Elezioni: In Italia vincono gli antisistema, in provincia di Teramo vince il sistema (per assenza degli avversari). Inciucio a Roseto

Elezioni: In Italia vincono gli antisistema, in provincia di Teramo vince il sistema (per assenza degli avversari). Inciucio a Roseto

di Christian Francia  –

Tommaso Ginoble - sto venendo 6 giugno 2016
Tommaso Ginoble durante l’orgasmo (dalla foto non si capisce se sta inculando Sottanelli oppure se viene inculato da Sottanelli)

6 giugno, il giorno della conta dei voti. Oltre 1.300 Comuni italiani sono stati coinvolti nel rinnovo dei sindaci e dei consigli comunali.

I dati incontrovertibili che emergono dai numeri sono:

1) L’astensione continua a crescere, in Italia ha votato il 62% degli aventi diritto (alle scorse consultazioni votò il 67%) con una perdita del 5% degli elettori. In provincia di Teramo, dove si è votato in sette Comuni, ha votato il 68,6% degli aventi diritto (alle scorse consultazioni votò il 73,6%) con una perdita del 5% degli elettori.

Lo scollamento fra il popolo e le istituzioni, fra i cittadini e la politica, è sempre maggiore e la frattura si allarga diventando un burrone.

2) Le forze antisistema, soprattutto il Movimento 5 Stelle ma anche realtà locali come il fenomeno De Magistris a Napoli, hanno sfondato il muro della diffidenza e rappresentano la maggioranza relativa degli elettori.

Si è votato nelle quattro città più grandi d’Italia: Roma, Milano, Napoli e Torino. Delle quattro, solo a Milano centrodestra e centrosinistra hanno salvato la faccia, ma nelle altre tre si profilano ballottaggi dove si preannuncia una cavalcata trionfale contro i rappresentanti del sistema.

A Roma il M5S ha ipotecato la poltrona da sindaco, a Napoli è De Magistris (che ha urlato di volere una città “derenzizzata”) ad avere la quasi matematica certezza di vincere, mentre a Torino il M5S tenta l’assalto alla mummia di Piero Fassino del PD.

3) Matteo Renzi e il PD hanno preso botte da orbi nelle urne e questo si traduce in un fatto molto significativo: se i nuovi sindaci antigovernativi dovessero dimostrare di fare meglio delle sanguisughe di destra e di sinistra che hanno dissanguato l’Italia negli ultimi decenni, le prossime elezioni politiche saranno il funerale del PD e dei moderato-destroidi.

4) Silvio Berlusconi è morto. L’Abbraccio di Forza Italia al candidato ex civico Alfio Marchini a Roma è stato mortifero; ma pure a Torino, a Napoli e in quasi tutta la penisola Forza Italia ha raggranellato percentuali da prefisso telefonico.

Il centrodestra è in cerca di un leader, ma se dovesse essere Matteo Salvini o Giorgia Meloni – cioè due fra coloro che hanno sostenuto il sistema berlusconiano per venti anni senza mai eccepire nulla mentre le leggi ad personam uccidevano l’Italia – allora continuerà a perdere.

5) M5S. Per la prima volta il Movimento diventa il primo partito in consultazioni amministrative di enorme importanza (prima forza politica in entrambe le capitali d’Italia: Roma e Torino), ma latita in periferia e in Abruzzo è semplicemente inesistente.

6) La crisi dei partiti è all’apice. Nella grande maggioranza dei Comuni al voto i simboli dei partiti non sono stati nemmeno presentati. La vergogna inizia ad essere percepita e c’è un dilagare di liste civiche dentro le quali si annidano i vecchi marpioni che sperano di rifarsi una verginità.

7) In provincia di Teramo il M5S non esiste, non si presenta, non raccoglie l’immenso bacino degli scontenti, per cui è festa grande per le sanguisughe di destra e sinistra, le quali possono continuare a succhiare dalle casse pubbliche per altri anni ancora.

Beninteso: non si può né si deve supinamente attendere l’intervento salvifico dei grillini per cacciare dalle stanze dei bottoni gli sgherri dei partiti, tanto ciò vero che a Napoli l’onda derenzizzatrice di De Magistris è riuscita ad azzerare il PD senza necessità di appoggi o aiutini di livello nazionale.

