tu ci vuoi!”

Il fascino della comunicazione retorica e l’apoteosi dell’isteria di massa.

Il patto Ciano-Von Ribbentrop, meglio conosciuto come “il patto d’acciaio”, aveva conchiuso la benedizione del destino sulla spada romana che era stata sempre “spada di giustizia” come ampiamente profetizzato da Mussolini.

Milioni di italiani, con il braccio proteso, credettero finalmente che l’opera iniziata circa 2600 anni prima (753 a.C.=fondazione di Roma) poteva non solo essere rinverdita, ma sopratutto continuata.

Circa 5 anni più tardi, quando Mussolini, Claretta Petacci, Farinacci e altri gerarchi fascisti penzolarono a piazzale Loreto in Milano, gli stessi milioni di italiani che avevano creduto, obbedito e combattuto non trovarono di meglio che rifugiarsi in un Partito Teocratico, rinnegando di aver creduto, obbedito e combattuto.

Nel 1700 uno storico filosofo napoletano, illuminista e cattolico nello stesso tempo, Giovan Battista Vico, aveva parlato di una possibile ripetizione della storia solo in quanto ciclo ideale eterno.

Nel 1800 lo storico filosofo economista tedesco Karl Marx, comunista, aveva stabilito che la storia reale è irripetibile.

Nel 1932 lo storico filosofo letterato italiano, Benedetto Croce, socialista, aveva studiato il fenomeno storico come atto da interpretare intelligentemente per tramandare alle future generazioni, richiamandosi al pensiero classico di Giorgio Guglielmo Federico Hegel, del divenire storico e quindi non possibile fermare e tantomeno ripetere.

I teorici del nazismo e del fascismo sicuramente non ignoravano gli argomenti di cui sopra, ma preferirono attingere ad altre fonti del pensiero romantico: Herder (Sturm e Drag), Nietzsche (Il superuomo), ecc.

La realtà socio-economica del momento ci parla di una industria pesante tedesca (ricordiamo che i tedeschi, diversamente dagli inglesi e altri imperialisti, dalle colonie invece di prendere manodopera e mercanzie avevano optato di trasferire in patria grandi quantitativi di materie prime).

La Germania aveva riorganizzato la scuola militare prussiana istituita da Federico II e lo Stato Maggiore dell’Esercito, meglio conosciuto come “Vermacht”, il quale a differenza del pensiero di Hitler e dei capi della Gestapo, seguiva dei piani militari imperialisti ben precisi e scevri da ideologie.

Alcuni esempi:

1) Il patto d’acciaio fu giudicato dalla Vermacht come una zavorra e non come un aiuto;

2) L’assedio a Leningrado, voluto da Hitler, fu valutato secondario rispetto alla conquista dei pozzi petroliferi e le miniere del Caucaso (zona di Stalingrado);

3) Dopo la sconfitta di Rommel in Africa e la resa di Von Paulus a Stalingrado, la Vermacht aveva capito che la guerra era persa e perciò aveva organizzato (indirettamente) l’attentato a Hitler e già intavolate trattative segrete con gli alleati.

Ma l’impero Italo-albanese cosa aveva di tutto questo?

Niente, solo la presunzione degli agrari di volersi arricchire sulle spalle dello Stato con l’economia di guerra (prezzi alti per prodotti agricoli di prima necessità come miele, farina, lana, ecc…).

“8 Milioni di baionette” e i fasti dell’antica Roma erano solo dolci nenie che facevano sognare quei milioni di italiani.

Nino Pace
Nino Pace

La riforma agraria fascista sulla mezzadria che alzava dal 28% circa al 50% la parte spettante ai coloni (ancora oggi nei buoni ricordi dei nostri nonni-bisnonni), insieme alla selezione delle sementi che fece aumentare le rese (ricordiamo che ai primi del novecento la resa agraria di frumento in Italia si aggirava sui 4/5 quintali ad ettaro), fu piegata dai proprietari terrieri alla propria volontà di arricchimento in virtù delle concessioni elargite.

Quando la Storia è maestra di vita! Gli agrari italiani, grande maggioranza rispetto ai pochi industrialotti del nord, vollero ignorare, tramite i loro rappresentanti in Parlamento, la lezione negativa dell’interventismo militare, riproponendo gli stessi argomenti-interessi espressi in occasione della Prima Guerra Mondiale.

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