La verità è che da noi manca una capacità aggregatrice di tutte le forze che si oppongono al sistema, per cui il malcontento scorre come un fiume sotterraneo, un torrente carsico che non trova sbocco e resta sostanzialmente incapace di incidere nella vita pubblica.

Per questo, nonostante il disagio della cittadinanza è altissimo e la sofferenza sociale è a livelli preoccupanti, rimane sostanzialmente frustrato il tentativo di eleggere sindaci autonomi, capaci, indipendenti da combriccole, camarille e potentati locali che pensano agli interessi privati piuttosto che a quelli pubblici.

8) Inciucio a Roseto. Tommaso Ginoble è il vincitore assoluto della competizione. Nella seconda città della provincia (che esprime ben due parlamentari) la gara era quanto mai incerta.

Il disonorevole Giulio Sottanelli, galvanizzato dal governatore Luciano D’Alfonso (che sperava nella morte politica del disonorevole Ginoble), ha tentato la candidatura a sindaco di Rosaria Ciancaione con un’operazione invero spericolata (siccome lei era dipendente del Comune di Roseto hanno voluto trasferirla alla Regione Abruzzo, ma è ancora sub iudice tale mobilità in quanto c’è stato un ricorso per fondati dubbi di legittimità dell’operazione).

Purtroppo per loro la Ciancaione è giunta terza e non andrà nemmeno al ballottaggio, nel quale invece si scontreranno il candidato del PD ginobliano Sabatino Di Girolamo e il sindaco uscente di centrodestra Enio Pavone.

Ma l’inciucio è già pronto perché il Comune di Roseto è l’arma letale per il duello all’ultimo sangue fra Sottanelli e Ginoble, solo uno dei quali può sperare in una riconferma del seggio da Deputato del centrosinistra.

In tal senso Sottanelli, pur di non perdere ogni possibilità di ricandidatura al Parlamento (dopo aver disintegrato pure Abruzzo Civico con la rottura consumatasi con Gerosolimo, Borrelli & Co.) e avviarsi al tramonto della sua infame carriera politica, ha già intavolato le trattative con Pavone per garantire l’appoggio al candidato del centrodestra al ballottaggio in cambio di un paio di assessorati.

E siccome Pavone senza i voti della coalizione Sottanelli-Ciancaione non potrebbe nemmeno sperare di vincere, lo sventurato accetterà le condizioni per l’inciucio.

Del resto i capibastone del centrodestra Paolo Gatti e Paolo Tancredi, che avevano puntato molto sulla riconferma di Pavone, escono con le ossa rotte dalla consultazione perché l’intero centrodestra compatto raggranella solo un terzo dei voti (il 34,90%) nonostante il sindaco uscente avesse monopolizzato i media e nonostante anche a Roseto c’è stato il crollo di un ulteriore 5% dei votanti.

Per cui Tommaso Ginoble, che vorrebbe disperatamente prenotare un biglietto in prima classe per le prossime elezioni politiche con destinazione Camera dei Deputati, si trova a sorridere amaro perché – pur avendo tenuto a galla da solo il PD che è il primo partito a Roseto con oltre il 20% di preferenze, pur doppiando sia il partito di Sottanelli (Lista Abruzzo Civico) sia il partito di Paolo Gatti (Lista Futuro In) – rischia di perire al ballottaggio per mano del centrosinistra sottanelliano che ha necessità di uccidere Ginoble per sperare di salvare se stesso.

Il povero Sabatino Di Girolamo, nonostante si presenti primo alla corsa del ballottaggio con il 35,95% dei voti, nonostante abbia messo in ginocchio il sindaco uscente e i suoi padrini politici, nonostante abbia azzerato tutto il resto del centrosinistra antiginobliano, rischia di fare da agnello sacrificale di una guerra più grande di lui che vede in palio una poltrona romana e non certo la sedia di primo cittadino.

Insomma, se Renzi piange, Ginoble non ride.

One Response to "Elezioni: In Italia vincono gli antisistema, in provincia di Teramo vince il sistema (per assenza degli avversari). Inciucio a Roseto"

  1. Antonio M.   6 giugno 2016 at 17:19

    Una delle punizioni che ti aspetta per non aver partecipato alla politica è di essere governato da esseri inferiori (cit.)

    Due risate. Amare.

    https://www.facebook.com/601343596556894/videos/1185800464777868/

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